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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2003 | ||
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RILASSI PREGO" di Daniela Finocchi In mezzo a questi estremi c'è il naturale bisogno di ognuno di chiedere aiuto e confrontarsi magari in un momento particolare della propria vita, oppure di fronte ad un problema familiare o personale che ci fa sentire "soli". Per capire, per capirsi. "Sei uno psicologo", si dice abitualmente a chi riesce a intuire i pensieri e i desideri altrui. Chi non ha mai pensato da ragazzo, almeno una volta, di diventarlo? Si tratta di una professione che affascina, ma spesso nasce una certa confusione sulle reali mansioni e competenze. La tentazione è di fare di ogni erba un fascio, mettendo insieme psichiatri, psicologi, psicoterapeuti. Invece c'è una bella differenza. La psichiatria è una disciplina medica che ha per oggetto lo studio delle malattie mentali e degli stati morbosi affini, nei loro aspetti patogenetici, clinici e terapeutici. Gli psichiatri sono quindi laureati in medicina e possono prescrivere i farmaci. La psicologia è, invece, lo studio sistematico del comportamento dell'uomo (inteso sia come individuo che come collettività), del suo modo di reagire alle impressioni esterne e della sua capacità di modificare queste reazioni attraverso l'esperienza. Insomma, è lo studio di quel complesso di idee, emozioni, sensazioni, fatti affettivi che ogni individuo considera come caratteristici di se stesso. Un'indagine critica degli atti del pensiero per determinarne i caratteri, scoprirne le condizioni, studiarne i legami, precisarne il valore. Poi c'è la psicoterapia con le sue infinite branche e correnti. Il tutto parte dalla teoria psicologica enunciata da Freud, nata come metodo terapeutico delle nevrosi, basato sulla interpretazione dei processi mentali inconsci che, portati a livello cosciente, diventano conoscibili ed elaborabili. Ma le "scuole" sono moltissime: freudiana, junghiana, adleriana e così via. Come sono molte le correnti: da quella cognitivo-comportamentale alla sistemico-relazionale, alla psicoanalitica, che implicano differenti impostazioni nella teoria e nella tecnica. I profili professionali attualmente riconosciuti sono: psicologo e psicoterapeuta. Per diventare psicologo occorre la laurea nella facoltà relativa, un tirocinio e quindi l'esame di stato. Lo psicoterapeuta deve seguire in più una scuola quadriennale (cui possono accedere anche i laureati in medicina), si tratta di corsi a volte forniti dalle stesse università, altre privati. Formazione Dopo
la laurea Insomma, le specializzazioni non mancano, ma vediamo quali sono le prospettive occupazionali dei laureati che, in larga maggioranza, non hanno alcun titolo di perfezionamento. Libera professione a parte, gli sbocchi lavorativi per gli psicologi vanno dall'impiego in strutture sanitarie (sia pubbliche sia private) all'insegnamento, alle attività inerenti la riabilitazione (in ambito scolastico,sanitario, sociale allargato), alla psicologia giuridica. "La scelta verso la libera professione di quasi la metà dei laureati in psicologia - scrive Paolo Michielin nel sito dell'Ordine Nazionale degli Psicologi - è in molti casi una scelta di ripiego che nasconde una realtà di occupazione precaria o marginale e non, come in altre professioni, la mèta più appagante e ambita. Le possibilità di trovare un lavoro gratificante dipendono, oltre che dal tipo di laurea, dall'effettiva preparazione acquisita nel corso di studi e nella formazione post-lauream, dalla conoscenza delle lingue e dalle precedenti esperienze lavorative attraverso borse di studio, stages aziendali, periodi di volontariato e simili". Chi ha quindi intenzione di lavorare in questo settore è bene inizi al più presto. L'errore più diffuso, inoltre, è pensare che la professione abbia solamente delle applicazioni in ambito clinico/sanitario. Niente di più falso. "Sempre di più la nostra professione sta sviluppando una dimensione nell'ambito sociale - dice Laura Recrosio, presidente dell'Ordine Regionale del Piemonte degli Psicologi - lo sforzo dell'Ordine è proprio in questo senso. Soprattutto i giovani sono vittime dello stereotipo dello psicologo inteso come psicoterapeuta e spesso neanche si immaginano tutti gli altri possibili, interessanti, sbocchi professionali". Qualche esempio? Lo "psicologo del lavoro e delle organizzazioni" oppure lo "psicologo della scuola", inteso non come sostegno al singolo individuo ma come una figura che si prende carico di tutta l'organizzazione scolastica e rivolge la propria consulenza agli insegnanti, ai genitori ed anche ai ragazzi. E ancora lo "psicologo forense" che può essere impiegato come consulente tecnico in ambito civile e penale. Un settore, questo, ormai consolidato e per il quale si prevede un prossimo ulteriore sviluppo. Lo stesso dicasi per lo "psicologo dell'emergenza" il cui contributo si rende prezioso in presenza di catastrofi naturali, sciagure aeree o ferroviarie, conflitti. Insomma, una professione al passo coi tempi e dalle molte potenzialità. L'importante è imparare a conoscerla, esplorarne indirizzi e specializzazioni per costruirsi, in questo modo, anche buone opportunità lavorative.
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