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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2003 | ||
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TELEGIORNALE
L'ANIMA DELLA TV di Enrico Zambruno Dietro le quinte di un telegiornale locale c'è una mole di lavoro nascosta e invisibile ai telespettatori. In un'entità regionale, proprio come in una Tv nazionale, i passaggi sono i medesimi, anche se nella maggior parte delle volte (quasi sempre a dire la verità) le reti maggiori dispongono di attrezzature considerevoli. Cambiano le persone, gli addetti ai lavori, i materiali, ma il principio rimane sempre lo stesso: il prodotto, giornalistico, di informazione quotidiana. Deve essere il più preciso possibile, cercare la novità, lo scoop. Deve cogliere l'attenzione della persona seduta di fronte al televisore ed essere al contempo il più semplice e comprensibile possibile. Tutto comincia con la riunione, nella quale si decidono i servizi della serata. Un telegiornale ha il suo inizio con il classico incontro tra il caposervizio, colui che ha la responsabilità di ciò che va in onda nella fascia d'informazione competente, ed i propri inviati e redattori. Molte volte la riunione è un atto solo dovuto, di incontro, perché naturalmente non si possono programmare gli eventi che succederanno nell'arco della giornata. La suddivisione è presto fatta: nel contesto devono rientrare tutte le argomentazioni classiche, dalla cronaca strettamente cittadina, nera o bianca che sia, alla politica, economia, cultura/spettacolo e sport. Per gli inviati, coloro che si spostano con gli operatori video e corrono sul luogo dell'evento indicato, una giornata non è programmabile: può accadere di tutto. E regolarmente, se non si è presenti in redazione, l'avviso parte da una telefonata con l'ordine di servizio. Prendiamo in considerazione quanto è successo in una vera e propria giornata torinese giornalistica. E' il 23 novembre, un venerdì. Torino si è svegliata in un giorno di sole, stranamente silenzioso. Nella serata di giovedì ha piovuto, tanto. Risultato: traffico in tilt e stazione ferroviaria semi-bloccata. Gli argomenti principali della giornata ruotano così attorno all'emergenza maltempo, la crisi del Torino Calcio dopo la serie di partite negative, cultura, cronaca. Il primo appuntamento del "lupo solitario" della cronaca subalpina è in Comune, pieno centro, con la prima conferenza stampa della giornata, alla quale ne segue immediatamente un'altra poco distante. Un fatto di cronaca che merita citazione sposta ancora il giornalista nella periferia della città, lo spedisce ad intervistare la gente assiepata sugli spalti dell'allenamento della formazione granata del Toro Calcio in crisi ed infine gira immagini sulla condizione delle strade maggiormente colpite dalla "grana" temporale del giorno prima, soprattutto in prossimità dei fiumi. Solo che, per una volta, non sono fuoriusciti e non hanno creato problemi alle abitazioni limitrofe. Cellulare, si comunica la novità. Non c'è notizia, salta il pezzo. La scaletta subisce una variazione, si inserirà una notizia che darà il conduttore a voce. Il cambiamento della sequenza dei servizi è all'ordine del giorno. La scaletta flessibile è l'incubo della regia. Servizi che arrivano dopo la sigla, cambiamenti all'ultimo minuto, difficoltà tecniche. Il conduttore deve essere pronto a tutto. Nella sala della messa in onda si vedono corse con il master in mano anche quando la conduttrice sta già per lanciare il servizio: cassette droppate, audio sbagliati, immagini tremolanti, voce mute. Tutto in molte occasioni sembra perduto, ma l'ok al volo del regista molte volte per colei che è esposta alla luce delle telecamere fa tirare un vero e proprio respiro di sollievo. Ai tanti piccoli intoppi quotidiani del videogiornalista rimediano i tecnici. A volte fanno sforzi titanici: in teoria un Tg di rispetto dovrebbe avere tre persone tra mixer audio, video e titolatrice, più altre due in aggiunta ad occuparsi della produzione. In tutto cinque: nella maggior parte dei casi, nei telegiornali provinciali, le persone in questione sono al massimo due. I tecnici della regia finalizzano le produzioni dell'emittente: coordinano e mettono in onda i programmi. Il vero banco di prova per una televisione è il telegiornale: è infatti nel Tg che l'emittente rivela l'anima della "city television", con la sua attenzione ai problemi della metropoli. Tutto deve funzionare alla perfezione ed i tecnici gestiscono la parte finale e decisiva di questo processo, quando diventano davvero notizie per il pubblico, quelli che al mattino erano solo fatti. E' un compito delicato. Reso più difficile dalla natura stessa del videogiornalismo. L'evento eccezionale in una tv tradizionale, dove ci sono cameraman, montatori, procedure e tempi rigorosi è l'imprevisto. Gli errori più gravi fondamentalmente sono due: quando il conduttore lancia un servizio e ne parte un altro oppure se va in onda il nero (lo schermo senza immagini), perché non c'è il pezzo. D'altro canto, la parte più divertente è il fuori onda, un attimo prima della sigla oppure durante la pubblicità. Chi sta a casa non può sentire: quelli sono i momenti in cui il conduttore è più umano e si diletta a rompere la tensione. In questo caso si crea una grande intimità tra giornalista e regia. Il telegiornale, ufficialmente, nasce il 3 gennaio 1954 alle 20.45: cinque illustri sconosciuti guidati da Vittorio Veltroni danno vita al primo notiziario televisivo. Praticamente nessuno però lo guarda, e nessun quotidiano riprende la "new entry". L'Italia non è ancora abituata a confrontarsi con il mezzo televisivo. Ma l'avventura per essere accantonata è troppo esaltante: ed è così che quello che una volta poteva essere solo un "di più" oggi è un appuntamento fisso. Oggi i programmi informativi occupano una buona fetta del tempo di trasmissione: i soli Tg assorbono infatti il 18,7% del palinsesto Rai ed il 12,8% di quello Mediaset, secondo i dati emersi da un'indagine nel 2000. La platea raccolta è impressionante: molto più di quotidiani e riviste, perché l'informazione televisiva rappresenta il principale strumento di conoscenza del mondo per la maggior parte della popolazione. Dopo il silenzioso esordio, quindi, gli italiani impareranno a guardare la realtà attraverso i Tg. E dei telegiornali conosceranno forse più gli aspetti negativi, le battaglie politiche, le omissioni e le censure che, specie nei primi anni, sono all'ordine del giorno, ma che forse non sono ancora del tutto sparite. Una volta, soprattutto, mandare certe immagini in onda era pericoloso: nel 1961, per esempio, avvenne il primo servizio riguardante la mafia, con l'inviato Gianni Bisiach da Corleone che narrava di quanto accaduto in Sicilia. Il direttore della testata (il Tg1) era a quei tempi Enzo Biagi: che, come affermerà più avanti nel tempo, si sentiva talmente a disagio nel dirigere il notiziario quotidiano che decise dopo poco tempo di intraprendere un'altra strada, rimanendo sempre però nell'ambito televisivo. Un interessante libro che narra la storia del telegiornale dai suoi primi passi è "L'avventurosa storia del tg in Italia", scritto da Maria Grazia Bruzzone (Edizioni Bur, 538 pagine, costo 12,90 euro). Il futuro del telegiornale è per molti in via interattiva, ovvero utilizzando internet. Cosa serve? Un personal computer ed un modem. L'aspetto positivo del Tg on line è presto detto: a qualsiasi ora si torni a casa, il Tg è lì, pronto che ci aspetta. Non è proprio lì a casa, ma è come se lo fosse: è memorizzato nel server del sito, su cui sono precedentemente state introdotte in formato digitale migliaia di immagini ed ore di filmati provenienti da tutto il mondo. Bastano un paio di click sul mouse per far comparire sullo schermo la nota sigla televisiva. Per natura è diverso da quello che solitamente si visiona sul classico 14 pollici: la qualità, nella maggior parte delle occasioni, è meno brillante. Ma l'aspetto "in più" sono gli approfondimenti, perché nel caso di un conflitto, prendiamo in considerazione quello in Palestina, posso guardare cosa avviene nelle ultime ore ma posso anche accedere all'archivio, per potermi documentare su ciò che è successo, ad esempio, dieci giorni prima. Ogni sera, chi deve confezionare il telegiornale, ci riferiamo ai direttori, deve per esigenze di tempo eliminare i nove decimi delle informazioni di cui dispone: una scelta drammatica, ma obbligata, perché mezz'ora a disposizione non basta per tutto. Con l'interattività si potrà invece avere un Tg di pochi minuti, perfettamente ritmato, con però alle spalle milioni di informazioni. Uno strumento preziosissimo in quest'epoca in cui la cronaca diventa storia nel giro di sole ventiquattro ore. |
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