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SPECIALE | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2003 | ||
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DOPOSCUOLISTI
SI DIVENTA di Filomena Grisorio Da quattro anni sono una delle volontarie del doposcuola del quartiere S. Donato, destinato ai ragazzi delle Medie Inferiori e gestito dalla GI.O.C. (Gioventù Operaia Cristiana). Il doposcuola è una presenza "storica" nel quartiere ed è nato in seguito ad un'inchiesta condotta dalla GI.O.C. sulla dispersione e l'abbandono scolastico, un fenomeno purtroppo ancora molto diffuso in questa zona. A questo servizio collaborano militanti del movimento e non, come nel mio caso. Seguiamo i ragazzi nei compiti, ma non solo: diamo infatti molta importanza all'aspetto della socializzazione, organizzando anche feste e uscite durante tutto l'anno. In realtà il mio rapporto con questo doposcuola ha avuto inizio molto tempo fa, quando nel 1992 ero una timida ragazzina di 11 anni, bisognosa di un sostegno scolastico. Ho frequentato assiduamente il doposcuola per tutti e tre gli anni delle Medie e, con il tempo, ho visto cambiare molte cose. Il ricordo più bello di quel periodo è che il doposcuola costituiva un ulteriore punto di ritrovo oltre ai banchi di scuola e questo mi permetteva di stare più insieme ai miei amici e di conoscere meglio i compagni di classe. La mia esperienza, però, non fu del tutto positiva: non era sempre facile instaurare un rapporto diretto e profondo con i "doposcuolisti" che dovevano occuparsi di noi. Questa difficoltà, che la mia timidezza rendeva più grave, ha successivamente influenzato il modo di affrontare il mio impegno al doposcuola, quando mi sono ritrovata "dall'altra parte della barricata". Ad esempio, cerco sempre di stare molto vicina ai ragazzi, creando un rapporto di fiducia e stimolando il dialogo. Quando quattro anni fa mi fu proposto di diventare "doposcuolista" accettai soltanto per mettermi alla prova: consideravo il doposcuola l'occasione giusta per misurare la mia capacità di relazionarmi con gli altri e per superare la paura di non essere capace di dimostrare quello che sono e quello che so fare. Volevo uscire da una situazione un po' paralizzante in cui mi relegava la mia insicurezza. Con il tempo e con l'intensificarsi dell'esperienza, però, l'aspetto del servizio, del mettersi a disposizione degli altri, ha assunto per me una maggiore importanza. Sempre più forte è diventata la convinzione di quanto fosse indispensabile fare in modo che i ragazzini del quartiere, soprattutto quelli dotati di limitate risorse culturali, sociali ed economiche, non fossero lasciati soli nell'affrontare i problemi della scuola e dell'adolescenza. Con le nostre attività, nei momenti di studio come in quelli di gioco, cerchiamo di infondere ai ragazzi una maggiore sicurezza in loro stessi e di stimolare la loro curiosità verso il mondo che li circonda, insistiamo affinché acquisiscano degli strumenti utili ad affrontare le esperienze future. Cerchiamo, insomma, di essere per loro un punto di riferimento disponibile e costante non soltanto dal punto di vista scolastico. Per raggiungere questo obiettivo, diventa indispensabile cercare di creare degli stretti rapporti con le loro famiglie e con gli insegnanti, per poter conoscere meglio la loro personalità e le loro situazioni famigliari, che talvolta si sono rivelate non particolarmente felici e complicate da gestire. In effetti, il doposcuola è lo specchio delle diverse facce di un quartiere popolare e "difficile" come S. Donato, in cui si rivelano le trasformazioni sociali. Per esempio, i ragazzi che ho seguito in questi anni riflettono la nuova realtà multietnica della città e, se quando frequentavo io il doposcuola la maggior parte dei miei compagni era di origine meridionale, ora i ragazzi sono quasi tutti stranieri. Il doposcuola è diventato con il tempo un punto fermo nella mia vita, perché con gli anni impari a conoscere i ragazzi e si crea con loro un rapporto molto forte. Tutto ciò mi ha indotto progressivamente a vivere questo impegno con maggiore consapevolezza e partecipazione, fino alla decisione, presa l'anno scorso, di diventare la responsabile del doposcuola, insieme ad un'altra ragazza. È per me un'esperienza molto coinvolgente dal punto di vista umano e quindi credo che sia difficile vivere questo tipo di impegno in maniera superficiale: tutto assume una dimensione molto intensa, sia le soddisfazioni, sia le frustrazioni. Con alcuni ragazzi non è sempre facile costruire qualcosa di stabile e duraturo ed infatti, a volte, dopo aver terminato la III Media, si perdono per strada. La stanchezza e le delusioni sono però, talvolta, ripagate da piccoli risultati concreti: la tanto sospirata promozione per uno, un'interrogazione andata bene per un altro e il fatto che un altro ancora magari non ha proprio superato le sue difficoltà, ma almeno ci sta provando |
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