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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2003 | ||
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UN
AMICO IN LINEA di Dario Pagano Sono cresciuto grazie al Telefono Amico. È questa la prima considerazione che mi viene da fare pensando alla mia esperienza svolta al suo interno. E cresciuto in tutti in sensi: innanzitutto, come volontario, ma anche e soprattutto come persona. Sono entrato quasi per caso, dopo aver letto un articolo su Informa Giovani, a far parte di Mondo X, un'associazione di volontariato che si occupa di questo tipo di ascolto telefonico: da giovanissimo studente universitario cercavo qualcosa che completasse la mia vita e le desse un senso un po' più profondo. In realtà, all'epoca, non ero affatto cosciente di questo: più semplicemente volevo "far qualcosa per gli altri". Per me, l'entrare a far parte di una grande realtà di volontariato è stato un evento molto particolare e, se si vuole, sofferto: refrattario per natura a entrare in qualsiasi movimento, chiesa o partito per timore di essere omologato mi sono trovato in una realtà assolutamente nuova dove, per la prima volta, contavo anch'io qualcosa. Mondo X, inoltre, è un gruppo esclusivamente di giovani (quando sono entrato io l'età media era di circa 22-23 anni, adesso è di 27-28) e questo elemento ha creato, e crea tuttora, un clima meno formale ma non per questo meno valido. Devo ammettere che al corso per i nuovi volontari ho spesso pensato che i nostri formatori fossero un po' tutti matti, con quel loro perenne sorriso stampato sulle labbra e con le loro risposte sempre uguali alle nostre pressanti domande per capire, per poter agire subito: "Anche se non riuscite a capire adesso, non importa - spiegavano sempre -. Quello che avete davanti a voi è un percorso che vale la pena di essere fatto. L'importante è di non avere fretta e le risposte arriveranno". Abituato a correre sempre (e pensare che il mondo del lavoro mi avrebbe poi insegnato che si può anche andare più veloci ) trovare un ambiente non competitivo dove ti invitano a non avere fretta mi è sembrato un buon motivo per provare a rimanere. Mondo X e il Telefono Amico sono così diventati per me una palestra di vita: il primo - il gruppo - per cercare di trovare un mio spazio e per formarmi come persona; il secondo - il servizio - per cercare di capire e di cogliere quello che succede intorno a noi ma non può, quasi mai, essere visto: la solitudine, la disperazione, il dolore, ma anche la gioia improvvisa, l'amore non corrisposto. È spietato il Telefono Amico: ti mostra allo stesso tempo quanto dura possa essere la realtà e quanto tu sia impotente di fronte a questa. Ma è una occasione irrepetibile, per chi è in difficoltà, per comunicare le sue emozioni, sensazioni, dubbi o certezze. Ed è sorprendente quando, al termine di una telefonata che ti ha prostrato, avendoti fatto toccare con mano le miserie reali del mondo, la persona che ha chiamato si congeda dicendoti: "Grazie per avermi ascoltato e per essere stato qui con me". Quel "grazie" è un segno tangibile di come a volte possa bastare anche solo un po' di attenzione per far stare meglio le altre persone. E non solo quelle che chiamano il Telefono Amico.
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