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SPECIALE | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2003 | ||
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LA
NOSTRA CAMPAGNA D'AMERICA Godofredo Viana, un paese che non trova posto su una cartina geografica di Marzia Nebbiai e Valentina Ciervo Da ormai molto tempo dentro di noi si faceva sentire la volontà di fare un viaggio, ma mai più avremmo pensato al Brasile Dopo varie ricerche effettuate in vari enti e associazioni, per una serie di coincidenze ci siamo rivolte al Comune di Collegno. Le nostre richieste erano poche e semplici: un paese in via di sviluppo e poter prestare servizio in ambito sociale. Ci siamo messe subito all'opera e con l'aiuto di alcuni dipendenti comunali abbiamo steso il progetto che ci rendeva protagoniste in prima persona. Il progetto, che in seguito è stato approvato dall'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile di Roma, prevedeva tre fasi che potremmo così sintetizzare: preparazione, sperimentazione e sensibilizzazione. La prima fase riguardava la formazione dei volontari: per cinque mesi abbiamo frequentato un corso di lingua portoghese e partecipato a conferenze e convegni sui temi della mondialità, globalizzazione, commercio equo-solidale. La seconda fase, forse la più importante, consisteva in un soggiorno presso il comune di Godofredo Viana (Brasile). La terza fase, della durata di circa 24 settimane, prevedeva attività di sensibilizzazione sul territorio del Comune di Collegno e cittadine limitrofe. Il nostro viaggio è iniziato il 1° settembre 2002, con molte paure e tantissime perplessità. Più volte avremmo voluto tirarci indietro, la paura era tanta Alla nostra partenza, a salutarci, c'erano amici e parenti, noi non riuscivamo ad esprimere nulla troppa emozione e tantissime lacrime. Dopo due giorni di viaggio, esauste sia a causa del fuso orario che per l'improvviso cambiamento climatico, siamo sbarcate a Belem, capitale del Parà, dove c'era Don Carlo (prete missionario) ad aspettarci. La prima impressione sulla città: "Questa città non fa per noi troppo caos!" Durante i tre giorni trascorsi a Belem, abbiamo accompagnato Carlo nei vari negozi e nei ritagli di tempo abbiamo visitato le chiese, il porto e il giardino botanico. Il quattro settembre la sveglia è suonata alle sei del mattino un giorno speciale: sarebbe iniziato il nostro viaggio per Godofredo Viana. Belem dista da Godofredo circa 500 Km, la strada è piena di buche, parte di essa asfaltata parte completamente in terra. Il viaggio dura circa sei ore; a un certo punto, quando eravamo quasi arrivate, leggiamo su un cartello stradale: "Godofredo Viana distancia 5 Km". L'agitazione si fa sentire, l'emozione è grandissima, tutti ci stavano aspettando. Scopriamo che Carlo vive con dei ragazzi dai 15 ai 20 anni, una piccola comunità. Diamo il via alle varie presentazioni. Ci sentivamo molto osservate, sentivamo gli sguardi addosso, c'erano occhi ovunque Erano tutti abbastanza timidi ma molto positivi nei nostri confronti Imparare i nomi è stata una delle imprese più difficili. Eravamo ospitate da varie famiglie, ogni due settimane circa cambiavamo casa. Le prime settimane viaggiavamo con dizionario in mano, con tante perplessità e con la voglia di sentire una voce amica! I primi giorni serviva essenzialmente all'adattamento: è stato molto difficile inizialmente convivere con niente, svegliarsi perché vi era in corso un "concerto di galli", oppure, volendo parlare con qualcuno, fare a meno di sms o telefonate e rassegnarsi a prendere una bicicletta o a fare una lunga "passeggiata". Questo però facilita i rapporti tra le persone proviamo a pensare a una situazione simile nella nostra società! Abbiamo visitato tutto il litorale del Nord-Est, ci siamo trovate in alcune situazioni molto difficili, posti dove l'acqua potabile non esisteva e se chiedevi da bere ti veniva offerto un bicchiere d'acqua gialla con magari della sabbia dentro in quel momento cosa fai? Penso alla mia vita, dove l'acqua è sprecata, ce n'è in abbondanza e ho anche la fortuna di scegliere quale acqua ho voglia di bere. Dopo l'adattamento abbiamo collaborato con dei ragazzi del posto per realizzare un progetto con "bambini di strada" di età compresa tra i 9 e gli 11 anni. Si trattava principalmente di bambini che trascorrevano quasi tutta la giornata in strada, la loro comunicazione si sviluppava attraverso parolacce e violenza. Trascorrevamo insieme a loro circa due ore al giorno, un'ora era dedicata al recupero scolastico, dieci minuti di merenda e finalmente dopo "muito trabalho" (tanto lavoro) si giocava a calcio. Rigorosamente scalzi, l'importante era trovare un pallone di cuoio, il luogo se non c'era si improvvisava. Il nostro rapporto con i bambini è mutato radicalmente: se inizialmente non ci accettavano, convivere con loro per quasi tre mesi è servito ad instaurare uno splendido rapporto, basato su valori fondamentali, che stanno alla base di qualunque rapporto umano. Il sorriso di un bambino, l'abbraccio sincero delle persone, il grande senso di ospitalità e la semplicità ci hanno aiutato ad aprire gli occhi troppe volte offuscati dalla frenesia e dalle comodità che la nostra società ci offre. Questo soggiorno di tre mesi in Brasile ci ha dato la possibilità di conoscere realmente quei valori che nella nostra vita vengono spesso tralasciati, forse anche a causa di una cultura differente. Umiltà e semplicità stanno alla base di tutto e ormai ci sentivamo come a casa e tutte quelle difficoltà erano svanite, la voglia di tornare non era più presente. Ora ci manca tutto specialmente i nostri bambini, il caldo, i sorrisi, gli abbracci, tutto! Più volte i nostri sogni riprendono momenti vissuti. In testa abbiamo una scena ricorrente: i nostri bimbi che correvano dietro la macchina, il giorno della nostra partenza da Godofredo, piangendo, perché sapevano che quella macchina sarebbe tornata ma senza noi Oggi ci sentiamo fortunate, tutto quello che ci viene offerto riusciamo a osservarlo con un occhio un po' critico. Ma non è un'impresa per pochi, basta mettersi in gioco e partire |
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