SPECIALE

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gennaio/febbraio 2002

 
 



LIBRI
Francesco Gesualdi, "Manuale per un consumo responsabile", 2002, Feltrinelli Centro Nuovo Modello di Sviluppo (CNMS), "SUD-NORD: nuove alleanze per la dignità del lavoro", 1996, ediz. EMI
AMNESTY INTERNATIONAL, "Bambini da salvare. Uno sguardo sui diritti dei minori", 1999, briEfing, Roma
Kevin Bales,
"I nuovi schiavi - La merce umana nell'economia globale", 2000, Feltrinelli Muhammad Yunus, "Il banchiere dei poveri", 2000, Feltrinelli, "Valori", rivista che si occupa di economia solidale, finanza etica ed ecologia.

QUALE VIA PER L'ECONOMIA

di Pier Luigi Salza
Non può sfuggire che l'azione terroristica che si è abbattuta sugli Stati Uniti affonda le sue radici e cerca la sua legittimazione nell'humus di esclusione e povertà, degrado sociale e disperazione, oppressione e orgoglio ferito che affligge una gran parte del mondo (non solo quello islamico). Questa condizione è conseguenza diretta del sistema economico che una globalizzazione fondata unicamente sul profitto ha imposto all'intero pianeta, ponendolo a rischio di dinamiche sociali ed ambientali ormai fuori controllo. L'azione terroristica e la successiva risposta militare ripropongono dunque con urgenza la necessità di una riflessione sullo stato reale dei rapporti economici tra l'Occidente e il resto del mondo. Una riflessione che abbia al centro una valutazione in termini di giustizia e moralità dell'impatto sociale ed ecologico dell'economia. Il punto di vista etico si rivolge in particolare ai rapporti tra l'economia e, rispettivamente, il lavoro, l'ambiente e il consumatore

Economia e lavoro
Con la trasformazione del modello di sviluppo dei Paesi ricchi in sistema economico globale, avvenuta negli ultimi vent'anni, sono centinaia le grandi aziende multinazionali che dislocano nei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo le loro produzioni.
Scrive Gesualdi su Missioni Consolata: "Si stima che 500 multinazionali siano responsabili del 25% del prodotto lordo mondiale. Il loro primo interesse è commerciale: la commercializzazione dei loro prodotti in ogni angolo del globo. La seconda libertà è di poter trasformare ogni risorsa naturale in merce. La terza libertà è di usare qualsiasi tecnologia. Ecco allora le biotecnologie, gli organismi geneticamente modificati (OGM), la clonazione…".
Approfittando delle condizioni di miseria che nel Terzo Mondo sono generalizzate, alcune multinazionali pagano salari al di sotto dei minimi fissati per legge, non garantiscono appropriate misure di sicurezza, impiegano persone in età minorile: una pratica iniqua che, si calcola, coinvolge non meno di 150 milioni di bambini nel mondo. Lungi dall'aver portato benessere in questi Paesi, l'attuale modello economico rappresenta una versione moderna di colonizzazione, economica e culturale, nei loro confronti.
Ma anche all'interno degli stessi Paesi ricchi le cose stanno evolvendo verso una crescente precarietà delle condizioni di lavoro e una lenta ma continua perdita di diritti dei lavoratori. E' giusto che il lavoro, e l'uomo che vi sta dietro, diventino la variabile dipendente di un'economia che vede al primo posto unicamente la salvaguardia dei profitti d'impresa?

Economia e ambiente
L'attuale economia globalizzata governata dalle grandi multinazionali si può definire, con un termine chiaro a tutti, di tipo "consumistico". Essa spinge cioè il consumatore (ricco) verso un tenore di vita in cui ciò che egli consuma è di molto superiore ai suoi bisogni reali, producendo un enorme spreco, senza riguardo per la limitata reperibilità delle risorse, in particolare acqua ed energia, e senza riguardo per le conseguenze sull'ambiente della produzione delle merci. La limitatezza delle risorse petrolifere e la loro concentrazione geografica sono al centro di molti dei conflitti armati esplosi in questo passaggio di secolo.
Sul lato dell'impatto ambientale, la quantità e qualità dei rifiuti e i relativi problemi di smaltimento (rifiuti tossici, eccessivo rilascio di anidride carbonica nell'atmosfera, effetto serra, cambiamenti climatici) sono oggetto di tentativi di controllo democratico che avanzano con molta difficoltà (si veda il protocollo di Kyoto). Certo è che se tutta l'umanità potesse beneficiare dello stesso tenore di vita dei Paesi ricchi, sarebbero necessari ben 7 pianeti Terra da usare come fonti di risorse e come discariche di rifiuti (dati del Wuppertal Institute tedesco). È giusto asservire la natura e depredarla ad esclusivo beneficio di una piccola parte di umanità e a rischio di tutti?

Consumo e sicurezza
Dunque è sempre più difficile consumare senza far danni: all'ambiente, alle economie povere e anche a noi stessi. Infatti, a non essere tutelato è per primo lo stesso consumatore ricco. In campo alimentare si sa ormai quasi tutto, ad esempio, sulla relazione tra l'uso delle farine animali come mangime per i bovini e la diffusione della sindrome di "mucca pazza", e sulla presenza di antibiotici, estrogeni e perfino diossina nei mangimi stessi.
Si prenda poi il caso OGM: il mercato delle biotecnologie è da anni concentrato nelle mani di poche grandi imprese biotecnologiche e farmaceutiche. A tutt'oggi non esiste obbligo alcuno di segnalare nell'etichetta dei prodotti la presenza di OGM. Il rischio, reale o potenziale, è duplice e deriva sia dalla diffusione incontrollata sul territorio degli OGM, sia dal consumo di organismi transgenici.
Ma anche la brevettabilità e l'uso privatistico delle conoscenze genetiche con l'esclusivo fine del profitto costituiscono un problema etico e di democrazia non indifferente: si veda, ad esempio, la recente disputa sulla indisponibilità di farmaci a basso costo per curare malattie endemiche, come l'AIDS, nei paesi africani. È giusto che siano poche multinazionali a poter disporre, a proprio beneficio, della conoscenza riguardo alla materia vivente, attraverso il brevetto?

Cosa è stato fatto, cosa si può fare
Negli ultimi anni, una diffusa coscienza critica delle diseguaglianze sociali e dei danni ecologici generati dall'attuale modello di sviluppo sta attraversando il mondo, in special modo quello giovanile. Si pensi ai contro-forum e alle grandi manifestazioni, identificate semplicisticamente e impropriamente dai media come NoGlobal, svoltesi a Seattle, Porto Alegre, Goeteborg, e infine Genova, dove si contestavano gli incontri al vertice del WTO (Organizzazione mondiale del Commercio) e dei G8 (gruppo degli otto paesi economicamente più importanti del mondo). Insieme al FMI (Fondo Monetario Internazionale) e alla BM (Banca Mondiale), si tratta degli organismi attraverso cui le grandi multinazionali esercitano l'effettivo governo dell'economia mondiale.
Va poi ricordato che da alcuni anni è stata lanciata la campagna Acquisti Trasparenti, promossa e sostenuta dall'associazione Mani Tese, per un'iniziativa di legge che responsabilizzi le imprese riguardo alle condizioni sociali ed ambientali della loro produzione. Questa campagna ha portato, dopo una vastissima raccolta di firme, alla presentazione di diversi progetti di legge senza tuttavia che alcuna legge venisse finora approvata. È stato stilato anche un "codice di condotta modello per le multinazionali", che elenca i diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti dai codici di comportamento adottati dalle multinazionali per il trasferimento della produzione.
Quello della contestazione e della rivendicazione di valori alternativi ("un altro mondo è possibile") costituisce un momento sicuramente importante e necessario, che prevede tuttavia tempi lunghi, come tutti i cambiamenti cosiddetti "strutturali" impongono. Ma non è l'unico piano su cui è possibile impegnarsi, condurre un'opera di sensibilizzazione e agire concretamente.

Il potere del consumatore
La lotta politica si può coniugare efficacemente con azioni nella vita quotidiana, forse di portata limitata ma immediate, alternative, che fanno appello alla coscienza e alla adesione individuali, che puntino ad un nuovo modello di sviluppo costruito dal basso.
Un modo concreto per iniziare ad agire è quello di usare consapevolmente e responsabilmente un piccolo, grande potere che la società ci lascia: il potere del consumatore, un termine che designa in modo brutale ma realistico la funzione cui siamo soggetti nell'universo delle merci e del denaro. Come consumatori, attraverso le nostre scelte, inviamo potenti segnali al mercato: se la nostra visione del mondo comprende idee come la conservazione del pianeta e la giustizia, perché non fondare su queste convinzioni anche la scelta dei prodotti da consumare? Si tratta di azioni che rispondono ai termini di: Consumo critico, Nuovi Stili di Vita, sostegno al Risparmio Etico, partecipazione ai Bilanci di Giustizia e ai Gruppi di Acquisto Solidali.
La sfida che ci attende negli anni a venire, infatti, è di sapere riconoscere i bisogni fondamentali e di saperli garantire a tutti, pur disponendo di meno. Che significa perseguire un tenore di vita all'insegna della sobrietà, i cui imperativi primari sono: ridurre, ossia badare all'essenziale, eliminando i prodotti dannosi o inutili e usando in modo saggio quelli utili, e scegliere i prodotti in base ad alcuni criteri oggettivi legati non solo alla qualità merceologica, al prezzo o al semplice gusto personale, ma piuttosto alla valutazione delle politiche delle imprese produttrici.
Un prodotto si può definire "etico" quando nel corso del suo ciclo di produzione vi sono condizioni di non sfruttamento dei lavoratori e di rispetto dei fondamentali diritti umani e civili. Per i prodotti d'importazione dal Terzo Mondo, il sistema più sicuro per rispettare i diritti dei lavoratori è comperare prodotti del Commercio Equo e solidale, un canale alternativo che mette in contatto diretto cooperative di produttori nei Paesi d'origine e cooperative di vendita nei Paesi ricchi. Esso consente l'acquisto di cacao, tè, zucchero, spezie, miele, frutta secca locale, prodotti artigianali e vestiario con assoluta trasparenza del prezzo e garanzia di un guadagno equo per i produttori, al di fuori del monopolio delle imprese multinazionali. L'Associazione TransFair Italia, fondando il marchio omonimo di garanzia nel 1995, si è assunta il compito di aprire la strada della distribuzione tradizionale ed organizzata ai prodotti del Commercio Equo e Solidale.
Un altro strumento efficace nelle mani del consumatore è il Boicottaggio, consistente in campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e dei consumatori che vengono invitati a non acquistare i prodotti di determinate aziende come forma di pressione affinché queste modifichino la propria strategia industriale. Sul banco degli imputati vi sono quelle industrie che delocalizzano le produzioni, tagliano posti di lavoro, sfruttano il lavoro minorile, impongono regimi di sostanziale monopolio.
L'iniziativa dei Bilanci di giustizia, lanciata dall'associazione Beati i costruttori di pace ha lo scopo di monitorare il consumo a livello famigliare "per cambiare l'economia a partire dalle piccole cose, dai gesti quotidiani". I Bilanci di Giustizia rappresentano uno spunto di riflessione piuttosto che un rigido strumento analitico. Nei bilanci vengono evidenziati: le attività di autoproduzione quotidiane, che sostituiscono l'acquisto di un bene o di un servizio sul mercato; le attività di volontariato, svolte nel tempo libero a titolo gratuito per persone diverse dai propri familiari o amici; l'entità degli eventuali investimenti in Risparmio Etico; l'ospitalità offerta; le azioni pubbliche e le campagne cui si è partecipato; il tempo lavorato, distinguendo quello normalmente retribuito da quello svolto gratuitamente, eventualmente come forma di scambio all'interno di una Banca del Tempo.
Una delle tante realtà, infine, in cui si sta realizzando una concezione alternativa dell'economia è quella dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), il cui impegno etico li connota come esperienze nel campo del consumo critico. Partendo dall'analisi fatta sui propri consumi, e dal bisogno di condividere con altri le proprie idee, posizioni e decisioni, i GAS sono giunti alla definizione dei criteri base per le scelte d'acquisto con l'obiettivo di acquistare e consumare prodotti etici, biologici e possibilmente locali, ottenuti nel rispetto dell'uomo e nel rispetto della natura e delle sue leggi.

Verso un'etica del mercato?
Un'ipotesi di futuro sostenibile a medio termine potrebbe concretizzarsi se all'impegno dei singoli si affiancasse un'evoluzione dell'economia guidata da un'evoluzione politica ed etica, che facesse quindi dei passi avanti e non indietro per quanto riguarda il benessere dell'umanità. Un primo tentativo di verifica della fattibilità di tale ipotesi può essere svolto a partire dall'analisi delle dichiarazioni di alcune realtà aziendali che si stanno confrontando, a vario titolo, con la dimensione etica dell'economia. È chiaro che quanto riportato nel seguito va preso con cautela, avendo poi l'accortezza di separare la realtà dalle operazioni di marketing. In ogni caso può rappresentare una dimostrazione di buona volontà.
Il caso Coop è quello di un'azienda la cui finalità è definita, in base alla Costituzione, anche sociale. Leggiamo dal sito di Coop che l'azienda ha avviato un Progetto Etico, i cui principali impegni sono: pretendere regole di comportamento dei fornitori che si ispirino alla missione sociale Coop e ai principi sanciti dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), riguardo soprattutto al lavoro minorile; aumentare la soglia di attenzione da parte delle istituzioni e dei consumatori con campagne di sensibilizzazione ed educazione ai consumi.
La Coop si è sottoposta alla certificazione da parte di un ente terzo, per garantire la propria etica nella realizzazione dei prodotti col proprio marchio, aderendo al codice "Sa (Social Accountability) 8000". Si tratta di un modello messo a punto dal Council for economic priorities accreditation agency (Cepaa), che misura la condotta aziendale e il controllo della qualità sociale dei prodotti, basandosi sulle convenzioni dell'Ilo, sulla Dichiarazione dei diritti umani e sulla Carta dei diritti del fanciullo. Dal 1995 la Coop ha avviato l'esperienza del commercio equo e solidale nella grande distribuzione, con prodotti certificati da TransFair.
Un altro caso interessante è quello della Ferrero, una importante azienda non cooperativa che pare essersi mostrata attenta alle esigenze etiche dei consumatori. In seguito alla campagna avviata a Marzo 2001 da Boycott!, supplemento al mensile di Mani Tese, l'azienda ha effettuato un'ispezione straordinaria in uno stabilimento in Romania, per quanto riguarda tanto la qualità del prodotto quanto il rispetto delle normative, verificando che non era in atto alcuna violazione della legislazione locale. Dal 1998 la Ferrero chiede ai propri fornitori la sottoscrizione di una "Dichiarazione di salvaguardia dei lavoratori". Boycott!, in attesa di una legge che imponga a livello mondiale il rispetto delle Convenzioni fondamentali dell'ILO, ha proposto di adottare la certificazione sociale indipendente citata prima, la "SA 8000".
Prendiamo infine, come ultimo esempio, il caso degli sponsor di Torino Olimpiadi 2006. Il 24 Settembre scorso l'area della di-sobbedienza sociale del Torino Social Forum (TSF) ha manifestato al Centro Congressi del Lingotto per chiedere una Certificazione etica delle sponsorizzazioni per Torino Olimpiadi 2006. La risposta del TOROC (il Comitato Organizzatore Torinese) è stata di costituire un Comitato Consultivo dei Valori Etici - di cui fanno parte Amnesty International, Unicef, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro tramite il BIT di Torino, l'Unione Industriale, CGIL-CISL-UIL - il cui obbiettivo è di arrivare entro alcuni mesi a una carta dei diritti fondamentali dell'uomo e dei lavoratori basata sul codice etico del CIO (Comitato Olimpico Internazionale). "Calata nella realtà locale - sostiene Roberto Daneo, direttore dei Rapporti con il Territorio del TOROC - avrà lo scopo di fornire indicazioni di comportamento per il TOROC e i suoi partner e regolare i rapporti con soggetti terzi. Gli sponsor che sta cercando il TOROC devono rispondere tutti ai requisiti imposti dal CIO, cioè non essere società produttrici di tabacco e alcolici, ma altrettanto aziende che si riconoscono nei valori olimpici della fratellanza, solidarietà, rispetto dei diritti dell'uomo e dei lavoratori".
Riguardo alle preoccupazioni dei cittadini per l'impatto ambientale delle grandi opere infrastrutturali che si dovranno compiere, la posizione del TOROC è che i giochi sono stati anche "la prima occasione di predisporre in Italia la Valutazione Ambientale Strategica, un'analisi dal punto di vista ambientale del complesso delle opere e degli interventi previsti ed una procedura di attenzione all'ambiente che, sotto il controllo della Regione Piemonte e del ministero dell'Ambiente, accompagnerà l'organizzazione dei Giochi fino al 2006". Una posizione, quella del TOROC e degli sponsor, tutta da verificare nel prossimo futuro.

INFO
Rete di Lilliput: www.retelilliput.org
Unimondo: www.unimondo.org
Beati i costruttori di pace: www.peacelink.it
Mani Tese: www.manitese.it
Torino Social Forum (TSF): www.lacaverna.it
Associazione TransFair Italia: www.equo.it
Gruppi di Acquisto Solidale (GAS): www.pages1.inrete.it/cocorico/guidagas.html
TransFair: www.citinv.it/equo
Risparmio Etico: www.bancaetica.com www.mag4.it
Coop: www.e-coop.it
Boicottaggi: www.peacelink.it/boycott
Bilanci di Giustizia: www.unimondo.org/bilancidigiustizia
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