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gennaio/febbraio 2002

 
 
 
 


ARIA: CONSUMISMO, SE LO CONOSCI LO EVITI

di Aldo Ferrari Pozzato
Con le ragazze e i ragazzi che vengono ad ARIA alle volte parliamo di un uso equilibrato e ragionevole delle risorse del pianeta, soprattutto per ciò che ognuno può fare nella sua vita di tutti i giorni. Infatti l'attenzione all'ambiente esterno non è certo meno significativo dell'attenzione alla propria interiorità. Parafrasando un detto famoso: dimmi come vivi, ti dirò chi sei.
Il diverso atteggiamento nei confronti dei beni di consumo può rendere reciprocamente incomprensibili i comportamenti di due persone per il resto molto vicine. In dieci anni di colloqui si possono contare su una mano i ragazzi che ritenevano importante per se stessi uno stile di vita improntato al consumismo. Cosa mi viene in mente, se penso a ciò che ascolto ad ARIA o che vedo per strada?
  • Una coppia passeggia per via Garibaldi. Tutti e due hanno lo sguardo fisso davanti a sé e parlano nel proprio telefonino. Che stanno insieme lo si capisce solo perché hanno lo stesso passo e si sfiorano con la spalla.
  • Una signora continua a riempire il carrello della spesa con uno sguardo quasi attonito, senza mai leggere scadenze o etichette.
  • Un'altra commenta in diretta, al cellulare, ogni acquisto che sta facendo nello stesso supermercato.
  • Un ragazzo mostra orgoglioso l'armadio agli amici. Nell'armadio sono appesi i suoi quattro giubbotti di pelle.
  • Il ragazzino che compra 10.000 lire di figurine perché gliene manca una.
  • Il padre che litiga con il figlio e poi gli molla 50.000 senza dire una parola.
  • La coppia benestante che lavora dal mattino alla sera perché a lui (il figlio) non manchi nulla.

Due al ristorante. Mangiano in silenzio. Meditano? No, con gli occhi non lasciano un momento le luci intermittenti dei telefonini posati sul tavolo in bella vista. Immagini. Riportate e riferite, più che vissute, per quel che ascolto tutti i giorni ad ARIA. Come mai? Da noi si parla di pensieri, sentimenti e comportamenti come aspetti e manifestazioni di una realtà complessa ma unitaria. Il consumismo riduce e semplifica: ottunde il pensiero, imprigiona e rende stereotipati i sentimenti, appiattisce tutto su comportamenti massificati. Il consumismo è diverso dal desiderio, sia pure per una cosa. Il desiderio, per esempio di una maglia, è ben radicato nella dimensione del tempo e della relazione personale, unica, tra me e quella maglia. Il desiderio è dominato dallo struggimento, nel possesso si rinnova ogni volta e mi realizza, mi rende più unico. Per quella particolare maglia ho dovuto patire le pene dell'inferno, aspettare di avere i soldi. Poi l'ho usata fino a logorarne l'ultima cucitura. Adesso fa bella mostra di sé in una composizione su una base di gommapiuma, appesa a una parete di camera mia, qualcosa tra Roy Lichtenstein e Alberto Burri. Mi parla, racconta qualcosa di me e di vivo. Ha un'anima, direbbe Hillman. Al contrario, l'atteggiamento consumistico è sotto il segno dell'ansia e dell'urgenza (devo averlo assolutamente e subito), non costruisce nessun rapporto personale con le cose, il cui destino è l'oblio e l'immediata sostituzione, in una inquietudine e in una fame senza limiti, sempre alla ricerca. Ha a che vedere con la cultura dell'eccesso, una ripetizione tragica e ininfluente, perché non acquieta mai davvero chi ne è preda. È ipnotica e sedativa, sempre uguale a se stessa nel tentativo fallito di esorcizzare il nulla: una corazza vuota. Oltre a essere uno spreco di risorse, ti mangia l'anima: un ragazzo aveva lavorato per un sacco di fine settimana per avere soldi suoi. Il pomeriggio che seppe della bocciatura, spese tutti i suoi soldi in poche ore nel tentativo di tenere a freno i sentimenti che intuiva agitarsi dentro di sé. Tornò a lavorare il sabato successivo? Smise di comprare cose inutili? Quanto tempo gli ci volle prima di mettersi di fronte a se stesso? Ci è riuscito? È proprio il consumismo che consuma l'anima, una delle manifestazioni più evidenti e pervasive di un modo di vivere che corrode tutto quello che tocca: lo sport, il cibo, il piacere, il divertimento, la famiglia: dove mancano il pensiero e l'emozione, le azioni, senza guida interiore, si avvitano in una spirale distruttiva e formidabile, resistentissima: una corazza vuota.

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