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ARIA: CONSUMISMO,
SE LO CONOSCI LO EVITI
di Aldo Ferrari Pozzato
Con
le ragazze e i ragazzi che vengono ad ARIA alle volte parliamo di un uso
equilibrato e ragionevole delle risorse del pianeta, soprattutto per ciò
che ognuno può fare nella sua vita di tutti i giorni. Infatti l'attenzione
all'ambiente esterno non è certo meno significativo dell'attenzione
alla propria interiorità. Parafrasando un detto famoso: dimmi come
vivi, ti dirò chi sei.
Il diverso atteggiamento nei confronti dei beni di consumo può
rendere reciprocamente incomprensibili i comportamenti di due persone
per il resto molto vicine. In dieci anni di colloqui si possono contare
su una mano i ragazzi che ritenevano importante per se stessi uno stile
di vita improntato al consumismo. Cosa mi viene in mente, se penso a ciò
che ascolto ad ARIA o che vedo per strada?
- Una
coppia passeggia per via Garibaldi. Tutti e due hanno lo sguardo fisso
davanti a sé e parlano nel proprio telefonino. Che stanno insieme
lo si capisce solo perché hanno lo stesso passo e si sfiorano
con la spalla.
- Una
signora continua a riempire il carrello della spesa con uno sguardo
quasi attonito, senza mai leggere scadenze o etichette.
- Un'altra
commenta in diretta, al cellulare, ogni acquisto che sta facendo nello
stesso supermercato.
- Un
ragazzo mostra orgoglioso l'armadio agli amici. Nell'armadio sono
appesi i suoi quattro giubbotti di pelle.
- Il
ragazzino che compra 10.000 lire di figurine perché gliene
manca una.
- Il
padre che litiga con il figlio e poi gli molla 50.000 senza dire una
parola.
- La
coppia benestante che lavora dal mattino alla sera perché a
lui (il figlio) non manchi nulla.
Due
al ristorante. Mangiano in silenzio. Meditano? No, con gli occhi non
lasciano un momento le luci intermittenti dei telefonini posati sul
tavolo in bella vista. Immagini. Riportate e riferite, più che
vissute, per quel che ascolto tutti i giorni ad ARIA. Come mai? Da noi
si parla di pensieri, sentimenti e comportamenti come aspetti e manifestazioni
di una realtà complessa ma unitaria. Il consumismo riduce e semplifica:
ottunde il pensiero, imprigiona e rende stereotipati i sentimenti, appiattisce
tutto su comportamenti massificati. Il consumismo è diverso dal
desiderio, sia pure per una cosa. Il desiderio, per esempio di una maglia,
è ben radicato nella dimensione del tempo e della relazione personale,
unica, tra me e quella maglia. Il desiderio è dominato dallo
struggimento, nel possesso si rinnova ogni volta e mi realizza, mi rende
più unico. Per quella particolare maglia ho dovuto patire le
pene dell'inferno, aspettare di avere i soldi. Poi l'ho usata fino a
logorarne l'ultima cucitura. Adesso fa bella mostra di sé in
una composizione su una base di gommapiuma, appesa a una parete di camera
mia, qualcosa tra Roy Lichtenstein e Alberto Burri. Mi parla, racconta
qualcosa di me e di vivo. Ha un'anima, direbbe Hillman. Al contrario,
l'atteggiamento consumistico è sotto il segno dell'ansia e dell'urgenza
(devo averlo assolutamente e subito), non costruisce nessun rapporto
personale con le cose, il cui destino è l'oblio e l'immediata
sostituzione, in una inquietudine e in una fame senza limiti, sempre
alla ricerca. Ha a che vedere con la cultura dell'eccesso, una ripetizione
tragica e ininfluente, perché non acquieta mai davvero chi ne
è preda. È ipnotica e sedativa, sempre uguale a se stessa
nel tentativo fallito di esorcizzare il nulla: una corazza vuota. Oltre
a essere uno spreco di risorse, ti mangia l'anima: un ragazzo aveva
lavorato per un sacco di fine settimana per avere soldi suoi. Il pomeriggio
che seppe della bocciatura, spese tutti i suoi soldi in poche ore nel
tentativo di tenere a freno i sentimenti che intuiva agitarsi dentro
di sé. Tornò a lavorare il sabato successivo? Smise di
comprare cose inutili? Quanto tempo gli ci volle prima di mettersi di
fronte a se stesso? Ci è riuscito? È proprio il consumismo
che consuma l'anima, una delle manifestazioni più evidenti e
pervasive di un modo di vivere che corrode tutto quello che tocca: lo
sport, il cibo, il piacere, il divertimento, la famiglia: dove mancano
il pensiero e l'emozione, le azioni, senza guida interiore, si avvitano
in una spirale distruttiva e formidabile, resistentissima: una corazza
vuota.
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