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E ADESSO...ESAGERIAMO
"Eccesso"
sembra essere la parola d'ordine. Andare sempre oltre, un diktat al
quale è difficile sottrarsi.
di Sergio Capelli
La
generazione X, come la chiamano i giornali, sembra aver scelto per sé
una vita sopra le righe, oltre ogni limite, "una vita spericolata",
come cantava il buon Vasco, uno che di eccessi se ne intende, qualche
lustro fa. Almeno a giudicare dalle cronache
Eccessi nell'assunzione
di sostanze psicotrope legali o meno, eccessi nello scegliersi il look
tempestandosi di piercing e tattoo o scegliendo abbigliamenti e pettinature
decisamente originali, eccessi nello stile di vita, eccessi anche nello
stile di guida, sempre con il piede premuto al massimo sull'acceleratore.
Questo è il parere dell'"accusa".
Proviamo a parlarne con Antonella Ermacora, sociologa, che ha seguito
e coordinato i focus group realizzati nell'ambito di un progetto nazionale,
curato per la nostra città dall'Ufficio Adolescenti del Comune
di Torino, incentrato proprio sul tema "Giovani ed eccessi".
I focus group si sono svolti con tre gruppi differenti di ragazzi: un
gruppo di adolescenti compresi fra i 15 e i 17 anni; uno di studenti
universitari fra i 19 e i 25; uno di lavoratori compresi fra i 20 e
i 25.
"Partiamo da un presupposto - ci dice Ermacora - ci siamo trovati
davanti dei ragazzi che hanno una grossa capacità di autoanalisi,
che hanno una forte coscienza di sé e che sono seriamente preparati.
Detto questo, il dato più evidente è che non vivono l'eccesso
come tale. L'eccesso è visto come parte integrante della vita.
O per lo meno non vivono come eccesso ciò che gli adulti valutano
come tale". D'altra parte, la linea di demarcazione fra l'eccessivo
e il regolare è mobile e labile. Ciò che fino pochi anni
fa non era accettato, oggi lo è. "Un piccolo esempio - continua
Antonella Ermacora - è quello che raccontava una ragazza durante
un focus group: suo fratello si era fatto un piercing alcuni anni fa,
e aveva creato una grossa discussione in famiglia. L'anno passato è
stato il suo turno, ma la cosa è stata accolta con naturalezza,
anzi quasi non se ne sono accorti". L'eccesso è quindi anche
una specie di grimaldello per scardinare tabù e pregiudizi fortemente
radicati nella società.
Ma l'eccesso non è solo un mezzo mirato allo scardinamento dei
pregiudizi. Tutt'altro.
"Partendo
dal presupposto che sia vissuto come tale solo in relazione ad un parere
esterno, molto spesso ha anche la funzione di dare sicurezza e di permettere
al ragazzo in questione di superare le proprie barriere psicologiche.
È vissuto come affermazione di sé, anche negativa, eventualmente.
O come metodo per mettersi alla prova, per testare i propri limiti e,
perché no, di superarli".
Un dato sembra quindi evidente: l'eccesso sembra essere vissuto, quando
viene vissuto come tale, esclusivamente in dimensione "privata",
come confronto con se stessi o come mezzo per accrescere la propria
sicurezza. Sembra quindi scomparire, o assumere una dimensione secondaria,
la dimensione pubblica. Lo stare sopra le righe rimane sì un
mezzo per superare i tabù imposti, ma è soprattutto un
modo per stare meglio con se stessi. Sembra scomparire quella vena di
ribellione che da sempre ha caratterizzato gli eccessi giovanili alla
Easy Rider. Quel contrasto generazionale, quel gridare a gran voce per
farsi sentire (e magari anche ascoltare
), quella voglia di rimarcare
le differenze di costumi
tra le differenti fasce d'età assumendo atteggiamenti e
stili di vita assolutamente dissoluti e in contrasto con la morale comune,
cercando così di ritagliare all'interno della realtà sociale
uno spazio anche per se stessi e per i propri simili. Anche perché,
ci conferma Antonella Ermacora, "questa generazione non ha pretese
materiali. Sono pienamente coscienti di avere praticamente tutto ciò
che vogliono. Fra i ragazzi che hanno partecipato ai focus group nessuno
si è lamentato della propria condizione economica. Anzi, uno
dei fattori che è risultato più evidente è l'ottimo
rapporto che i ragazzi hanno con le proprie famiglie, con cui parlano
di tutto con estrema tranquillità.
In realtà risultano anche dei bisogni evidenti: di informazione
(soprattutto a scuola, dove lamentano un trattamento da "bambini"
e dove a loro parere non si trattano, o lo si fa in maniera semplicistica
e quindi scarsamente utile, argomenti di fondamentale importanza per
un adolescente) e di attenzione. Bisogni che loro sentono di esprimere
in maniera aperta, evidente, palese. Bisogni che però, fino ad
ora sono rimasti insoddisfatti".
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