SALUTE

Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2002

gennaio/febbraio 2002


 


INFO

Servizi educativi della città di Torino
Segreteria Progetto Gioco Via Fiesole 15/A, Torino Tel. 011 4439400

Gruppo Gioco in Ospedale
- Ospedale Infantile Regina Margherita piazza Polonia 94 telefono 011.3135 interni 242, 276, 277, 362, 364, 333
- Ospedale Martini via Tofane 71, telefono 011.7095264

 


CURARSI BENE E UN DIRITTO

di Marco Stolfo
Curarsi è un bisogno, curarsi bene è un diritto. La protezione della salute è un'esigenza primaria e come tale è riconosciuta da Dichiarazioni, Costituzioni e Leggi. Lo afferma, ad esempio, l'articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Lo precisa l'articolo 32 della Costituzione italiana, in cui si stabilisce a chiare lettere che la tutela della salute è nel contempo diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività.
Meno che mai in questo caso si tratta di una questione per addetti ai lavori, medici o giuristi che siano. Lo si interpreti nei termini di difesa dell'integrità fisica dell'individuo oppure come diritto all'assistenza sanitaria, si tratta in ogni caso di un argomento che riguarda tutti noi, come persone e come cittadini.

Dal diritto alla salute ai diritti del malato
Il diritto alla salute di ciascun individuo, come dice la nostra Costituzione, corrisponde all'interesse collettivo che ciascuna persona possa essere nelle condizioni fisiche e psichiche migliori possibili. Per questo in Italia esiste un sistema di ospedali, presidi sanitari e ambulatori che ha come finalità l'offerta di prestazioni mediche e farmaceutiche a tutta la popolazione. Si tratta del Servizio sanitario nazionale, come è stato definito a partire dalla riforma del 1978. Questa struttura così importante per il benessere dei cittadini si è dimostrata in più occasioni non soltanto complessa e articolata, come è pure comprensibile che sia, ma anche poco efficiente e poco rispettosa di quello che a livello costituzionale è riconosciuto come il riferimento ultimo di ogni intervento a tutela della salute, cioè la dignità della persona.
L'elevato tasso di burocratizzazione del servizio ha sovente trasformato i pazienti da individui in numeri o pratiche, ospedali e presidi sanitari si sono mostrati più strutture totalizzanti che luoghi di accoglienza attenti ai bisogni dei malati, e la comunicazione tra operatori del settore e utenti o è parsa inesistente oppure ha assunto toni conflittuali. Quando si pensa alla sanità, vengono spesso in mente situazioni di disagio: lunghe code agli sportelli, liste d'attesa interminabili per ogni prestazione, visite mediche lampo che si riducono a una veloce prescrizione di farmaci in una grafia illeggibile e, in ospedale, un codazzo di medici che prendono visione della cartella clinica del paziente, ne parlano tra loro e sembrano non badare assolutamente al diretto interessato di cure e trattamenti.
Per fortuna, nel corso degli ultimi anni qualcosa è cambiato, e in meglio. La sanità italiana ha fatto registrare una serie di progressi in termini di efficienza, economicità, razionalità e rispetto della persona. Tutto ciò ha comportato una crescita, talvolta significativa, della qualità complessiva dei servizi, sulla quale influisce proprio il riconoscimento concreto da parte di strutture sanitarie e personale che chi è ammalato e deve essere curato non cessa di essere persona, individuo, cittadino. Ci si sta rendendo conto che il diritto alla salute viene efficacemente tutelato soltanto se si considerano i diritti del malato, il quale deve essere coinvolto e rispettato in ogni cura o trattamento.

Un servizio sanitario più umano
Ma quali sono i diritti del malato? Con una frase sintetica si può dire che essi consistono nella possibilità di disporre di un servizio sanitario più umano, capace di comprendere e soddisfare una serie di bisogni fondamentali di ogni singolo paziente, o quanto meno in grado di tenerne conto. Secondo la formulazione che ne dà la Carta, elaborata e costantemente aggiornata e adeguata alle esigenze di ogni realtà locale da parte del Tribunale dei diritti del malato, essi comprendono, tra gli altri, il diritto di ogni persona a vedere rispettato il suo tempo al pari di quello della burocrazia e degli operatori, il diritto alla certezza del trattamento ricevuto, a prescindere da quale ne sia il soggetto erogatore, il diritto a essere trattato come soggetto degno di fiducia e a mantenere una propria sfera di decisione e di responsabilità in merito alla propria salute e alla propria vita.
In questo quadro rientrano anche i diritti di essere informati sulle proprie condizioni di salute e sulle cure effettuate, di essere protetti e assistiti e di vedersi riconosciute e tutelate le proprie specificità culturali, per non parlare del diritto, di fronte a una violazione subita, alla riparazione del torto ricevuto in tempi brevi e in misura congrua.

Cosa succede a Torino
Il riconoscimento e la tutela effettiva dei diritti del malato necessitano, per avere come effetto la crescita qualitativa dei servizi sanitari, la messa in atto di una serie di iniziative volte a personalizzare e umanizzare i rapporti tra strutture e utenti.
Uno dei settori chiave in cui si è intervenuto, ad esempio con l'apertura degli Urp (Uffici relazioni con il pubblico) e la creazione delle Carte dei servizi, è quello della comunicazione: sia tra servizi e utenti, sia all'interno dello stesso personale. "Per questo - racconta Lia Di Marco, dell'Urp delle Molinette, il più grande nosocomio torinese - nel nostro ospedale sono stati attivati quattro diversi punti informativi, sono state prodotte una Guida alla degenza e una Guida al Pronto soccorso, sono stati allestiti i Cangurp, quaranta cassettine blu e relativa guida illustrata, a disposizione degli utenti per imbucare suggerimenti, segnalazioni e reclami e si sta lavorando nella direzione di favorire il rapporto tra i medici dei reparti di medicina e i medici di famiglia al fine di scambiarsi informazioni per organizzare la dimissione protetta. Abbiamo fatto molto, ma la comunicazione rimane il principale terreno sul quale si verifica il gradimento degli utenti: la maggior parte delle lamentele riguarda proprio la cattiva comunicazione del personale".
Passa per la comunicazione, l'informazione e in termini più generali l'accoglienza anche il rinnovamento dell'Ospedale valdese, struttura privata che opera per il Servizio sanitario nazionale. "È fondamentale un approccio umano e umanizzante - spiega Luigi Stabile, Direttore generale del nosocomio di Via Silvio Pellico - per questo il personale è pronto ad ascoltare gli utenti, appena entrano nella struttura, e a dare loro risposte e indicazioni. Anche da noi funziona l'Urp, prepariamo un periodico, il Quaderno, e distribuiamo una scheda di valutazione del servizio offerto". "I dati del questionario di verifica sono in generale positivi - aggiunge - anche se abbiamo qualche problema per i tempi d'attesa: paghiamo il fatto, di per sé buono, che sempre più persone si rivolgano a noi. Stiamo ristrutturando una parte dei locali e a fine lavori dovremmo ridurre anche questo genere di disagi".
Tra i diritti dei malati figurano anche l'assistenza e il rapporto con il proprio ambiente familiare. La forma di cura a domicilio, nata in forma sperimentale come integrazione e consolidatasi negli anni con una maggiore valenza sanitaria, cerca di rispondere proprio a questi bisogni. Per Bernardino Tartaglia, Direttore del servizio assistenza sanitaria territoriale dell'Asl 1, essa "garantisce il massimo della personalizzazione, perché tempi e modi sono necessariamente concordati con il paziente - che è anche il padrone di casa - e ha costi più contenuti e maggiore efficacia, ovviamente per trattamenti a bassa intensità tecnologica".
Per una serie di patologie però non c'è alternativa all'ospedale e in tal caso concorre a far crescere la qualità e l'umanità del servizio anche l'avvio di altre iniziative, ad esempio le proiezioni cinematografiche per i ricoverati delle Molinette. Se poi i pazienti sono bambini e ragazzi, la cura non può prescindere dal gioco. Dal 1984 all'Ospedale infantile Regina Margherita (OiRM) e al Martini esistono apposite Sale gioco, gestite da animatori del Comune di Torino, dove i piccoli ricoverati possono provare a divertirsi e giocando familiarizzano con la struttura. "È il caso di "La storia cancellapaura", videolaboratorio di trasformazione di materiali sanitari in giocattoli, e di "Operazione in gioco", percorso ludico di accompagnamento all'intervento chirurgico con tanto di libro di istruzioni e di conclusivo diploma di coraggio", come illustra Anna Persico dell'Urp dell'OiRM. Nello stesso ospedale esiste anche la biblioteca "Bibliomouse", due associazioni svolgono attività di animazione clownistica, si fanno feste di Natale, Pasqua e Carnevale e viene offerto un servizio scolastico, dalla materna alle superiori, con la duplice finalità di garantire il diritto allo studio e di permettere ai degenti di restare in contatto con il mondo esterno.

Il Tribunale dei diritti del malato
Il Tribunale per i diritti del malato è una delle iniziative del movimento di impegno civico "CittadinanzAttiva", coinvolge semplici cittadini e operatori del settore sanitario, professionisti e volontari e nasce nel 1980 per tutelare i diritti dei cittadini nell'ambito di sanità e assistenza. Da allora opera mediante le sue sezioni locali con lo scopo di contribuire ad una organizzazione del servizio sanitario più umana e razionale. Promuove campagne di sensibilizzazione e mobilitazione, aggiorna periodicamente i contenuti della Carta dei diritti del malato, predisposta nel 1989, presenta rapporti e proposte alle istituzioni e offre assistenza legale.
Contatti:Tribunale dei diritti del malato, Via della Rocca 22, Torino, Tel. 011.8177075.
In internet: www.cittadinanzattiva.it.
.
SOMMARIO DI QUESTO NUMERO

Archivio
ANNO
ricerca per numero e anno
ARGOMENTI
ricerca degli articoli per argomenti
SPECIALI
titoli degli speciali
PAROLA
ricerca per parola chiave