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INFO
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Servizi
educativi della città di Torino
Segreteria Progetto Gioco Via Fiesole 15/A, Torino Tel. 011
4439400
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Gioco in Ospedale |
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Ospedale Infantile Regina Margherita piazza Polonia 94
telefono 011.3135 interni 242, 276, 277, 362, 364, 333 |
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Ospedale Martini via Tofane 71, telefono 011.7095264
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CURARSI
BENE E UN DIRITTO
di
Marco Stolfo
Curarsi è
un bisogno, curarsi bene è un diritto. La protezione della salute
è un'esigenza primaria e come tale è riconosciuta da Dichiarazioni,
Costituzioni e Leggi. Lo afferma, ad esempio, l'articolo 35 della Carta
dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Lo precisa l'articolo 32
della Costituzione italiana, in cui si stabilisce a chiare lettere che
la tutela della salute è nel contempo diritto fondamentale dell'individuo
e interesse della collettività.
Meno che mai in questo caso si tratta di una questione per addetti ai
lavori, medici o giuristi che siano. Lo si interpreti nei termini di difesa
dell'integrità fisica dell'individuo oppure come diritto all'assistenza
sanitaria, si tratta in ogni caso di un argomento che riguarda tutti noi,
come persone e come cittadini.
Dal
diritto alla salute ai diritti del malato
Il
diritto alla salute di ciascun individuo, come dice la nostra Costituzione,
corrisponde all'interesse collettivo che ciascuna persona possa essere
nelle condizioni fisiche e psichiche migliori possibili. Per questo
in Italia esiste un sistema di ospedali, presidi sanitari e ambulatori
che ha come finalità l'offerta di prestazioni mediche e farmaceutiche
a tutta la popolazione. Si tratta del Servizio sanitario nazionale,
come è stato definito a partire dalla riforma del 1978. Questa
struttura così importante per il benessere dei cittadini si è
dimostrata in più occasioni non soltanto complessa e articolata,
come è pure comprensibile che sia, ma anche poco efficiente e
poco rispettosa di quello che a livello costituzionale è riconosciuto
come il riferimento ultimo di ogni intervento a tutela della salute,
cioè la dignità della persona.
L'elevato tasso di burocratizzazione del servizio ha sovente trasformato
i pazienti da individui in numeri o pratiche, ospedali e presidi sanitari
si sono mostrati più strutture totalizzanti che luoghi di accoglienza
attenti ai bisogni dei malati, e la comunicazione tra operatori del
settore e utenti o è parsa inesistente oppure ha assunto toni
conflittuali. Quando si pensa alla sanità, vengono spesso in
mente situazioni di disagio: lunghe code agli sportelli, liste d'attesa
interminabili per ogni prestazione, visite mediche lampo che si riducono
a una veloce prescrizione di farmaci in una grafia illeggibile e, in
ospedale, un codazzo di medici che prendono visione della cartella clinica
del paziente, ne parlano tra loro e sembrano non badare assolutamente
al diretto interessato di cure e trattamenti.
Per fortuna, nel corso degli ultimi anni qualcosa è cambiato,
e in meglio. La sanità italiana ha fatto registrare una serie
di progressi in termini di efficienza, economicità, razionalità
e rispetto della persona. Tutto ciò ha comportato una crescita,
talvolta significativa, della qualità complessiva dei servizi,
sulla quale influisce proprio il riconoscimento concreto da parte di
strutture sanitarie e personale che chi è ammalato e deve essere
curato non cessa di essere persona, individuo, cittadino. Ci si sta
rendendo conto che il diritto alla salute viene efficacemente tutelato
soltanto se si considerano i diritti del malato, il quale deve essere
coinvolto e rispettato in ogni cura o trattamento.
Un
servizio sanitario più umano
Ma
quali sono i diritti del malato? Con una frase sintetica si può
dire che essi consistono nella possibilità di disporre di un
servizio sanitario più umano, capace di comprendere e soddisfare
una serie di bisogni fondamentali di ogni singolo paziente, o quanto
meno in grado di tenerne conto. Secondo la formulazione che ne dà
la Carta, elaborata e costantemente aggiornata e adeguata alle esigenze
di ogni realtà locale da parte del Tribunale
dei diritti del malato, essi comprendono, tra gli altri, il diritto
di ogni persona a vedere rispettato il suo tempo al pari di quello della
burocrazia e degli operatori, il diritto alla certezza del trattamento
ricevuto, a prescindere da quale ne sia il soggetto erogatore, il diritto
a essere trattato come soggetto degno di fiducia e a mantenere una propria
sfera di decisione e di responsabilità in merito alla propria
salute e alla propria vita.
In questo quadro rientrano anche i diritti di essere informati sulle
proprie condizioni di salute e sulle cure effettuate, di essere protetti
e assistiti e di vedersi riconosciute e tutelate le proprie specificità
culturali, per non parlare del diritto, di fronte a una violazione subita,
alla riparazione del torto ricevuto in tempi brevi e in misura congrua.
Cosa
succede a Torino
Il
riconoscimento e la tutela effettiva dei diritti del malato necessitano,
per avere come effetto la crescita qualitativa dei servizi sanitari,
la messa in atto di una serie di iniziative volte a personalizzare e
umanizzare i rapporti tra strutture e utenti.
Uno dei settori chiave in cui si è intervenuto, ad esempio con
l'apertura degli Urp (Uffici relazioni con il pubblico) e la creazione
delle Carte dei servizi, è quello della comunicazione: sia tra
servizi e utenti, sia all'interno dello stesso personale. "Per
questo - racconta Lia Di Marco, dell'Urp delle Molinette, il più
grande nosocomio torinese - nel nostro ospedale sono stati attivati
quattro diversi punti informativi, sono state prodotte una Guida alla
degenza e una Guida al Pronto soccorso, sono stati allestiti i Cangurp,
quaranta cassettine blu e relativa guida illustrata, a disposizione
degli utenti per imbucare suggerimenti, segnalazioni e reclami e si
sta lavorando nella direzione di favorire il rapporto tra i medici dei
reparti di medicina e i medici di famiglia al fine di scambiarsi informazioni
per organizzare la dimissione protetta. Abbiamo fatto molto, ma la comunicazione
rimane il principale terreno sul quale si verifica il gradimento degli
utenti: la maggior parte delle lamentele riguarda proprio la cattiva
comunicazione del personale".
Passa per la comunicazione, l'informazione e in termini più generali
l'accoglienza anche il rinnovamento dell'Ospedale valdese, struttura
privata che opera per il Servizio sanitario nazionale. "È
fondamentale un approccio umano e umanizzante - spiega Luigi Stabile,
Direttore generale del nosocomio di Via Silvio Pellico - per questo
il personale è pronto ad ascoltare gli utenti, appena entrano
nella struttura, e a dare loro risposte e indicazioni. Anche da noi
funziona l'Urp, prepariamo un periodico, il Quaderno, e distribuiamo
una scheda di valutazione del servizio offerto". "I dati del
questionario di verifica sono in generale positivi - aggiunge - anche
se abbiamo qualche problema per i tempi d'attesa: paghiamo il fatto,
di per sé buono, che sempre più persone si rivolgano a
noi. Stiamo ristrutturando una parte dei locali e a fine lavori dovremmo
ridurre anche questo genere di disagi".
Tra i diritti dei malati figurano anche l'assistenza e il rapporto con
il proprio ambiente familiare. La forma di cura a domicilio, nata in
forma sperimentale come integrazione e consolidatasi negli anni con
una maggiore valenza sanitaria, cerca di rispondere proprio a questi
bisogni. Per Bernardino Tartaglia, Direttore del servizio assistenza
sanitaria territoriale dell'Asl 1, essa "garantisce il massimo
della personalizzazione, perché tempi e modi sono necessariamente
concordati con il paziente - che è anche il padrone di casa -
e ha costi più contenuti e maggiore efficacia, ovviamente per
trattamenti a bassa intensità tecnologica".
Per una serie di patologie però non c'è alternativa all'ospedale
e in tal caso concorre a far crescere la qualità e l'umanità
del servizio anche l'avvio di altre iniziative, ad esempio le proiezioni
cinematografiche per i ricoverati delle Molinette. Se poi i pazienti
sono bambini e ragazzi, la cura non può prescindere dal gioco.
Dal 1984 all'Ospedale infantile Regina Margherita (OiRM) e al Martini
esistono apposite Sale gioco, gestite da animatori del Comune di Torino,
dove i piccoli ricoverati possono provare a divertirsi e giocando familiarizzano
con la struttura. "È il caso di "La storia cancellapaura",
videolaboratorio di trasformazione di materiali sanitari in giocattoli,
e di "Operazione in gioco", percorso ludico di accompagnamento
all'intervento chirurgico con tanto di libro di istruzioni e di conclusivo
diploma di coraggio", come illustra Anna Persico dell'Urp dell'OiRM.
Nello stesso ospedale esiste anche la biblioteca "Bibliomouse",
due associazioni svolgono attività di animazione clownistica,
si fanno feste di Natale, Pasqua e Carnevale e viene offerto un servizio
scolastico, dalla materna alle superiori, con la duplice finalità
di garantire il diritto allo studio e di permettere ai degenti di restare
in contatto con il mondo esterno.
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Il
Tribunale dei diritti del malato
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Il
Tribunale per i diritti del malato è una delle iniziative
del movimento di impegno civico "CittadinanzAttiva", coinvolge
semplici cittadini e operatori del settore sanitario, professionisti
e volontari e nasce nel 1980 per tutelare i diritti dei cittadini
nell'ambito di sanità e assistenza. Da allora opera mediante
le sue sezioni locali con lo scopo di contribuire ad una organizzazione
del servizio sanitario più umana e razionale. Promuove campagne
di sensibilizzazione e mobilitazione, aggiorna periodicamente i
contenuti della Carta dei diritti del malato, predisposta nel 1989,
presenta rapporti e proposte alle istituzioni e offre assistenza
legale.
Contatti:Tribunale dei diritti del malato, Via della Rocca 22, Torino,
Tel. 011.8177075.
In internet: www.cittadinanzattiva.it. |
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