LAVORO

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gennaio/febbraio 2002


 

 

 


AGO E FILO...CHE PASSIONE!

di Maria Abbrescia

Lo scorso maggio il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo elenco delle lavorazioni artistiche, tradizionali e dell'abbigliamento su misura, ampliando il numero dei mestieri, che passa così da 103 a 158: un riconoscimento del nostro patrimonio artistico e culturale che, inoltre, offre ampie opportunità occupazionali.
La categoria "abbigliamento su misura" annovera tra le sue voci mestieri con un sapore d'altri tempi, mestieri in estinzione: modisti, bustai, cravattai, camiciai, cappellai, magliai, guantai e sarti sono soltanto alcuni dei semiscomparsi. Dalla classifica dei mestieri in ascesa stilata dall'Osservatorio di Confartigianato e Federimpresa, emerge che nel 2001 il primo posto spetta ancora alla new economy, seguita a breve distanza dalla manutenzione del patrimonio ambientale e artistico, dalla promozione del turismo, dalle attività ricreative e dai servizi per il benessere fisico.
Ma l'indagine focalizza la sua attenzione principalmente sui lavori a rischio estinzione, soprattutto per carenza di manodopera e ricambio generazionale. Tra questi, la sartoria in tutte le sue forme. Allarme manodopera quindi per le 18.000 sartorie artigianali che per continuare a lavorare avrebbero bisogno di 9.000 nuove leve.
Dunque l'avvenire del taglio e cucito è appeso a un filo. Eppure a dire degli esperti la richiesta c'è, e nonostante il boom degli anni passati sia ormai finito, il mercato rimane aperto. Nel sistema produttivo italiano, composto per il 96% da piccole imprese con meno di 20 dipendenti, l'artigianato rappresenta un terzo del totale delle imprese e un quinto dell'occupazione complessiva, e all'artigianato appartengono appunto tutti i lavori di antica tradizione fondati su attività manuali su base sia artistica che tecnica.
In passato i segreti del mestiere erano tramandati da una generazione all'altra attraverso l'apprendistato, ma oggi pare sia molto difficile trovare giovani disposti ad andare a bottega, soprattutto nel settore maschile. È un campo impegnativo, dove oltre all'esperienza ci vogliono pazienza, spirito di sacrificio e desiderio di rischiare. Fare un abito su misura è un'arte che richiede tempo: per una giacca da uomo servono 40 ore di lavorazione. Ma il settore abbigliamento e moda nasconde nicchie divertenti, come il lavoro del costumista nel mondo dello spettacolo, dove creatività ed esperienza servono a costruire personaggi che acquisiscono il loro carattere anche attraverso gli abiti.
Basta avviare una piccola ricerca per scoprire con stupore la mancanza di scuole e strumenti a sostegno di chi desidera imparare i segreti che si nascondono in un ago, in un paio di grosse forbici e una squadra, soprattutto di chi tali segreti è disposto a svelarli alle nuove generazioni. Eppure per intraprendere queste attività, al termine della scuola professionale di base, un periodo di apprendistato è indispensabile.
È importante tenere presente che nel nostro paese nell'artigianato sartoriale è aperta una grossa fetta di mercato di lavoro, sia se si decide di mettersi in proprio sia se si preferisce mettersi al servizio delle aziende, che se fino a qualche tempo fa per assumere sarti qualificati attingevano alle piccole sartorie, oggi hanno la necessità di creare figure specializzate.
Le attività artigianali si possono svolgere come liberi professionisti, come soci di cooperative e piccole imprese, oppure come dipendenti di aziende o botteghe. Ma basta aprire le pagine gialle per rendersi conto della povertà di formazione specializzata nel settore abbigliamento e moda nelle scuole professionali della nostra città, che pure ha un passato glorioso.
Durante gli anni del fascismo, oltre allo sviluppo della Fiat e della radio, che da Torino trasmetteva i suoi programmi in tutta Italia, nacque, sulle orme della tradizione delle "sartine" torinesi, anche la moda, della quale, purtroppo, non restano che poche tracce. Abbiamo il Museo della radio e della televisione, un meraviglioso Museo del cinema, ma gli splendori di quella pionieristica industria della moda sono stati evidentemente dimenticati.
A dire il vero la tradizione della manifattura leggera torinese affonda le sue radici ancor prima di Napoleone: nel Palazzo degli Stemmi di via Po già si filava la seta, e a metà Ottocento l'attività si allargò alla tessitura della lana, al ricamo e alla sartoria; l'isolato tra via San Massimo e via Giolitti era il quartiere dei "mastri vellutari", tessitori di stoffe pregiate, dai velluti ai tessuti in oro e argento, per i quali verso la fine del Settecento venne realizzato l'isolato che ora si affaccia sui giardini Cavour: dieci appartamenti su ciascun piano divennero gli alloggi-laboratori delle famiglie dei "vellutari"; in corso Giulio Cesare alla fine dell'Ottocento aveva sede un opificio tessile che nel 1930 ospitò il Gruppo Finanziario Tessile, azienda produttrice di abiti pronti che dagli anni '50 si affermò in tutta Europa nella confezione in serie.
Ma torniamo al presente. Si sa, ai giorni nostri la capitale della moda è Milano, anche se qui da noi continua a esistere una consistente realtà di piccole aziende che fanno subfornitura e mettono a punto prodotti di qualità per le grandi firme. Come dicevamo in apertura, però, quelle che mancano sono proprio le "piccole" firme, quei nomi e cognomi stampati sui nastrini di stoffa con cui ogni sarto e artigiano dell'abbigliamento "griffa" i suoi capi o accessori.
Chi ha manualità, fantasia, creatività, tenacia, costanza, pazienza e disponibilità può ricavare in questo settore soddisfazioni economiche anche importanti, e soprattutto può partire dal piccolo.
Per confezionare ad esempio maglie, berretti, guanti, sciarpe o borsette di lana basterebbero pochi attrezzi e una poltrona comoda; per tingere stoffe, un bel pentolone e i colori adatti; per impreziosire un tessuto con delle pieghettature, un buon ferro da stiro; per ricamare un corredino ago, filo e un telaietto; e per creare collane e bracciali basterebbero perline, conchiglie, sassolini, fili di nylon e rame. Con una macchina da cucire, poi, è possibile confezionare, riparare e modificare praticamente tutto.
Si può dare avvio all'attività proponendo le proprie creazioni ad amici e parenti, e se queste sono in sintonia con le atmosfere del momento e, perché no, in grado di reinventare i simboli della cultura contemporanea, si può star certi che presto il piccolo mercato si allargherà. Senza parlare delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie, che consentono di rivoluzionare la maglia con il laser o di utilizzare metalli per la fabbricazione dei tessuti.
Le scuole professionali, per lo più private, propongono corsi di modellista, stilista, figurinista, costumista, pantalonista, camiciaio, sarto professionale, taglio e confezione, maglieria a mano, ricamo, riparazione, rammendo e altri ancora. A Torino, nel mondo del taglia e cuci, nel settore abbigliamento e moda, l'Istituto d'Arte A. Passoni di via Della Rocca 7, una scuola statale, svolge da sempre un ruolo di formazione completa nelle aree di Moda e Costume e Restauro del tessuto. Il piano di studi prevede tra gli altri corsi di storia del costume e della moda, storia dell'arte e del design, storia del cinema e della fotografia, design del tessuto e tecniche del costume teatrale. Al termine del quinto anno viene rilasciato il diploma, che consente la prosecuzione degli studi universitari. E perché non proseguire con la moda?
l'Istituto Europeo di Design ha attivato anche nella nostra città una scuola privata di moda che si compone di corsi triennali finalizzati all'acquisizione degli strumenti fondamentali e alla progettazione completa, oltre a corsi monografici di durata variabile, corsi estivi e di formazione avanzata. Naturalmente Milano è il luogo che offre le opportunità maggiori, come Roma e Firenze.
Alla facoltà di Architettura dell'università di Firenze è attivo un corso di laurea in Progettazione della moda della durata di tre anni (60 crediti all'anno) che spazia dall'abbigliamento alla fotografia di moda, mentre la facoltà di Lettere propone, ancora a Firenze, un corso di diploma in Cultura e stilismo della moda.
Ma come fare per passare dalla comoda poltrona di cui sopra a un laboratorio vero e proprio? Una grossa possibilità è rappresentata dal nuovo Programma degli interventi per l'utilizzo del Fondo Regionale per lo sviluppo e la qualificazione delle piccole imprese, che prevede agevolazioni finanziarie a sostegno degli investimenti di aziende artigiane già consolidate o per la costituzione di nuove imprese artigiane, sia singole che associate o consorziate. Il finanziamento può coprire fino al 100% delle spese ritenute ammissibili. Occorre presentare una domanda alla Finpiemonte sui moduli reperibili presso lo stesso ente, presso la Regione o sui siti internet indicati nel box.
Insomma, quello dell'artigianato sartoriale è un settore produttivo il cui sviluppo non può essere legato soltanto all'improvvisazione geniale ma che, dopo una buona formazione acquisita soprattutto sul campo, può offrire l'opportunità di intraprendere una professione creativa di cui il mercato ha realmente bisogno. Provare per credere.

SCUOLA DI MODA IN RETE

http://torino.ied.it
www.istitutomarangoni.com
www.accademiacostumeemoda.it
www.accademiaaltieri.it
www.naba.it
www.cameramoda.it

Siti con elenchi di scuole
www.studenti.it
www.modalive.com
www.supereva.it
www.paginegialle.it

Siti isituzionali in cui trovare leggi, dati e statistiche
www.regione.piemonte.it
www.comune.torino.it/lavoro
www.unioncamere.it

Siti di interesse culturale
www.fondazionetessilchieri.com
www.po-net.prato.it/tessuto

   
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