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PIU' LAUREATI
IN MENO TEMPO
di Viviana Masi
Perché
una riforma in Italia?
A
quali necessità risponde la riforma? I problemi sostanziali, che
da tempo gravano sulle spalle della nostra Università, sono lo
scarto di età media tra il laureato europeo e quello italiano e
l'eccessivo numero di studenti fuori corso. Tale problema ha trovato una
soluzione nella istituzione della Laurea triennale: più laureati
in meno tempo. Gli studenti fuori corso, inoltre, passando al nuovo ordinamento
e convertendo i propri esami in crediti, potranno scoprire di possedere
già abbastanza "punti" per laurearsi.
La riforma, dunque, adegua il sistema universitario italiano a quello
europeo. Il prezzo da pagare a tal fine, però, è di conformarsi
verso il basso per quanto riguarda la cultura? A questa domanda, che spesso
si pone chi è contrario alla riforma, il Prof. Tranfaglia risponde
che, attraverso le lauree specialistiche, l'Università italiana
può mantenere senza difficoltà il suo livello culturale.
Il decreto 3 novembre 1999 n.509, sulla autonomia didattica negli atenei,
in effetti sembra orientato in tal senso: disciplina che la laurea triennale
sarà quella orientata al "saper fare" richiesto dal mondo
del lavoro, mentre la laurea specialistica, che si consegue con un ulteriore
biennio di studi, sarà scelta da chi si vuole cimentare in studi
di tipo superiore.
Altra esigenza sentita dalla Università era di adeguare i corsi
alle conoscenze richieste dal mondo del lavoro, quali le competenze informatiche
o linguistiche. Così la riforma prevede insegnamenti obbligatori
di informatica e di almeno una lingua dell'Unione Europea, che ovviamente
forniranno dei crediti.
I
nuovi percorsi didattici
Il
primo livello didattico è la laurea: la denominazione è
la stessa rispetto al vecchio ordinamento ma il titolo si consegue in
tre anni, raccogliendo 180 crediti. Non si può dire esattamente
a quanti esami corrisponda tale numero di crediti poiché, posto
che ogni facoltà disciplina un gruppo di materie obbligatorie,
lo studente potrà poi scegliere se dare un numero maggiore di
piccoli esami o un numero minore di esami più pesanti.
Ad ogni materia equivale un numero di crediti diverso, quantificato
in base alle ore di lavoro in cui lo studente si deve impegnare tra
studio individuale, lezioni ed esercitazioni. Un credito equivale a
25 ore di lavoro: quantifica il valore di un esame in termini d'impegno,
ma non sostituisce il voto.
Tutte le facoltà dell'Ateneo torinese, in vista della riforma,
hanno eliminato i corsi di diploma universitario e creato poi moltissime
nuove lauree di primo livello, diversificate in base agli sbocchi professionali
che offrono (per informazioni sulle singole facoltà www.unito.it
e www.polito.it per Politecnico ed Architettura oppure consultare le
apposite schede informative disponibili all'Informagiovani).
La prova finale non consiste più nella discussione di tesi ma,
in linea di massima, in una ricerca e un colloquio su un argomento scelto.
L'impegno richiesto è diverso secondo le Facoltà, che
decidono in base all'autonomia sancita dal decreto 509: così
a Lettere si richiedono 40-50 pagine di una ricerca da discutere con
due relatori ed un discorso complessivo sul corso di studi, mentre a
Scienze Politiche si è deciso per un numero minimo di 70-80 cartelle.
Attraverso un ulteriore biennio di studi dopo aver conseguito la laurea
triennale, si può arrivare alla laurea specialistica, di secondo
livello (120 crediti). Nascono così anche nuove lauree specialistiche,
ciascuna delle quali sarà la naturale continuazione di una delle
lauree di primo livello. Se lo studente vuole discostarsi da questi
percorsi dovrà "pagare dei debiti" formativi, cioè
sostenere ulteriori esami per parificare la sua preparazione al settore
cui vuole accedere.
Esiste quindi mobilità fra i corsi e non necessariamente il passaggio
deve avvenire all'interno della stessa facoltà. Difficilmente
però avverrà per settori totalmente diversi( se un laureato
in Biologia volesse passare alla laurea di secondo livello in Lettere,
ad esempio, avrebbe un debito formativo equivalente a tutti gli insegnamenti
del primo livello di Lettere).
In genere uno dei percorsi delineato dalle singole Facoltà è
quello che porta ad ottenere un titolo di studio equivalente alla vecchia
laurea quadriennale o quinquennale di quella facoltà: ad esempio,
il corso di laurea in "Scienze Giuridiche", seguito dalla
laurea specialistica in "Giurisprudenza", è equivalente
alla vecchia laurea in Giurisprudenza e permette l'accesso alle professioni
legali; così anche la laurea in "Mediazione linguistica"
equivale alla vecchia "Lingue".
Ulteriori livelli di specializzazione previsti dalla riforma sono i
dottorati, per chi vuole intraprendere la carriera di ricercatore universitario,
e i master post-laurea (triennale o specialistica).
Altra novità introdotta dalla riforma è il test per le
matricole: ogni Facoltà valuta il grado di conoscenza dello studente
nella materia d'interesse principale. Se questo risulta insufficiente
lo studente inizia il proprio corso di studi con debiti formativi da
sanare attraverso ulteriori esami.
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