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gennaio/febbraio 2002

 
 
 


PIU' LAUREATI IN MENO TEMPO

di Viviana Masi
Perché una riforma in Italia?
A quali necessità risponde la riforma? I problemi sostanziali, che da tempo gravano sulle spalle della nostra Università, sono lo scarto di età media tra il laureato europeo e quello italiano e l'eccessivo numero di studenti fuori corso. Tale problema ha trovato una soluzione nella istituzione della Laurea triennale: più laureati in meno tempo. Gli studenti fuori corso, inoltre, passando al nuovo ordinamento e convertendo i propri esami in crediti, potranno scoprire di possedere già abbastanza "punti" per laurearsi.
La riforma, dunque, adegua il sistema universitario italiano a quello europeo. Il prezzo da pagare a tal fine, però, è di conformarsi verso il basso per quanto riguarda la cultura? A questa domanda, che spesso si pone chi è contrario alla riforma, il Prof. Tranfaglia risponde che, attraverso le lauree specialistiche, l'Università italiana può mantenere senza difficoltà il suo livello culturale.
Il decreto 3 novembre 1999 n.509, sulla autonomia didattica negli atenei, in effetti sembra orientato in tal senso: disciplina che la laurea triennale sarà quella orientata al "saper fare" richiesto dal mondo del lavoro, mentre la laurea specialistica, che si consegue con un ulteriore biennio di studi, sarà scelta da chi si vuole cimentare in studi di tipo superiore.
Altra esigenza sentita dalla Università era di adeguare i corsi alle conoscenze richieste dal mondo del lavoro, quali le competenze informatiche o linguistiche. Così la riforma prevede insegnamenti obbligatori di informatica e di almeno una lingua dell'Unione Europea, che ovviamente forniranno dei crediti.

I nuovi percorsi didattici
Il primo livello didattico è la laurea: la denominazione è la stessa rispetto al vecchio ordinamento ma il titolo si consegue in tre anni, raccogliendo 180 crediti. Non si può dire esattamente a quanti esami corrisponda tale numero di crediti poiché, posto che ogni facoltà disciplina un gruppo di materie obbligatorie, lo studente potrà poi scegliere se dare un numero maggiore di piccoli esami o un numero minore di esami più pesanti.
Ad ogni materia equivale un numero di crediti diverso, quantificato in base alle ore di lavoro in cui lo studente si deve impegnare tra studio individuale, lezioni ed esercitazioni. Un credito equivale a 25 ore di lavoro: quantifica il valore di un esame in termini d'impegno, ma non sostituisce il voto.
Tutte le facoltà dell'Ateneo torinese, in vista della riforma, hanno eliminato i corsi di diploma universitario e creato poi moltissime nuove lauree di primo livello, diversificate in base agli sbocchi professionali che offrono (per informazioni sulle singole facoltà www.unito.it e www.polito.it per Politecnico ed Architettura oppure consultare le apposite schede informative disponibili all'Informagiovani).
La prova finale non consiste più nella discussione di tesi ma, in linea di massima, in una ricerca e un colloquio su un argomento scelto. L'impegno richiesto è diverso secondo le Facoltà, che decidono in base all'autonomia sancita dal decreto 509: così a Lettere si richiedono 40-50 pagine di una ricerca da discutere con due relatori ed un discorso complessivo sul corso di studi, mentre a Scienze Politiche si è deciso per un numero minimo di 70-80 cartelle.
Attraverso un ulteriore biennio di studi dopo aver conseguito la laurea triennale, si può arrivare alla laurea specialistica, di secondo livello (120 crediti). Nascono così anche nuove lauree specialistiche, ciascuna delle quali sarà la naturale continuazione di una delle lauree di primo livello. Se lo studente vuole discostarsi da questi percorsi dovrà "pagare dei debiti" formativi, cioè sostenere ulteriori esami per parificare la sua preparazione al settore cui vuole accedere.
Esiste quindi mobilità fra i corsi e non necessariamente il passaggio deve avvenire all'interno della stessa facoltà. Difficilmente però avverrà per settori totalmente diversi( se un laureato in Biologia volesse passare alla laurea di secondo livello in Lettere, ad esempio, avrebbe un debito formativo equivalente a tutti gli insegnamenti del primo livello di Lettere).
In genere uno dei percorsi delineato dalle singole Facoltà è quello che porta ad ottenere un titolo di studio equivalente alla vecchia laurea quadriennale o quinquennale di quella facoltà: ad esempio, il corso di laurea in "Scienze Giuridiche", seguito dalla laurea specialistica in "Giurisprudenza", è equivalente alla vecchia laurea in Giurisprudenza e permette l'accesso alle professioni legali; così anche la laurea in "Mediazione linguistica" equivale alla vecchia "Lingue".
Ulteriori livelli di specializzazione previsti dalla riforma sono i dottorati, per chi vuole intraprendere la carriera di ricercatore universitario, e i master post-laurea (triennale o specialistica).
Altra novità introdotta dalla riforma è il test per le matricole: ogni Facoltà valuta il grado di conoscenza dello studente nella materia d'interesse principale. Se questo risulta insufficiente lo studente inizia il proprio corso di studi con debiti formativi da sanare attraverso ulteriori esami.

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