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PAROLE
IN CODICE
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DREADLOCKS:
acconciatura tipica dei "rasta"; i capelli vengono lasciati
crescere liberamente, formando lunghi treccioni.
BABYLON: l'Occidente, solitamente in una visione consumistica
e corrotta.
JAH: Dio per i "rasta".
RASTAFARI: da Ras Tafari, che venne incoronato Imperatore d'Etiopia
con il nome di Hailé Selassié, discendente di Re
Salomone e incarnazione terrena di Jah secondo la profezia di
Marcus Mosiah Garvey.
ROOTS: il reggae mistico delle origini, le "radici".
RAGGAMUFFIN: evoluzione del reggae negli anni Ottanta e Novanta.
SOUND SYSTEM: impianto, simile ad una discoteca itinerante, che
si sposta di festa in festa; i dj si alternano alla consolle.
DUB: base strumentale in cui predominano basso e batteria, sviluppatosi
in musica elettronica ricca di effetti sonori. |
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VIBRAZIONI
REGGAE
Soltanto
dieci anni fa, i ragazzi che andavano in giro per Torino sventolando
i dreadlocks
(i tipici treccioloni rasta) si contavano sulle dita di una mano.
Oggi la situazione è totalmente diversa: band locali di fama
nazionale, dj e dancehall quasi tutte le sere della settimana e un'audience
sempre più partecipe.
di
Giacomo Mottura
Musica da strada, la caotica strada giamaicana come il convulso scenario
degli universi delle metropoli occidentali, musica che percorre la realtà
quotidiana coi suoi problemi e le sue contraddizioni, musica che aggrega
in spazi di socializzazione non omologati, il reggae è un ritmo
accattivante e orecchiabile, che utilizza sia melodie e armonie solari,
sia fraseggi vocali melanconici, capaci di entrare nell'universo del pop
e d'essere quindi proposti nel "business" del mercato di-scografico
delle grandi major.
Per reggae solitamente s'intende, in realtà, un insieme decisamente
vario di sottogeneri musicali (roots, dub, dub poetry, raggamuffin, rock
steady
) che derivano dalla musica giamaicana condividendone le caratteristiche
fondamentali, come l'accento spostato sulla seconda e quarta battuta (sottolineato
dallo skank della chitarra o delle tastiere) e un basso "pieno"
e "rotondo" in battere che segue ed esegue la melodia principale.
Dalle
"radici" ai suoni del nuovo millennio
Siamo
alla metà degli anni quaranta quando in Giamaica, una piccola
isola delle Antille grande più o meno come l'Abruzzo, nasce Robert
Nesta Marley. Lo sviluppo del reggae è strettamente legato alla
storia personale del suo più illustre esponente, ma le sue origini
sono molto più lontane. Dalla musica tribale africana, sviluppatasi
a partire dal XVII secolo tra gli schiavi delle piantagioni di canna
da zucchero e mescolata con quella occidentale, derivano il calipso
e il mento, le prime forme di canzone popolare che esprimono il disagio
e il senso di ribellione degli "oppressi" e degli "sfruttati".
La centralità dell'Africa rimarrà sempre una costante,
grazie anche alla diffusione del Rastafaresimo nell'isola e dei suoi
stretti legami con la musica.
Con l'influenza del soul e del rhythm'n'blues, trasmessi dalle radio
statunitensi già durante la Seconda Guerra Mondiale, nascono
lo ska e il rock steady, che utilizzano il ritmo in levare caratteristico
della musica giamaicana e che diventano popolari anche in Inghilterra
all'inizio degli anni sessanta, con brani come "My Boy Lollipop"
della giovane Millie Small. La musica dei primi importanti artisti,
come Desmond Dekker e Big Youth, viene diffusa attraverso i sound system
(potenti e rudimentali impianti di sonorizzazione itineranti) ed influenza
ampiamente le nuove generazioni giamaicane.
In questo ambiente cresce il musicista Marley, cantando e improvvisando
per strada, insieme agli amici del ghetto. Anche se probabilmente il
primo brano a proporre un riferimento alla parola reggae è "Do
The Reggay" di Toots and The Maytals, il genere viene esportato
soprattutto grazie a Jimmy Cliff e al trio vocale dei Wailers, formato,
oltre che da Bob Marley, da Peter Tosh e Bunny Livingstone i quali,
malgrado il successo internazionale della formazione, dopo i primi anni
Settanta intraprendono carriere separate. Prima di morire di tumore
l'11 maggio del 1981, Marley produce un'enorme quantità di musica,
circondandosi di grandiosi musicisti, come i fratelli Barrett (basso
e batteria) che formano la più affiatata sezione ritmica del
genere.
Le
nuove tendenze
In
Giamaica la musica è stata ed è tra le poche vie d'uscita
dalla vita del ghetto per tantissimi ragazzi, che sin da giovanissimi
imparano a improvvisare in rima sulle canzoni che la radio diffonde
ventiquattro ore al giorno; in quest'isola c'è la più
alta concentrazione di studi di registrazione pro-capite di tutto il
mondo e ogni anno nuovi artisti vengono lanciati sul mercato, influenzando
profondamente le tendenze della musica pop in generale. Artisti come
Shaggy e Shabba Ranks sono in vetta alle classifiche internazionali
e il reggae, con le sue diverse sfumature, è entrato a far parte
del linguaggio musicale di tutto il mondo. Seguendo le orme dei primi
specialisti del raggamuffin, come Yellow Man e Daddy Uroy, sulle nuove
"basi" rimano Buju Banton, Beenie Man, e molti altri. Una
nuova generazione è già nata ed è pronta a sbalordirci
di nuovo!
Nel panorama anglosassone, invece, negli anni sono cresciuti a trecentosessanta
gradi il dub elettronico (gruppi come gli Zion Train o i Dub Syndacate
sono un esempio) nato dal rimissaggio delle "version" senza
le parti vocali incise sul lato B dei quarantacinque giri giamaicani,
e la dub poetry (quella di Linton Kwesi Johnson non si può non
citare) poesia pura recitata sulle ritmiche suonate dai musicisti.
Il
Rastafaresimo
Il
reggae ha avuto un ruolo importante anche per la diffusione delle tematiche
afro-centriche del Rastafaresimo, movimento religioso che si ispira
alle idee di Marcus Garvey e che mira all'unione dei popoli di origine
africana, al loro esodo da Babylon, la terra della sofferenza e del
peccato, e al loro ritorno nella "sacra" madrepatria. I testi
delle canzoni di Marley, seguace del pensiero rasta, e degli altri "profeti"
del roots (Burning Spear, Culture e Israel Vibration, solo per citarne
alcuni) hanno spesso portato all'attenzione del pubblico i problemi
dell'Africa e le tensioni della gente di colore di tutto il pianeta.
La fede rasta, vivissima nelle comunità indipendenti giamaicane,
ha radici nel Vecchio Testamento e ha punti di contatto con alcuni principi
ebrei ortodossi. Ma non tutti quelli che portano i dreadlocks si definiscono
rasta. Per molti "essere rasta" è uno stato mentale,
legato alla forza spirituale del reggae e all'universalità del
suo messaggio di riscatto dall'oppressione attraverso l'amore.
La
scena locale
A
livello nazionale il reggae ha raggiunto un importante livello di diffusione,
delineando uno stile originale. Da decenni l'attenzione del pubblico
italiano è in crescita costante. Poco prima di morire Bob Marley
fece due importanti tappe del suo tour europeo a Milano e a Torino:
non fu che l'inizio. Oggi, in Italia, il reggae non solo lo si ascolta,
ma lo si suona ovunque.
Ogni anno a Osoppo (Udine) ha luogo il Rototom Sunsplash, uno dei più
importanti festival europei che ospita gruppi di qualità provenienti
da tutta l'Italia. Piemontesi sono gli Africa Unite, tra i primi a sondare
il terreno ben vent'anni fa: i loro album "People Pie" e "Babilonia
e Poesia" hanno fatto scuola e generalmente vengono riconosciuti
come pietre miliari del reggae nostrano. Ma non è che la punta
di un iceberg. Malgrado l'assenza di palme da cocco e di temperature
caraibiche, anche nel cuore di Torino pulsa sempre più frequentemente
un battito in levare.
Come la Londra della seconda metà del '900, crogiolo di razze
e culture diverse, insieme di gente proveniente dalle remote colonie
dell'Impero Britannico, così Torino, con le dovute differenze,
è oggi città sempre più multietnica, che raccoglie
numerosi immigrati dall'Africa e dall'America Latina. Ciò spiega
in parte come in Piemonte siano nate a cavallo fra gli anni ottanta
e novanta le prime band di reggae, composte da musicisti italiani e
immigrati. Ancora oggi, anche se con formazioni rimaneggiate rispetto
a quelle originali, sono attivi i Sun Power e i Teredeni, guidati entrambi
dai cantanti e fondatori, provenienti dalla Costa d'Avorio.
Contemporaneamente crescono band interamente torinesi: con un primo
album all'attivo ci sono i Downtown Rebels, gli Archita e i Trait d'Union,
che a volte si esibiscono insieme in un'unica formazione: i Soul Melody.
Ma l'elenco è lungo e ogni anno ci sono importanti novità:
dai Risin' Family ai giovani Reggae Ambassadors, dai Dub Stuff ai Kinky
Reggae.
Nella scena, inoltre, un ruolo fondamentale lo giocano i dj. Diverse
sono le sere della settimana dedicate al genere: il mercoledì
da Giau con Dj Vale, il venerdì all'Hiroshima con l'Herbalife
Posse, per non dimenticare le mitiche dancehall della Tarantola Crew;
quasi di casa sono gli aostani Taverna Sound System e gli amanti del
raggamuffin' non possono mancare i numerosi sound clash (competizioni
fra dj) al Gabrio e all'Askatasuna, che ospitano sound system da tutta
Italia, come i One Love di Roma.
Parte di questi eventi dimostra come i musicisti possono trasformare
e far propria una cultura diversa: in Giamaica, tra le due guerre mondiali,
vennero "metabolizzate" le influenze statunitensi del soul
e del rhythm'n'blues; oggi il reggae influenza la nostra cultura musicale
come mai prima d'ora. Quando un genere musicale importato diviene famoso,
non può che seminare nuovi frutti e per fortuna, in questo caso,
sembra non si tratti solo di "imitazioni" locali!
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Siti
e Libri
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Su
internet si trovano varie fanzine reggae; una delle più famose
è: www.vibesonline.net.
Sottolineiamo, tra il tanto materiale, anche: www.realreggae.com,
www.diegodj.com, www.vitowar.com.
Una biografia di Bob Marley completa, anche se un po' romanzata
è quella di Timothy White "Catch a fire. Una vita di
fuoco", Arcana Editrice. Per quel che riguarda il reggae in
generale, si segnalano: "Tougher Than Tough, The story of Jamican
Music" (Island 1993), pregiata edizione discografica con un
inserto ricco di informazioni e un commento del poeta del dub Linton
Kwesi Johnson; "Reggae", di Ernesto Assante, Savelli Editori,
Perugia 1980; "Viaggia la musica nera.
Dalla Giamaica il Reggae", di M. C. Gullotta, M. Melanco e
E. Assante, Marcon Edizioni. |
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