VACANZE

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gennaio/febbraio 2002


 

 

 


IL CIMITERO EBRAICO DI MIKOLOV

di Donatella Sasso

La comunità ebraica ha rappresentato per secoli una presenza significativa e, seppure a vicende alterne, ben integrata sia in Boemia sia in Moravia. Ne rimangono segni visibili e visitabili in tutto il territorio ceco: sinagoghe e ristoranti kasher, monumenti alla memoria, come il lager nazista di Terezín, sorto fra le mura di una cittadella fortificata di origine asburgica, musei, collezioni d'arte e cimiteri. Fra questi il più famoso, forse il più famoso del mondo, è certo quello che spicca nel cuore del ghetto di Praga. Un luogo incantato, in cui lapidi e alberi, tombe e radici si confondono, contendendosi il poco spazio concesso alla comunità fino al 1787, anno dell'ultima tumulazione. Qui è sepolto l'illustre Rabbi Löw, consigliere di Rodolfo II e creatore del leggendario Golem, l'automa di argilla, che per un errore del suo padrone si tramuta da umile servo in cieca violenza distruttrice.
Un cimitero molto simile, ma molto più esteso, lontano dalle rotte turistiche e decisamente più quieto si trova a Mikulov, nel Sud della Moravia, quasi al confine con l'Austria. Per chi arriva con l'auto Mikulov appare da lontano, come una visione davvero inattesa: un piccolo paese arroccato attorno al castello, che sorge su un'alta collina, nel cuore di una pianura coltivata a vite. Mikulov è un paese tranquillo, un po' solitario, che sembra voler nascondere i suoi tesori, soprattutto il cimitero.
Certo arrivare di sabato, giorno di festa e assoluto riposo per gli ebrei, non favorisce la ricerca, anche se non mancano alcune indicazioni. La lunga via che da basso costeggia il castello e attraversa tutto il paese mostra ancora tracce dell'antico ghetto, in cui abitarono fino a 3500 ebrei. La sinagoga è aperta al pubblico anche oggi, ma del cimitero riesco ad avere pochissime informazioni. Dopo alcuni giri a vuoto in paese trovo finalmente l'ingresso, ma un foglio (in ceco!) annuncia che il cimitero è aperto dalla domenica al venerdì, per ulteriori informazioni rivolgersi all'ufficio del turismo. Lì mi dicono che domani sarà aperto, dovrò ritirare le chiavi (le chiavi?) al n. 28 della via Brnenska. "Ma sarà possibile ritirarle già alle dieci? Noi dobbiamo partire!". "Certo, fin dalle dieci".
Il mattino dopo alle nove e mezza sono già sveglissima e pronta, quindi decido di andare anche se è ancora presto. L'indirizzo è un po' lontano dall'ingresso del cimitero, si tratta di una casetta bassa, normalissima, senza alcuna insegna né indicazione. Per un attimo la tentazione di rinunciare si mostra forte, ma poi decido di suonare il campanello. Mi apre una signora anziana a cui chiedo in uno stentassimo ceco: "È qui per cimitero?". Senza esitazioni va nel retro a chiamare qualcuno. Dopo un attimo arriva un signore anzianissimo, l'uomo più vecchio della terra, vestito come si usava un secolo fa o forse in un tempo mitico partorito dalla mia fantasia. Devo segnare nome e indirizzo su un polveroso registro, poi ascolto la lunga elencazione di spiegazioni, in ceco. Alla fine capisco che dobbiamo aprire il cancello del cimitero, entrare e poi richiuderci dentro. Non ci sono limiti di tempo alla visita, almeno credo così. A questo punto mi consegna le chiavi con la grazia di chi stringe con te un patto di assoluta fiducia, quasi fossero le chiavi della sua stessa casa, ma senza chiedere in cambio né denaro né un oggetto prezioso a cui tu non possa rinunciare.
Il cimitero è bellissimo, silenziosissimo, al riparo dall'incontro con qualsiasi essere umano, sia esso visitatore, guardiano o guida turistica. Un verdissimo terreno collinare di 19.180 mq, in cui si raccolgono tombe, monumenti e alberi in armonica confusione.
Dopo mezz'ora torniamo dal custode, che ora ci accoglie con uno sguardo più sereno e ci saluta con un sorriso quasi riconoscente. Ma dopo soli dieci minuti inizio già a dubitare di quanto mi è accaduto: ma questo signore sarà ancora qui l'anno prossimo, continuerà a lungo a fare questo lavoro? Forse lascerà l'incarico a qualcuno più giovane. Forse se ne occuperà il comune o un'agenzia privata. O forse… Forse la mia è stata solo una visione, straordinaria e irripetibile.

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