|
|
IL CIMITERO
EBRAICO DI MIKOLOV
di Donatella
Sasso
La
comunità ebraica ha rappresentato per secoli una presenza significativa
e, seppure a vicende alterne, ben integrata sia in Boemia sia in Moravia.
Ne rimangono segni visibili e visitabili in tutto il territorio ceco:
sinagoghe e ristoranti kasher, monumenti alla memoria, come il lager
nazista di Terezín, sorto fra le mura di una cittadella fortificata
di origine asburgica, musei, collezioni d'arte e cimiteri. Fra questi
il più famoso, forse il più famoso del mondo, è
certo quello che spicca nel cuore del ghetto di Praga. Un luogo incantato,
in cui lapidi e alberi, tombe e radici si confondono, contendendosi
il poco spazio concesso alla comunità fino al 1787, anno dell'ultima
tumulazione. Qui è sepolto l'illustre Rabbi Löw, consigliere
di Rodolfo II e creatore del leggendario Golem, l'automa di argilla,
che per un errore del suo padrone si tramuta da umile servo in cieca
violenza distruttrice.
Un cimitero molto simile, ma molto più esteso, lontano dalle
rotte turistiche e decisamente più quieto si trova a Mikulov,
nel Sud della Moravia, quasi al confine con l'Austria. Per chi arriva
con l'auto Mikulov appare da lontano, come una visione davvero inattesa:
un piccolo paese arroccato attorno al castello, che sorge su un'alta
collina, nel cuore di una pianura coltivata a vite. Mikulov è
un paese tranquillo, un po' solitario, che sembra voler nascondere i
suoi tesori, soprattutto il cimitero.
Certo arrivare di sabato, giorno di festa e assoluto riposo per gli
ebrei, non favorisce la ricerca, anche se non mancano alcune indicazioni.
La lunga via che da basso costeggia il castello e attraversa tutto il
paese mostra ancora tracce dell'antico ghetto, in cui abitarono fino
a 3500 ebrei. La sinagoga è aperta al pubblico anche oggi, ma
del cimitero riesco ad avere pochissime informazioni. Dopo alcuni giri
a vuoto in paese trovo finalmente l'ingresso, ma un foglio (in ceco!)
annuncia che il cimitero è aperto dalla domenica al venerdì,
per ulteriori informazioni rivolgersi all'ufficio del turismo. Lì
mi dicono che domani sarà aperto, dovrò ritirare le chiavi
(le chiavi?) al n. 28 della via Brnenska. "Ma sarà possibile
ritirarle già alle dieci? Noi dobbiamo partire!". "Certo,
fin dalle dieci".
Il mattino dopo alle nove e mezza sono già sveglissima e pronta,
quindi decido di andare anche se è ancora presto. L'indirizzo
è un po' lontano dall'ingresso del cimitero, si tratta di una
casetta bassa, normalissima, senza alcuna insegna né indicazione.
Per un attimo la tentazione di rinunciare si mostra forte, ma poi decido
di suonare il campanello. Mi apre una signora anziana a cui chiedo in
uno stentassimo ceco: "È qui per cimitero?". Senza
esitazioni va nel retro a chiamare qualcuno. Dopo un attimo arriva un
signore anzianissimo, l'uomo più vecchio della terra, vestito
come si usava un secolo fa o forse in un tempo mitico partorito dalla
mia fantasia. Devo segnare nome e indirizzo su un polveroso registro,
poi ascolto la lunga elencazione di spiegazioni, in ceco. Alla fine
capisco che dobbiamo aprire il cancello del cimitero, entrare e poi
richiuderci dentro. Non ci sono limiti di tempo alla visita, almeno
credo così. A questo punto mi consegna le chiavi con la grazia
di chi stringe con te un patto di assoluta fiducia, quasi fossero le
chiavi della sua stessa casa, ma senza chiedere in cambio né
denaro né un oggetto prezioso a cui tu non possa rinunciare.
Il cimitero è bellissimo, silenziosissimo, al riparo dall'incontro
con qualsiasi essere umano, sia esso visitatore, guardiano o guida turistica.
Un verdissimo terreno collinare di 19.180 mq, in cui si raccolgono tombe,
monumenti e alberi in armonica confusione.
Dopo mezz'ora torniamo dal custode, che ora ci accoglie con uno sguardo
più sereno e ci saluta con un sorriso quasi riconoscente. Ma
dopo soli dieci minuti inizio già a dubitare di quanto mi è
accaduto: ma questo signore sarà ancora qui l'anno prossimo,
continuerà a lungo a fare questo lavoro? Forse lascerà
l'incarico a qualcuno più giovane. Forse se ne occuperà
il comune o un'agenzia privata. O forse
Forse la mia è
stata solo una visione, straordinaria e irripetibile.
|