VACANZE

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gennaio/febbraio 2002



 

ALCUNE INFORMAZIONI PER IL VIAGGIO
Per andare in Repubblica Ceca occorre il passaporto. La moneta è la Corona ceca, vale circa £. 55, euro 2,8
Per chi viaggia in automobile e vuole andare nella parte meridionale la strada più breve passa attraverso il Brennero per poi proseguire verso Linz fino alla frontiera nei pressi di Freistadt. Un secondo itinerario per chi va verso nord, ma da preferire anche nei periodi di affollamento del Brennero, passa per la Svizzera attraverso il valico di Como-Chiasso, prosegue verso il lago di Costanza, passa da Norimberga per condurre finalmente a Cheb. Le autostrade sono a pagamento; il bollo da apporre sul parabrezza è in vendita alla frontiera.
Si può anche affittare un'automobile a Praga, arrivando lì in treno, in autobus o in aereo (linea diretta da Milano; partendo da Torino, invece, si deve cambiare a Monaco o a Zurigo).
Per orientarsi tra strade, autostrade e percorsi ciclistici si consiglia la guida turistica del Touring Club Italiano, che contiene anche informazioni sulla Slovacchia.

 


QUALCHE CONSIGLIO DI LETTURA
Bohumil Hrabal, La tonsura, Roma, e/o, 1993
Bohumil Hrabal, La cittadina dove il tempo si è fermato, Roma, e/o, 1994
Franz Kafka, Tutti i romanzi e i racconti, Roma, Newton, 1991
Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere, Milano, Adelphi, 1989
Frantisek Langer, Leggende praghesi, Roma, e/o, 1991
Gustav Meyrink, Il Golem, Milano, Bompiani, 1994

BOEMIA E MORAVIA TRA ACQUE E CASTELLI

di Donatella Sasso

Ciò di cui maggiormente si percepisce la presenza, una volta giunti in Repubblica Ceca, è, paradossalmente, il senso di un'assenza: l'atavica e inesorabile assenza del mare. E questo non si percepisce come malinconica sensazione di incompletezza e inadeguatezza, ma come materialissima e sovrabbondante presenza di acqua, in quasi tutte le sue forme possibili: laghi grandi e piccoli, artificiali e naturali, stagni e paludi, fiumi navigabili e torrenti di montagna, fonti termali e piscine, all'aperto e al chiuso. Non si tratta solo di un ricco patrimonio ereditato per via naturale, né delle normali attrezzature sportive e turistiche che si incontrano un po' dovunque, anche in mancanza del mare. Qui c'è qualcosa in più.
Tutti i laghi sono attraversati da piccole canoe, ma anche da imbarcazioni più grosse, di pescatori o da trasporto, le rive sono trasformate in spiagge, a volte del tutto simili a quelle marine con tanto di sabbia, ombrelloni e ingresso a pagamento, altre volte si tratta di semplici prati verdi, ben curati, che cedono spazio alla sabbia solo in prossimità dell'acqua.
Le città termali, Karlovy Vary, Mariánské Lázne, Frantiskovy Lázne, conservano il fascino mitteleuropeo che le rese famose fra otto e novecento per le loro architetture in stile Liberty e per la frequentazione di nobili, artisti, intellettuali e personaggi del mondo politico. Ancora oggi non solo chi necessita di cure o gli anziani si abbeverano alle fonti di diverse temperature; nelle piscine termali tutti nuotano con abilità e perizia e anche i bambini si buttano senza tante esitazioni, segno che il nuoto è ancora considerato uno degli sport più diffusi e apprezzati.
Ma questo desiderio di mare non sarà solo la proiezione del desiderio di noi italiani in viaggio, che non riusciamo a dimenticare il Mediterraneo, cui siamo stati abituati fin da piccoli? O saranno forse le immagini di litorali esotici, che mostrano con orgoglio le nuove agenzie di viaggio, a infondere nei cechi la voglia di ricostruire paesaggi simili anche nei pressi di casa loro?
Sì ma non solo. I cechi sono ancora oggi eredi del sogno commercial-strategico-militare degli Asburgo di uno sbocco sul mare, forse anche velato da un più sentimentale desiderio di grandi orizzonti. E poi, proprio in questa terra, si concentrano numerose citazioni letterarie e leggendarie sul desiderio dell'acqua e sul celato, ma vivissimo rinvio all'ineluttabile nostalgia del mare.
Il giovane Franz Kafka, per allontanare malinconie esistenziali e quotidiane miserie, dedicava ore intere al nuoto, anche se in una piscina della capitale, senza mai distrarre il pensiero dal miraggio dell'Italia mediterranea o della lontana America. In Italia venne veramente, ma si fermò a Brescia e sulle montagne attorno a Merano, mentre delegò il viaggio via mare verso gli Stati Uniti a Karl Rossmann, il sedicenne protagonista del romanzo incompiuto America.
Sempre in queste terre, né proprio di montagna, né proprio di pianura, è sorta la leggenda del vodník, folletto dell'acqua, voda in ceco, che vive nei fiumi, nei torrenti, negli stagni e anche nei mari aperti. La letteratura romantica lo descrive come un essere diabolico e crudele, che trascorre il suo tempo trascinando in pentole capovolte sott'acqua le anime degli annegati e dei suicidi. La penna leggera e garbata di Frantisek Langer li trasforma invece in esseri bonari, forse immortali, che vivono lungo la Vltava (la Moldava), frequentano birrerie e locali pubblici, intrattengono rapporti amichevoli con gli esseri umani e mantengono viva la memoria storica di Praga.
Per tutto questo, e forse per altro ancora, la Repubblica Ceca si presenta inaspettatamente come il regno delle acque, anche senza la presenza del mare. O forse proprio per questo. Persino lo sport nazionale ceco non potrebbe esistere senz'acqua: l'hockey su ghiaccio è seguito con quella medesima passione che in Italia viene riservata al calcio.
Ecco spiegato perché la nostalgia estiva che ti può catturare lungo le rive dei laghi cechi, a poco a poco tende a dissiparsi. Il litorale del lago Lipno, il più grande lago artificiale della Repubblica Ceca, da qualcuno ribattezzato affettuosamente, ma impropriamente, la Rimini ceca, è uno dei luoghi a più alta concentrazione turistica, in estate come in inverno. L'estrema vicinanza con l'Austria e con la Germania attira ormai ogni anno moltissimi visitatori, affascinati dalle bellezze naturali, dalle specialità gastronomiche, dalle rarità artistiche, ma forse soprattutto dai prezzi particolarmente bassi.
Ma, anche se in pieno agosto è difficile trovare una camera in albergo o un posto in campeggio, certo non si soffre per il sovraffollamento o i rumori molesti come può invece accadere sulla riviera romagnola. Dopo le undici di sera è persino difficile trovare un locale ancora aperto e per le strade, la sera, regna un'assoluta tranquillità. Allo stesso tempo non mancano ristoranti tipici, fumose birrerie e anche discoteche, locali notturni, casinò, con tanto di uscieri in divisa da cerimonia all'ingresso. A volte qualche ambiguo night-club appare nel mezzo della campagna, lungo una strada statale o nel cuore di piccoli e antichi centri abitati. Niente a che vedere con gli sfavillanti panorami mediterranei, ma anche qui la vita ferve, solo con un po' di tranquillità in più.
Lungo le spiagge dei laghi, anche se le mattine di sole preannunciano spesso pomeriggi piovosi, i bambini giocano in costume da
bagno, si tuffano in acqua, obiettivamente un po' fredda, senza troppe esitazioni e, dopo il bagno, si affollano ai chioschetti per mangiare un gelato o i parky, le tipiche salsicce simili ai würstel.
Di tanto in tanto compaiono figure insolite, quasi irreali, come gli anziani pescatori che ogni sera sistemano le loro imbarcazioni o la biondissima ragazza che rimane per ore a leggere un libro, appoggiata al tronco di un albero. Non è lì per prendere il sole: sta sempre all'ombra; non è lì per conoscere persone nuove: tiene gli occhi fissi sul libro; non è lì per fare il bagno: non si muove mai dal suo posto. Si scopre il motivo della sua presenza solo quando si accosta alla riva un pedalò: lei entra in acqua, aiuta a scendere, àncora l'imbarcazione e ritira i soldi del noleggio. Ecco il perché della sua presenza! Ma sono già le sei di sera e lei se ne va, in silenzio. Che differenza dagli espansivi bagnini delle nostre spiagge!
Sul lago si incrociano spesso canoe e kayak, ma gli sportivi più avventurosi si concentrano dove i corsi d'acqua diventano ripidi e quindi adatti al rafting. La Vltava, quando esce dalla calma artificiale del lago Lipno e si dirige verso Praga, assume presto un carattere impetuoso. Proprio sotto la rocca del castello dei Rosenberg, nel cuore della cittadina di Cesky Krumlov, si radunano molti appassionati di questo sport decisamente ardimentoso.
In tutta la Repubblica Ceca è, comunque, molto facile coniugare la passione per lo sport a itinerari artistici, culturali, storici. I castelli, le residenze nobiliari e le fortezze sono distribuiti su tutto il territorio ceco e moravo e, soprattutto, sono collegati da percorsi ciclistici molto agevoli e ben indicati. Le strade poco trafficate e immerse nel verde rappresentano un invito a pedalare rapidamente, anche se a rilassanti discese si alternano salite inaspettate e piuttosto faticose.
I castelli (hrady) e le residenze (zámky) sono numerosi almeno quanto le famiglie nobiliari di origine feudale che governarono attraverso i secoli e attraverso le differenti e tumultuose dominazioni. Nel XVI secolo, che rappresenta un periodo di relativa tranquillità politica e sociale, i signori più in vista decidono di rinnovare le proprie dimore, spesso nate come fortezze difensive di origine medievale, prive di quell'eleganza prospettica, che caratterizza invece le architetture rinascimentali. Chiamano, quindi, alle loro corti molti artisti italiani e svizzeri, fra cui Baldassarre Maggi, che lavora al già citato castello dei Rosenberg di Cesky Krumlov, a quelli di Telc e Jindrichuv Hradec e realizza interamente la villa Kratochvíle (Passatempo) nei pressi di Ceské Budejovice. Ulrico Aostalli rinnova il più famoso dei castelli boemi, quello di Karlstejn, a trenta chilometri da Praga, voluto, a metà del 1300, da re Carlo IV come luogo di raccolta di vessilli e documenti del Sacro Romano Impero. Nel 1600 Carlo Lurago ritocca il castello di Nové Mesto Nad Metují, quasi al confine con la Polonia.
Nel XVIII secolo nuove incursioni di artisti stranieri impreziosiscono castelli, residenze, chiese e cattedrali. Il castello di Cesky Krumlov si arricchisce di una fastosa sala da ballo, detta Sala delle Maschere, e di un suggestivo teatro barocco, che conserva ancora oggi macchine di scena originali, complesse e sicuramente strabilianti per l'epoca.
Immerse nella natura o nel cuore di tortuosi e caotici centri storici medievali, le residenze dei nobili cechi sono un'innegabile attrattiva, fruibile solo per mezzo di visite guidate. Lo stesso vale per i numerosi conventi che si incontrano in questa terra animata nei secoli da profondi turbamenti di carattere religioso. Citiamo solamente il movimento riformista di Jan Hus, rettore dell'Università di Praga, condannato al rogo nel 1415 dal Concilio di Costanza e oggi immortalato in un monumento che svetta nella piazza principale di Praga. La sua predicazione non solo richiamava i fedeli ai valori originari del Vangelo contro gli eccessi della Chiesa di Roma, ma si legava anche alla protesta del popolo ceco contro la minoranza tedesca, smisuratamente ricca, potente e autoritaria.
Per questo generò molte ostilità, ma anche entusiastiche adesioni come quella della comunità di Tábor, che diede vita a una sperimentazione di società, in cui la proprietà privata era bandita ed era ammesso anche il proselitismo armato. Una prospettiva troppo radicale anche per gli stessi hussiti moderati, che intervennero con l'esercito, guidato dall'eroe nazionale Jan Zizka.
Detto tutto ciò, la Repubblica Ceca è in grado di offrire ancora altri percorsi, eterogenei e interessanti: dalla fortezza dello Spielberg a Brno, dove fu incarcerato Silvio Pellico, ai monumenti della cultura ebraica, dai soggiorni termali a quelli montani, estivi per camminare e invernali per sciare e pattinare. Non mancano, infine, le attrattive per gli appassionati di arte moderna e contemporanea, in cerca di quello stile improntato all'estetica ruvida e severa di matrice sovietica, che sorse un po' in tutti i paesi dell'Est europeo, dal dopoguerra in avanti. In verità in Repubblica Ceca non sono moltissimi i monumenti che lo richiamano: tutti edifici ampi, luminosi, in gran parte strutture in vetro, cemento e metallo. Inoltre qui sono scomparse quasi del tutto immagini e statue di regime, mentre in altri paesi ex-sovietici spiccano ancora lungo le vie di città grandi e piccole oppure vengono raccolte in parchi dedicati alla memoria, come nei pressi di Budapest. Eppure negli anni '50, proprio sulla collina della Letná, sul lungofiume di Praga, dominava un'imponente statua di Stalin, che tutti gli abitanti della capitale potevano vedere quasi quotidianamente.
Ma, qualche anno dopo la denuncia della sua politica criminale, precisamente nel 1962, la statua venne eliminata senza troppe rimostranze. Nel 1991, proprio sul suo zoccolo, che era rimasto intatto, venne posto un enorme metronomo a simboleggiare il trascorrere del tempo in sintonia con lo scorrere ininterrotto e rassicurante del fiume.
Forse anche in questo risiede il fascino segreto dell'acqua e dell'amore che le riservano i cechi.

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