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SPECIALE | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2002 | ||
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QUALCHE
BUONA AZIONE Un mondo diverso è possibile". È questo lo slogan che ha caratterizzato, negli ultimi mesi, il movimento no global italiano. Certo che è possibile. E quotidianamente c'è chi, interno o meno al movimento, si applica perché ciò avvenga, dedicando tempo e fatica agli altri, paghi del solo fatto di essere utili o di poter dare una mano a chi ne ha più bisogno. Alcuni lo fanno per ragioni di fede, altri perché credono nel "mondo diverso", più civile e a dimensione umana. E così sono molte le associazioni su tutto il territorio italiano che basano il proprio lavoro sul contributo volontario di chi ha tempo e forze da spendere nell'aiutare il prossimo. Si va da lavori socialmente utili (accompagnamento e assistenza disabili, attività in strutture sanitarie ), a impegni in associazioni culturali; dall'impegno nella protezione civile a quello nell'ambito della formazione e del lavoro con i bambini; fino all'impegno in campo ambientale. Insomma c'è ampia scelta Dal Rapporto 2001 del Censis risulta che in Italia ci sono 221.412 organizzazioni di volontariato con 630 mila occupati regolarmente retribuiti e un giro d'affari di circa 140.000 miliardi annui. I volontari che prestano lavoro non retribuito sono più di quattro milioni. Soltanto nel 2001 sono state registrate 10516 nuove associazioni, in maggioranza attive nel settore socio-assistenziale e sanitario e operanti nel Nord Italia. Il profilo di chi presta la propria opera in tali associazioni è abbastanza chiaro e dettagliato: sono per lo più persone che hanno superato la trentina, che lavorano e che hanno un titolo di studio superiore. Il loro impegno arriva in media fino alle otto ore settimanali, ma la maggioranza non ne fa più di tre. Un universo variegato, ma che assolutamente non costituisce l'unica possibilità. E se il tempo è denaro, come recita un famoso proverbio, allora è possibile investirlo. Non nei termini classici, ma nella banca del tempo. L'obiettivo è quello di mettere in contatto persone che non si conoscono e che da sole non riuscirebbero a risolvere i propri problemi. Nella Banca si deposita la propria disponibilità a scambiare prestazioni con gli altri aderenti usando il tempo come unità di misura. Un esempio? Un imbianchino lavorerà per un iscritto alla banca per un certo numero di ore, potendo chiedere ad un altro iscritto un servizio, che lui non è in grado di fare, per un pari lasso di tempo. Insomma, uno scambio di servizi sulla base del tempo impiegato. Ma se l'investimento del vostro tempo è troppo oneroso, è possibile investire piccole cifre con un grosso risultato. Sono molti infatti gli enti che permettono di partecipare a progetti di adozione a distanza, un modo per aiutare chi è in stato di bisogno, ma anche la sua famiglia e la sua terra. In media sono sufficienti poche centinaia di migliaia di lire (pochissime centinaia di Euro). Diciamo, occhio e croce, che è sufficiente rinunciare ad un paio di scarpe da ginnastica dell'ultima generazione per contribuire a nutrire, vestire e far studiare un ragazzo povero del terzo mondo per un anno. Bastano in media trecentomila lire, circa mille lire al giorno. Un'inezia, per noi, un'enormità per chi è costretto a vivere con meno di un dollaro al giorno. Sono molti in Italia ad essersi resi conto di questa sperequazione. Circa due milioni e mezzo di Italiani hanno sottoscritto un'adozione a distanza che spesso riesce ad evitare l'adozione reale. Uomini e donne che donano una speranza in più a chi anche solo di una speranza ha assoluto bisogno. Un quadro completo di circa 1500 miliardi raccolti ogni anno, a fronte dei 1000 stanziati ogni anno dallo Stato Italiano per la cooperazione internazionale. Insomma, un settore vivo e attivo, con grossi finanziamenti che permettono di aiutare ogni anno migliaia di bambini. Ma la dimensione del giro di denari è anche un'attrattiva per imbroglioni e truffatori. Occhio, dunque, a chi si affidano i nostri soldi: è meglio fare un controllo in più che rimanere fregati. Un modo per sostenere i popoli più poveri è anche quello di acquistare i prodotti da loro stessi confezionati. Dove? In una delle tante botteghe di commercio equo e solidale. Prodotti non di marca, ma di ottima qualità e con un vantaggio: esiste una ragionevole certezza che i soldi vadano al produttore direttamente, senza passare per troppe mani in cui rimanere impigliati. Insomma, con un impegno materiale e fisico, o con un impegno esclusivamente economico, le possibilità di aiutare il terzo mondo, per quanto esigue, ci sono. Sta a noi saperle cogliere e, eventualmente, saperne proporre di nuove. |
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