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VITA SOCIALE | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2001 | ||
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OCCHIO AL CARATTERE! di Donatella SassoA volte è solo questione di prospettiva. Ma anche di attenzione e dimensioni. In quante occasioni ci è accaduto di non riuscire a identificare un oggetto o leggere una scritta perché troppo lontani, troppo in alto o male illuminati. Poi, un semplice cambiamento di prospettiva, e tutto si è chiarito. Agli ipovedenti però non basta cambiare visuale o spostarsi nell'angolatura giusta per risolvere il problema. È come se vivessero perennemente in controluce. Riconoscono le cose, ma hanno difficoltà a scorgerne i dettagli; in particolare la lettura è spesso faticosa, se non quasi impossibile. Libri, giornali, cartelli stradali non tengono conto delle difficoltà di un numero elevato di persone che, secondo alcune statistiche, raggiunge circa il 30% della popolazione, considerando non solo chi è affetto da patologie più o meno gravi, ma anche la quasi totalità degli anziani. Di fatto, gli ipovedenti rischiano l'esclusione da ogni forma di comunicazione scritta, con conseguenti problemi nella vita sociale e relazionale facilmente immaginabili. Per ovviare almeno in parte a un disagio tanto diffuso le Edizioni Angolo Manzoni, in collaborazione con la Fondazione Alberto Colonnetti, hanno dato vita alla collana CORPO 16, così chiamata per le particolari dimensioni dei caratteri utilizzati. Lettere più grandi del normale, ma anche un'interlinea chiara di separazione fra le righe, spazi bianchi prima e dopo la punteggiatura, l'uso di carta color avorio, che eviti fastidiosi riflessi luminosi, caratterizzano un catalogo di testi ancora poco numerosi, ma di notevole interesse. Si tratta soprattutto di romanzi, fra cui risaltano La frontiera scomparsa di Sepúlveda, Una storia semplice di Sciascia, Novecento di Baricco e Un filo di fumo dell'attualissimo Camilleri. Un discorso a parte meritano le quattro raccolte intitolate La faccia scura della luna, che contengono le opere vincitrici del Concorso Letterario Omero, nato nel 1992 e ormai diventato un appuntamento annuale fisso, aperto a tutti i residenti dei Paesi della Comunità Europea. Il concorso è frutto della collaborazione fra il Progetto Teatro & Altro, iniziativa della Città e della Provincia di Torino per favorire attività espressive di e per le persone disabili, e l'A.P.R.I. (Associazione Piemontese Retinopatici ed Ipovedenti). Quattro sezioni, poesia, racconto, favola o fiaba e, dal 1997, pièce radiofonica, offrono l'occasione attraverso cui narrare il disagio psicologico e materiale di chi non vede e di chi soffre gravi carenze visive. Generi molto diversi, che in uguale misura alternano rabbia e sentimenti di rassegnazione, sofferenza e sorprendenti capacità di adattamento, mettendo in evidenza mondi ed esistenze poco frequentati dai mass-media, dai giornali, dal senso comune. Un ragazzo giovane, disinibito e rabbioso, in una notte di avventure e trasgressione, precipita rovinosamente in acqua per un unico passo falso. Un quartetto di archi ciechi, che nella finzione narrativa ha anima e voce, scopre con sgomento e dolore di aver iniziato un concerto per un pubblico assente. L'incapacità di vedere li rende non solo diversi, ma anche più facilmente soggetti a equivoci, inganni e soprusi. Al termine della lettura di questi brani si può essere colti da un leggero disorientamento non solo emotivo, ma anche fisico. Quando si lascia un libro di CORPO 16 e si torna a un testo qualunque, anche chi non ha alcun problema di vista, per un secondo, sente un'effettiva difficoltà a riadattarsi a caratteri più piccoli e compatti. Una difficoltà che per qualcuno rappresenta la norma. |
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