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gennaio/febbraio 2001







 

 

 


UN RAGAZZO TRANQUILLO
Una testimonianza dalla viva voce di un ragazzo che le "chicche" le ha provate,ha calato per anni e che ha smesso, seppur non per una scelta spontanea…
Tratto dal libro "Generazione in Ecstasy"

Fabrizia Bagozzi, Edizioni Gruppo Abele, 1996
Gianluca, cioè problemi zero. O quasi. Figlio unico. Mamma in pensione. Papà operaio. Solida famiglia toscana, unitissimi.
E poi lavora, fa il tappezziere per roulotte, si occupa degli arredi interni dei camper. Un ragazzo tranquillo, assolutamente fuori dai canoni classici di una qualsiasi forma di tossicodipendenza. Eppure l'abuso delle happy pills gli ha fatto uno scherzo niente male (…)

Perché no?
L'abbuffata comincia nel '91, appena dopo il militare. "Prima non prendevo droga, mi fumavo giusto qualche canna ogni tanto", racconta.
"Un sabato sera si decide di andare in discoteca. Eravamo in sei, cinque ragazzi e una ragazza". È un gruppo di ventenni come tanti, c'è chi studia, c'è chi lavora. Si danno appuntamento di fronte a un bar di Prato e decidono di andare all'Imperiale, una delle prime discoteche di tendenza in Italia. Ma Gianluca ha in mente ben di più di una semplice notte di danza. Un'idea fissa: "Gli altri avevano già 'mangiato', avevano già preso le pastiglie. Ne dicevano meraviglie. Mi sono detto: provo anch'io, vediamo com'è".

Mica per ballare
"La prima l'ho presa dentro, verso le tre di notte. Difficile spiegare che cosa ho sentito. Da un punto di vista psicologico stai bene, benissimo. Mai provata una cosa del genere prima. Fisicamente, l'ecstasy ti dà potenza muscolare, resistenza fisica. Non hai mai sonno, la musica ti penetra nel cervello, ti mette in sintonia con l'ambiente. In certe discoteche ogni cosa, dalle ragazze che ballano, alla scenografia alla musica, ti stimola. Tutto è fatto per calare. Chi frequentava, almeno all'epoca, frequentava per calare, mica per ballare".
"C'era un venti ore. Io sono entrato alle due del mattino e sono uscito alle sette della sera dopo. Ho calato una pastiglia poi ho ballato e ballato. Mi ricordo poi che a un certo punto mi sono seduto e mi sono addormentato sui divanetti. Mi sono svegliato alle tre del pomeriggio, in discoteca c'erano i ragazzini, quelli delle scuole superiori. Al bancone vendevano tè. L'ho preso perché mi avevano detto che il tè caldo fa risalire un po' l'effetto della cala, ed è vero. E poi a una certa ora del pomeriggio, dopo aver bevuto e preso pastiglie, preferisci farti un tè".

Non solo l'ecstasy
Gianluca rimane conquistato e da quella volta frequenta sempre di più le discoteche. Assiste alla progressiva trasformazione di alcune in locali di tendenza. E comincia a "mangiare" con una certa frequenza durante il week-end. "I primi tempi non avevo nessun gancio, allora la cala la compravo dentro. Lì c'è sempre qualcuno che fa le storie. A volte anche i buttafuori. Quasi tutti, se te le trovano, le buttano via, ma capita anche che qualcuno le venda. Quando ho cominciato a entrare nel giro giusto, a conoscere gente, ho capito dove se ne trovavano di buone fuori, e le compravo fuori, di fronte a un pub di Prato. Un tizio che girava lì ne aveva sempre parecchie in macchina".
Di cale non fa mai un pieno "esagerato": durante la settimana rimane pulito, tutt'al più fuma un po' di hascisc, qualche volta uno sniffo di cocaina, ma raramente. Ne prende una o due al massimo il sabato sera quando va a ballare. Ma non prende solo quelle. Bere, beve sempre. Birra o qualche cocktail alcolico, in genere sempre più di uno. E poi hascisc, anfetamine, acidi, a volte anche tutto insieme.

Mi raccomando il chewing-gum
"Quando cali devi sempre avere a disposizione delle gomme da masticare - spiega - sennò ti spacchi la mandibola. Devi bere, ti devi idratare. In caso di emergenza è anche meglio avere del pane, perché a volte ti vengono dei forti dolori di stomaco. Non credo sia un caso che, dopo aver cominciato a calare, mi sia venuta la gastrite". (…)

Una volta con l'acido…
Una sera va all'Ipsilon di Certaldo con alcuni amici. "E' una discoteca di paese, non ha mai avuto particolari storie di droga. Però, appena sono entrato, mi sono reso conto del fatto che c'era molta gente dell'Imperiale. C'era un giro strano, diverso dal solito. Non volevo prendere niente, non ero in serata". Poi alle due di notte "non se ne poteva più: un tizio sulle scale, vicino ai bagni, ci ha chiesto se volevamo qualcosa. Ci siamo guardati e abbiamo comprato acidi. Ne abbiamo preso mezzo a testa, perché davano l'idea di essere buoni - e infatti erano buoni - e l'lsd, se è fresco e ben conservato, è piuttosto forte. Mezzo ti dura tranquillamente nove, dieci ore". Gianluca e i suoi amici prendono il loro mezzo viaggio e poi si mettono seduti a guardare la gente ballare: "Ci ha preso bene, ci veniva da ridere, abbiamo riso come matti". Ogni tanto si alzano e vanno a bersi qualcosa, una birra o qualcos'altro di alcolico.
Quando escono, verso le cinque di mattina, Gianluca si mette in macchina. L'auto è sua, guida lui. Sono tutti in acido. Mette in moto. Prende la strada per Firenze, o ha la sensazione di prenderla. Sbaglia tre volte, e per tre volte si trova davanti alla discoteca, nel medesimo punto da cui è partito. Lì vede il ragazzo che gli ha venduto i trip e lo segue. Va velocissimo. "O per lo meno mi sembrava che andasse velocissimo e che sbandasse ogni tanto". A Gianluca prende la paura, si fa cogliere dall'ansia. A un certo punto si ferma: "Io non guido più, ragazzi, sono troppo fuori". Il volante lo prende in mano un amico, anche lui in acido. Sbagliano di nuovo strada, ma questa volta ce la fanno: alle sei di mattino arrivano finalmente a destinazione, a casa, a Prato.

…e una con la cala
Lo choc arriva poco più tardi. Ha una data precisa. È sabato 13 maggio 1995. Gianluca va all'Ashran di Montecatini per una maratona all night long di musica techno. Non è una serata particolarmente significativa. Non capita nulla di strano. Fila tutto liscio. In mezzo al popolo della notte, fra creste, colori fluo e vinile, prende la sua ecstasy, una soltanto, come ha già fatto altre volte. Torna a casa, si mette a letto e non chiude occhio. "Di solito, dopo la cala sei rotto, sei giù, hai sonno o comunque sei spossato, quindi dormi più o meno subito. Quella volta, niente".
Non si preoccupa più di tanto, Gianluca. La domenica esce in moto con la fidanzata. Torna per cena, ma non mangia, non ha fame, non riesce a inghiottire. Esce ancora, di sera. Vede i ragazzi del sabato, quelli della discoteca. A mezzanotte si mette a letto. Niente. E niente ancora il lunedì, il martedì. Niente tutta la settimana. "Stavo tutta la notte in camera da letto, in silenzio. Non ho detto niente a nessuno, non sapevo cosa raccontare".
A un certo punto, crolla, dice alla madre che non riesce a dormire. Vanno dal medico di famiglia, a cui non rivela nulla del suo uso di ecstasy, e comincia a prendere ansiolitici. Niente di nuovo. Il medico allora gli prescrive il Tavor. Non serve a nulla. Dura almeno tre mesi. Tre mesi in cui non chiude occhio un solo istante. In preda alla disperazione, la madre lo porta dallo psichiatra dell'USL. "Io non ci volevo andare, perché sapevo che era colpa delle cale. Alla fine ci sono andato, ma ho voluto che mia madre stesse fuori. Ho confessato: lo psichiatra non sapeva nemmeno cos'è l'Xtc. Mi ha prescritto l'En e l'antidepressivo. Non è servito a niente". Soltanto con un ipnotico comincia a dormire due ore per notte, ma non lo sopporta molto bene.

Hai visto cosa è successo a Gianluca?
Continua la via crucis fra medici, erboristi, agopuntori senza miglioramenti significativi. "A lavorare sembravo uno zombie, mi muovevo ormai in modo lento. Avevo dolori che si trasmettevano dallo stomaco alle gambe, alle braccia; non avevo più appetito, il cuore era in aritmia, andava a duemila. Ero schizzato e nervosissimo. Ho anche pensato 'La faccio finita', perché mi sentivo troppo male fisicamente".
Ad agosto, con l'aiuto della sua ragazza, Gianluca trova una persona, uno psichiatra, che riesce a dargli una mano e finalmente riacquista, molto lentamente, il sonno perduto. "Dopo aver iniziato il trattamento ho ancora avuto dei problemi di depressione, mi sentivo inferiore agli altri, non avevo voglia di fare niente. Allora il mio psichiatra mi ha integrato la cura con un farmaco che regola il tono dell'umore e adesso sto bene".
Va ancora in discoteca. Non prende più pastiglie.
E gli amici "del sabato sera"?
"Magari adesso non mi credi. Però è vero: hanno visto con i loro occhi quello che mi è capitato. Dicono che "sono andato a male", e si sono presi paura. Hanno smesso di ingoiare".
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