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SPECIALE | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2001 | ||
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LA
NOTTE DEL DJ Innanzitutto: raccontaci cosa fai. Xplosiva è l'unico club che ha due residenze in due città diverse. A quella storica torinese, infatti, si è aggiunta quest'anno quella milanese. Le mie serate fisse, sempre in compagnia di Giorgio Valletta, sono dunque il mercoledì a Milano ai Magazzini generali e il venerdì a Torino al Supermarket. Inoltre sia io che Giorgio siamo ospiti in serate in giro per l'Italia e non solo. A dicembre Giorgio ha suonato al Leoncavallo come spalla di Howie B e, insieme, abbiamo fatto una serata al Tunnel, sempre a Milano. A gennaio dovremo fare la nostra prima data a Barcellona, prossimamente suoneremo a Berlino. È comunque possibile tenersi aggiornati sui nostri programmi dando un'occhiata al sito www.xplosiva.com. Serate a gogò, ma non pensate ancora a produzioni discografiche? Certo che sì. Abbiamo registrato la nostra prima produzione discografica, che uscirà fra gennaio e febbraio: un remix di Una lunga estate calda dei Mau Mau. Molte serate, sia in Italia che all'estero. Qual è la tua percezione del fenomeno "nuove droghe"? In realtà non ho una percezione del fenomeno. I club in cui ho la fortuna di lavorare non sono meta dei consumatori di droghe di sintesi. Le uniche sostanze realmente presenti sono le droghe leggere, quindi hascisc e marijuana, nemmeno lontanamente comparabili a ecstasy e affini. È un discorso di ambiente: i club dove faccio le mie serate non sono le solite discoteche commerciali. Noi siamo alla costante ricerca di suoni nuovi, siamo in qualche modo legati a un fenomeno culturale differente. In genere il pubblico che viene alle nostre serate è un pubblico più maturo e consapevole. E non parlo solo di fattori anagrafici: chi frequenta Xplosiva è generalmente alla ricerca delle sonorità che a Torino può trovare solo nella nostra serata. Detto questo, la droga gira ovunque, non solo nelle discoteche. Non posso mettere la mano sul fuoco. Però ti posso dire con certezza che se una persona viene ad una serata di Xplosiva, che sia il mercoledì a Milano, o il venerdì a Torino, non troverà l'80% dei clienti che usa l'ecstasy. A questo proposito vorrei fare una considerazione: in Italia si parla molto di ecstasy e troppo poco di cocaina. Una volta era la droga per l'élite, oggi è alla portata di tutti, e sono sempre di più quelli che ne fanno uso, in tutti gli ambiti sociali. Effettivamente tutti i dati vanno in questa direzione Ma è funzionale parlare di ecstasy: è così possibile demonizzare le discoteche. Come sta avvenendo a Torino, ad esempio. Il termine discoteca è sempre più associato a quello di "pericolo": sordità, droghe Ma quando poi una discoteca si mobilita per cause nobili come la raccolta di fondi di beneficenza (è avvenuto al Barrumba il 26 novembre scorso), la stampa non ne parla, preferisce, magari, un articolo sulla sordità dovuta a volumi troppo elevati, e non è difficile che pubblichi una foto scattata proprio durante la serata di beneficenza. È un problema di informazione. Per i media tutte le discoteche sono uguali. Parlare di cultura associata ad una proposta musicale, in Italia è considerata una bestemmia. Questo dà idea della nostra arretratezza. Di quanto siamo indietro nell'analisi dei fenomeni. Magari fossimo realmente alla ricerca di una soluzione per il problema ecstasy. È più facile demonizzare. Qual è la situazione del nightclubbing italiano? Ci sono segnali interessanti. Stanno nascendo in tutta Italia dei club che si assomigliano per intenti: hanno una programmazione musicale alternativa; fanno informazione sulle nuove droghe, spesso all'interno delle serate; propongono i nuovi suoni elettronici; fanno comunicazione in modo nuovo, ad esempio con poster o immagini proiettate all'interno della discoteca. Tutto ciò fa sperare che la cosiddetta club culture possa crescere. |
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