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gennaio/febbraio 2001







 

 

 


EFFETTO ECSTASY
"C'erano gli anni in cui i tossici si contavano sulle dita di una mano,e di loro si sapeva tutto, nome e cognome" ci racconta Ligabue all'inizio del suo film Radiofreccia.Ma erano tempi lontani, lontanissimi. Il panorama del consumo di droghe è cambiato molto negli ultimi anni. Il numero delle dipendenze da eroina ha smesso di crescere e la "roba" sembra avere perso, o per lo meno diminuito, la sua attrattiva sul mondo dei giovani e dei giovanissimi. Ma ciò non significa che il fascino delle sostanze psicotrope sia esaurito. Sono infatti cambiate le sostanze, le modalità dell'assunzione, ma il fenomeno "droga" è sempre vivo e vegeto

di Sergio Capelli
Il rapporto annuale 1999 sullo stato del fenomeno droga nei Paesi dell'Unione Europea diffuso dall'Osservatorio sulle droghe afferma che l'Italia è, alla pari del Lussemburgo, la nazione con il più alto tasso di tossicodipendenti da eroina rispetto alla popolazione: otto su mille nella fascia fra i 15 e i 54 anni. Secondo le stime, una cifra oscillante fra i tre e i cinque milioni di cittadini europei hanno consumato eroina almeno una volta, mentre i tossicodipendenti sono valutati tra il milione e il milione e mezzo.

Cambia il mondo…
Cifre grosse, cifre enormi. E pensare che il panorama del consumo di droghe è cambiato molto negli ultimi anni. Il numero delle dipendenze da eroina hanno smesso di crescere e l'età media dell'eroinomane è in crescita (il che fa supporre che manchi il cosiddetto ricambio generazionale, ovvero che siano relativamente pochi i ragazzi che si tuffano nel vortice dell'eroina). Insomma la "roba" sembra avere perso, o per lo meno diminuito, la sua attrattiva sul mondo dei giovani e dei giovanissimi. Ma ciò non significa che il fascino delle sostanze psicotrope sia esaurito.
Sono infatti cambiate le sostanze, le modalità dell'assunzione, ma il fenomeno "droga" è sempre vivo e vegeto. Riprende quota la cocaina, fino a poco tempo fa considerata la droga del jet-set e oggi alla portata di molti, continua il successo di hascisc e marijuana, ma soprattutto cresce a dismisura l'utilizzo di sostanze sintetiche. Si era iniziato con l'ecstasy, sono poi giunte nuove sostanze derivate dall'Mdma (dette ecstasy like), sono ritornate in voga, direttamente dagli anni '70, "vecchie conoscenze" quali l'acido lisergico (LSD) e il popper, fino ad arrivare a nuovi utilizzi di sostanze conosciute e utilizzate da decenni. È il caso, ad esempio della chetamina (special K, super K o semplicemente K, in gergo), utilizzata da molto tempo in veterinaria come anestetico per equini. Insomma, un ampio ventaglio di scelte, per chi fa dello sballo il suo interesse principale.

Per divertirsi, solo per divertirsi!
Già, lo sballo come unico interesse. Questo risulta da alcune ricerche fatte intervistando il popolo della notte. "Per provare" (47%), "Per divertirmi di più con i miei amici" (24%), "Per caso" (10%), "Per sentirmi diverso dal solito" (8%). Sono queste le risposte più frequenti che si sono sentiti dare gli operatori del progetto Gioedro di Pesaro, quando hanno domandato il motivo della prima assunzione. Insomma, nessun problema esistenziale, nessun problema famigliare. Solo il divertimento come obiettivo. Risulta, infatti, che i riferimenti positivi all'uso delle sostanze superino di gran lunga quelli negativi ("Mi sentivo triste e depresso" si attesta attorno al 2%).

Una tribù che sballa
Quattrocentomila! Sono tanti i consumatori di ecstasy e altre droghe sintetiche compresi nella fascia di età tra i 15 e i 25 anni in Italia. Per lo più consumatori occasionali, per lo più associano alle cale altre sostanze, soprattutto alcool. Ma gli atti della II Conferenza nazionale sulle droghe (1997) stimano il numero di consumatori abituali fra i 50 e gli 80mila.
Per lo più studenti o lavoratori con un diploma in tasca, per lo più soddisfatti delle loro possibilità economiche e del periodo che stanno vivendo (dati dalla ricerca Mosaico, effettuata su 1543 interviste in 6 città italiane: Roma, Torino, Bologna, Bari, Napoli e Palermo). Ragazzi perfettamente integrati. Gli stili di vita legati all'assunzione di sostanze di sintesi non producono emarginazione, come succedeva, ad esempio, per l'eroina. Una vita assolutamente nella norma, ma, si sa, molti considerano la discoteca come zona liberata, dove è possibile e lecito fare tutto, dove si possono sfogare le tensioni accumulate durante una settimana "normale", dove il divertimento è un obbligo assoluto. E più si balla più ci si diverte. E allora giù la pastiglia che ti fa ballare, che ti mette in sintonia con la massa di persone che ti circonda, che ti fa sentire la musica con tutto il corpo e non solo con le orecchie.

Terra di nessuno
"Sale, sale e non fa male" era il coro che apriva le danze in molte discoteche italiane fino a non molti anni fa. Il riferimento è evidentemente all'effetto delle chicche. E lo si diceva apertamente, lo si dichiarava beffardi, tanto si era in un porto franco, in una sorta di terra di nessuno. La discoteca era (è?) concepita come tale dagli stessi clienti. E a poco servono le crociate indette dal fustigatore di costumi di turno.
Certo, è la discoteca il luogo prediletto per l'assunzione di tali sostanze (43% dei casi), ma non è un'eccezione che si cali in un pub (15%) o per strada (20%). Le feste private, poi, sono il luogo in cui molti dei consumatori hanno avuto il primo incontro con le pastiglie. E poi lo stadio, le sale giochi ("Sai quanto è più bello giocare quando sei calato?", ci ha detto un ragazzino), anche i centri sociali.

Un po' di questo e un po' di quello…
Le pastiglie. Già, le pastiglie. Ma non sono loro l'unico problema. Spesso chi cala abitualmente non si limita a quello, aumentando esponenzialmente i già tanti rischi a cui espone la propria salute.
Cocktail alcolici e liquori sono associati al consumo di droghe di sintesi nella pressoché totalità dei casi (chi ha mai visto, andare in discoteca e non consumare al bancone…). Ma non solo: hascisc, marijuana, cocaina, anfetamine, popper e LSD, fanno spesso parte dello sballo.
Proviamo, allora, a raccontare una serata tipo, una come tante altre, una di quelle che ci hanno raccontato alcuni ragazzi. Si comincia con una cannetta, si passa dal pub per una birra, si cala prima di entrare in discoteca (per scendere in pista già belli carichi). Si balla, e si beve. Uno, due, tre cocktails. Poi arriva il down, passa l'effetto della pastiglietta magica, e ci si ritrova stanchissimi, spossati. Se la serata continua, via con un'altra cala. Se la serata è terminata bisogna tornare a casa. Ma spesso la stanchezza non permette di mettersi alla guida "in sicurezza". Ci si potrebbe addormentare. E allora un tiro di coca, o un po' di anfetamina. Infine il letto, ma si è ancora troppo svegli per dormire. Ci si deve rilassare. Scatta l'ultimo spinello. Se fosse un film finirebbe con la stessa scena con cui è iniziato. Se fosse un film, sarebbe il giusto sequel di Trainspotting.
Ma troppo spesso non è un film…

Rischio? Ma quale rischio…
Non sempre siamo coscienti dei rischi a cui ci esponiamo. Ma chi cala, sa che pericoli può correre? Un lavoro sul tema ci mostra risultati contrastanti. Da un lato l'Mdma è indicato dai ragazzi come droga pesante e ciò fa pensare che esiste una percezione della sua pericolosità, che viene individuata sia in relazione agli effetti fisici causati (ipertermia), sia agli effetti psicologici che un'assunzione, specie se ripetuta con continuità e frequenza elevata, può provocare (stati di ansia, paranoia, alterazioni del tono dell'umore).
In contraddizione con quanto detto, emerge una bassa percezione dei limiti entro i quali contenere la pericolosità della sostanza e dei tempi necessari per il riequilibrio fisico dopo l'assunzione.
Insomma, sembra che i ragazzi siano ben coscienti della pericolosità dell'ecstasy e dei suoi derivati. Sembra però altrettanto evidente che non siano in grado di programmare un piano che gli permetta di limitare al minimo i rischi a cui si espongono.
È per questo che, in tutta Italia, si susseguono da anni progetti di informazione sulle nuove droghe finalizzati alla riduzione del danno. Perché, almeno, non si facciano troppo male.

Il mercato dell'Mdma

 

L'Mdma è, secondo il Consiglio d'Europa, una delle sostanze psicotrope più consumate d'Europa, seconda solo alla cannabis. Ma da dove arriva, e chi la produce?
Inizialmente la patria di tutte le pasticche era l'Olanda, terra di coffee shop e di sballoni in trasferta. Erano molti i ragazzi che, per "pagarsi le spese" e soprattutto lo sballo, intraprendevano un viaggio verso i Paesi Bassi dove acquistavano un po' di "chicche" da smazzare nelle discoteche italiane.
Un business di tutto rispetto, per i produttori soprattutto, tenendo conto del fatto che il prezzo medio di una pastiglia è compreso fra le 30 e le 60mila lire (e che al produttore non costa mai più di 2000 lire).
Erano gli inizi. I grandi gruppi criminali hanno da tempo fiutato l'affare (i margini di guadagno sono molto più alti di quelli ottenibili con la produzione di qualsiasi altra sostanza stupefacente). Ecstasy e sostanze affini hanno ormai fatto il giro del mondo, sono prodotte pressoché ovunque (è facile: bastano pochi mezzi e un chimico con pochi scrupoli) e soprattutto sono consumate pressoché in ogni angolo del globo (è del 1998 l'allarme ecstasy in Cina).
Oggi l'Olanda rimane il principale produttore di droghe di sintesi, ma non solo: è anche il più importante centro di smistamento delle sostanze proveniente dalle altre parti del mondo. Già, perché, oggi, le pasticche vengono prodotte anche in altre zone d'Europa. L'altro polo continentale per la produzione di chicche è l'est Europa. Inizialmente i "padroni" erano gli stessi: la criminalità organizzata olandese aveva individuato in Russia e in Polonia zone adatte alla produzione di pastiglie con costi, e rischi, molto inferiori.
Una sorta di Taiwan per la produzione di droga, potere della globalizzazione.
E l'Italia? Fino ad oggi non sono ancora stati scoperti laboratori "professionali" per la produzione di pastiglie, ma l'estrema facilità con cui è possibile preparare le chicche praticamente nella propria cucina, fa pensare che qualche cultore del "fai da te" sia presente sul territorio nazionale. Magari in un appartamento del palazzo di fronte al nostro.
S. C.

 
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