VITA SOCIALE

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gennaio/febbraio 2000

 
 
 
 
 



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  INFORMAZIONI
Gruppo Abele
Via Giolitti 21, Torino
Tel. Ufficio Stampa e Comunicazione: 011 8142756-29

Progetto Pronta Accoglienza
Via Pacini, 18 Torino
Tel. 011 2486221


 
 
 
 

 

Dalla strada alla strada
"Dalla strada alla strada": questo è il motto che meglio definisce il viaggio che l'Associazione Gruppo Abele sta compiendo da più di trent'anni, coordinata dall'instancabile presidente don Luigi Ciotti. Un viaggio attraverso strade che simbolizzano le realtà più difficili e scomode, le povertà più estreme, i disagi più profondi, le solitudini più disperate. "Realtà che coincidono con i tanti volti di chi fa fatica": non solo droga dunque, ma anche alcolismo, aids, immigrazione, carcere, prostituzione, vagabondaggio, disadattamento.
 di Grace De Girolamo

Per condividere queste difficoltà, e soprattutto per aiutare a ritrovare la speranza e il senso di responsabilità perduti, insegnando che la dignità sociale è un diritto di tutti, il Gruppo si è strutturato lungo il cammino in circa 45 attività diverse, evolutesi con lungimiranza in base ai mutamenti del quadro sociale, impegnando circa 150 operatori a tempo pieno, oltre a 200 tra collaboratori, volontari e giovani che prestano il servizio civile. Una struttura che accompagna risposte concrete e immediate ai bisogni delle persone ad analisi serie dei casi e di ciò che li determina, con l'obiettivo di formulare proposte che cambino, a monte, i meccanismi che creano l'emarginazione. Questo significa ricercarne e denunciarne le cause, percorrendo l'unica via ritenuta capace di condurre alla giustizia.
Le numerose attività del Gruppo Abele sono riconducibili ad alcuni filoni, indipendenti ma complementari: accoglienza, cultura, editoria, lavoro nelle cooperative sociali, cooperazione internazionale.
Fondamentale è l'azione di accoglienza, realizzata in particolare in Torino e nella cintura, attraverso un lavoro di rete che coinvolge, oltre a chi è in difficoltà, anche le persone e le situazioni che ruotano attorno a loro, in collaborazione con le aziende sanitarie e le istituzioni locali. Minori, carcere, prostituzione, immigrazione e droga sono solo alcuni dei temi "accolti" e affrontati dal Gruppo, anche se il problema delle tossicodipendenze non ha mai cessato di essere protagonista nell'arco degli anni, proponendosi con sfumature sempre nuove, tra cui le attualissime droghe sintetiche.
Cambiando le droghe, cambiano gli stili e le culture di assunzione, e con esse i soggetti che vi ricorrono.
"Un intervento sulla droga che non sia in grado di cogliere l'estrema varietà dei fenomeni rischia di cadere nella generalizzazione - afferma Carla Giachetto, responsabile dei progetti di accoglienza - con l'unico risultato di confondere, anziché fare chiarezza".
Il progetto di Pronta Accoglienza residenziale è rivolto a persone in difficoltà in fase di crisi acuta, o che si trascinano da tempo la loro vita sulla strada, avvertendone pesantemente la stanchezza, l'emarginazione e i disagi. I criteri che orientano l'inserimento nella comunità che prende il nome da questo progetto sono due: la mancanza di un qualsiasi sostegno familiare ed amicale, o la distruttività e la conflittualità che li caratterizzano, e la gravità della crisi psico-fisica della persona.
Nel 1998 sono stati ospitati 133 soggetti, di cui 71 hanno completato con successo il trattamento proposto. Nei circa due mesi trascorsi all'interno della struttura residenziale gli obiettivi da perseguire sono stati da una parte la creazione dei presupposti per un allontanamento definitivo dall'abuso di stupefacenti, ed il necessario recupero di energie fisiche e psichiche; dall'altra l'impostazione delle basi per ripensare alla propria vita in termini progettuali, prevedendo nel futuro il reinserimento nel proprio contesto sociale e lavorativo o, se necessario, preparandosi all'accesso ad una comunità terapeutica con programmi a lungo termine.
Molte altre sono le forme di accoglienza predisposte dal Gruppo Abele: per esempio il Centro diurno semiresidenziale di via Leoncavallo, nato nel 1992 con l'intento di aiutare i tossicodipendenti a sopportare il distacco dalla sostanza e a colmare il vuoto lasciato da essa, coinvolgendo le famiglie di provenienza e favorendo la riappropriazione della "normalità" attraverso le molteplici attività da condividere nel quotidiano. Inoltre, dal 1998 il Centro accoglie le persone con problemi di alcooldipendenza, seguite anche dall'associazione di lotta contro l'alcolismo Aliseo, che offre informazione e supporto nella riabilitazione.
E poi ancora, il servizio di Accoglienza diurna, che vede passare circa 10.000 persone in un anno, di cui 1.500 sono donne e circa un quinto extracomunitari. Si tratta di un servizio definito "a bassa soglia", poiché vuole essere in grado di rispondere ai bisogni più immediati e prevenire gravi deterioramenti fisici, psichici, sociali e morali: un posto dove fare la doccia, cambiarsi, mangiare, parlare. Un momento di tregua dalla fatica dell'abitare la strada e dalle difficoltà della dipendenza, una possibilità di dormire in un letto grazie ad un asilo notturno che registra 350 passaggi all'anno. Per gli operatori, un'opportunità di incontro e di aggancio con le persone tossicodipendenti, che troppo spesso non chiedono aiuto o lo fanno tardivamente.
Proseguendo il viaggio nel mondo dell'accoglienza del Gruppo si incontrano ancora tante realtà, a testimonianza delle numerose declinazioni della parola disagio: la comunità per coppie tossicodipendenti, che si propone di aiutarle a riappropriarsi con i loro figli del valore della famiglia. Una comunità residenziale per stranieri tossicodipendenti, soggetti in cui si sommano emarginazione e condizioni di salute fortemente compromesse. Una casa alloggio per persone in AIDS conclamato, oltre ad alloggi indipendenti sparsi nella città, ove inserire i malati che, grazie anche ai nuovi farmaci, sono in grado di vivere autonomamente.
Il sistema degli alloggi è il risultato di una consapevolezza accresciutasi negli anni: la comunità alloggio non può essere l'unica risposta, visto che nonostante l'AIDS molti chiedono di vivere una vita normale, fuori da strutture considerate ghettizzanti. I bisogni di queste persone, pur nella malattia, sono spesso molto concreti: una casa e un lavoro.
Ma il Gruppo Abele non ritiene meno importante la lotta alle nuove droghe, contro cui peraltro si batte già da anni, ben prima che le morti per ecstasy "guadagnassero" gli onori della cronaca. Qui l'approccio è necessariamente diverso, perché i consumatori non si riconoscono come tossicodipendenti e non ritengono pericolosa l'assunzione di qualche pasticca durante il week end. Allo scopo di incontrarli ed informarli sui rischi a cui vanno incontro sono stati attrezzati alcuni "techno camper" che raggiungono i giovani di tutta Italia fuori dalle discoteche di tendenza, durante concerti-eventi o importanti partite di calcio. Il progetto si propone di contattare dai 100 ai 140 mila ragazzi, con l'idea che essi stessi si facciano portavoce tra i loro coetanei della gravità dell'assunzione di droghe sintetiche.
Se l'accoglienza è l'attività qualificante del Gruppo - e per questo è stata trattata diffusamente in queste pagine, che vogliono essere un primo approccio a una realtà di azione sociale così complessa e variegata -, al suo fianco si è sviluppato un ampio settore di attività culturali, nella convinzione che la marginalità non possa essere affrontata solo con l'impegno, la disponibilità e la buona volontà di pochi, ma necessiti di un'analisi approfondita che permetta interventi di prevenzione, di formazione, di informazione e di denuncia. Fanno parte di questo impegno il Centro Studi, Documentazione e Ricerche sui temi del disagio e dell'emarginazione, l'Università della Strada, che organizza corsi di formazione per operatori sociali del pubblico e del privato, l'Ufficio Scuola, che collabora con le strutture scolastiche per progetti di informazione e prevenzione rivolti a genitori, studenti ed insegnanti.
Non ultime le attività editoriali del Gruppo, editore di periodici su mafie e tossicodipendenza (Narcomafie) e su tematiche di formazione e sensibilizzazione rivolte agli operatori sociali (Animazione Sociale), oltre che di un Annuario Sociale che nel 2000 giungerà alla quarta edizione, strumento informativo non solo del disagio, ma anche dell'agio, inteso come qualità della vita e delle relazioni. Una miniera di informazioni da esplorare e una ricchezza da cui attingere, perché i vari aspetti del sociale non riguardano solo alcuni, ma tutti i cittadini.

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