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gennaio/febbraio 2000

 


Per difendersi dalle valanghe
Arva: è un apparecchio speciale, ricetrasmittente e tarato su una frequenza fissa stabilita per il soccorso ai sepolti da valanga. 
È indispensabile per qualsiasi gita scialpinistica, anche facile, e bisogna saperlo usare molto bene, esercitandosi costantemente (costo a partire da L. 350.000).
Pala: in commercio ne esistono di diversi tipi, ormai tutti ripiegabili e trasportabili nello 
zaino (costo a partire da L. 70.000).
Sonda: è un leggerissimo bastoncino in lega, che si monta come i paletti delle tende (costo a partire da L. 100.000).
Come cominciare nel modo migliore?
Un manuale: Collegio nazionale guide alpine italiane, Commissione tecnica, Sci fuoripista e scialpinismo, Vivalda, Torino 1998
un libro di itinerari: R. Aruga, Scialpinismo tra Piemonte e Francia, CDA, Torino 1999
e alcune letture sulle valanghe:
- Cai-Svi, Sci alpinismo: neve e valanghe, Milano 1999
- R. Cresta, La neve e le valanghe, Mulatero, Cirié 1993
- D. McClung, P. Schaerer, Il manuale delle valanghe, Bologna, Zanichelli 1996.
I libri qui menzionati e molti altri possono essere consultati presso la biblioteca nazionale del Club alpino italiano, che si trova a Torino, in via Barbaroux 1, non lontano da Piazza Castello, tel. 011/533031.

Io sci così
Riscoprire lo spirito dei pionieri e dare spazio alla propria voglia di avventura. Lo sci autentico contro la scontatezza e la banalità della produzione di massa
di Mario Frascione

Avete mai visto le montagne dall'aereo in inverno?
Formano una splendida e luminosa distesa bianca, che si estende a perdita d'occhio. Solo dall'alto ci si rende conto di quanto è vasta la quantità di neve a disposizione di chi decide di scrivere con le tracce effimere ed eleganti dei propri sci.
Dall'alto si capisce che lo spazio a disposizione di chi scia è - per fortuna - infinitamente superiore a quello attrezzato con costruzioni e impianti di risalita. E lo scialpinismo, praticato negli spazi incontaminati con mezzi leali che non aggrediscono il delicato ambiente alpino e il suo fragile ecosistema, può essere la chiave da ritrovare per chi desidera entrare nel mondo meraviglioso della montagna invernale e primaverile.
Lo sci dei nonni?
Sarà capitato a tutti di vedere vecchie foto in bianco e nero, nelle quali signore impettite avvolte in grandi gonne posano sugli sci, oppure giovani aitanti si atteggiano a conquistatori impugnando energicamente i bastoncini.
L'incanto di poter scivolare veloci galleggiando sul manto di neve come se fosse un'onda del mare è antico di secoli, anche se lo sviluppo dello sci fino a divenire uno sport di massa si deve al '900, attraverso la meccanizzazione della fase di risalita con ski-lift e teleferiche. Un cambiamento che ha permesso a un grande numero di persone in tutto il mondo di provare l'emozione di un pendio inclinato senza dover provare la fatica di portare se stessi e l'attrezzatura in alto.
Questo modo di praticare e intendere lo sci è divenuto dominante, al punto che oggi il principe degli sport invernali coincide per gran parte dell'opinione pubblica proprio con l'idea dei grandi comprensori e dei mezzi di risalita.
Le cose però non stanno così: esiste un consistente numero di persone che attraverso lo sci cerca un contatto autentico con la natura della montagna, la possibilità di condividere con i propri amici e conoscenti una piccola avventura, il desiderio di scoprire cosa c'è al di là di un crinale, la voglia  di essere i primi a incidere con le proprie tracce un pendio innevato.
Si tratta degli scialpinisti, che pongono la propria gratificazione nel vivere la montagna innevata per sei o sette mesi all'anno, conservando almeno in parte l'eredità dello spirito dei pionieri, e lasciandosi, anche sui tanti percorsi già noti, il gusto di scoprire dove passa un itinerario.
Ancora oggi, del resto, il salire con le proprie forze fino sulla cima di una montagna o a un colle con gli sci, per poi affrontare la discesa, è una delle attività più affascinanti che la neve possa riservare; un'esperienza che, se affrontata con un'adeguata preparazione, è alla portata di molti.
La neve non "addomesticata" significa anche scoperta.
Sulle piste battute dai gatti delle nevi sono ormai tanti, spesso troppi, i filtri che si frappongono tra noi e la natura che ci circonda: code, affollamento e schiamazzi non sono infrequenti in una domenica trascorsa sugli impianti (senza parlare del costo sempre più esoso del giornaliero dei più importanti comprensori). Ebbene, lo scialpinismo cancella tutto questo, grazie a sci appositi, a un particolare tipo di attacco e alle cosiddette "pelli di foca".
Quando si pratica
La pratica dello scialpinismo è naturalmente vincolata alla presenza e qualità del manto nevoso, ma la stagione, poiché non si dipende da piste e da impianti di risalita, va solitamente da fine dicembre a giugno. La stagione comincia sui pendii a quote medie in inverno, nelle magiche atmosfere dei boschi radi, con cime magari ancora affacciate sulla pianura che si salgono e si scendono in giornata, e continua poi con gli itinerari primaverili, quando si sale a cercare la neve sui ghiacciai, anche a quota 4000, e in genere al di sopra dei 3000 metri.
Con il cambio di stagione dall'inverno alla primavera cambia anche il tipo di neve da affrontare: durante il primo ci si può sbizzarrire in discese nella neve polverosa dei versanti esposti a nord, lasciando dietro di sé fantastiche scie, mentre in primavera si va a caccia della neve "trasformata", cioè rammollita e uniformata dal sole e poi indurita dal gelo.
La neve non addomesticata
Lo scialpinista dipende completamente dalla presenza e dalla qualità della neve: dove finisce la pista, volutamente sgombrata da pietre e alberi, la cui neve viene "pettinata" e curata dai gatti delle nevi o integrata dai cannoni, comincia un mondo diverso, che magari si presenta come bonario, ma che non va assolutamente sottovalutato.
Il pericolo principale per lo scialpinista è costituito dalle valanghe, vere e proprie "frane" di neve, che possono raggiungere dimensioni anche enormi quando i legami interni che mantengono coeso il manto nevoso cedono improvvisamente. Per questa ragione occorre avere una approfondita conoscenza della montagna: solo così ci si potrà muovere con sicurezza in uno spazio straordinario, ma che non perdona la superficialità.
Ciò vale anche per il terreno su cui si scia nella tarda primavera, quando si salgono e scendono i ghiacciai e occorre muoversi con le tecniche adeguate.
Fatte queste premesse, lo scialpinismo può regalare davvero tanto a chi lo pratica, indipendentemente dalla difficoltà degli itinerari, perché lascia spazio alla fantasia, alla creatività, alla voglia di avventura. Il numero dei percorsi a disposizione di chi pratica la disciplina è elevatissimo e per diversi anni è possibile effettuare gite senza percorrere due volte gli stessi pendii innevati.
Difficoltà e tecnica
Per conoscere in anticipo quale sarà la difficoltà complessiva di un itinerario, da tempo si è adottata la convenzione di classificarne la difficoltà: le tre classi di difficoltà sono MS (medi sciatori), BS (buoni sciatori) e OS (ottimi sciatori) con l'aggiunta della lettera "A", qualora il percorso presenti anche caratteristiche di tipo alpinistico.
Come si svolge una gita di scialpinismo? In realtà comincia ben prima di partire, seguendo durante la settimana l'evoluzione del tempo e delle precipitazioni nevose attraverso i bollettini meteonivologici: è importante sapere se in settimana ha nevicato o meno, se nei valloni o sulle creste ha soffiato il vento creando pericolosi accumuli di neve instabile, e scambiarsi informazioni con gli altri scialpinisti per sapere e dire dove c'è neve di buona qualità. Dopo essersi informati sulle condizioni si valuta, su uno dei tanti testi di itinerari oggi  a disposizione, la gita che meglio si adatta alle condizioni del momento.
La domenica mattina, in inverno, la sveglia suona presto: sono le sei del mattino ed è un po' dura buttarsi giù dal letto, fare una veloce colazione, caricarsi lo zaino e gli sci che si sono preparati la sera prima e raggiungere gli amici al luogo dell'appuntamento in città. Qui si stipano al meglio le automobili - cosa che fa bene sia al portafoglio sia all'ecologia - e ci si dirige al luogo dai cui parte l'itinerario.
Quando si arriva l'aria è fredda e occorre un altro piccolo sforzo per uscire dal calduccio dell'abitacolo, calzare gli scarponi e applicare le pelli agli sci. Sarà ripagato abbondantemente già dopo i primi metri di salita con i quali ci si scalderà grazie allo sforzo aerobico, e i polmoni respireranno l'aria fresca e pulita del mattino.
Il sabato sera bisogna andare a letto presto, ma l'esperienza unica di un'avventura simile vale senz'altro la pena.
In Piemonte esistono centinaia di itinerari. Sarà bello allora affidarsi a un amico esperto per cominciare, o - ancora meglio - a una scuola di scialpinismo del Club alpino italiano che organizzi corsi teorici e pratici per affrontare la montagna con la necessaria preparazione e sicurezza.
Come cominciare nel modo migliore?
Il modo migliore per incominciare è indubbiamente quello di iscriversi a una scuola di scialpinismo del Cai. Tra le materie di un corso di scialpinismo, ci sono cartografia, scelta dell'itinerario, conduzione della gita, materiali, neve e valanghe, soccorso, meteorologia, ecc.
Naturalmente la frequentazione di un corso (composto da lezioni teoriche e pratiche) è la premessa fondamentale per cominciare, ma l'apprendimento dello scialpinismo non finisce qui: è una scoperta e un miglioramento continuo, dove ciascuno è libero di scegliersi le difficoltà che lo gratificano, dove ciascuno, grazie alla vastità del terreno di gioco, può aggiungere sempre nuovi elementi alla propria esperienza. Un buono scialpinista sa scegliere dove passare per superare un punto critico, sa rinunciare quando le condizioni atmosferiche o del manto nevoso divengono pericolose, o semplicemente sa individuare il pendio dove lui e i propri compagni potranno inanellare le serpentine più belle.
Per informazioni: Club alpino italiano, sezione di Torino, via Barbaroux 1, Torino, tel. 011/546031; oppure Club alpino italiano, sezione Uget, galleria Subalpina 30, Torino, tel. 011/537983.
Nota bene: ai corsi per l'insegnamento dello scialpinismo viene data per scontata una buona capacità sciistica.

L'attrezzatura dello scialpinista
Sci: sono più larghi e leggeri degli sci utilizzati in pista, generalmente hanno la punta più arrotondata (costo a partire da L. 300.000).
Attacchi: il puntale è dotato di uno snodo completo che consente di liberare il tallone per poter camminare in salita. La talloniera viene bloccata in discesa rendendoli così uguali a quelli da pista (costo a partire da L. 370.000).
Scarponi: devono garantire le prestazioni di quelli da pista, poter essere regolati per la salita e soprattutto avere una suola scolpita come le calzature da montagna, per quando occorre togliersi gli sci e camminare sulla neve dura senza scivolare o calzare i ramponi (costo a partire da L. 350.000)
Pelli di foca: il nome è dovuto al materiale con cui un tempo venivano fabbricate; da molti anni però si adoperano materiali sintetici. Grazie a esse si riescono a salire i pendii con gli sci ai piedi senza scivolare a valle (costo a partire da L. 100.000).
Bastoncini: sono più leggeri di quelli normali e hanno un piattello più grande che permette di non farli affondare se puntati nella neve fresca (costo a partire da L. 80.000).
 

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