CULTURA

Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2000

gennaio/febbraio 2000

 
 
 
 


Prova a leggere:
Attilio Bertolucci
La camera da letto
Garzanti, 1984 e 1988 Lire 20.000
Maurizio Cucchi
Poesia della fonte
Mondadori, 1993 Lire 22.000
Giovanni Raboni
Ogni terzo pensiero
Mondadori, 1994 Lire 22.000
Giovanni Giudici
Empie Stelle
Garzanti, 1996 Lire 32.000
Patrizia Valduga
Requiem
Marsilio, 1994 Lire 20.000
Czeslaw Milosz
Poesie
Adelphi, 1983 Lire 22.000
Seamus Heaney
Poesie scelte
Marcos Y Marcos, 1996 Lire 24.000
Wislawa Szymborska
Vista con granello di sabbia
Adelphi, 1998 Lire 32.000
Philippe Jaccottet
Alla luce d'inverno
Pensieri sotto le 
nuvole
Marcos Y Marcos, 1997 Lire 24.000

 
 

 

Dissonanze e anormalità
"I poeti hanno sempre saputo che il dolore si scioglie nel canto".
Qui non si parla di poesia, non ci si domanda che cosa significa una poesia. La poesia è quel che è, esprime ciò che con il linguaggio comune non si può dire. Non utilizza la lingua della comunicazione. La poesia è un sistema complesso, non si limita al significato delle parole e delle frasi, è un sistema fatto di suoni, di segni, di ritmo. 
di Maria Abbrescia
Alla poesia bisogna arrendersi, attenendosi alla sua scrittura, alla verità del poeta. La poesia, fatta di frammenti, linee spezzate, rapsodica e intermittente, è molto più vicina al procedere della nostra esperienza di quanto si sia portati a credere. Va e viene, si arresta e riprende, prosegue per strade parallele, incomprensibile e affascinante. E' armonia e disarmonia, tensione che non si risolve, impossibilità. Ma è indispensabile tenere presente che l'atto che conduce alla poesia si chiama lavoro, metodica costruzione di un'architettura. Matematica.

Rivolgere l'attenzione verso alcuni poeti del secondo Novecento, grandi poeti che attingono i propri elementi dall'esperienza concreta, dall'osservazione del quotidiano anche quando si tratta di sogni e fantasmi, potrebbe essere il punto di partenza per un personale percorso nella poesia contemporanea.
Partiamo da Philippe Jaccottet, uno tra i più importanti poeti francesi contemporanei - nato nel 1925 a Moudon, in Svizzera, vive nel sud della Francia. Nella sua opera è possibile individuare alcuni temi ricorrenti: il contrasto tra luce e ombra, vita e morte, bellezza e miseria dell'essere umano. Jaccottet, con il suo tono sommesso, guida presto all'introspezione e alla meditazione. La sonorità del verso, la musicalità spontanea di questo grande poeta, è resa con grande sensibilità dalla traduzione di Fabio Pusterla:

Le nuvole si costruiscono in linee di pietra
l'una sull'altra
leggera volta o arco grigio.

Noi possiamo portare poco peso,
appena una corona di carta dorata;
e poi alla prima spina
gridiamo aiuto e tremiamo.

Dalla grande tradizione polacca, invece, si impone all'attenzione con una originale e personalissima scrittura poetica, Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura nel 1996, nata nel 1923 a Kórnik. La sua poesia è di frequente percorsa da una domanda "pressante" e "ingenua", ed è quella del "come vivere?" Ma è proprio il modo in cui la Szymborska solleva interrogativi e riflessioni a caratterizzare la sua poesia, fatta di disperazione e incanto, di levità, stupore e ironia:

Ritorni
E' ritornato. Non ha detto nulla.
Era chiaro però che aveva avuto un dispiacere.
Si è coricato col vestito.
Ha messo la testa sotto la coperta.
Ha ripiegato le gambe.
È sulla quarantina, ma non in questo momento.
Esiste - ma solo quanto nel ventre di sua madre,
al di là di sette pelli, al riparo del buio.
Domani terrà una conferenza sull'omeostasi
nella cosmonautica megagalattica.
Per il momento si è raggomitolato, dorme.

Visto che siamo in aria di Nobel, è inevitabile non transitare per Seamus Heaney e Czestaw Milosz, entrambi vincitori del premio per la letteratura, e rispettivamente nel 1995 e nel 1980. Oggettività e distacco sono forse i caratteri più evidenti della poesia di Seamus Heaney, nato nel 1939 nell'Irlanda del nord. I suoi versi sono pervasi di fermenti di materia vitale, di organismi, sono fatti di terra e di attesa:

Oracolo
Nasconditi nel tronco
vuoto del salice, al suo
ascolto familiare,
finché, come di solito,
ripetono monotoni
il tuo nome fra i campi.
Li puoi udire mentre
tolgono avvicinandosi i paletti
dei recinti e ti chiamano:
bocca minuscola e orecchio
in una fessura del legno,
lobo e faringe
dei luoghi muschiosi.

L'insopportabile percezione della impossibilità dell'essere umano di capire la propria esperienza è, secondo l'autorevole opinione di Iosif Brodskij, il nucleo centrale dei temi più importanti della poesia di Milosz. Nato in Lituania nel 1911, esule dalla Polonia sin dal 1951, Milosz ha perduto luoghi e affetti, la propria identità e la possibilità stessa di comunicare, ma si è salvato rimanendo legato alle sue radici, cioè alla sua cultura e alla sua lingua. Una lingua scarnificata e nitida, rigorosa e densa:

Sovrano d'Albania
E allora hai provato le fiamme dell'inferno.
Potresti perfino dire come sono: vere.
Terminanti con ganci aguzzi per strappare la carne
A pezzo a pezzo, fino all'osso. E percorrevi la via
E aveva luogo il castigo, l'effusione di sangue, la fustigazione.
Ricordi, quindi non hai dubbi. È davvero l'inferno.

Il percorso continua, ricco e frastagliato. Nonostante il suo mutismo pubblico anche la poesia italiana offre spunti ricchi. I maestri riconosciuti hanno dato ampia testimonianza di sé, da Attilio Bertolucci, a Giovanni Giudici, a Giovanni Raboni, ma il panorama si compone inoltre delle opere di poeti della generazione che aveva fornito le prime prove negli anni Settanta, come Maurizio Cucchi e Patrizia Valduga. Naturalmente questi vogliono essere soltanto degli spunti, brevi accenni, forse suggestioni. Per dirla con Hugo Friedrich, la poesia la si può amare o respingere. Ma dev'essere un amore o una ripulsa che si basa sulla conoscenza.

SOMMARIO DI QUESTO NUMERO


 
ANNO
ricerca per numero e anno
ARGOMENTI
ricerca degli articoli per argomenti
SPECIALI
titoli degli speciali
PAROLA
ricerca per parola chiave