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SPECIALE BALLO | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2000 | ||
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Fandango,
courenta e rondò
E' una tribù che danza, suona, balla, viaggia. E cresce senza freno, senza confine. Sono centinaia, ormai, le persone di ogni età, cultura e professione che si dedicano alla danza popolare, giovani e meno giovani che da qualche tempo, a Torino, hanno dato inizio ad un cammino fatto di colore e costume portando a casa musica, cori, coreografie di luoghi vicini e lontani, culture e tradizioni espresse nel disegno dei corpi, dei cerchi, delle coppie che -mistero- in ogni parte del mondo si sono sviluppate in maniera simile tra un popolo e l'altro, tra un luogo e l'altro anche quando le genti tra loro non si conoscevano, non si frequentavano, ad andar bene periodicamente se le davano. di Marco Volpatto La danza popolare, da noi, è firmata Occitania, la terra che dai Pirenei attraversa la Francia meridionale e raggiunge le valli di Cuneo, di Pinerolo e del Canavese dove antiche ballate vengono suonate da tempo immemorabile. Qui Italia e Francia e Spagna diventano una terra sola, si fondono in un solo abbraccio, luogo di viaggi, scambi e tradizioni fin dalla notte dei tempi, della quale fortunatamente da quelle parti non si è offuscata la memoria. Anche durante le numerose guerre cui sono stati costretti, i popoli occitani non si sono mai perduti di vista, hanno cercato il dialogo e il confronto attraverso una cultura profonda, fatta di incontri, commerci, feste, musiche e danze che da sempre sanciscono l'identità indivisibile di quelle genti. Le ballate hanno nomi curiosi: courenta, bourrèe, circolo circassiano, mazurca, valzer a tre, cinque o undici tempi. Ogni paese ha disegnato la propria danza e, dove tutto era già stato inventato, i valligian-coreografi hanno creato nuovi passi e nuovi ritmi al fine di mettere in difficoltà i pari età delle lande vicine impedendo loro di intrecciare i passi e qualcos'altro con le fanciulle indigene. Per questo oggi contiamo decine di Courente, dalla Val Vermenagna alla Val Pellice, dall'Argentera a Sampeire, ammiriamo infinite Bourrèes, spagnole (la Crouzado, un intreccio spettacolare tra due coppie di ballerini), francesi (la Gran Pouteriè e il rondò) e piemontesi, e ancora, un numero imprecisato di Fandanghi, a coppie, in cerchio o di corteggiamento. La grande varietà di musiche e coreografie delle nostre valli si intreccia oggi con le mille culture della grande città: il Country si sovrappone alla fisarmonica, i balli sardi si alternano al Rock & Roll, i cerchi occitani si aggiungono alle cento tarantelle dell'Italia meridionale, o alle ballate del resto d'Europa, dell'India, del Centroamerica, di Israele, queste ultime nate tutte dopo la riunificazione del popolo ebraico sotto un unico Stato allo scopo, anche qui, di promuovere la socializzazione fra persone che arrivano da ogni parte del mondo. Danze di guerra, danze che parlano di gioia, oppure di dolore, danze che descrivono viaggi, scoperte, ritorni, ricerca. Danze simboliche, giochi, icone del tempo accompagnate da strumenti che si alternano, trionfano, scompaiono e poi risorgono, come la Ghironda, ancora "made in Occitania", sintesi tra clavicembalo, chitarra e macchina per cucire, o come l'organetto, la fisarmonica dei poveri, tenero strumento di allegria prima ancora che di musica popolare. Poi, soprattutto, danze d'amore. Sguardi come antichi e forti ponti di pietra sopra i quali si potrebbe dipingere o viaggiare o costruire strade, mani che si sfiorano e si stringono, dita che si intrecciano, piedi che, ahimè, si calpestano, visi e corpi che si lambiscono ruotando su se stessi nell'emblema più profondo e che, nella danza, si realizza meglio che in qualsiasi altra icona, fatto salvo l'amore stesso, naturalmente. Si danza anche con la musica dal vivo. Gruppi già famosi, Lou Dalphin e Lionetta su tutti, e formazioni meno note ma ugualmente affascinanti: la Banda Brisca, i Suonamboli, Lillo e i Vagabondi, i Triolet, le Spicciole di Rivalta, l'istrionico Vincenzo Cagliotti da Milano, Gabriele Ferrero, Silvio Peron, la Tarantola, Graziano Grua, Giorgio Scapecchi, e tanti gruppi spontanei che si ritrovano nelle piazze, agli angoli delle strade, nei parchi cittadini, gente semplice che ha liberato la passione per l'arte per il solo gusto di vedere altre persone danzare sul ritmo, sul suono, nell'armonia del proprio strumento. E' lo stesso allegro piacere regalato dai numerosi "gruppi spettacolo" che portano la danza popolare nelle piazze divenendone l'emblema principe: si impadroniscono dei passi e della storia delle danze, ne fanno la ricerca, approfondiscono lo studio dei popoli che le hanno inventate, della gente che le ha vissute e in qualche modo fatte arrivare fino a noi. Quindi ne penetrano il significato, le integrano con i costumi, ne perfezionano la coreografia per portarle nelle città a dimostrare che è possibile recuperare i profondi valori antichi e trasformarli in momenti di semplicità, amicizia e allegria per tutti. Le associazioni offrono un'ampia gamma di possibilità: irlandesi e scozzesi, a Torino da quasi tre lustri, occitane, italiane, internazionali, russe, israeliane, argentine, con il trionfale ritorno del Tango. Ogni sera, da lunedì a domenica, un incontro, un concerto, un corso, uno spettacolo. Divertimento sano, puro e duro, normalmente a prezzi abbordabili, spesso e volentieri gratis. L'impegno delle associazioni è quello di promuovere la conoscenza e l'approfondimento di culture diverse dalla nostra, lontane nel tempo, nella storia e nelle tradizioni, distanti negli spazi immensi di terre che si conoscono solamente per fotografia o anche per esserci stati ma non per averci danzato sopra e averne cercato, incontrato, compreso i significati, le genti, il pensiero. Nei suoni, attraverso il movimento nasce un importante messaggio di eguaglianza, di pace, solidarietà e dialogo, e Dio sa se ce n'è bisogno. Due i momenti dell'anno nei quali le varie associazioni uniscono le loro forze: il 31 ottobre (Halloween) ed il primo sabato di primavera, lunghe notti di ballo popolare che trasformano il bocciodromo di Rivalta in un grande circo con centinaia di appassionati, musica dal vivo e suonatori da tutto il mondo. Ghironde, mandolini, tamburi, nacchere, cornamuse, flauti e clarinetti di ogni forma, dimensione e colore, chitarre e voci, voci profonde, calde come quelle di una volta, voci che rimandano ai luoghi di nascita, famiglia e residenza della musica stessa, espressione di donne e uomini meravigliosi capaci di creare musiche e disegni così semplici da sopravvivere nei secoli dei secoli, amen. Danza anche chi non è molto bravo, o è da poco iniziato alla grande tribù: gli esperti trasmettono passi e conoscenza ai neofiti, i più portati si dedicano agli sfigati i quali di musica, ritmo e figure non hanno mai sentito parlare. Il risultato è splendido, si può danzare ad occhi chiusi. Il cerchio guida, trasporta, illumina la strada, è un'onda dalla cui cresta ci si fa cullare galleggiando come in un sogno, un sogno antico inventato da chi ha creato le danze e probabilmente anche ciascuno di noi. |
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