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Inviato da: Emanuele Passanante e-mail: emanuele@psicologiasalute.it
Titolo: Comunicato del Centro studi Tabagismo sul Polonio 210

Centro studi Tabagismo

Polonio 210. Contamina un miliardo di persone.

La spy-story di questi giorni ha portato alla ribalta il Polonio 210, che sarebbe servito ad eliminare Alexander Litvinenko. La dose di sostanza radioattiva usata per avvelenare Litvinenko, sarebbe stata cosi' massiccia da essere definita «monumentale » dai tecnici del Ministero della Difesa Britannica.
Il Polonio 210 si trova in natura nelle rocce contenenti pechblenda detta anche uraninite. Per la cronaca, in alta Val di Susa, a Venaus, il monte che si sarebbe dovuto traforare prima del cambio di tratta, è ricco di amianto e di pechblenda. Ma al di là di ogni altra considerazione, il Polonio 210 si ritrova nei fertilizzanti del tabacco, estratti da rocce contenenti pechblenda.
 
"Non deve sorpendere la presenza di Polonio-210 nel tabacco, quando i fertilizzanti fosfatici vengono impiegati per la sua coltivazione", spiega Vincenzo Zagà, pneumologo e vicepresidente della Società di Tabaccologia, che lavora con Gattavecchia a ricerche sulla radioattivita' del tabacco. "La presenza di Polonio-210 nel tabacco delle sigarette e' noto ai produttori fin dagli anni ‘60 ma e' stato tenuto nascosto, nonostante le ricerche lo avessero evidenziato".
 
Infatti, fra gli oltre 35 milioni di documenti della Philip Morris desecretati e resi pubblici per condanna penale sul sito www.pmdocs.com, vi sono almeno 50 documenti-memorandum confidenziali sulla radioattività alfa da Po-210 del fumo di tabacco. Uno di questi datato 1980, rivela che si era già a conoscenza che le sigarette contenessero Piombo e Polonio radioattivo.
 
Ma come il Polonio 210 arriva nel tabacco e poi nel polmone?
 "Il tabacco trae gran parte del Polonio radioattivo grazie alla enorme capacità di assorbimento delle foglie, che lo trattiene. Quando poi viene seccato, trinciato e fumato, alla tempratura di 900 °C il Polonio passa allo stato gassoso e come tale viene inalato in gran parte, mentre un'altra quota viene veicolata nelle vie respiratorie attraverso la componente corpuscolata del fumo, che nel frattempo è diventata radioattiva".

Da alcuni anni, assieme al prof. Gattavecchia dell'Unità di Scienze Chimiche, Radiochimiche e Metallurgiche dell’Università di Bologna, e in collaborazione con l’ENEA, si effettuano studi sulla radioattività Alfa da Polonio 210 nel tabacco.

"Abbiamo riscontrato che il tempo medio di permanenza nei polmoni del Po-210 è di 53 giorni. L'azione radioattiva continua per 138,38 giorni se i sistemi di difesa broncopolmonari non riescono a rimuovere le particelle radioattive in maniera efficiente. Perciò, venendo meno i sistemi di depurazione broncopolmonare a causa della bronchite cronica e l'enfisema, si instaura nei fumatori, un bombardamento radioattivo che porterà alla formazione di tumori soprattutto polmonari. Secondo Everett Coop, già direttore del Surgeon General, la radioattività Alfa da Po-210 presente nel tabacco è responsabile del 90% dei tumori fumo-correlati".
"Ma il dato più impressionante è quando consideriamo il rischio biologico da radioattività Alfa in un fumatore paragonato alla emissione di radionuclidi che si avrebbe in una comune radiografia del torace. Fumando 20 sigarette al giorno per 1 anno si riceve una dose di radiazioni equivalenti a circa 300 radiografie al torace".

Info:
SITAB, Società Italiana di Tabaccologia
Tel. 06 39722649
E-mail: info@tabaccologia.it
Sito: www.tabaccologia.it - www.gea2000

14/12/06


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