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Io
sono di là
di Muin Masri
Editore: Michele Di Salvo Divisione TracceDiverse
Prezzo: 10 Euro
Introduzione:
Sono
tre, a mio avviso, le parole attorno alle quali si costruisce
lintenso romanzo di Masri, e, sempre a partire da
queste, si dischiudono al lettore le diverse vie di interpretazione.
La
prima è solitudine, il protagonista che
incontriamo è solo, e lo è in modo radicale
perché è orfano di padre e di madre. È
talmente solo che non ha neppure un nome a fargli compagnia,
a donargli un volto. Il suo nome e cognome li ha persi
in guerra, nella guerra quotidiana e personale che combatte
per sopravvivere, e nella guerra collettiva del popolo
palestinese cui appartiene. La condizione di orfanità
del ragazzo senza nome si innalza allora a
condizione esistenziale del suo popolo orfano di patria
e di speranze, nazione alla quale insieme alla terra è
stata strappata lidentità. Lessere
solo diviene, ad un certo punto, un essere altro, estraneo,
e ciò si desume anche dal titolo che denuncia sin
da subito il suo appartenere ad un altrove,
ad un mondo altro, con le sue regole ferree anche se appena
intuibili e non codificabili.
La seconda parola chiave è guerra, sentita
dai personaggi che popolano questo romanzo come impellente
necessità, unica risposta dei disperati, dei dannati
della terra palestinese si potrebbe dire parafrasando
Fanon-. Andare a combattere per la Palestina diviene,
nel romanzo, estremo gesto damore per la patria,
impresa che promette onore a chi la intraprende, unica
strada possibile e qui diviene tragicamente reale
la riflessione di Masri- per riscattare una vita che sembra
aver perso senso nel momento in cui ha perso terra e storia.
Ma lodio e la diffidenza che reca con sé
la guerra conducono luomo allaberrazione,
che è lo scagliarsi deliberatamente contro ciò
che in sé è bello e buono. Contro questa
ottusa violenza lautore compone il delicato racconto-idillio
della danzatrice caduta in guerra che offriva ai passanti
la grazia dei suoi movimenti e si sentiva a casa in
Palestina.
La
terza parola è giustizia; tutto il testo
è animato da una profonda tensione verso ciò
che è giusto e si oppone con fermezza a ciò
che non lo è. Il protagonista, soprattutto nei
momenti più bui cerca una giustizia che poi spesso
è la Giustizia che si svela nei versetti del Corano.
È proprio questultima parola che costituisce
la lente attraverso cui vedere e leggere gli eventi.
La disperazione iniziale si traduce allora in sorprendente
speranza quando lautore ci rivela che, alla fine
dei sentieri tortuosi e interrotti percorsi dalluomo,
ci aspetta la certezza del ritorno a casa e la gioia della
festa.
(Silvia De Marchi)
Quarta di copertina
Appartenere
alla terra e al popolo di quelli che sono di là,
e vivere tra quelli che sono di qua non è cosa
semplice, può anzi divenire una condizione lacerante
E se, come è stato per Masri, dalla propria patria
e dal proprio popolo ci si deve pur separare, non è
detto che li si debba abbandonare: essi possono essere
saldamente custoditi in una regione del proprio cuore.
"Si
può perder tutto in questa vita, i propri cari,
la casa, la terra, ma la patria no, è la storia,
e come si può andare avanti senza la propria storia?
Una volta, quando le tribù dovevano spostarsi da
una zona allaltra per forza maggiore, anche di pochi
chilometri, portavano con loro tutto, perfino i loro morti,
rappresentavano la storia, il passato, la carta didentità.
Ecco perché quel milione di profughi palestinesi
sognava di ritornare a casa propria, senza i propri morti
si sentivano persi, orfani."
Biografia
Muin
Masri è nato a Nablus (Palestina) nel 1962, residente
in Italia dal 1985, si occupa di Informatica e, tempo
permettendo, racconta "storie del proprio paese".
Ha già pubblicato Racconti? (1994) edito da Scripturiom,
Il sole di inverno (1999) e Pronto, ci sei ancora? (2001)
editi da Portofranco. Ha realizzato un programma radiofonico
per Radio Rai3 nellambito di Cento Lire.
Info:
Silvia De Marchi (redazione casa editrice traccediverse)
Tel. 011 5681904
Sito: www.traccediverse.com
20/12/05
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