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NOMADI IN MOVIMENTO
In
questi giorni a Torino migliaia di donne e uomini vivono
con angoscia le notizie di "guerra" che lasciano
presagire solo morte, distruzione, sofferenza, miseria.
Donne e uomini cercano di affermare, manifestando la propria
opposizione alla guerra, il principio che solo un mondo
più giusto, meno squilibrato economicamente, più
rispettoso dei diritti di tutti, può garantire
un futuro per i propri figli.
Altre donne e altri uomini di Torino hanno motivo di angosciarsi
non solo per una guerra che, se non sarà evitata,
colpirà tutti, ma anche per gli ostacoli, ogni
giorno più grandi, che devono affrontare per lavorare,
per mandare i propri figli a scuola, per mantenere in
vita la propria cultura di minoranza etnica, per sopravvivere.
Sono i Rom e Sinti di Torino.
Rom
e Sinti che scenderanno in piazza per difendere il diritto
a vivere con dignità e per dire ai cittadini di
Torino "Fate attenzione che quando una società
discrimina e criminalizza una minoranza etnica colpisce
se stessa perchè mina le basi stesse del vivere
civile.
Aiutateci ad impedire che scelte politiche e amministrative
demagogiche portino all'isolamento e alla disperazione
una parte della popolazione".
Purtroppo
negli ultimi tempi, a Torino, sono state adottate nei
confronti dei nomadi, misure discriminatorie che contraddicono
quanto nel corso degli anni è stato fatto per favorire
l'inserimento sociale attraverso il lavoro, la scolarizzazione
dei minori e la compartecipazione interculturale.
Le
ultime scelte dell'Amministrazione di Torino fanno perdere
il lavoro ai nomadi che oggi sono impiegati in piccole
aziende o presso artigiani e impediscono l'accesso ai
campi-sosta a chi ne ha diritto.
Infatti
il Comune ha deciso che non vengano rinnovate le "borse
lavoro" ai nomadi che hanno il permesso di soggiorno
in fase di rinnovo. La conseguenza è che i datori
di lavoro non possono tenerli alle proprie dipendenze
mettendo così famiglie, anche con figli, nella
pericolosa e degradante situazione di non avere un reddito
legale.
Tale
misura restrittiva è rivolta esclusivamente ai
nomadi che vengono quindi trattati come "extracomunitari"
con meno diritti degli stranieri che mantengono (giustamente,
sia chiaro!) le borse lavoro anche durante la fase del
rinnovo del permesso di soggiorno.
Questa
decisione si configura quindi come atto discriminatorio,
particolarmente grave, nei confronti di una minoranza
etnica.
Per
quanto riguarda l'accesso ai Campi Nomadi l'Amministrazione
ha di fatto scelto di non concedere nuove autorizzazioni,
pur essendo esse possibili a norma di regolamento. Pare
quasi abbia deciso di regolare la fruizione dei campi
sosta con criteri diversi da quelli indicati dai regolamenti
comunali.
Sembrerebbe una scelta più finalizzata a "ripulire"
la città in vista delle Olimpiadi che a gestire
in modo corretto un servizio.
Ai
nomadi di Torino viene sostanzialmente negato il diritto
di lavorare, di vivere nei campi autorizzati e di mandare
i figli a scuola. Li si mette nella necessità di
occupare abusivamente altre aree (come ad esempio i giardini
pubblici, argini pericolosi dei fiumi etc.) o di ricorrere
a vari espedienti per sopravvivere.
L'Amministrazione
di Torino che spesso ha affermato di operare per l'integrazione,
l'inserimento della nostra società sulla base rispetto
delle regole, crea invece nei fatti le condizioni per
mettere i torinesi contro gli "zingari" quasi
ignorasse che i bisogni reali di sicurezza dei cittadini
trovano risposta in misure di giustizia sociale che migliorino
le condizioni di vita di tutti.
LE
ASSOCIAZIONI TORINESI DEI ROM E DEI SINTI
PROMUOVONO
UNA MARCIA PER I DIRITTI
dal
Municipio alla Prefettura
GIOVEDI'
20 FEBBRAIO ALLE ORE 10,30.
Una
delegazione porterà al Sindaco e al Prefetto le
rivendicazioni. Tra le altre:
- diritto
alla formazione professionale dei giovani, alle borse
lavoro per tutti i cittadini in difficoltà perchè
sono propedeutiche all'inserimento lavorativo;
- diritto
alla sosta attrezzata per garantire il nomadismo (sia
spontaneo che forzato);
- diritto
agli insediamenti abitativi stabili (inclusa l'autocostruzione,
la ristrutturazione di cascinali, di edilizia popolare);
- diritto
alla regolarizzazione per tutte le persone che sono
nate in Italia o che vivono da decine di anni (spesso
non hanno neanche uno stato di provenienza);
- rispetto
della peculiare condizione socio-culturale, sovente
misconosciuta e osteggiata, per poter conservare la
propria identità in un clima di rispetto reciproco;
- diritto
alla scolarizzazione dei minori;
- diritto
alle prestazioni sanitarie, inclusi gli interventi per
portatori di handicap, minori e anziani
DATE
FORZA ALLA DIMOSTRAZIONE PARTECIPANDO!
promuovono la manifestazione:
Associazione
Romani Buci, Associazione Romanò Pala Tetehara,
Associazione Romanò Ilò, Opera Nomadi, Ass.
It. Zingari Oggi, Unpress-Suore Luigine.
Hanno
già dichiarato la propria adesione:
Rifondazione Comunista, Movimento dei Disobbedienti,
Tavolo Nazionale Migranti del Social Forum, Comitato Diritti
Negati,Centro Culturale Deportazione e Resistenza, Mirafiori
Legambiente, Circolo Ecopolis, Ass. Gente di Falchera,
Ass. per lo Sviluppo della Falchera, Ass. Sportiva FalcheraVittorio
Negro, Presidente ANPI Torino Pino Chiezzi (Capogruppo
Gruppo Consigliare "Comunisti Italiani" Regione
Piemonte), Enrico Moriconi (Capogruppo Gruppo Consigliare
"Verdi" Regione Piemonte).
18/02/03
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