Intervista allo Chef Kumalè, chef e giornalista
esperto di cucina del mondo
(www.ilgastronomade.com), a cura di Silvia
Calvi di www.digi.to.it.
Quali suggerimenti gastronomici consiglia
ai giovani che verranno in visita
a Torino da tutta Europa?
Insieme a Milano e Roma, la nostra città
vanta un primato nazionale in ambito
"etnico", sia per l'elevato numero di ristoranti
presenti, sia per la qualità insita nell'offerta
degli stessi. È molto facile infatti
compiere un vero e proprio "giro del mondo"
passeggiando tra le vie e i bazar di San
Salvario, come è assolutamente possibile
provare aromi e sapori internazionali curiosando
tra le mille bancarelle di Porta
Palazzo. L'itinerario di un giovane turista
dovrebbe dunque iniziare proprio da questi
luoghi, per giungere in alternanza alla
scoperta delle usanze culinarie tradizionali
e recentemente acquisite, locali e
non, stabilmente caratterizzanti il territorio
o altresì apportatrici d'evoluzione negli
schemi tipici. Una passeggiata per il mercato
delle erbe dei contadini durante una
brumosa mattinata d'inverno vi farà assaporare
il gusto d'una "Porta Pila" più che
mai ancorata alle tradizioni Piemontesi,
avvolta in una teca di rusticità e tradizione
secolari magicamente immutate.
Basterà tuttavia svoltare l'angolo ed entrare
nel mercato coperto - specie quello
dei salumi e formaggi - per accorgersi di
quanto possa essere fallace tale supposizione.
Un panorama di soppressate, caci
cavalli e pecorini si dispiegherà di fronte
allo stupore dei vostri occhi, sinonimo inconfondibile
della "svolta mediterranea"
conferita allo scenario gastronomico di
Torino durante gli anni '60. Tradizioni lucane,
sarde e pugliesi giungono a nord insieme
alla manodopera FIAT, suggellando
quel connubio tra meridione e settentrione
che caratterizza tuttora le nostre abitudini
alimentari e quelle dei giovani torinesi.
Ma non è finita qui: uscendo di nuovo
allo scoperto, basterà guardarvi intorno
per scoprire in ogni angolo di piazza della
Repubblica l'enorme quantità d'apporti
etnici presenti: bancarelle colorate complete
d'ogni sorta di spezie, ristoranti arabi,
cinesi e specialità romene sembrano
costituire naturale parte integrante a quanto precedentemente illustrato. Il mio
consiglio è dunque di lasciarvi ammaliare
da tale ricchezza gastronomica, compiendo
un viaggio attraverso le radici delle
sfaccettature coesistenti. Molti sono i
ristoranti - etnici e non - degni di una sosta
a Torino.
Qualche indirizzo?
Senza farsi intimorire dalle insegne scritte
in caratteri stranieri, lasciatevi stuzzicare
dalla curiosità e osate spingere il vostro
palato in esperienze insolitamente
piacevoli. Per gli amanti del cous cous
Porta Palazzo offre numerosi locali dalle
ottime qualità, che piazzano la città al
secondo posto in Italia dopo Trapani per la
diffusione e la pregevolezza di tale specialità.
Senza abbandonare la zona, da
segnalare sono Le Grand Maghreb (piazza
della Repubblica, 24) e Cartagine, in cui
si possono assaggiare squisite specialità
marocchine senza alleggerire troppo il
portafoglio. Sulla strada per San Salvario,
nel pieno della zona chic centrale, si può
incontrare invece il rinomato Kirkuk Kafè
(via Carlo Alberto, 16/b), ben noto agli estimatori
della cucina turca e greca. Una
volta giunti in zona Porta Nuova è d'obbligo
una visita al Gran Bazar delle Spezie
(via San Pio V, 2F), gastronomia adatta a
tutti i palati. Sempre in San Salvario, degni
di nota sono infine Mar Rosso (via S.
Pellico, 8/b) per gli amanti della cucina
africana e gli economici ma buoni sushi
bar, numerosissimi in quartiere.
Quando, dunque, la tavola diventa convivialità
e tolleranza tra culture?
Qual è il modo ideale di stare a tavola
secondo lei? Quali sono i vantaggi di
una scelta "multinazionale" a tavola?
Faccio qui riferimento ad un'intervista
rivolta qualche tempo fa ad un bambino
delle scuole elementari, al quale fu chiesto
se gradisse mangiare il cous cous alla
mensa del suo istituto.
Ricordo ancora lo stupore che mi colse,
nel leggere la sua risposta: "sì, ma preferisco
quello che fa mia mamma insieme
agli agnolotti".
Non è questa una chiara prova di quanto
possa il cibo accorciare le distanze tra differenti
culture? Sedere tutti alla stessa
tavola, composta di piatti provenienti dalle
diverse e rispettive località d'origine, è il
primo passo per conoscersi meglio a vicenda.
Un esempio molto attuale in tal
senso è il kebab, tanto in voga tra i giovani
da costituire persino un degno avversario
al McDonald's nel campo dello street
food. Ormai entrato nelle abitudini gastronomiche
dei giovani torinesi, il kebab è
altresì una specialità che può esser gustata
anche in chiave "piemontese":ben noto
è infatti il chiosco di piazza Adriano, in cui
è possibile ordinare il succulento panino
farcito con carne esclusivamente proveniente
dal consorzio COALVI.
Questa è solamente una delle realtà d'intercultura
culinaria presente in Piemonte,
ove è possibile inoltre trovare sushi e cous
cous cucinati con prodotti locali.
Se dovesse scegliere un piatto internazionale
facile da preparare quale consiglierebbe
ai nostri lettori?
Trovo che il Taboulé, piatto franco-maghrebino
d'origine "pied-noir", rappresenti
alla perfezione l'integrazione insita
nella gastronomia e al contempo nella
cultura. Unione suprema di ingredienti e
tradizioni provenzali a linee culinarie prettamente
arabe, questa specialità è ottima
da gustare in estate, servita fresca e in
colorate portate. Gli ingredienti per una
singola porzione "home-made" sono 50-
80 gr. di couscous, un pomodoro cuore di
bue, succo di un limone, una manciata
d'olive taggiasche, due foglie di prezzemolo,
menta marocchina, un peperone
verde o giallo di Carmagnola, uva passa,
una cipolla rossa di Tropea, olio extravergine
d'oliva e sale q.b.
Il procedimento vede l'ammorbidimento
della semola di couscous con il succo di
limone e un po' d'acqua, in modo che non
si formino grumi nel composto. Una volta
tagliate a cubetti tutte le verdure, poi,
unire il tutto condendo con l'olio d'oliva
alla stregua d'insalata fredda. La presentazione
del piatto può esser inoltre effettuata
su foglie di lattuga, unitamente a
qualche salsa fredda da aggiungere a
piacimento. Una ricetta sicuramente fresca,
giovane e saporita, che tramite l'utilizzo
di ingredienti assolutamente italiani
e locali riesce a trasportare "oltremare" e
"oltralpe" la mente e il cuore degli assaggiatori.
Città di Torino, Settore Politiche Giovanili, Redazione Web Informagiovani
via delle Orfane 20, 10122 Torino Italia
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