Palazzo Reale (foto), Castello del Valentino (foto), Palazzo Madama (foto), Castello di Moncalieri, Villa
della Regina (foto), Palazzina di caccia
di Stupinigi, Reggia di Venaria (foto), ecc...
Con discrezione e riservatezza per una manciata di secoli, i Savoia hanno disseminato castelli e residenze da favola per tutto il territorio piemontese. Edifici sobriamente incantevoli che spiccano tra i palazzi metropolitani o che fanno capolino tra le colline in aperta campagna.
Il viaggio può cominciare dal centro città: zero problemi di spostamento, zero fatica, zero spese di viaggio. E come se non bastasse si può approfittare di alcuni tra i più bei palazzi sabaudi: Palazzo Reale (foto), per esempio, il Castello del Valentino (foto) o Palazzo Madama (foto). Il primo (6,50 euro) costa la metà per chi ha tra i 18 e i 25 anni, il secondo è sempre gratuito (su prenotazione), mentre il biglietto del terzo (7,50 euro) si può risparmiare scegliendo per la visita il primo martedì di ogni mese.
Ma la città - è vero - non soddisfa del tutto la voglia più autentica di "sabaudità". Se Emanuele Filiberto e compagnia bella si sollazzavano fuori porta un motivo doveva in fondo ben esserci e vale, pertanto, la pena di provare a scoprirlo...
Allontaniamoci, allora, un po' dal caos cittadino. Non troppo, però: non è necessario. A una decina di chilometri da Torino, percorribili in massima parte con il bus 45, si trova il Castello di Moncalieri (via del Castello 2, Moncalieri), spettacolare e imponente struttura originariamente medievale, modificata e ampliata nel corso dei secoli da diversi Savoia tra cui Jolanda di Valois che la trasformò in dimora ducale e Vittorio Amedeo II che vi morì dopo averla scelta come sua sede prediletta. Due delle quattro torri vantate dal castello sono ben visibili di facciata e rendono il palazzo chiaramente riconoscibile anche dai piedi della collina. Da qui, o se non siete davvero pigri proprio da davanti, vale la pena di dare una scorsa all'edificio, benché il recente incendio del 2008 ne abbia in parte compromesso l'aspetto e l'agibilità, rendendo necessari corposi interventi di restauro.
Restauri altrettanto consistenti e duraturi, benché in questo caso fortunatamente conclusi,hanno coinvolto la Villa della Regina (strada Comunale Santa Margherita 79) (foto), altro gioiello firmato Savoia a un tiro di schioppo da Piazza Vittorio. Unica nel suo genere, questa villa può essere ammirata solo di domenica. La visita, però, non vi scucirà nemmeno un euro se non, eventualmente, quello necessario per un biglietto del bus con cui raggiungerla comodamente (linee 13, 55, 56, 66 o linea speciale ad orario Collegamento San Camillo). Questa villa, che prende il nome dalla moglie di Vittorio Amedeo II,Anna Maria D'Orléans, fu costruita nel '600 dal principe cardinale Maurizio di Savoia sul modello delle ville romane, con tanto di giardini e spazi agricoli circostanti. Più avanti, intorno al 1730,consistenti lavori di rinnovamento del maestoso salone centrale o degli arredi furono diretti dal celebre Filippo Juvarra.
L'architetto, dal canto suo, mette lo zampino in più di una residenza sabauda. Spostandosi, per esempio, un poco di più dal centro città di quanto fatto finora si può optare per una vista mozzafiato alla Palazzina di caccia di Stupinigi (piazza Principe Amedeo 7, Nichelino). Questa, progettata nel 1729 da Juvarra per ordine di Vittorio Amedeo II, si estende su 32mila mq e conta 137 ambienti, 17 gallerie e un salone centrale, di forma ellittica e illuminato da tre ordini di finestroni, che apre su quattro bracci indicanti ciascuno una precisa rotta di caccia. La palazzina ospitò imponenti raduni venatori, sontuosi festeggiamenti e personaggi di rango elevato, come Ferdinando IV, re di Napoli, e Paolina Bonaparte. Se anche voi volete rientrare tra la fitta schiera di ospiti mettete in conto di sborsare intorno ai 6 euro (a meno che non possediate la Torino+Piemonte Card).
Una visita vale la pena.
Lo stesso dicasi, previa ulteriore lievitazione
di prezzi, anche per la Reggia di Venaria (piazza della Repubblica, Venaria
Reale) (foto). Gli euro da sganciare ammontano
qui a 10 o 12 a seconda che si vogliano vedere
o meno anche i giardini (del tutto consigliati!)
annessi al palazzo. Di qui non si
sfugge: non ci sono di norma offerte speciali
o particolari ricorrenze in cui l'ingresso
sia gratuito! Se però la reggia è nota ovunque
con l'appellativo di "piccola Versailles"
qualche forma di splendore deve
pur vantarlo e se decidete di barattare una
pizza in favore di questa boccata di cultura
non ve ne pentirete... Basti pensare che
l'intero complesso formato da borgo, giardini, boschi e palazzo fu progettato dall'architetto
di corte Amedeo di Castellamonte perché si presentasse in maniera
organica ed armoniosa. La visita alla reggia
permette di godere di un unico enorme
spettacolo e, a partire dalla metà del
1600, si è andata via via arricchendo di
saloni, padiglioni, appartamenti reali, torri,
fontane, cappelle, scuderie fino alla juvarriana
e stupefacente Galleria di Diana.
Questa, risalente al 1718, è da tutti riconosciuta
come la punta di diamante della
residenza: i suoi 80 metri di lunghezza, infatti,
splendidamente illuminati da finestre
e aperture ad arco e riccamente decorati
con candidi stucchi sono il simbolo
più immediato e stupefacente della composta
maestosità sabauda.
Sì, decisamente sì. Anche questa spesa,
benché un po' alta, varrebbe la pena di essere
azzardata. Se tuttavia continuate a
non decidervi, optate almeno per i giardini,
visitabili anche separatamente (4 euro)
ed evidentemente apprezzabili soprattutto
nella bella stagione. È qui, infatti, che i
giochi di composizione ad intarsio arborei
sbocciano in tutto il loro splendore.
Un viaggetto lo valgono, insomma. E col bus numero 11 o col 72 quel viaggetto non vi prenderà più di tre quarti d'ora...
Più rapida può, invece risultare la visita al Castello di Rivoli (piazza Mafalda di Savoia, Rivoli). Questo, infatti, si trova a una mezzoretta scarsa di bus (navetta 36) da Torino. I 6,50 euro del biglietto intero aprono le porte del castello e del museo che vi è contenuto. Il palazzo, infatti, dopo essere stato acquisito dei Savoia dal XIV secolo, con Amedeo VI, e aver subito successive riedificazioni e modifiche da Carlo di Castellamonte e Juvarra, è stato acquistato e destinato dalla Regione Piemonte ad accogliere il Museo di Arte Contemporanea. La visita guidata a quest'ultimo è gratuita e decisamente utile, soprattutto per chi di arte contemporanea è un po' digiuno.
Ma la fame di cultura può spingervi un pochino più lontano. A 40 chilometri (un'oretta in bus extraurbano Gtt) da Torino, il paesino di Agliè (piazza Castello 2, Agliè) presenta la residenza sabauda divenuta forse più nota al pubblico televisivo. Set della serie Elisa di Rivombrosa, il castello offre uno spettacolo insieme imponente e rilassante. L'enorme parco racchiude, infatti, il curato palazzo di origine medievale, progressivamente trasformato ed arricchito tra il 1667 e il 1825, da Filippo di Agliè prima e da Carlo Felice poi. La visita vale 4 euro per il castello e 3 euro per il giardino, ma se approfittate di castello e giardino insieme, ve la cavate con 5 euro forfettari. La domenica, inoltre vengono proposte visite guidate gratuite.
Ancora non vi basta? Concedetevi, allora, il piacere di sconfinare un po' in territorio cuneese. Questo, infatti, nella sua riservatezza nasconde tesori più o meno noti, di certo buoni per giustificare un gita fuori porta. La corona di delizie - come viene chiamato il circuito delle residenze sabaude - si allarga infatti anche al di là della cintura torinese. Racconigi,Pollenzo e Govone vi apriranno, per esempio, le porte del loro sfarzo composto se troverete tempo e voglia di macinare qualche distanza in più del solito.
Racconigi prima di tutto. Il castello (via Morosini 1, Racconigi) è raggiungibile in treno da Torino in una mezzoretta e visitabile con 5 euro (più 2 per il parco annesso), la metà se avete meno di 25 anni o nulla se ne avete meno di 18 o se studiate ad Architettura, Lettere o Filosofia. Anche in questo caso le origini sono medievali benché il possesso sabaudo a partire dal 1620 sia stato fonte di successive e sostanziali trasformazioni della struttura e degli interni. Con Emanuele Filiberto, in particolare, l'originaria fortezza diventa un ricco palazzo su progetto di Guarino Guarini. L'edificio si arricchisce, così, di un grosso corpo centrale dal tetto a pagoda abbracciato da due padiglioni laterali dal tetto a cupola. I successivi Savoia, poi, e gli architetti da essi incaricati provvederanno ad innalzare, ampliare, abbellire con stucchi, decori, e raccolte di ritratti questa struttura.
Ma cuneese vuol dire anche, per esempio, Govone e Pollenzo. Il Castello di Govone (piazza Roma 1, Govone), a un'ottantina di
chilometri da Torino, ha come la maggior
parte delle residenze sabaude una storia
secolare. Costruito intorno all'anno mille e
ricostruito nel '600 per una famiglia di
conti, passa nelle mani dei Savoia e subisce
progressive modifiche su progetto di
grandi architetti come Guarino Guarini o
Benedetto Alfieri.
Oltre all'elegante facciata, allo splendido
giardino e alle fini decorazioni marmoree,
il castello vanta degli affreschi ottocenteschi
di tutto rispetto, un salone dipinto a
trompe-l'oeil tale da simulare ampie vedute
e tre stanze decorate con preziose carte
da parati cinesi. Un po' distante, insomma,
dal centro torinese, ma vale di certo
un po' di cambi in treni e bus per una visita
che fra l'altro non risulta troppo esosa
(3 euro in tutto)
A questo punto non resta che Pollenzo. Cosa meglio di questo castello per placare del tutto la fame di cultura che vi ha spinti a sconfinare? Forse niente se si pensa che questa residenza feudale del '300, trasformata da Carlo Alberto quattro secoli più tardi secondo un gusto insieme neogotico e classicheggiante, è ora adibita a sede della rinomata Università di Scienze Gastronomiche voluta dal patron di Slow Food Carlin Petrini. Come a dire, la Corona di Delizie rischia qui di divenire tutt'altro che metaforica e la fame di cultura una ben più materiale fame di panza...
Città di Torino, Servizio Politiche Giovanili, Redazione Web Informagiovani
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