I 5 sensi - Occhio
LE BAND
EIFFEL 65
I sovrani incontrastati della dance internazionale,
ma "made in Italy", sono tre
piemontesi.
Il progetto "Eiffel 65" (così
battezzato casualmente e quasi per sbaglio
da un programma per computer)
prende forma negli anni ‘90 tra le mura
della Bliss Corporation, casa discografica
torinese specializzata nell’
elettronica e
nella
dance commerciale.
L’esordio avviene nel
1998 con il singolo
"Blue (Da ba dee)" ed è subito record:
primo nelle classifiche di tutto il mondo
per diverse settimane e gettonatissimo da
radio e tv musicali.
Altri due singoli (
"Move your body" e
"Too much of heaven") e il primo album
(
"Europop") e il successo è mondiale: iniziano
tour live e impegni promozionali in
lungo e in largo per il pianeta.
Con l’uscita
di
"Contact!", la consacrazione è completa:
remix con grandi artisti, un contratto
con la Universal Records e Sanremo,
dove si presentano con
"Quelli che non
hanno età".
Il terzo album,
"Eiffel 65", è
l’ultimo inciso dal trio al completo: dopo la
decisione del dj Gabry Ponte di intraprendere
la carriera solista, sopravvive la coppia
Jeffrey Jey, il cantante, e Maurizio
Lobina alle tastiere.
Nonostante la scissione, gli Eiffel comunque
possono vantare una carriera da fare
invidia a molti: 15 milioni di dischi venduti
in cinque anni, con decine di dischi d’oro,
di platino e di diamante in tutto il mondo.
Sito ufficiale: www.eiffel65.com
Due domande per... Maury e Jeffrey esportatori del Piemonte Groove in tutto
il mondo.
Qual è la vostra opinione sulla città?
A Torino le persone danno input davvero
fantastici che è semplice trasformare in
output.
Poi qui l’arte ha un ruolo privilegiato,
svincolato dai risvolti economici: è una
ricerca sana, viscerale di tutto quello che è
"cool" per la mente.
Trovo anche molto
costruttiva e utile per un artista questa tendenza
a evitare fanatismi e guardare tutto
e tutti col naso un po’ all’insù: ti aiuta a
restare coi piedi per terra.
La mentalità del "paesone" è uno stimolo molto forte perché
il pubblico è più "tignoso" ed esigente.
Quanto c’è di Torino nella vostra musica?
Sicuramente la provenienza sonora.
La nostra matrice è torinese: quella volontà
di andare un po’ oltre i canoni classici,
di continua innovazione musicale, che
comprende tutte le varie sfumature della "sperimentazione industriale" e di cui la
musica elettronica è un validissimo esempio.
E poi c’è un pezzo strumentale che
abbiamo composto per le sonorizzazioni
dei luoghi Olimpici, si intitola "Living in my
city" ed è quello più direttamente di ispirazione
torinese.
LINEA 77
Forse il più importante gruppo italiano dell’attuale
panorama alternativo.
L’ondata
travolgente di energia di album come
"Too
much happiness makes kids paranoid"
e
"Ketchup suicide", che dal 1998 ad
oggi hanno conferito alla band un successo
internazionale, fa sì che per gli amanti
della scena alternativa i Linea 77 non
abbiano bisogno di presentazioni: grida
esplosive e suoni aggressivi e poco raffinati,
tipici dell’
hard rock, si mescolano ad
un’innegabile influenza
hip hop unita a
schegge
hardcore.
Ma sarebbe troppo facile catalogare la loro
musica con le oramai logore definizioni
quali "new-metal" o accostarli a gruppi
come Limp Bizkit o Slipknot: i Linea 77 sono
una vera live-band, sul palco danno il massimo.
Il gruppo è nato a
Venaria, confermando
le leggende metropolitane secondo
le quali il loro nome abbia origine dal bus,
il 77 appunto, che erano soliti prendere
quando si riunivano per fare le prove.
Hanno iniziato a suonare insieme intorno al
1992, per passione e per passatempo.
Ultimamente la loro presenza in città, ma in
generale in Italia, è un po’ debole: gli occhi
sono puntati sul resto d’Europa e sugli Stati
Uniti, dove i riconoscimenti finalmente
sono arrivati.
Ma restano nella memoria i
loro oltre 150 concerti in giro per il nostro
paese dopo l’uscita del primo album.
Le
influenze principali sono quelle degli ascolti
giovanili di Nirvana e Rage Against the
Machine.
Sito ufficiale: www.linea77.com
LA CASA DISCOGRAFICA
MESCAL
Era il 1993 e a Nizza Monferrato, orgogliosamente
in provincia di Asti, il dott. Valerio
Soave fondava la sua agenzia di management
e produzione musicale dal nome
molto evocativo: "Mescal".
A distanza di 12
anni le sedi sono diventate quattro con l’aggiunta
di Torino, Milano e Bologna.
La Mescal sta dietro a manifestazioni come
il
"Tora! Tora! Festival" nelle sue quattro
edizioni, la pubblicazione di album e progetti
paralleli di
Afterhours,
Cristina
Donà,
Mau Mau,
Motel Connection,
Perturbazione e
Subsonica, e tutte le
varie iniziative che vi hanno ruotato intorno.
Ma la sua formula non è cambiata: piedi
ben saldi sul territorio e rapporti sani e
diretti, evitando di farsi inglobare dallo spirito
commerciale delle grandi metropoli.
Lo conferma Elena, che lavora da qualche
anno nella sede del capoluogo piemontese:
"Non è solo un’etichetta o un’agenzia
efficiente: la Mescal è nata e cresciuta coi
suoi gruppi, si è evoluta in base ai loro
movimenti e ha assorbito le loro energie.
Il coinvolgimento è totale: gli artisti 'sentono'
la città e noi la viviamo con loro."
Nizza Monferrato è rimasto ancora il centro
direttivo e decisionale e nessuno ha
intenzione di spostarlo: "perché là l’odore
e l’ospitalità del Piemonte si possono
sentire più forti che mai. Sotto gli uffici si
apre la piazza del mercato e i contratti
vengono firmati davanti a una bottiglia di
buon vinello nostrano.
In fondo, il modo di
porsi piemontese è quello che ci fa tirare
avanti e così egregiamente: a Torino ce la
risolviamo da noi.
E quando ci danno dei "bogianen" non hanno torto, ma noi ne
abbiamo fatto un punto di forza: prima
guardiamo la città e il territorio, ne analizziamo
le evoluzioni e i mutamenti e solo
dopo ci muoviamo di conseguenza."
Sito ufficiale:
www.mescal.it