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I 5 sensi - Occhio
SUONI PER ORIENTARSI TRA LE NOTE (POSITIVE) DELLE BAND TORINESI

IL CRITICO MUSICALE
Paolo Ferrari, onnipresente e iperinformato giornalista, è un vero guru della musica.
È quasi d’obbligo rivolgersi a lui per comprendere le dinamiche degli anni‘90, l’età dell’oro della musica torinese.
Appartenente alla leva giornalistica di Gabriele Ferraris e Alberto Campo, ha sempre vissuto e vive tuttora a pieno il fermento della città.
Mixer
Si può dire che voi giornalisti musicali piemontesi abbiate una marcia in più?
Sicuramente il nostro approccio alla musicaè differente: abbiamo iniziato con riviste musicali piccole, legate al territorio; i nostri percorsi sono stati paralleli a quelli dei gruppi e della città.
Ora siamo una bella squadra di critici parecchio esigenti e chi viene a suonare a Torino lo sa.
I piemontesi in generale non sono facili da convincere, per questo le band cittadine hanno più rigore artistico di altre e una tradizione di livello molto elevato.

A quando risale la nascita di questa "tradizione"?

Verso la fine degli anni ‘80 si inizia ad avvertire quasi inconsciamente aria di svolta: in quegli anni apre Hiroshima mon amour e viene occupato El Paso; i gruppi iniziano ad interagire tra loro, la scena live si arricchisce e si esporta con successo.
Sono gli anni delle Posse in tutta Italia, della riscoperta della musica in dialetto e della musica politica: anche qui nasce la Torino Posse con gli Africa Unite e la mia collaborazione; i Mau Mau cantano in piemontese e i due poli creativi diventano lo studio di Madaski a Pinerolo e la Casasonica di Max Casacci.
In giro per il Paese sulla metà dei cartelloni dei live c’è un nome torinese.
Insomma, la musica inizia ad essere vista come un lavoro,magari un’attività da contrapporre al destino in fabbrica o complementare alla quotidianità.
E si formano schiere di professionisti tecnici, agenzie di management e produzione come la Metropolis di Casadei e la Eventi 2000, locali con serate a tema e sale prova private come garanzia di competenza e modernità tecnologica.

Quali sono i generi di questi anni?
Principalmente l’ hardcore e il punk, con i Negazione che andavano fortissimi anche in giro per l’Europa; l’elettronica con dj come Mixo e poi esperienze successive come i Subsonica, eredi del Piemonte Groove molto dance.
Poi c’erano reggae, rock e ska con gli Africa Unite, i Mau Mau, i Persiana Jones e i Fratelli di Soledad.
E anche l’hip hop si stava affacciando sulla scena, con la Next Diffusion di Nextone (breaker ultrafamoso), Tormento (poi confluito nei Sottotono) e Frankie Hi- NRG che penso pochi sappiano essere nato proprio a Torino.

I locali più in voga? I festival?
I live erano veramente una parte fondamentale di questo fermento e ogni locale aveva le sue specialità: Hiroshima era il cuore dell’underground; lo Studio Due, ora purtroppo sepolto da un condominio, per le serate rock e dance; e il Big, erede del Taxido, per le grandi band estere.
Nella seconda metà di questo decennio d’oro arrivano il Barrumba e il festival"Pellerossa" al parco della Pellerina.

Differenze con il presente?
Oggi sono cambiati i meccanismi: è tutto più strutturato.
La spontaneità di un tempo ha lasciato il posto a una maggiore professionalità.
E comunque sono rimaste la solidarietà e la curiosità reciproca tra i gruppi, anche se resta un po’ di nostalgia per il dinamismo
degli anni ‘90.

Oggi,Torino cosa può offrire alle nostre orecchie?
Ci sono buone basi per partire un’altra volta alla grande.
Soprattutto affiliandosi al cinema e alle sue colonne sonore, dove da sempre i torinesi dimostrano una sensibilità particolare.
E poi prestando attenzione alle produzioni di gente come Madaski e Casacci, che non hanno mai smesso di maneggiare anche la musica degli altri, o ai Persiana, che hanno dato vita a un’etichetta indipendente.

Quali sono i luoghi attuali della musica?

Sicuramente i Murazzi, con Giancarlo meritatamente al centro di questo circolo virtuoso: sono una realtà molto utile e unica nel loro genere per scoprire i nuovi groove e per l’interazione tra artisti.
Addirittura Capossela, anche se suona a Milano, si fa prenotare l’albergo a Torino per far notte ai Muri!

E il limite della scena musicale torinese oggi?
La situazione radiofonica: sono finiti i tempi delle trasmissioni di "musica leggera" su Radio Rai e le grandi Radio Flash e Torino Popolare sono un po’ risucchiate dal sistema per questioni di budget.

La canzone che ci rappresenta?
Quella dei Truzzi Brothers, "Sono un truzzo"!