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I 5 sensi - Occhio
LE BAND - AFRICA UNITE

Il gruppo più rappresentativo della scena reggae italiana ha visto i suoi natali in uno studio di Pinerolo (TO).Africa Unite
Scosse dalla morte di Bob Marley, le menti di Bunna e Madaski scelgono proprio il titolo di una sua canzone, "Africa unite", per battezzare il loro gruppo.
È il 1981 e nascono gli Africa United, trio di tributo al leggendario Bob. Oggi, dopo più di vent’anni, la "d" del nome si è persa per strada, ma loro no: sono in otto e vantano un curriculum da grande band internazionale.
Dieci album in circolazione, consacrazione dal circuito reggae mondiale, record di successo per i live e progetti paralleli ben avviati.
La loro formazione ha visto gravitare per qualche anno Max Casacci alla chitarra, proprio nel periodo dell’affermazione con "People pie" nel 1991 e "Babilonia e poesia" nel 1993.
Parte attiva della To.sse (Torino posse), non hanno disdegnato testi in dialetto, come "Canté".
"Sotto pressione", singolo di punta dell’album "Vibra", si schiera invece contro la pena di morte.
Nel 2001, ventennale della morte di Bob Marley e della loro formazione, esce "20"e poi arriva "Mentre fuori piove", testi appassionati e appassionanti sulla situazione mondiale.
Giamaica e Piemonte sono più vicini di quanto si pensi.
Sito ufficiale: www.africaunite.com

Due domande per... MADASKI mente creativa degli Africa e produttore affermato.


Qual è il punto di vista degli Africa Unite sulla città?
Gli Africa non sono un gruppo fortemente torinese e su questo ha influito tanto il fatto di non vivere in città.
Infatti io e Bunna, il nucleo creativo, veniamo dalla provincia.
Siamo un po’ critici verso l’atteggiamento accentratore torinese, quello che scherzando chiamo "orgoglio sabaudo", e abbiamo molti legami con Milano.
Il capoluogo lombardo è più fashion e attento all’aspetto finanziario, cura di più l’effimero, ma è innegabile che offra tante occasioni creative ed economiche.
Però, anche se non siamo stati influenzati dalla città e la vediamo da un punto di vista più distaccato, ne abbiamo comunque vissuto il fermento.

Com’è cambiata la scena musicale torinese?
Sicuramente è modificata molto nel nightclubbing: una volta funzionava con appuntamenti fissi, ora i vari dj fanno più serate in locali diversi.
Sopravvivono i centri di aggregazione come l’Hiroshima e i Murazzi, ma negli anni ‘90 era qualcosa di più forte, era la novità.
C’erano identità più strutturate; ora le collaborazioni sono in prevalenza tra gruppi nuovi e vecchi, come ad esempio tra me e i N.A.M.B