Le montagne maestose
Tra le montagne impossibile non notare la
vetta del Monviso brillare di neve al sole,
3.481 m di maestosità che si slanciano
verso il cielo, abbracciando l'orizzonte. Il Monviso, il "Vesulus" degli antichi Romani,
dalle cui pendici nasce il Po, è un simbolo,
una sfida, una fonte di ispirazione:
Quintino Sella vi giunse in vetta il 12 agosto
1862 e da quella salita lo statista ebbe
l'idea di fondare il CAI - Club Alpino Italiano.
Il fascino di questa piramide di roccia
giunse anche oltreoceano, tanto da sedurre
i produttori hollywoodiani della Paramount che la elessero a loro "marchio
di fabbrica"! Sulla destra del Monviso, si
possono ammirare altre punte, forse non
altrettanto famose, ma di certo non secondarie
per ricchezza naturale: il Rocciamelone (3.538 m) e poco più avanti il Musinè - lo si riconosce dalla croce che porta
sulla punta - ideale per chi volesse godersi
una giornata di trekking senza allontanarsi
troppo. All'estrema destra, i più attenti
e più esperti sapranno di certo individuare
il Gran Paradiso (4.061 m) sede
dell'omonimo Parco Nazionale, al confine
con la Valle d'Aosta.
Le colline sinuose
Trasferendo lo sguardo dalle montagne
alle sinuose forme delle colline, l'invito è
ad abbandonarsi al rilassante verde della
vegetazione che le riveste e che tanto ha
ispirato poeti e scrittori. "La collina sovrastante
era bella al ritorno, fumando la pipa,
e per quanto fosse giugno, a quell'ora la
velava ancora un'umidità, un fiato fresco
di radici" ha scritto Cesare Pavese a proposito
della collina torinese, in uno dei suoi
più affascinanti romanzi, "Il diavolo sulle
colline". Tra le dolci pendenze, troneggia
per eleganza e imponenza, quasi a vegliare
sulla città, la Basilica di Superga (foto), capolavoro
del genio barocco di Filippo Juvarra.
Ed emerge anche, altero nella solitudine,
il Monte dei Cappuccini (foto), meta privilegiata
nelle notti d'estate brulicanti di
vita dalle quali talvolta si fugge alla ricerca
di un luogo bucolico ed eremitico.
I monumenti imponenti
Percorrendo i vecchi quartieri del centro e
sfuggendo la protezione dei portici, a
guardare in alto colpisce il susseguirsi di
palazzi d'epoca e cornicioni intarsiati,
balconcini fioriti e curiose finestrelle agli
ultimi piani, abitati un tempo dalla servitù
dei ricchi signori. Svetta la Mole Antonelliana (foto),
la cui cupola è decorata con una
serie di numeri rossi che paiono un termometro,
ma che sono legati da un criterio
matematico. Si tratta di un'opera dell'artista
torinese Mario Merz, ispirata alla "serie
di Fibonacci", intitolata "Il volo dei numeri",
e inserita nel progetto "Luci d'artista"
che illumina di vivaci stramberie la città.
Da corso Francia - il corso più lungo d'Europa!
- spingendo lo sguardo verso il fondo
della strada, molto difficile da scorgere,
si nota la collina su cui risiede il Castello
di Rivoli. In quest'angolo, dove collina
e montagna sembrerebbero incontrarsi,
il cielo al tramonto contribuisce alla
magia dell'immagine con pennellate rosarancio,
sfumate nel vapore delle nuvole.
Splendida fotografia che chiuderà con eleganza
una giornata in compagnia del sole.
E così si apre la notte. La magia del "cielo
su Torino" svela nuovi aspetti e il guardare
in alto trova nuove prospettive.
Soprattutto se si sceglie come punto di
osservazione la collina dove ha sede il recente
e modernissimo Parco Astronomico cittadino (www.planetarioditorino.it).
Qui, planetario ed osservatorio risiedono
l'uno accanto all'altro offrendo allo spettatore,
sognatore o scienziato, quella veduta
stellare che illumina Torino in maniera
del tutto insolita.
Il miglior terrazzo per ammirare la città
nella sua interezza è a 715 metri di quota,
sul Colle della Maddalena: sedendosi su
una delle panchine ai piedi del faro della
Vittoria, si può godere al meglio lo spettacolo.
La città stesa ai propri piedi sembra
quieta e immobile, controllabile in ogni
suo angolo. Osservando da lassù, i palazzi
nobili spiccano maestosi ed eleganti.
Provate a riconoscerli: da Palazzo Reale (foto) al
Castello del Valentino (foto).
Un altro punto panoramico mozzafiato,
sconsigliato a chi soffre di vertigini, si raggiunge
salendo sull'ascensore interno
della Mole Antonelliana (foto): in cima si può
osservare Torino dal cuore stesso della
città. Gli studenti universitari sensibili alla
leggenda che descrive la Mole come luogo
nefasto prima della laurea, si accontentano
dei piani alti del vicino Palazzo
Nuovo: il panorama dal sesto piano è garantito!
E ancora il Monte dei Cappuccini, raggiungibile
a piedi da piazza Vittorio, con
una vista magnifica sulla città e i parchi
della collina: Parco di San Vito (strada
San Vito 185), Parco Leopardi (corso Moncalieri
147), Parco Europa (Cavoretto)...
Da non perdere, infine, la vista dalla Basilica di Superga (foto), con la possibilità di vedere
l'asse immaginario che allinea Palazzo Reale (foto) al Castello di Rivoli.
Curiosare dietro a porte, cancelli, cartelli
e serrande è l'unico modo per assaporare
la città, che dentro le possenti costruzioni
nasconde un sottobosco affascinante.
Un esempio? Nella centralissima via Po,
più precisamente nel cortile del Palazzo dell'Università Torinese, si incontrano
studenti affaccendati e corrucciati per le
lunghe code in segreteria, indifferenti alle
composte proporzioni architettoniche dell'edificio...
che probabilmente solo un turista
ammira davvero! E lungo la medesima
via, oltrepassando lo splendido portone di
Palazzo dei Conti Prunas-Tola (via Po
39), dal cortile si può guardare la Mole da
un'angolazione speciale. Ma la scoperta
più sorprendente è alle spalle di via Po, in
via Verdi: superando l'accesso alla Cavallerizza
Reale, sembra di entrare in un
paese di campagna. Osservate ogni cortile,
perché i suoi dettagli resteranno impressi
per sempre. Il trucco è sempre lo
stesso: ogni soglia, una meraviglia. I palazzi
nobili regalano eleganti cortili; gli
edifici più popolari, affascinanti ballatoi.
Ancora in via Po, c'è lo storico Caffè Fiorio:
dati i prezzi alla portata dei più facoltosi,
con un po' di coraggio ci si può intrufolare
anche solo per un caffè. Lo stesso
vale per il Caffè Baratti, all'interno dell'elegante
Galleria Subalpina (foto) che collega piazza Castello e piazza Carlo Alberto.
In essa regna una tale calma che attraversandola
viene spontaneo parlare a
bassa voce. Anche nella Galleria San
Federico, tra piazza San Carlo e via Roma,
si ritrova la stessa tranquillità e i lussuosi
locali paiono impassibili allo scorrere del
tempo. La Galleria Umberto I (foto) a Porta Palazzo ha un fascino più decadente e incute
ugualmente un po' di timore. Per addentrarsi
ancora di più nella città, si può
scendere nelle viscere del sottosuolo. La
Torino sotterranea si snoda a ben quindici
metri di profondità tra gallerie, rifugi antiaerei, ghiacciaie un tempo adoperate
come frigoriferi del mercato di Porta Palazzo e grotte alchemiche. Una realtà parallela
che svela segmenti del passato e che
appare a tratti misteriosa e inquietante.
Informazioni presso gli uffici turistici della
città (tel. 011/535181).
Girovagando per Torino, il luogo migliore
per guardarsi dentro, continuando però a
vivere la città, è la riva che costeggia il fiume
Po, all'interno del parco del Valentino.
Tutta la zona è riccamente verdeggiante,
arricchita da angoli particolarmente curati,
come il Giardino Roccioso.

Città di Torino, Settore Politiche Giovanili, Redazione Web Informagiovani
via delle Orfane 20, 10122 Torino Italia
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