I 5 sensi - Naso
TORINESI SI NASCE (E SI DIVENTA) - MARCO BERRY il mago delle Iene
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Ci parli un po’ di lei e del suo modo di essere torinese.
Sono nato a Torino, in una famiglia piemontese da generazioni e, voglio chiarirlo subito, per me Torino è la
città più bella del mondo.

È affascinante, divertente, viva e offre possibilità a 360 gradi. Sono spesso in giro per lavoro,ma poi torno sempre a casa.
Torino è a dimensione d’uomo: è una metropoli, ma è anche un "paesone".
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È la stessa immagine che si percepisce anche da fuori?
Lo spettro della Fiat ci ha imposto l’etichetta di città operaia, triste e noiosa.
Ma non è così. Torino è una città di gusto, che può vantare il maggior numero di complessi musicali e di ristoranti etnici d’Italia, compreso un ristorante siberiano; ci sono zone piene di locali, come i Murazzi o il Quadrilatero,uniche in Italia.
Una città in cui basta alzare lo sguardo e si hanno da una parte le colline e dall’altra le montagne.
E poi l’arte, il cinema (festival gay e dei giovani) e le idee (Slow food e Salone del libro).
In più Torino è da sempre una città di collezionisti.
Basti pensare che la più grande collezione di libri di Jules Vernes, con tanto di scrivania del celebre scrittore, appartiene ad un torinese. Con buona pace dei francesi, che ce la invidiano...
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Allora come mai in molti non la vedono così?
Le altre città ne hanno un’immagine distorta.
Torino ha le energie giuste, ma non se ne vanta, è una città riservata.
Vuoi mettere i navigli di Milano con i Murazzi?
Però il torinese si lamenta sempre ma, mi raccomando, non farglielo notare. Tanto non lo ammetterebbe mai.
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Siamo proprio "bogia nen"?
Sì, ma io non la vedo in maniera negativa.
L’aneddoto vuole che durante l’assedio di Torino da parte dei francesi, nel ‘700, il re coprisse la sua fuga ordinando alle guardie, tutte torinesi: "Bogia nen".
I soldati obbedirono ciecamente, tanto da insinuare il dubbio nelle preponderanti forze nemiche che tanta sicurezza derivasse dall’avere chissà quale esercito alle spalle.
In realtà non avevano nessuno, tranne il loro senso del dovere.
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E anche "falsi e cortesi" come dice il detto?
No, questo non è molto attuale.
Probabilmente ci è rimasto cucito addosso dal passato.
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Torino ha perso il Salone dell’Automobile e ora rischia la Fiat. Cosa resterà?
È un’evoluzione naturale della città, che comunque si sta impreziosendo. Stiamo passando ad una cultura più raffinata.
L’iniziativa e le idee non ci mancano di certo.
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Le Olimpiadi possono aiutare?
Le Olimpiadi rappresentano una grossa opportunità, una vetrina importante.
Spero però che nessuno pensi che cambieranno le abitudini dei torinesi. Sono un punto di partenza, un’occasione per scrollarci di dosso i luoghi comuni.
Bisogna gestirle al meglio, come stiamo facendo, senza tante e inutili parole, cercando solo di rimboccarci le maniche.
Non ci cambieranno la vita, ma cerchiamo di tenerci ciò che resterà di buono.
Certo, che rottura i cantieri...