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I 5 sensi - Naso
TORINESI SI NASCE (E SI DIVENTA) - BRUNO GAMBAROTTA

Interviste a Bruno Gambarotta, Franco Neri e Marco Berry.
La Torino di oggi è sicuramente una città dai mille volti, che può essere vissuta in altrettanti modi diversi.
E a raccontare Torino ci riescono solo i torinesi.
Noi ne abbiamo cercati tre un po’ speciali. Il primo è Bruno Gambarotta, giornalista nato ad Asti.

I love TO - Com’è stato il suo impatto con il capoluogo piemontese?
Duro. Per i torinesi ero un "pacu",un contadinotto... Mio padre era tipografo compositore e quando la ditta in cui lavorava è fallita a causa dell’alluvione del 1949 ha trovato lavoro a Torino.
Figuriamoci, parlavo astigiano, non conoscevo la città e portavo ancora i pantaloni alla zuava.
Mi sono riscattato diventando il primo della classe.

- Com’è il suo rapporto con Torino?
Direi di totale identificazione, senza riserve.
Se dipendesse solo da me, non mi allontanerei mai da questa città.
Mi piace tutto, il centro, la collina e anche le periferie, che ho imparato ad amare nei miei primi dieci anni qui, quando abitavo con la mia famiglia nel meraviglioso Borgo Vittoria.

- E il suo rapporto con i torinesi?
Il mio rapporto con i torinesi è di grande affetto, ricambiato.
Siccome giro a piedi, in bicicletta o in tram, mi fermano, commentano gli articoli che hanno letto su La Stampa, mi suggeriscono argomenti e spesso mi chiedono di intervenire su aspetti che secondo loro non vanno,neanche fossi il sindaco.

- Un loro pregio e un loro difetto?
Il maggior pregio dei torinesi è l’understatement, il non darsi soverchia importanza, lo stile di vita sobrio, l’orrore per i gesti magniloquenti, per le urla, per tutto quello che è sopra le righe.
Il peggior difetto è la rigidità nei giudizi, nelle abitudini e nelle amicizie.
C’è una divisione in caste professionali, per cui gli architetti frequentano solo gli architetti, i notai solo i notai, eccetera.
Le amicizie che contano nascono sui banchi di scuola, per cui la foto di classe ritrae i percorsi del resto della vita.
E se i nonni andavano in vacanza a Bardonecchia, idem faranno i figli e i figli dei loro figli, che si saranno ovviamente conosciuti e fidanzati a Bardonecchia, si sposeranno e con la prole andranno in vacanza a Bardonecchia, frequentando le stesse persone che frequentano durante il resto dell’anno.
Così di generazione in generazione.
Altro difetto la diffidenza verso tutto quello che viene da fuori, e il vittimismo del "Ci hanno portato via tutto"

- Esiste una parola che sintetizza il modo di essere dei torinesi?
L’espressione dialettale "A merita?".
La dicono quando ascoltano un parere e non vogliono sbilanciarsi.
Se a un torinese parlate con entusiasmo di un film, di uno spettacolo, di una gita, vi lascerà dire e poi vi domanderà con diffidenza: "A merita?", cioè "vale veramente la pena che mi vesta bene, tiri fuori l’auto dal garage, cerchi un parcheggio, mi metta in fila, paghi il biglietto e stia tre ore chiuso in una sala?"

- E lei si sente torinese?
Più torinese dei torinesi.
L’ostilità e la diffidenza con cui sono stato accolto hanno innescato in me il desiderio di esplorare e conoscere la torinesità, di sapere più cose di Torino e della storia dei torinesi veri.

- Ci consiglia un piatto tipico a cui non potrebbe rinunciare?
Non rinuncerei mai al bollito misto e alla bagna caoda, anche a Ferragosto.

- Come vede il cielo su Torino?
Il cielo non lo guardo mai, né a Torino né altrove. Il mio sguardo è ad alzo zero, come dicono gli artiglieri; caso mai è puntato leggermente verso il basso, per cogliere i dettagli rivelatori.