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MANI GIUNTE - SANTI E SOLIDARIETA' A TORINO

Torino magica ma spirituale. Le tradizioni esoteriche e pagane non hanno offuscato l’agire di brillanti uomini di fede che donano ancora oggi prestigio alla città. Un pellegrinaggio "virtuale" attraverso i luoghi che perpetuano la memoria dei Santi e dei Beati torinesi.

Palazzo Nuovo, sede delle Facoltà Umanistiche dell’Università di Torino.
Molti degli studenti che ogni giorno affollano le aule di lezione ignorano di trovarsi nella via dedicata a uno dei tre martiri torinesi:
S. Ottavio (Solutore e Avventore gli altri 2) testimoniò eroicamente la propria fede e trovò la morte all’inizio del III secolo.
È ricordato con gli altri il 20 gennaio e le loro reliquie sono conservate nella Chiesa dei SS. Martiri, in via Garibaldi.
Scendendo per via Po, si incontra via S. Massimo, intitolata (insieme all’omonima chiesa) al primo vescovo di Torino: strenuo oppositore del paganesimo e dell’eresia, predicatore collerico, nemico degli ebrei e dei militari (di cui denunciava la violenza e la prepotenza), morì fra il 408 e il 428 - memoria liturgica il 25 giugno.
In via Milano si trova la chiesa gotica di S. Domenico, costruita all’inizio del Trecento per i Domenicani: da qui passò il Beato Bartolomeo Cerverio (1420-1466), inquisitore generale del Piemonte e della Liguria (ricordato l’11 luglio).
Data l’attività persecutoria di Massimo e di Cerverio, la loro proclamazione, rispettivamente, a Santo e a Beato potrebbe scuotere le coscienze: ma per lo spirito religioso di quei tempi, la lotta all’eresia e al paganesimo erano considerati un grande servizio a Dio.
Passati il Medioevo e il Rinascimento, Torino dovrà attendere fino al Seicento la figura del Beato Sebastiano Valfrè (1629-1710, memoria liturgica il 30 gennaio). I due luoghi emblematici del suo apostolato sono la Chiesa di S. Filippo Neri (via Maria Vittoria), dove è sepolto, e la via a lui dedicata, vicino al mastio della Cittadella.
San Filippo fu l’inventore dell’oratorio come luogo di riflessione e preghiera: ce n’era uno in ogni città e il Beato Valfrè diresse per anni quello di Torino. Educatore del futuro re Vittorio Amedeo II, si prodigò inoltre ad assistere poveri, ammalati e soldati feriti durante l’assedio del 1706: fu affiancato, in quell’opera caritatevole, da una grande mistica carmelitana, la Beata Maria degli Angeli (1661-1717, ricordata il 16 dicembre).
Ancora nella zona di Palazzo Nuovo, si trova la Chiesa di S. Giulia: fu fatta edificare dalla marchesa Giulia di Barolo (1786-1864) al termine della strada che porta il suo nome. La marchesa, enormemente ricca, decise di spendere il proprio patrimonio per i poveri: per questo motivo sono in molti, oggi, a richiederne la beatificazione.
Visse a Palazzo Barolo - in via delle Orfane - che per sua iniziativa diventò anche uno dei salotti culturali più prestigiosi della città.
Nello stesso anno della marchesa nacque S. Giuseppe Benedetto Cottolengo (1786-1842, memoria liturgica il 30 aprile), fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza: qui riuscì a dare asilo - nonostante le difficoltà burocratiche e lo scarso aiuto ricevuto - a orfani, invalidi e cerebrolesi.
Dalla Piccola Casa, dopo un breve tratto di via Cigna, si arriva al Rondò della forca, dove un tempo avvenivano le esecuzioni: un monumento ricorda l’opera di S. Giuseppe Cafasso (1811-1860, memoria liturgica il 22 giugno), che per 68 volte accompagnò al patibolo i condannati a morte e, ottenuto il loro pentimento in confessione, diede conforto promettendo la vita eterna.

Alle spalle della Basilica di Maria Ausiliatrice (foto), si trova il grande oratorio di Valdocco: è il luogo dove S. Giovanni Bosco (1815-1888, ricordato il 31 gennaio) riunì tantissimi "ragazzi di strada" educandoli al lavoro, alla preghiera e alle gioie della vita comunitaria. Quei ragazzi, figli di famiglie trasferitesi in città dalla campagna, erano vittime del disagio sociale provocato dall’incalzante industrializzazione. Per prendersi cura di loro, Don Bosco fondò nel 1857 la Società di S. Francesco di Sales (da cui il nome Salesiani) e, insieme a S. Maria Domenica Mazzarello (1837-1881, ricordata il 13 maggio), l’ordine delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
L’oratorio Valdocco fu una straordinaria "fucina di Santi": fra loro ne spicca uno in particolare, S. Domenico Savio (1842-1857, memoria liturgica il 6 maggio), proclamato Santo, a soli quindici anni, per la sua immensa fede e pietà cristiana.
A Torino ovest, e precisamente nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora della Salute, vengono venerate le reliquie di S. Leonardo Murialdo (1828-1900, ricordato il 18 maggio). Ultimo dei grandi "Santi sociali" torinesi, si prese anch’egli cura, come Don Bosco, dei giovani poveri, orfani ed emarginati. Si occupò particolarmente del nascente mondo operaio: sostenne le Unioni Operaie Cattoliche, creò un ufficio di collocamento e una rete di soccorso per le famiglie in difficoltà, battendosi in prima persona contro il lavoro minorile.
Il "pellegrinaggio virtuale" termina davanti al Politecnico. Qui studiò da ingegnere il Beato Pier Giorgio Frassati (1901-1925, memoria liturgica il 4 luglio).
Figlio del senatore Alfredo, direttore de "La Stampa", Pier Giorgio aderì all’Azione Cattolica e ad altre associazioni religiose studentesche.
Compì molte visite, inoltre, ai numerosi ammalati poveri che abitavano le soffitte di Torino: forse proprio in una di queste, Pier Giorgio Frassati contrasse la poliomielite fulminante che lo portò alla morte a soli 24 anni di età.

... E NUOVE INIZIATIVE LODEVOLI

Il Sermig
Nel 1964, su iniziativa di un gruppo di giovani tra cui l'allora ventiquattrenne Ernesto Olivero, nasce il Sermig - Servizio Missionario Giovani - un centro in cui volontari dalle maniche ben tirate su si spendono per la solidarietà verso i più bisognosi. Passano gli anni, i giovani interessati aumentano e il centro cresce. Fino al 1983, quando come nuova sede del Sermig viene scelto un luogo simbolicamente molto forte: l'ex arsenale militare di Torino, in pieno Borgo Dora. Là dove venivano prodotte armi si iniziano a produrre attività solidali, così che il luogo assume definitivamente il nome di "Arsenale della pace". Un punto di incontro tra culture, religioni, orientamenti, un punto di confronto e di cammino comune. Qui lavorano, parlano e lasciano la loro traccia migliaia di persone ogni anno, contribuendo a fare di Torino una città in cui le proposte di apertura, tolleranza e integrazione si moltiplicano quotidianamente.

Il Gruppo Abele
Negli stessi anni in cui il Sermig muove i suoi primi passi, un'altra realtà cittadina impegnata nel sociale inizia a lavorare, attivamente, con gli ultimi della città, nelle carceri minorili e tra i tossicodipendenti. È il Gruppo Abele di don Ciotti, il sacerdote che negli anni si farà conoscere anche per la strenue lotta alla mafia condotta con l'associazione Libera. Il Gruppo Abele si estende man mano oltre il territorio torinese, affrontando anche le problematiche legate all'alcool, all'immigrazione, alla malattia mentale e alla prostituzione. Ancora un volta sono i giovani ad essere al centro di un'importante iniziativa cittadina: come destinatari e come promotori in prima persona di un segno tangibile di aiuto. Accoglienza, lavoro e cultura sono le parole chiave di questo gruppo, le armi potenti su cui don Ciotti e i suoi collaboratori continuano con convinzione a puntare.

PAROLA DI ERNESTO OLIVERO

fondatore del Sermig
"I ragazzi non vogliono essere presi in giro, vogliono persone credibili. I giovani non sono il problema ma la soluzione a tanti problemi. Vorrei che i ragazzi imparassero a dire dei sì e dei no e a capire cosa è bene e cosa è male. Voglio tornare a scommettere sulla speranza e sui giovani."

PAROLA DI DON CIOTTI

fondatore del Gruppo Abele e di Libera
"Nel 1972, quando mi ordinò sacerdote, il cardinale Michele Pellegrino mi disse che la mia parrocchia sarebbe stata la strada per poter riconoscere il volto di Dio tra le persone. Oggi credo che le persone si incontrano e i problemi si affrontano. Non bisogna quindi affrontare le persone ma incontrarle."

2010: L'OSTENSIONE STRAORDINARIA DELLA SINDONE

L'ultima ostensione della Sacra Sindone risale al 2000, anno del Giubileo, quando oltre un milione di persone sono passate da Torino proprio per assistere all'evento. A 10 anni di distanza, nel 2010, si prepara una nuova eccezionale esposizione del lenzuolo su cui si troverebbe l'effigie di Cristo. La reliquia è conservata a Torino dal 1578 e, ancora una volta, la città si predispone ad accogliere le migliaia di fedeli che verranno ad ammirarla. Si tratterà, peraltro, della prima ostensione in seguito gli interventi di conservazioni avviati nel 2002.
La Sindone sarà esposta nel Duomo di Torino (piazza San Giovanni) dal 10 aprile al 23 maggio 2010. Per assistervi è necessario prenotare: lo si può fare online (sul sito www.sindone.org) o di persona (nello spazio apposito posto all'inizio del percorso dell'ostensione).

Città di Torino, Settore Politiche Giovanili, Redazione Web Informagiovani
via delle Orfane 20, 10122 Torino Italia
Per comunicazioni relative a questa pagina: informa.giovani@comune.torino.it
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