I 5 sensi - Mano
VI RACCONTO IL GRANDE TORINO
Intervista a Franco Ossola
Franco Ossola ha lo stesso nome del padre
(Franco Ossola), leggendaria ala sinistra del
Grande Torino.
Architetto e scrittore, è il Direttore del Museo del Grande Torino.
-
Come nacque la leggenda degli Invincibili ?
Tutto iniziò nel 1938 con la nomina di Ferruccio Novo a presidente, un uomo accorto e intelligente.
Nel ’39 arrivò la prima pedina: Franco Ossola, prelevato ancora diciottenne dal Varese per 50.000 lire,dove l’allenatore Roberto Janni,ex bandiera granata, non lo faceva giocare per paura che gli osservatori di Inter e Milan lo strappassero al suo Toro.
Fu lui a consigliare il giovane al presidente Novo. Dopodiché arrivarono Ferraris II, Gabetto e Menti.
-
A questo punto la svolta...
Nel maggio del’42 il Toro perse a Venezia la partita e le ultime chance di vincere il campionato.
Ma conquistò Loik e Mazzola: Novo scese negli spogliatoi e con la cifra record di un milione e duecentomila lire convinse il presidente del Venezia a cedere i due campioni.
L’anno dopo, il Torino vinse il primo scudetto e la Coppa Italia.
Poi la guerra. Nell’ottobre del ’45 riprese il campionato e arrivarono per la difesa Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Rigamonti, Castigliano.
Fu il secondo scudetto. L’anno dopo il Toro vinse ancora (in occasione di Italia-Ungheria fornì 10 titolari alla Nazionale, ad eccezione del portiere).
La stagione successiva altro scudetto e altri record: 65 punti in 40 partite, le seconde classificate staccate di 16 punti, 125 reti segnate, solo 33 subite, 21 risultati utili consecutivi, 29 vittorie.
-
Si giunse quindi al 1948-’49
In occasione di Italia-Portogallo, Mazzola accettò la richiesta di Ferreira, capitano del Benfica, di disputare con il Toro a Lisbona la sua partita di addio.
Il Toro pareggiò il 30 aprile con l’Inter e ipotecò il suo quinto scudetto. Il 3 maggio perse cavallerescamente 4-3 a Lisbona.
Il 4 maggio ripartirono ma,per cause mai chiarite fino in fondo, l’aereo si schiantò contro la Basilica di Superga.
Tutti morti: 31 vittime, di cui 18 giocatori.
Si chiuse, così, l’epopea del Grande Torino che esaltò la fantasia dei tifosi grazie alle radiocronache di Niccolò Carosio e ai racconti epici sui giornali sportivi.
Il Toro era amato in tutta Italia: dopo la guerra fu uno dei pochi motivi di vanto e orgoglio per il paese.
-
Qual era il segreto del loro gioco spumeggiante?
Il Torino per primo in Italia adottò il "sistema", tattica diffusa in Inghilterra, e colse impreparate le altre squadre che giocavano con "il metodo".
Nel 1945-’46, ad esempio, il Toro a Roma dopo 20’ minuti vinceva già 6-0 tra lo stupore di tutti gli spettatori che alla fine dell’incontro (perso per 7-0) applaudirono i granata.
-
E poi c’era il Filadelfia.
Il Filadelfia rimase inviolato dal ’43 al ’49, per più di 100 partite. Il Toro trionfò a volte con punteggi clamorosi come il 10-0 all’Alessandria, punteggio record nel nostro campionato. In quel caso ci fu il cosiddetto "quarto d’ora granata".
Nell’Alessandria giocava Gallea, ex del Toro, che chiese a Mazzola di non infierire troppo.
Dopo un primo tempo chiuso 4-0 i granata iniziarono a fare melina finché il pubblico indispettito beccò Mazzola per via di una scandalosa storia d’amore extraconiugale.
Il capitano cercò di raggiungere un tifoso, ma accorse Gallea per placarlo; Valentino nella foga se la prese con lui e gli promise una lezione. Con il celebre gesto di rimboccarsi le maniche, allineò ai suoi ordini la squadra e in pochi minuti firmò la goleada.
Il Filadelfia era anche lo stadio degli allenamenti, dove dialogare con i giocatori.
Ragazzi semplici e conosciuti in città: Gabetto e Ossola avevano un bar in centro e servivano il caffè dietro il bancone.
-
Come nasce il Museo del Grande Torino?
Il Museo del Grande Torino nasce il 4 maggio 2002 per opera dell’Associazione Memoria Storica Granata, costituita da alcuni tifosi negli anni Novanta per salvaguardare la storia del Toro, in un periodo d’abbandono culminato con l’abbattimento del Filadelfia e la scomparsa di preziosi documenti.
Tra i reperti più importanti del museo la tromba di Bolmida, il trombettiere del Filadelfia che suonava la carica ai giocatori, alcuni resti dell’aereo e la divisa di mio padre.
Il museo ha sede presso la Basilica di Superga ed è aperto il sabato e la domenica dalle 14.30 alle 18.30.
TUTTI GLI SPORT SU TUTTOSPORT
Intervista al Direttore Giancarlo Padovan
Torino è la città di Tuttosport, il giornale che più di altri racconta lo sport a Torino.
Un connubio che ha compiuto 60 anni di vita, da quando, il 30 luglio 1945, usciva il primo numero del giornale.
Ne parliamo con l'attuale direttore Giancarlo Padovan.
-
Con che spirito nasce Tuttosport?
Tuttosport è un giornale fortemente radicato sul territorio. È autonomo e popolare, perché portavoce delle istanze della gente. Come il primo numero che celebrava il trionfo di Vito Ortelli nella Milano- Torino, un chiaro segno dello spirito del tempo.
Il ciclismo era allora più popolare del calcio, perché tutti usavano la bici, in particolare in Piemonte, la regione di Coppi, circondata dalle salite delle Alpi.
-
Quali sono gli obiettivi del suo giornale?
Come si capisce già dal nome, l’impegno, ieri come oggi, è raccontare tutte le discipline sportive, anche la pallapugno o le bocce, proprio per non tradire l’idea di Renato Casalbore, il fondatore.
Su Tuttosport trovano ampio spazio anche il ciclismo, lo sci, il nuoto, il basket e lo sport femminile.
Poi è chiaro che avendo la fortuna di poter osservare da vicino una squadra conosciuta in tutta Italia come la Juventus, abbiamo il dovere di parlarne diffusamente.
-
Questo vuol dire fare scelte coraggiose?
Non si deve guardare solo a ciò che rende ma pensare a un investimento in immagine, che duri nel tempo.
Sono fiero, ad esempio, della rubrica Tuttosport Donna, quattro pagine fisse a settimana dedicate allo sport femminile. È una questione di cultura, di pari opportunità.
Così come lo sono dell’attenzione dedicata ai Giochi Olimpici. D’altronde lo spirito del giornale è quello di fornire una panoramica completa sullo sport mondiale, senza trascurare le radici, la "piemontesità".
-
Si spiega così la nascita della sezione Nord-Ovest ?
La scelta è di dare rilievo al dilettantismo in Piemonte, un premio a una regione che si distingue per il fermento nello sport di base.
Quello che mi affascina del mondo amatoriale è la fatica degli atleti, il rispetto delle regole, l’amarezza della sconfitta; insomma, i veri valori dello sport.
I MITI DELLO SPORT TORINESE
Vittorio Pozzo - Nato a Torino nel 1886, è stato il commissario tecnico più longevo della nazionale italiana, in carica dal 1929 al 1948, e il più vincente: ha guidato gli azzurri alla conquista di 2 campionati del mondo (1934 e 1938) e di un’Olimpiade (1936).
È morto a Torino nel 1968.
Primo Nebiolo -
Nato a Torino nel 1923, discreto saltatore in lungo in gioventù, all’età di 24 anni, nel 1947, è già il presidente del CUS Torino. Inizia così la sua scalata ai vertici della dirigenza dell’atletica italiana e internazionale (IAAF).
Ha trasformato l’atletica leggera, creando i campionati del mondo, il Grand Prix e i meeting internazionali.
È morto nel 1999, sostenendo la candidatura di Torino per le Olimpiadi del 2006.
Livio Berruti -
Atleta nato a Torino nel 1939, uno dei più grandi velocisti che l’Italia abbia mai avuto.
La soddisfazione più grande se la tolse ai Giochi Olimpici del 1960, a Roma, dove vinse la medaglia d’oro nei 200 metri, stabilendo il record mondiale di 20"5.
Carlo "Charlie" Caglieris - Nato a Torino nel 1951, è uno degli atleti più vincenti del basket italiano.
Tre scudetti conquistati con la Virtus Bologna e due finali europee raggiunte proprio con Torino, a cavallo tra la seconda metà degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta.
Ma il successo più importante lo colse nel 1983, in Francia, dove guidò la nazionale alla conquista del suo primo titolo europeo, chiudendo un ciclo storico che già aveva fruttato il secondo posto alle Olimpiadi di Mosca del 1980.
Piero Gros -
Nasce nel 1954 a Sauze d’Oulx, in provincia di Torino, uno dei più vincenti sciatori azzurri.
Il primo successo lo coglie al debutto in coppa del mondo, uno slalom gigante in Val d’Isere nel 1972.
In totale ha vinto 5 slalom speciali e 7 giganti di coppa del mondo, a cui vanno aggiunti un bronzo ed un argento mondiali.
Infine la vittoria più importante, l’oro olimpico in slalom gigante conquistato a Innsbruck nel 1976.