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Itinerari - Porta Palazzo -Torinesità
GLI ANGOLI E GLI SPIGOLI

Ci sono 4 telefoni pubblici all’angolo di piazza Emanuele Filiberto. Funzionano con le monete. Da piazza della Repubblica arrivano per telefonare in tutto il mondo: Cina, Senegal, Marocco, Romania. Là gli spigoli di Porta Palazzo confinano con gli angoli del Quadrilatero Romano.

Eppure questa divisione non esiste realmente, le due zone sono unite dalla storia. I mercati prima si svolgevano in tre piazzette del quadrilatero: piazza Italia (all’ingresso di via Milano), che ospitava "il mercato delle erbe", piazza Savoia, per la selvaggina, tartufi, pollame e uova e "via delle quattro pietre", vicino alle Porta Palatine, dove si acquistavano scope di qualità. In seguito si costruirono le tettoie di Porta Palazzo e il Quadrilatero Romano divenne l’area del commercio all’ingrosso, prima di essere riqualificato, solo dieci anni fa, e trasformarsi nel centro delle serate dei torinesi.
Per questo Porta Palazzo e il Quadrilatero Romano vanno visitate insieme. Il giorno ideale è il sabato: un giro al Balôn, la spesa a Porta Palazzo, il pranzo, l’aperitivo e lo shopping "artistico" nel Quadrilatero, una visita ai palazzi e alle chiese della zona.

È affascinante, però, cambiare angolazione: scoprire gli spigoli del Quadrilatero (i palazzi antichi, i cortili, i negozi storici, gli accenti piemontesi e i dialetti del Sud, gli aneddoti e i racconti di chi ci abita da sempre) e soffermarsi sugli angoli di Porta Palazzo, punto di incontro di culture, tradizioni e saperi lontani, che da sempre accoglie le immigrazioni, prima dal Sud Italia, ora dai Sud del mondo.

C’ERA UNA VOLTA AL QUADRILATERO

Il Bazar di Giovanni Bonino, in via Santa Chiara 30, è il luogo dei ricordi. La porta è antica come il suono della campanella che annuncia un arrivo.

Una volta dentro, non c’è un pertugio in cui non vi siano oggetti tra i più disparati e colorati. Il nano Eolo in portachiavi, il cubo di Rubick, ragni pelosi, mascherine, clave, scherzi di Carnevale: sicuramente qualcosa vi ricorderà la vostra infanzia.
"Il negozio risale al 1938: era del nonno e di mio padre. Vendevano carta e nastri. Io ho deciso di ampliare il magazzino, raccogliendo soprattutto giochi. Oggi conto moltissimi pezzi, alcuni unici. Con il passaparola sono diventato conosciuto. Vengono molti scenografi del cinema perché sanno che qui si può trovare di tutto. Chi entra spesso trova pezzi che sembravano ormai persi."

Nella memoria del Quadrilatero ci sono altri luoghi che non sono andati persi, come la Bottega del Presepe in via delle Orfane, la Drogheria Rinaldi in piazza Emanuele Filiberto, la Ditta Ceni in piazza della Repubblica; altri non ci sono più, come il barbiere di piazza Emanuele Filiberto, il negozio di abbigliamento per bambini Stella d’oriente, le fabbriche di ombrelli e di guanti in via Milano, le pompe funebri al posto della tisaneria proprio davanti al Bazar Bonino.

LA MOZZARELLA DI BUFALA DI PORTA PALAZZO

A Porta Palazzo in via Pietro Egidi 6/E ogni notte 4 ragazzi producono le mozzarelle più buone della città. Al mattino presto, invece, arrivano le "sorelle delle Mozzarelle" che gestiscono il caseificio di famiglia. A guardarle si direbbe che nella vita invece di una mela al giorno forse sarebbe stato meglio cibarsi di mozzarelle di bufala, caciotte, provoloni, ricotta e tutto ciò che nel loro caseificio si prepara.

"Veniamo da Napoli, il nonno non voleva più fare il casaro, salendo a Torino faceva la guardia in fabbrica. Nostro padre, invece, ha ripreso l’attività di famiglia. Il lavoro del casaro è difficile e duro, nostro padre lo ha voluto insegnare a 4 ragazzi che già alle 4:00 caricano il latte con l’autocisterna (di giorno parcheggiata davanti al negozio). La lavorazione della mozzarella è molto lunga: il latte con il caglio prende la consistenza di un grosso budino, quindi viene tagliato e immerso nell’acqua a una temperatura di 80 °- 95 ° per il fior di latte e di 90 °- 95 ° per la bufala. Quando la pasta inizia a filare come un "cicles", viene lavorata con le mani e prende diverse forme: treccia, nodino, cigliegino e fiordilatte."

Poi arrivano loro e vendono una tradizione lontana quasi 1000 km... Eppure presente a Porta Palazzo.

IL BANCONE IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA DI PADRE IN FIGLIO

Il nonno di Stefano è arrivato a Torino dal Sud negli anni ’60. Abitava in piazza Emanuele Filiberto con la moglie e i suoi 10 figli. Ha subito venduto frutta a Porta Palazzo. Quando il padre di Stefano si è sposato, il nonno gli ha regalato il banco. Quando Stefano si è sposato, il padre gli ha regalato il banco e così ha fatto con altri 2 figli. Oggi Stefano vende la frutta al mercato più grande d’Europa e ha clienti molto affezionati.

"Il mercato è meno freddo del supermercato. C’è più calore e c’è il contatto con il pubblico. Si urlano i prezzi. Le prime volte tornavo a casa senza voce, poi mi sono abituato a usare bene le corde vocali e ho superato anche la timidezza. Finchè avrò la forza, farò il mercato. Non sarei mai andato a lavorare al chiuso. A me piace lavorare a Porta Palazzo, perchè posso usare la fantasia quando faccio le battute ad alta voce e quando allestisco il banco e devo abbinare i colori: ad esempio, per le cascate di frutta è importante che i meloni siano su tovaglioli rossi o che tra le arance e le fragole ci siano i limoni che spezzano il colore. Sono fiero quando i clienti tornano per la simpatia che nasce tra noi".
Al suo matrimonio, Stefano ha ricevuto moltissimi regali dai suoi clienti e ha dovuto fare un migliaio di ringraziamenti.Oggi accanto a lui la moglie gestisce un secondo banco di frutta.

ZIGOU, L'AFRICA E LA FORTUNA DEL BALON

zigouOgni sabato Zigou va al Balôn. Lì cerca la sua fortuna. Non sono i soldi che lo attirano ma gli incontri con le altre persone. Zigou dipinge e costruisce oggetti con ciò che trova al Balôn, poi li rivende. Zigou parla come un saggio.
"Sono venuto qui a Torino nel 1996 e mi piace dire che arrivo dall’Africa perché i miei antenati non vivevano solo in Senegal. Mi piace Torino perché è multietnica e si può vedere tutto il mondo: quelli con gli occhi fini e quelli con gli occhi grossi. A Torino, diciamo, ognuno ha il suo pezzo di terra e anche io ho il mio. Al Balôn mi piace guardare la gente, ognuno con il suo stile, così io posso ispirarmi per creare e disegnare. Incontrare gli altri serve a conoscersi: gli altri sono il mio specchio e io il loro, per questo quando uno parla con me faccio subito un sorriso. Penso sempre all’Africa: guadagno anche per spedire i soldi a casa. Sono molto fortunato perché sto bene con poco, perciò non mi serve molto denaro, perché altrimenti mi posso fregare e perdere la capacità di stare bene con quello che ho. Per questo quando mi alzo la mattina ringrazio sempre Dio".

Città di Torino, Settore Politiche Giovanili, Redazione Web Informagiovani
via delle Orfane 20, 10122 Torino Italia
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