A Torino, è soprattutto nei dintorni di piazza Vittorio (foto) che il sacro e il profano convivono, si intrecciano e a volte si sovrappongono.
Si pensi ai Murazzi, luogo notturno di culto per i giovani torinesi, in cui si fanno le ore piccole, come in nessun’altra città italiana, passeggiando tra i locali,
brindando e ballando sulla sponda del Po.
Di fronte ci accompagna e ci distrae l’immagine imponente e severa del Convento dei Cappuccini (foto), illuminato e maestoso al punto che anche dall’interno
dei locali si può percepire la sua sagoma.
Trascorrendo la notte ai Murazzi e osservando la collina silenziosa, il fiume
lento, la Gran Madre e il Convento dei Cappuccini si avverte con forza l’intreccio
tra sacro e profano.
Sacro: il fiume Po con i parchi che lo costeggiano, tutti percorribili grazie ad un
circuito di piste ciclabili, gli itinerari verdi in collina; la Gran Madre di Dio (foto), il Monte dei Cappuccini (foto), il Seminario Arcivescovile; il silenzio, la quiete, la riflessione
e il mattino presto.
Profano: la Gran Madre di Dio (foto) che la
leggenda metropolitana considera un
punto di energia della magia bianca e
nera; i Murazzi con i locali adibiti al puro
divertimento; piazza Vittorio (foto), luogo di
ritrovo per molti giovani torinesi prima di
"scendere ai Muri"; il lungo Po con i pub
di tendenza; la musica, l’energia, la trasgressione
e le ore piccole.
Per scoprire le tracce del sacro e del profano
nella storia di questa zona ci siamo
rivolti alla "Cooperativa Borgo Po e Decoratori"
(in via Lanfranchi 28) un’antica
Società di Mutuo Soccorso, nata a fine
Ottocento, come luogo di solidarietà fra i
decoratori della zona, che qui potevano
trovare un ufficio di collocamento, forme
di istruzione, aiuti in caso di malattie e un
piacevole locale dove mangiare, bere e
soprattutto cantare.
Attualmente, la Cooperativa promuove
studi e ricerche sulla zona del Borgo Po.
Se facciamo un passo indietro, agli inizi dell’Ottocento, troviamo una situazione simile a quella attuale: il profano si trasforma in sacro e viceversa il sacro diviene profano. L’intreccio fu reso possibile, nel 1807, quando Napoleone donò alla città il ponte Napoleone, oggi ponte Vittorio Emanuele I (foto).
SACRO: il ponte, al cui interno i francesi
murarono un metro lineare (rivendicazione
orgogliosa dei propugnatori di questa
nuova unità di misura) e 88 tra medaglie
commemorative e monete d’oro,
come simbolo di continuità oltre il tempo;
la chiesa di Santa Maria del Monte, parte
del complesso del Monte dei Cappuccini,
eretta nel 1590 su progetto del Vittozzi al
posto di una fortificazione militare chiamata
Motta o Bastia.
PROFANO: le aree a ridosso del ponte animate e vissute dal ceto popolare con botteghe, lavanderie, mulini e pescatori che popolavano l’ormai scomparso quartiere del Moschino; gli insediamenti dei contadini che coltivavano la campagna nell’area collinare; la Villa della Regina (foto), edificata dal cardinale Maurizio di Savoia come luogo di delizia e piacere fuori dai tumulti della città e della corte.
Dal 1830 circa cominciano a venire eretti
i Murazzi del Po. La ricerca del piacere,
che prima veniva soddisfatta in collina, da
allora cambia luogo e forma.
I Murazzi diventano il nuovo luogo di ritrovo
e di svago, nonché un’area per fare il
bagno e praticare sport. Torino ha come
modello la vita praticata sul fiume dai
francesi e, prima città in Italia, se ne fa
promotrice. In particolare dal primo dopoguerra
in poi nasce una nuova concezione
del tempo libero.
SACRO: la chiesa della Gran Madre di Dio (foto), eretta dai Savoia come a siglare con un rituale il loro ritorno.
PROFANO: nuovi luoghi di ritrovo e, soprattutto in collina, osterie con pergolati; maggiore libertà di costumi: lungo le rive dei Po si prende il sole e si fa il bagno, c’è meno pudore nell’esporre il corpo e cadono molti tabù.
Tra 800 e 900 la collina inizia a popolarsi e a ospitare le ville dei borghesi torinesi. Il distacco tra questi e la classe operaia è abissale, ma la convivenza è serena. Qui si può ancora ritrovare un'atmosfera tranquilla e accogliente andando a passeggiare nei parchi collinari, come quello di Villa Genero.
Dagli anni novanta in piazza Vittorio e ai Murazzi sono nati i locali più frequentati dai giovani: un rito sacro e profano, dapprima per pochi coraggiosi nottambuli, oggi fenomeno di un’intera generazione.
Città di Torino, Settore Politiche Giovanili, Redazione Web Informagiovani
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