I 5 sensi - bocca
SLOW FOOD
Bruno Boveri è uno dei fondatori di Slow
Food, movimento internazionale nato in
Piemonte per la tutela delle tradizioni
gastronomiche.
Con i suoi 82.000 iscritti in
100 paesi, Slow food pubblica ogni anno
numerose guide e organizza eventi molto
seguiti.
Tra le attività più conosciute il "Salone del gusto" e il "Salone del Vino" a
Torino, Cheese a Bra e l’Università di
Scienze Gastronomiche di Pollenzo (CN).
Com’è nato Slow Food?
Da un’iniziativa di 10 amici a Bra (CN), nel
1986, anno in cui si verificò lo scandalo
del vino al metanolo, che fece precipitare
la fama del vino italiano.
Occorreva ricreare
da zero una nuova immagine puntando
sulla qualità.
Anche per il cibo: la tradizione
piemontese era minacciata dalla nouvelle
cuisine, che basava tutto sull’estetica.
Nascevano così "La giuda dei vini d’Italia",
in collaborazione con il Gambero
Rosso, e "L’osteria d’Italia" per segnalare
i locali tipici di ogni regione.
Oggi tuteliamo
il patrimonio gastronomico di tutto il
mondo: proteggendo anche i prodotti dei
paesi più poveri, spesso minacciati dalle
colture oltre che dalle culture occidentali.
Ci parli della cucina piemontese.
Ne esistono due livelli.
Il primo riguarda la
cucina tradizionale dei Savoia, molto ricca
e francesizzante, quindi una falsa cucina
piemontese.
Quella autentica è molto
povera, fatta con prodotti di recupero che
si avevano in casa e non avevano costo.
L’unico piatto ricco è il brasato al barolo,
inventato dalla borghesia piemontese
dell’800.
Il pesce quasi non esisteva.
Il
vino è un elemento classico da sempre.
Una volta era un alimento sostitutivo al
cibo: nella paga dei braccianti infatti c’erano
anche 2 litri di vino.
Lo sviluppo della cucina etnica a
Torino penalizza quella locale?
No, i ristoranti etnici sono quello che erano
una volta le osterie e i ristoranti toscani,
siciliani e sardi: posti in cui si mangia bene
e si spende poco.
Come si mangia a Torino oggi?
Ci sono stati momenti bui, ma oggi non ci
si può lamentare.
Il problema sono i prezzi.
Ci sono giovani che lavorano con entusiasmo
e fanno ben sperare per il futuro.
I cult storici della ristorazione torinese
sono ormai tramontati: "La vecchia lanterna"
ha chiuso a fine anni ‘70 e "Balbo"
a fine anni ‘90.
Resiste invece il "Cambio",
locale storico molto bello, famoso più per
gli ambienti decorati che per il cibo.
Com’è la situazione dei vini?
Il settore è ultimamente un po’ in crisi, a
causa di un’inflazione davvero esagerata
nei prezzi.
In Piemonte, però, ci sono i vini
rossi migliori d’Italia, come il dolcetto e la
barbera, più popolari; il nebbiolo, il barolo e
il barbaresco, più d’élite.
Spesso si pensa
che quelli del cibo e del vino siano campi
facili, invece ci vogliono conoscenza e passione.
La migliore lista dei vini in Torino la
trovate al "Sorì", in via Matteo Pescatore.
Consigli per gli abbinamenti vino e
cibo?
Non serve diventarci matti, ognuno segua
i propri gusti anche usando la fantasia.
Solo una cosa è sacra: sopra un dolce si
deve bere un vino dolce e non lo spumante.
A ciascuno il suo!
Qual è il souvenir gastronomico di
Torino?
La bagna caoda senza latte, come da
ricetta originale.
La tappa obbligatoria per un turista?
L’osteria "Valenza", in via Borgo Dora vicino
al Balôn. Si mangia discretamente, ma
l’atmosfera è quella di una volta.