Messaggio di Pa85 del 03/04/07
ciao,
sono una ragazza di 21 anni e sono in crisi...
fino a dicembre la mia vita era a bologna, tra studio e università, filosofia alla quale sono iscritta.. poi sono stata in messico, un viaggio già programmato di 1mese e questa vacanza ha sconvolto la mia vita e le mie certezze... io ho sempre amato la danza e a più riprese ho sempre frequentato delle scuole che puntualmente, per mie insicurezze, lasciavo...era come se la competizione e il confronto con gli altri mi angosciassero troppo e mi facevano mollare tutto, in più crescevo e pensavo che ormai non avevo più l'età di sfondare.
in messico ho conosciuto vari ragazzi in quest'ambito, sono andata a fare il training con loro e ho scoperto la danza acrobatica, innamorandomene..mi chiesero anche di rimanere in messico con loro e entrare a far parte della loro compagnia, ma non sentendomi stabile dentro di me e avendo l'università decisi di tornare.
una volta in italia, dopo 2 settimane chiusa in casa depressa tra il dubbio logorante di non perdere quest'opportunità e dunque tornare in messico, ho deciso per la scelta più equilibrata, trovare qui in italia una scuola di acrobatica e provare. a bologna non trovai nulla di interessante, così ho fatto le valige e mi sono trasferita a roma, nel giro di 2 settimane.
ora abito lì e la mia vita è andare al corso tre volte a settimana e studiare per andare a dare gli esami a distanza.. da un mese però sono tornata a casa dei miei genitori e sono stata in letargo a non fare assolutamente nulla attendendo che arrivasse la fine del mese in cui avrei dovuto operarmi..cominciavano ad insorgere dubbi su ciò che sto facendo, su ciò che voglio fare nella vita, sull'aver fatto tutto troppo in fretta, sull'università...insomma sono nel pallone, non so cosa voglio fare! e mi deprimo. oggi tolgo i punti, da domani potrei tornare a casa a roma, ma è come se non mi andasse ti tornare nel mondo, in più non so se ciò che sto facendo è quello che voglio davvero. come fare?
grazie
Ciao Pa, credo che tu stia cominciando a verificare che seguire una passione non è sempre bello ed entusiasmante, ma ha i suoi momenti di dubbio, di ripensamento e di fatica, anche enormi. Personalmente penso che sia un bene seguire le proprie passioni quando si manifestanco così fortemente, perchè infine siamo in questa vita per cosa? Si può dire che siamo qui per diventare quel che siamo? e cosa siamo, come lo capiamo se non attraverso le nostre passioni? Viviamo in un mondo dove, per molti motivi, è abbastanza raro che qualcuno lavori in un ambito che lo appassiona, crediamo di dover usare criteri più "ragionevoli" e "di buon senso" per fare le nostre scelte, ed è anche vero. Sicchè se la scelta invece nasce dal cuore, a volte si scontra con la testa. Ma infine neppure questo è un male, perchè ci spinge ad integrare le due intelligenze che più ci fanno uomini: quella della testa e quella del cuore. Quella del corpo è altrettanto dignitosa e ci accumano con le altre creature di questa terra.
Quindi, la tua passione entra in crisi, ma da questa crisi potrebbe uscire molto più rafforzata e consapevole, raffinata nei metodi e nei modi di esprimersi. Avrei fiducia in questo, dandoti il tempo di vivere questi interrogativi dentro di te, finchè tu stessa non troverai una risposta. Non siamo educati a vivere le crisi come un'occasione, di solito le pensiamo come un disastro, eppure non c'è nulla che nasca di bello e forte se non da una "crisi", anche dolorosa: persino il seme che dorme "entra in crisi" e si risveglia e deve bucare la dura terra, che per lui deve essere un'impresa da pazzi.
Tu entri un po' in letargo, il che corrisponde invece a un bisogno di "rientare dentro", magari per riflettere e ascoltare. Non è un momento in cui ci si debba agitare a cercare soluzioni, credo si debba affrontare "le notti dei nosti cicli" stando dove si è, continuando le nostre attività, ma lasciando che la mente riposi e mantenga la tensione della domanda "qual è la mia strada"? La risposta non arriverà da ragionamenti o consigli, seppure possono essere utili, come una sorta di "nutrimento" del semino di cui parlavo. Arriva da qualcosa che improvvisamente si accende, come una luce. Ma non dobbiamo contrastare questa luce con ansie mentali e atteggiamenti interventisti. E' come una contemplazione, non deve essere disturbata, è la contemplazione di noi stessi. E' la radice universale della preghiera, al di là di quale confessione la caldeggi. Insomma, è un'arte che non è così facile come a dirsi e si impara, ma mettersi in quest'ottica è il primo passo.
Per farti un esempio, mi immagino che tu starai in questo stato angoscioso per un po', chiedendoti continamente "cosa devo fare?"; infine accadrà qualcosa: sentirai una frase, incontrerai una persona, coglierai un'occasione, ecc. e improvvisamente ti sembrerà di sentirti dare la risposta. O semplicemente ti sveglierai una mattina (di solito è la notte che accadono le cose interiori più importanti) e scoprirari che non te lo chiedi più perchè nel frattempo, quasi senza accorgerti, avrai fatto delle scelte, anche piccole, ma risolutive. E quando avrai 50/60 anni sarà bello ricostruire con la mente il tuo percorso e vederlo finalmente in tutta la sua bellezza e tortuosità, anche nelle sue cadute, come dalla cima di una montagna si vede l'intero sentiero e le sue svolte che a percorrrerle parevano ingannevoli. Non può sbagliare troppo chi segue la strada che il cuore gli suggerisce, perchè è la sua e quindi come può essere sbagliata?
A me sembra proprio che sia così.
Ti abbraccio.
Eleonora