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Aria - spazio d'ascolto per adolescenti e giovani



Ditelo a dARIA - archivio messaggi di novembre - dicembre 2006


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Messaggio di Redazione di ARIA del 22/12/06
Messaggio per TUTTI:

Ciao lettori vecchi e nuovi! ARIA entra in pausa natalizia da oggi fino all'8 gennaio, e quindi anche dAria sospende il suo lavoro.
Un augurio bellissimo per queste festività vi raggiunga tutti, sia da parte mia che dei miei colleghi.
Che il 2007 porti:
- ai ragazzi comprensione, dialogo, chiarezza, aiuti e tanto, tanto amore
- ai genitori comprensione, dialogo, chiarezza, aiuti e tanto, tanto amore
perchè, infine, abbiamo bisogno tutti delle stesse cose.
Un abbraccio cosmico
Eleonora
Messaggio di Girl93 del 20/12/06
ciao sn un'adolescente di 13 anni e il mio problema è lungo,si tratta di un ragazzo.3 anni fa ho conosciuto R, facevo la 5 elementare quindi ero troppo piccola x lui quindi mi limitavo solo a volerlo e a piangere x lui anke se lui sapeva ke io provavo qualcosa x lui mi era amico passavamo tanto tempo insieme andavamo al mare ecc;poi nn ricordo xkè abbiamo litigato e nn ci siamo parlati e visti x 1 anno.quando ci siamo rivisti cioè quando io frequentavo la 2 media ero cambiata sia di aspetto ke mentalmente e lui si è innamorato di me ma io volevo un altro e poi le mie amike gelose nn volevano ke io mi mettessi cn lui così cn le lacrime agli okki gli ho dtt ke nn l'amavo.4 mesi dopo sn venuta a sapere in chat ke si era fidanzato e quando gliel'ho dtt lui mi è corso dietro e mi ha dtt ma guarda nn succedeva è stata tutta colpa tua.adesso io lo amo + di prima ma lui è ancora fid però quando mi incontra mi fa il filo ke devo fare.
By una ragazza disperata e innamorata


Cara Girl93, ci sono persone che non direbbero "ti amo" neppure sotto tortura, ed altre che parlano di amore ad ogni moto del cuore e della pancia... chissà. Forse ci sono tante cose dentro questo vostro rapporto che con l'amore hanno poco a che fare: orgoglio, influenza degli amici, sentimenti che si rinverdiscono solo per il fatto di essere messi da parte. Non è molto chiaro perchè "le amiche gelose" non volessero, non mi sembra che un amore non sia poi così grande se si dà retta alle amiche "gelose", anche se le persone veramente amiche sono molto importanti.
C'è anche da considerare che le persone veramente amiche ti vogliono bene, e quindi vogliono il tuo bene e la tua felicità: vedi un po' tu... Forse la cosa migliore adesso è che vi diciate semplicemente cosa provate l'uno per l'altra, senza tante interferenze di altre persone o timori vari. Come dice il proverbio "se son rose fioriranno".
ciao, auguroni!
Eleonora
Messaggio di Redazione di ARIA del 18/12/06
Messaggio per Indecisa

Poichè non hai autorizzato la pubblicazione del tuo messaggio, se vuoi una risposta privata dovresti rimandarlo alla casella postale di ARIA: aria@comune.torino.it tramite un indirizzo e-mail a cui sia possibile rispondere.
ciao ciao!
Eleonora
Messaggio di Bimba19 del 18/12/06
bè, prima di tutto ciao! devo dire che questo sito casca a pennello, sai io sono una che parla poco, insomma diciamo che parlo quando ho qualcosa da dire, quindi nn m ritengo del tutto una persona timida. invidio il tuo lavoro perchè a me piace molto ascoltare e dare quando posso consigli! in questo momento diciamo che voglio parlare, (quindi preparati!!) pultroppo sono diventata orfana di padre circa tre mesi fa. lui stava male aveva problemi cardiovascolari, sai si dice che l'infarto sia la morte dei buoni! ed è proprio così credimi,forse nn ha neanche sofferto.è morto davanti a noi, alla sua famiglia. tutte le mie amiche mi invidiavano per il papà che avevo, quando uscivo e mi veniva a prendere mi aspettava in macchina anche per un ora-due.. senza mai lamentarsi (un padre a 5 stelle!) da piccola ero la sua ruffiana! sn sempre stata più attaccata a lui che a mia madre,forse perchè me le dava sempre vinte!? può darsi.
....(omissis) ......
cmq, io ora ho finito la scuola (un corso) l'anno scorso,ed ora dovrei cercarmi un lavoro,diciamo che dovrebbero kiamarmi per il servizio civile! per me qualsiasi cosa andrebbe bene, anche perchè non riesco più a fare progetti per il futuro, vivo alla giornata anche senza fare niente. e poi cavolo ho 19anni! per tutti sn una bambina, quindi che cosa sperano di aspettarsi da me?!
ciao, grazie e scusa per il poema, ho un tantino esagerato cn lo scrivere!! (menomale che sono una che parla poco!) :) baci


Ciao, in effetti ho dovuto tagliarne un pezzetto, e ho scelto quello che dava informazioni sulla famiglia, anche per una questione di privacy. Che posso dire... forse nulla, forse avevi solamente bisogno di sfogarti un po', perchè spesso quando succedono questi eventi così dolorosi, non si sa bene con chi farlo: gli amici dopo un po', danno l'imprssione (giusta o meno) di diventare insofferenti; i parenti più stretti sono avvolti dal loro dolore e si teme di aggravarlo, altri ci sembrano insensibili e distratti perchè dimostrano di continuare la loro vita, nonostante tutto. Certo perdere il papà (e sopratutto un papà tanto presente e premuroso) è un'evento difficilissimo da vivere e spinge a diventare grandi molto presto, anche in modo precoce. In ogni caso non cerdo che tu sia una bambina, 19 anni sono abbastanza per considerarsi dei giovani adulti, non sei più adolescente e hai raggiunto la maggiore età. Non troppi anni fa si lavorava e magari si metteva su famiglia a questa età. Forse ami considerarti una bimba, oppure hai intorno a te persone che ti considerano tale e questo spinge a rimanere in una sorta di "vita sospesa" in attesa. Ma in attesa di cosa? Non è facile progettare il futuro in questo momento economico così difficile per tutti, Tuttavia sognarlo, desiderarlo e mettersi nell'ottica di realizzarlo pur con difficoltà, lo rende infine possibile. E sono certa che vederti "in pista" per adoperarsi è quanto tuo padre desiderava per te. La mancanza di una persona così importante si sentirà sempre, non è vero che poi "passa". Quello che passa è la sofferenza più cruda. Puoi pensare di averlo ancora vicino col pensiero, a sostenerti e consigliarti nei momenti più diffiicili: le persone non muoiono mai nel nostro cuore, e da lì ci parlano se sappiamo ascoltare.
un carissimo abbraccio
Eleonora
Messaggio di Lover Girl del 14/12/06
ciao

Ciao anche a te! :)
Eleonora
Messaggio di Disperata del 12/12/06
Salve a tutti...mi chiamo G..... e ho 14 anni.
Io ho un grosso problema. Siccome sono abbastanza carina e non dimostro l'età che ho (mi dicono tutti che sembro più grande), la gente si fa un idea sbagliata di me. Purtroppo quando ero piccolina sono cresciuta con persone più grandi di me...di consequenza non ho una mentalità da 14enne. Io ho due fratelli più grandi di me, quindi non faccio distinzione tra ragazzi e ragazze...lo so che è sbagliato ma questo è il mio carattere: mi fido di tutti, sono dolce, un pò infantile e troppo espansiva. La cosa che mi fa soffrire è che le persone prima di conoscermi, mi giudicano dall'apparenza.
Non voglio che pensino di me che sono una ragazza facile! Perchè non sono cosi!!!!!!!VI PREGO AIUTATEMI...perchè la situazione si sta facendo pesante!!!Mando un abbraccio a tutte le ragazze che sono disperate come me!


Cara Disperata, non mi è molto chiaro per quali motivi dovrebbero giudicarti una ragazza facile, a dire il vero. Se fisicamente dimostri più anni di quelli che hai, potresti sì ricevere qualche attenzione o proposta un po' più "da grande", ma sta a te rifiutarla se credi, e quindi come potrebbero giudicarti facile? Se dai "troppa confidenza" ai ragazzi, comportandoti come se fossero tuoi fratelli anche sul piano fisico (i fratelli magari si abbracciano, si baciano, e cose del genere), più che altro potrebbe succedere che il tuo comportamento venga interpretato come una proposta, ma visto che lo sai basta starci un po' attenti: va bene avere un certo carattere, ma questo non giustifica che non si debba tener conto di cosa gli altri possono vedere e percepire. Se ti vesti in modo seducente e provocatorio, per esempio, va benissimo ma poi è logico che ricevi delle proposte e magari dei giudizi. Tuttavia anche in questo caso basta rifiutarle, se non ti va. Insomma... forse fai un po' di confusione tra essere vista come "facile" ed essere vista come "quasi donna": c'è una bella differenza e a volte le ragazze molto giovani non si rendono conto che un certo modo di fare o di vestirsi può essere inteso come una "proposta" nei confronti dei ragazzi e quindi bisogna poi gestirsela. Ma in ogni caso è solo un comportamente "facile" che può far giudicare "facili" anche se a volte l'apparenza conta.
C'è un'altra possibilità: i commenti che i ragazzi fanno quando vedono un certo modo di presentarsi (vestire, comportamento). In questo caso, di nuovo, c'è da valutare: possiamo allegramente non farci caso e lasciare alla verità il compito di "difenderci"; possiamo ridimensionare i nostri modi per cercare di evitarlo; possiamo "litigare" con tutti per protesta. Tutti modi da valutare, tra i quali possiamo scegliere, ma non è il caso di disperarsi per questo, un rimedio c'è e dipende solo da noi. Forse quello che davvero non possiamo aspettarci è che una cosa cessi senza che noi collaboriamo a farla cessare.
Un caro saluto
Eleonora
Messaggio di James del 12/12/06
ciao, da quel poco che ho letto in queste pagine sembra che tutti si augurino sempre maggior dialogo fra genitori e figli (specie i genitori), ma forse il punto è proprio questo: si cerca troppo dialogo, quando ognuno invece dovrebbe farsi la propria vita e basta. I figli dovrebbero fare quello che vogliono e se vogliono ammazzarsi, beh, dovrebbero essere liberi di farlo e i genitori non dovrebbero sentirsi in colpa per questo. Perchè la colpa sarà di tutti e forse sono necessari più morti affinchè i vivi comprendano qualcosa. Il dialogo è un'illusione, si parla sempre e solo con se stessi e chi ti sta di fronte non ha un reale interesse. E credo che se si riesca a convivere con l'illusione, bene, si vive; altrimenti è la morte, dolorosa quanto necessaria. Così sia.
Spero per voi tutti che crediate sempre in qualcosa, se no finite nel vuoto come me: è più vero, ma anche più tragico. E pochi preferiscono soffrire. Che mondo di merda, vero?


Ciao James. Non so se il vuoto è più vero del "pieno", ho qualche perplessità a condividere questa affermazione. Mi sembra soprattuto che quando ci troviamo in uno stato d'animo di un certo tipo tutto venga visto attraverso quegli occhiali, ma se cambiamo occhiali appare diverso... ma allora, cos'è davvero...vero? Non sappiamo nulla della tua storia, di cosa ti spinge a pensare così, se è un pensiero permanente o dovuto a un momento o un periodo particolarmente buio. Di certo capita a tutti prima o poi di sentirsi "finiti nel vuoto" come capita di sentirsi "usciti dal vuoto" o "immersi nel pieno". E' la nostra condizione umana quella di essere sempre in movimento e non sempre in modo facile o positivo.
Penso anche io che il dialogo spesso manchi, e non basta sbandierare di volerlo per attuarlo veramente: è cosa ben più complessa che una generica buona volontà, ha bisogno di abilità di ascolto e di empatia che non sono così facili come a dirsi. Ma il fatto di cercarlo è sicuramente il primo passo per trovarlo, anche se non è detto che si trovi sempre e sempre facilmente, come tutti i tesori... banale ma spesso ce lo si dimentica.
In quanto al fatto che i figli possano ammazzarsi senza che i genitori si sentano in colpa...be', direi che è come aspettarsi che le leggi della fisica non valgano più. Nella misura in cui i genitori si sentono responabili dei figli non possono evitatre di preoccuparsi o di interrogarsi quando qualcosa non va. Questo non vuol dire che lo siano, in colpa, ma è ben difficile che un gesto così drammatico lasci del tutto indifferenti chi ci circonda: che siamo, robot? Così come credo che esista una responsabilità collettiva, ma anche personale e quindi "colpa di tutti" non vuol dire "colpa di nessuno", semmai un pezzetto per ciascuno e ciascuno si assuma il suo pezzetto, suicida compreso.
E infine, il nostro mondo. E' pieno di merda, condivido, puzzolente e spesso una marea. Ma non solo, non solo, e questo non si può negare, è evidente se si guarda con occhi imparziali. E' spesso il NOSTRO personale mondo che è troppo pieno di merda, e allora si tratta di ripulirlo, di usare magari la merda come concime e non lasciarsene sopraffare, al limite di farsi un altro mondo più pulito e profumato. E questo non tutti hanno il coraggio di intraprenderlo, perchè - ovviamente - non è così facile come a dirlo. Che stia qui la nostra capacità di grandezza, come essri umani, oltre alle grandi capacità di piccolezza che abbiamo? Chissà. Sento tanta sofferenza, rabbia e delusione trasparire dalle tue parole e mi chiedo cosa ti sarà mai successo per questo, e credo sia così per tanti come me che ti leggono qui. Non possiamo certo saperlo e neppure è possibile descriversi davvero attraverso questo piccolo mezzo che è la rubrica di ARIA. Però molti si chiederanno: cosa sarà successo a James? come casomai posso aiutarlo? e questo è proprio l'inizio di quella possibilità di dialogo che tu neghi possibile perchè a nessuno interessa. Però io credo che l'interesse sia una forma di amore: deve essere reciproco perchè possa funzionare, in questo reciprocità si nutre e cresce. Mi sembra un pensiero importante, e noto che a volte si tende a dimenticarlo.
Questa la mia esperienza, poi chissà...
Ciao, James
Eleonora
Messaggio di Vally del 12/12/06
Ciao a tutti, sono consapevole del fatto che avete tante e-mail alle quali rispondere ma vi prego ho bisogno che qualcuno mi dia una risposta e mai nessuno lo fa...quindi se potete rispondetemi. Comunque...il mio problema è che tutte le volte che c'è qualcosa che non va, mi getto sul cibo e cosi' facendo, negli anni, ho accumulato chili su chili...ora ne peso circa 80 e sono alta 1,63 (sono moderatamente obesa secondo il calcolo dell'indice di massa corporea). Io vorrei solo sapere se lo spazio che dedicate ai giovani è anche volto a risolvere problemi di questo genere;per me è difficile chiedere aiuto ma sono mesi che cerco una soluzione e da sola e non la trovo. Ma non voglio neanche andare da una/uno psicologa/o che mi peli!!Non me la sento di chiedere ai miei genitori di spendere $ perchè non riesco a controllare la mia fame nervosa.
In sostanza ho bisogno di qualcuno che sia in grado di aiutarmi a smettere di gettarmi sul cibo perchè oltre al fatto che questo mi provoca ovviamente problemi per quanto riguarda il mio aspetto fisico, me ne crea anche per la salute. Io ho bisogno di dimagrire, non posso e non voglio diventare troppo obesa da dover ricorrere alla chirurgia, ce la voglio fare da sola o al massimo con l'aiuto di uno di voi!!Vi prego fatemi sapere qualcosa.
Grazie dell'attenzione!!


Cara Vally, cosa vuol dire che nessuno ti risponde? A chi hai già posto la domanda? ti chiederai che importanza ha questo dettaglio di fronte a un problema così penoso, però mi ha colpito e mi sono fatta alcune ipotesi, che possono essere di stimolo a tutti quelli che hanno il. tuo problema, e purtroppo è un problema in crescita. Si chiama DCA "Disturbo del Comportamento Alimentare" - questo per dirti che è una cosa così diffusa e importante che le hanno dato addirittura un nome tecnico. Non che questo dica o risolva molto.
E quindi. Se hai scritto a vari siti di psicologia o forum o simili, il fatto che non ti rispondano può voler dire che hanno troppe richieste, però una sofferenza così grande forse non può essere affidata a qualche mail! Internet è una fonte di grandi risorse, ma non credo sia possibile pensare che sia la soluzione dei nostri problemi e neppure dei nostri dubbi perchè, oltre al fatto che non si sa mai in realtà chi sta rispondendo e se ha i titoli per farlo, non è un modo adeguato di affrontare il dialogo e la ricerca interiore che è necessaria in questi casi.
Se hai chiesto ai tuoi genitori e non hai avuto risposta soddisfacente, la cosa fa pensare. Può darsi che loro sottovalutino il problema, anzi spesso questo comportamento alimentare viene visto come una cosa un po' disprezzabile, come se la persona non sapesse controllarsi, come se non capisse, come non fosse capace, mentre invece la "Fame nervosa" come dici giustamente tu, ha di solito radici profonde e complesse, è spesso un meccanismo difensivo e quindi bisogna vedere da cosa la nostra psiche tenta di difenderci.
Molte ipotesi sul DCA riconducono una parte di causa alle dinamiche familiari. Quindi, sarebbe opportuno, e non il contrario come viene spesso di fare, coinvolgere i genitori anzichè tagliarli fuori. Ovviamente queste sono considerazioni generali, poi ogni situazione va vista a parte. In quanto alla chirurgia cui ricorrere per risolvere il problema... è un argomento anch'esso delicato. A parte l'istintiva perplessità che genera, è certo che se non si va alla fonte, alle cause, si rischia solo di ricominciare daccapo dopo poco tempo, il che è evidentemente un disastro sia fisico che psicologico. So che alcune persone ne sono rimaste soddisfatte (c'è stato anche un dibattito mesi fa qui sulla rubrica), ma so anche che tutti i centri seri che praticano questa "soluzione" pretendono che ci sia un supporto psicologico alla persona che viene operata.
Infine, per ciò che riguarda la famiglia, è molto importante invece che si trovi il modo di coinvolgerla, perchè il percorso di uscita da questo malessere può essere lungo e difficile e si ha bisogno di essere sostenuti. E poi, può essere una bellissima occasione per prendersi cura di tutto il nucleo familiare poichè potrebbe anche essere che la persona che ha questo malessere stia "interpretando" la parte sofferente della famiglia, cioè sia una specie di "catalizzatore" che sottolinea qualcosa che non va: un po' come se metti una cartina di reagente in una soluzione e il colore che prende segnala che cosa c'è dentro. Il tuo "colore" quindi mette in evidenza - forse - una problematica familiare più vasta, ma bisogna imparare insieme a leggerla. E in ogni caso, mette sicuramente in evidenza che c'è una sofferenza ampia, familaire o no, ma più complessiva di una semplice "cattiva abitudine".
Ecco... ho preso lo spunto dal tuo messaggio per dire delle cose più in generale (e ti ringrazio dell'occasione) perchè questa rubrica ha soprattutto lo scopo di essere da stimolo alla riflessione più ampia, al di là della singola situazione.
Per quel che ti riguarda, posso dirti che ARIA può accoglierti per un primo momento di consultazione, anche per un primo percorso di riflessione, e poi si vedrà di cosa eventualmente d'altro potresti aver bisogno, poichè questo è un servizio di consulenza e non di terapia. Ma in ogni caso mi sembra un buon modo di iniziare ad affrontare la cosa.
Ti aspettiamo!
un caro abbraccio
Eleonora
Messaggio di Indecisa del 04/12/06
Ciao!
Mi chiamo ....... e vi scrivo per avere un'opinione,una rassicurazione o un consiglio su quella che è la vostra professione e che FORSE diventerà anche la mia.
Ho 21 anni, sono al terzo anno della facoltà di Psicologia e ancora non ho capito se quella dello psicologo è realmente la professione che fa per me.
Mi interessa ciò che studio,con gli esami sono a buon punto,ma ora che sono in procinto di laurerarmi (della laurea triennale)mi sto chiedendo se ascoltare le persone è ciò che voglio fare nella mia vita.
Mi sono iscritta perchè mi affascinava comprendere i comportamenti umani, perchè volevo aiutare gli altri, perchè mi sento portata al lavoro sociale specialmente con i bambini e perchè amici e parenti mi hanno sempre detto che sono capace ad ascoltare.
Ma basta questo? Voi non avete mai avuto una bella "crisi esistenziale" in merito?
Io comincio a pensare che se la crisi c'è è perchè c'è qualcosa che non va nella mia scelta.
Mi sto documentando sul lavoro dell'educatore: forse è più consono alla mia voglia di lavorare con i bambini nella pratica.
Cosa ne pensate?
Grazie in anticipo!!!
Un abbraccio


Cara Indecisa, le crisi esistenziali sono all'ordine del giorno per chi fa le professioni di aiuto ed anzi in qualche modo sono indispensabili a fare bene il proprio lavoro, perchè inducono a pensare, a riflettere su di sè e di conseguenza a trovare soluzioni sempre più creative che fanno bene anche a coloro di cui ci si occupa. Per te poi, che non hai ancora cominciato, sono direi assolutamente normali e bisogna sfruttarle come motore per approfondire la conoscenza di cosa si va ad affrontare, magari parlando con persone che lavorano già nel campo. Pur facendo le dovute tare, è sempre un utile confronto, soprattutto se richiesto come un momento di approfondimento, non solamente cogliendo i "sentito dire".
Infatti ciascuno di noi fa affermazioni che possono essere dettate da entusiasmi passeggeri o da stanchezze altrettanto passeggere e quindi se si vuole capire di più bisogna esplicitare la domanda così come hai fatto tu in questa e-mail. E' chiaro che non posso qui dilungarmi come potrei fare se ci parlassimo di persona (cosa che potrebbe anche essere un'idea, se sei di Torino o dintorni), credo che sia importante affidare le proprie scelte a una riflessione accurata e a un confronto più profondo, non penso che tu possa decidere in base a una e-mai della tua vita futura! Quindi, al di là delle mille cose che potrei dirti, ti invito a riflettere a fondo con l'aiuto di qualcuno che ha l'esperienza, anche solo a livello di amicizia e di contatto. Va bene anche un docente, un centro di consulenza all'università (se c'è... a Torino per esempio c'è). Credo si adavvero molto importante. In ogni caso di solito è opportuno concludere il percorso che si sta facendo (per esempio laurea triennale) e casomai rivedere le prorpie scelte successivamente.
La professione di psicologo ha anche molte articolazioni, si tratta di clinica ma anche di lavoro, si tratta di diventare psicoterapeuta oppure no... cose da valutare e questo può essere il momento. La professione di educatore è più circoscritta e più breve come formazione, però bisogna oramai laurearsi in questa disciplina, non sarà possibile in futuro accedere a questa professione con la laurea in psicologia, cosa che adesso si fa ancora molto.
Insomma, urge un confronto approfondito, ma sereno: a volte le crisi servono proprio a riconfermare le proprie scelte, ma con una consapevolezza e una conoscenza maggiore.
Auguroni!
Eleonora
Messaggio di Io_15 del 30/11/06
salve....
non so come iniziare a raccontare questo mio problema....
è da settembre ke le cose mi vanno tutte male....ma proprio tutte...dalle cose banali come il rapporto con i genitori (ci litigo un momento si e l'altro pure) agli amici (dove vuoi x stanchezza o per nervosismo x per qualunque altro motivo li sto predendo tutti) alla scuola(ho la media del 5 in tutte le materie quando l'anno scorso avevo la media del 7)al ragazzo(ke ora mai è il mio ex xke mi ha messo le corna davanti a me in discoteca)....io non so più xkè vivo.....molte xsone più grandi di me mi hanno detto ke qst è il tipico momento "no" degli adolescenti....ma io vedo le mie amiche...loro ridono....io sono sempre triste tratto male la gente.....ma allora se nn mi "realizzo" con la scuola, con gli amici, con un ragazzo, con la famiglia..insomma se sono demotivata xkè vivo?
xke devo lottare ogni volta quando la prof mi consegna un foglio con un segno rosso ke va dal 3 al 5? xke devo trovarmi un ragazzo(nn ke sia un obbligo ma....)ke tanto poi so già ke andrà male? ke mi tradirà, ke mi farà satre ankora più male?? xke devo litigare ogni giorno con mia mama xke vado male a scuola?xke mi devo arrabbiare ogni volta??.....cosa vivo a fare? x continuare a vivere così non è meglio smettere di vivere?...già smettere di vivere....mi sn rivolta ad una bacheca di un sito e mi hanno detto e si cosa ne vuoi sapere te..hai solo 15 anni....ma nn penso ke l'età anagrafica conta..io sento la tristezza dento di me....e non riesco a tirarla fuori in nessun modo e con nessuno....sono triste e non so ke fare...nn riesco a capire xke sono triste..e magari non voglio neanke capirlo..vorrei ke finisse presto ma nn finisce mai....ogni gg mi alzo e mi rendo conto ke la mia vita fa skifo!! cosa posso fare? è un tipico momento no degli anni dell'adolescenza?...aiutatemi vi prego


Cara Io_15 che l'adolescenza sia un periodo difficile e pieno di momenti "no" è ormai risaputo ed è assolutamente vero. Così vero che abbiamo inventato ARIA proprio per dare un supporto a quest'età davvero difficile. Spesso i "grandi" dicono "ah, cosa vuoi avere problemi tu! Che bello quand'ero giovane!" ma è solo perchè di solito non si ricordano più. Se vedi le tue compagne ridere non vuol dire che a volte non piangano anche loro e non si sentano come ti senti tu, a momenti.
Detto ciò però non è che possiamo liquidare tutto con "tanto è l'adolescenza" perchè a quest'età si fanno dei conti difficili, si intraprendono nuove cose su tutti i piani e i compiti sono tanti, non solo quelli della scuola. Non che questo possa consolare del tutto, ok.
Quindi, vediamo un po'. Innanzi tutti mi verrebbe da chiederti perchè a scuola non va. La scuola è importante, non solo perchè ti prepara (bene o male, però lo fa) al futuro, ma anche perchè ci passi un sacco di ore della tua giornata e se va male è una vera tortura. Che succede? Non è che devi rispondermi, non possiamo aprire qui un lavoro su di te che andrebbe fatto in privato e poi non è possibile farlo via e-mail. Ma tanto per darti qualche spunto. Se si riuscisse a capire perchè va male (anche se fosse che non hai voglia di studiare, perchè non riesci ad averne almeno quel minimo che copra il disastro?), si potrebbe cercare una soluzione. Di conseguenza i rapporti con i tuoi migliorerebbero e una bella fetta di malessere andrebbe via. Il che non è poco. Anche le altre cose di cui parli potrebbero essere viste una per una e magari acquisterebbero un'altra luce, sai capitano a tutti dei tradimenti e dei problemi, il punto è come si riesce ad affrontarli. Adesso mi sembri soprattutto scoraggiata, e quindi tutto sembra nerissimo, e magari non riesci a vedere altre cose che invece vanno bene o non riesci a dare loro importanza. Insomma, si tratta di affrontare i problemi pian pianino, uno per uno con un po' di pazienza. E' vero che l'adolescenza è così, ma anche in adolescenza i problemi non si risolvono "così", da soli, anche se a qualcuno può sembrare.
Magari leggi questa risposta e questa rubrica con i tuoi genitori...chissà c he non aiuti a riaprire un dialogo che ora sembra essere un po' tempestoso, e quando abbiamo dei problemi è importantissimo avere qualcuno a cui appoggiarsi e con cui discuterne con libertà.
Un abbraccio forte forte
eleonora
Messaggio di Elio del 28/11/06
ciao mi sono finalmente deciso a scrivervi quest'anno ho iniziato la prima liceo scen.
la partenza è stata spettacolare ora invece mi trovo in un incubo la mia media si aggira sul 3 la cosa disastrosa e che è così per tutte le materie non so più cosa fare i miei alternano momenti di sfuriate a momenti di comprensione ,io invece sono distrutto non so cosa devo fare e da cosa dipende questi miei continui insuccesi cosa posso fare ?cambiare scuola ?
E SE RIMANGO BOCCIATO ?


Carissimo elio, per prima cosa bisognerebbe capire meglio cosa ti succede, nel senso quali eventi, pensieri, esperienze, ecc. ecc. stai vivendo che potrebbero cominciare a spiegare questo risultato un po' strano. Si possono fare tante ipotesi ma sarebbe sicuramente più fruttuoso se tu postessi raccontarti a qualcuno in modo approfondito che possa poi aiutarti a capire meglio e quindi a risolvere il problema, di conseguenza.
Facciamo un piccolo elenco, parziale, di cose che potrebbero spiegare questi eventi:
- hai scelto una scuola che non ti piaceva tanto per qualche buon motivo: dopo uno sforzo iniziale la motivazione è caduta e ora fai troppa fatica
- non ti trovi tanto bene con i compagni e con i professori e questo ti disturba o addirittura ti angoscia
- tutti stanno aspettando da te grandi risultati e questo ti mette in ansia, quindi la mente è pre-occupata e lo studio non dà i suoi frutti
- hai dei problemi nella tua vita in generale che ti occupano la mente e quindi ... (vedi sopra)
- per qualche motivo, non studi più a sufficienza
- sono cominciate della materia nuove con cui non ti trovi. hai unm metodo di studi che inizialmente funzionava ma non regge le nuove necessità (la scuola superiore è molto diversa dalle medie)
- ti sei innamorato
- giochi troppo al PC
.............. varie ed eventuali.... :)
Tutte cose che si possono risolvere, ma bisogna capire quali sono le tue. Ora, questo non si può fare per e-mail, sarebbe troppo lungo e complicato ed infine impossibile.
Quindi, parlane con qualcuno che possa aiutarti a capire prima di rimproverare o dispiacersi: i tuoi genitori, a cui puoi chiedere un dialogo al di là dei rimproveri, per fare chairezza. Un parente, un amico più grande, il prete dell'oratorio (se lo frequenti), un insegnante più sensibile che senti più amico, lo psicologo della scuoa... ARIA se sei in condizioni di poterci raggiungere. Vedi tu, ma chiedi aiuto: non si risolve facilmente da soli.
Un carissimo abbraccio
Eleonora
ti sei innamorato? ;)
Messaggio di Mary del 28/11/06
ciao mi chiamo mary ho 19 anni.Da 2 anni e mezzo sto con un bravo ragazzo che mi ama tanto ma la mia gelosia e mancanza di fiducia in me stessa ha fatto si di rischiare più volte la nostra unione.
sono completamente complessata...non mi piaccio fisicamente, ho sempre paura che lui guardi qualcuna. mi sento inferiore fisicamente e mentalmente alle ragazze in generale e soprattutto mi paragono troppo alle ragazze perfette in tv.
sto male perchè non rendo vita facile al mio ragazzo e io mi sento male al solo pensiero di perderlo.grazie e carissimi saluti mary


Eh sì.. chissà quante ragazze che ti leggono stanno facendo vigorosamente "sì, sì" con la testa... problema molto comune... Diciamo che entro certi limiti è normale che i primi rapporti importanti (vista la tue età suppongo che non hai avuto moltissime storie sostanziose) siano un po' difficili da equilibrare rispetto a questi temi. La sicurezza in se stessi, che ora viene da mettere sull'aspetto fisico, è in realtà una condizione sempre in movimento e in evoluzione, ma che un po' si stabilizza quando ci sono molti riscontri nella nostra vita che ci fanno vedere che "stiamo funzionando": l'amore, le amicizie, il lavoro, lo studio, essere amati e apprezzati dalli persone nella msiura in cui sappiamo esercitare le qualità che ci rendono più apprezzabili: simpatia, gentilezza, comprensione, coraggio e una certa chiarezza di comportamento e di visione. Cose che si conquistano, ognuno ha tempi diversi però, non sono date alla nascita bell'è pronte. Quindi finchè la vita e la nostra capacità di viverla non ha avuto ancora il tempo di darci i necessari riscontri, capita di sentirsi fragili, timorosi, insicuri e di conseguenza gelosi, preoccupati ecc. ecc. Insomma, è normale.
E per quel che ho detto sopra, la "soluzione" (insomma, non esageriamo... diciamo il processo positivo) sta nel contrarci meno su noi stessi (il mio corpo, il mio carattere, io, io, io) e darsi l'opportunità di sperimentarsi come persona in diverse occasioni e attività, lasciandoci "innamorare" dagli altri e dalle cose, dimenticando un po' noi stessi: se ci stimiamo un po' di più, se ci lasciamo conquistare da qualcosa senza concentrarci sul nostro ombelico, tutti questi timori diminuiscono, in modo proporzionato. Per quanto tutti noi siamo sottoposti a un bombardamento di "valori" esteriori (una certa estetica dettata anche dalle mode che cambiano, un certo livello di vita da pubblicità, cose e cose da possedere per ritenersi "fighi") la storia quotidiana ci dimostra (e dovremmo accorgercene) che è proprio vero che non sono le sole cose che contano, anzi. Non credo che il tuo ragazzo apprezzi di te solo il tuo sedere, perchè se così fosse... be', ci sarebbe da rifletterci quanto meno! :)
E' una risposta molto generica la mia, mi rendo conto. Ma in questa sede e via e-mail non è possibile conoscere ed entrare più nello specifico. Spero che almeno sia uno spunto di riflessione un po' utile.
Un caro abbraccio
Eleonora
Messaggio di Alle del 28/11/06
non so chi sono, non so cosa voglio dalla mia vita sono in uno stato totalmente confusionario e ho passato metà mella mia adolescenza tra bugie, litigi, pianti e porte sbattute.
Vorrei solo sapere chi sono,o meglio come posso trovarmi in un mondo dove nessuno ti ascolta..


Carissima Alle, non so quanto possa consolarti, ma la tua adolescenza non è ancora terminata... l'ascolto, sono d'accordo, è una capacità piuttosto rara; quando non la riscontriamo negli altri dobbiamo prima di tutto chiederci: ma noi, ascoltiamo? Non è per colpevolizzarci, è solo per renderci conto che non è così facile come sembra a chi aspetta di essere ascoltato.
Inoltre ci sono molte condizioni che possono interferire sull'ascolto: per esempio, i genitori hanno da fare molte cose nei confronti dei figli: educarli, proteggerli, indirizzarli ecc. ecc. per lo meno finchè non sono adulti e autonomi, e quindi a volte l'ascolto passa in secondo piano, ed anche se non è giusto è però comprensibile. L'ascolto poi, eh sì, quando si diventa grandi bisogna anche saperlo chiedere e guadagnare, fa parte della condizione adulta avere più diritti rispetto all'autonomia, ma più responsabilità anche nei rapporti. Ora stai crescendo "vertiginosamente", scopri risvolti della vita personale e mondiale che prima non vedevi, non capivi: è sicurametne un periodo difficile e porta smarrimento. è normale. Abbi fiducia e un po' di pazienza, è come quando non si capisce un complesso problema di matematica: a forza di girarlo e voltarlo, a forza di ricordare le regole e apprenderne di sconosciute, prima o poi si risolve. E se non succede oggi, possiamo sempre sperare che cosa di nuovo (una nuova consocenza, un nuovo incontro, una nuova esperienza) ci metta in condizioni di risolverlo. Vista così, la "matematica della vita" potrebbe persino - per quanto faticosa - apparirci persino molto affascinante.
un carissimo abbraccio
Eleonora
Messaggio di Luna del 23/11/06
Gentile Staff di lavoro,
sono un ragazza di 26 anni e navigando su questo portale ho intravisto questo servizio molto interessante e nn ho esitato ascrivervi.
il mio problema è generato principalmente da questo fatto.
nn mi sn abcora laureata e vorrei terribilmente farlo.ho passato uno scorso anno bruttissimo e ora poco per volta cerco di recuperare il tempo perso.
il problema mio è ke sn circondata da persone/miei conscenti ke al contrario mio stanno terminado il loro percorso univrsitario..insomma si stanno realizzando apieno nella loro vita.
io mi sto impegnando tantissimo,rikonosco di aver perso tempo,ma ci sn molti momenti ke i momenti di studio anzikè essere dei momenti piacevoli diventano dei momenti terribili.nn nascondo ormai ke al solo sentir parlare di università o di lavoro tra i miei coetanei io mi sento male..malissimo.
per questo motivo la mia vita sociale si è ridotta notevolmente,nn ho quasi più volgia di uscire la sera nel week xkè mi sneto un colpa ,ho apura di perdere altro tempo o di incontrare delle miei conoscenti ,magari ek compagne ke a differenza mia loro si sn realizzate e io no!!..ho paura di raccontare ke mi sento fallita...
ho 26 anni una laurea(lingue)ke terminati gli studi nn so fino a che punto mi darà da mangiare.
le competenze acquisite in questi anni nn mi permettono di essere completamente competente in queste materie.
nn so più ke fare e kome soprattutto trovare la forza x poter andare avanti..in questo ultimo mese ho perso il conto di quante sn state le volte in cui ho pianto.
l'altro problema sn i miei genitori.mia apdre in pensione e mia madre ke aspetta di andarci solo dopo la mia laure.con loro mi sento un peso.x la societò chi sono? nessuno!!una stuudendessa fallita..ke spende solo soldi e nn ne guadagna ..aiuto!!come posso fare come posso unscie da qusto incubo..
ho paura di rimanere così..irrealizzate x sempre..e pensare ke ho volgia di spaccare il mondo in un modo inkredibile!

aspetto con ansia un vostro parere e per ora GRAZIE MILLLEEE!!!


Cara Luna, sento molti ragazzi della tua età, ed anche più grandi, pormi questioni di questo genere. Purtroppo la tua situazione nasce da una complessità economica e sociale, da una crisi oggettiva della società davvero profonda: non c'è lavoro neppure per i più specializzati, c'è una grandissima differenza culturale, di pensiero e di valori tra genitori e figli, non ci sono più i vecchi riferimenti che guidavano e tranquillizzavano. Non so se questo può consolarti, forse lo può un pochino nella misura in cui è chiaro che non si tratta di una incapacità o mancanza solo tua, anzi, lo è solo in minima parte. E' vero che il confronto con altri può dirti qualcosa di diverso, però quando siamo scoraggiati tendiamo a vedere solo chi sta meglio e non sappiamo se ha più chaces, più dotazioni o solamente più incoscienza di noi per stare meglio, nè ci occupiamo di saperlo. Quando qualche ragazzo che sta per prendere le nostre lauree (purtroppo squalificate) si chiede cosa ne sarà del suo futuro, non può non entrare in ansia. Spesso i genitori non capiscono perchè non sono così addentro alla realtà economico-sociale che i figli vivono, ne hanno vissuta una differente, e quindi il risultato è un enorme smarrimento e un'enorme solitudine. Questo scoraggia e inficia anche gli sforzi che l'energia residua potrebbe sostenere. Lo studio, anzichè procedere, si ferma perchè per studiare bisogna essere molto motivati, se la mente si chiude occupata da ansia e scoraggiamento non si riesce più... insomma, hai delle regioni, ed ottime per stare così.
Detto ciò, però, che si fa? Quanto è tempo di cambiamenti epocali così grandi, ogni persona deve tirar fuori la propria creatività, cercando di vivere come se si trovasse in battaglia, in una situazione di emergenza... chessò, come nell'isola dei famosi, se guardi la TV. Non è un caso che trasmissioni come queste abbiano tanto successo, ci identifichiamo con questi vip alle prese con la sopravvivenza perchè è un po' così che viviamo il nostro mondo: una giungla sconosciuta in cui bisogna arrangiarsi, sotto stress ogni momento.
E' vero anche che queste situazioni "estreme" hanno il loro fascino e riuscire ad inventarsi qualcosa, a cavarsela nella nostra giungla personale, infine dà molte soddisfazioni. Ma dopo tante fatiche. Adesso si sente solo la difficoltà e tutto sembra insensato e senza prospettive. Tornando a te, che dirti? Se riesci a tranquillizzarti e distaccarti dal senso di disistima che stai maturando nei tuoi confronti, potrai fare lo sforzo finale (che è sempre il più difficile) e laurearti: primo obiettivo, comunque sia è utile sia in generale sia per la tua personale soddisfazione. Bisogna procedere passo passo senza farsi angosciare dall'immensitaà della giungla. Poi (o nel frattempo) potrai guardarti intorno, capire se ci sono percorsi formativi più approfonditi che possano esserti utili per trovare un qualche lavoro: visitare i centri di orientamento, sentire gli informagiovani, parlare con chi ha più esperienza, non trascurare di fare piccoli lavori, anche banali, per cominciare a capire come va questo mondo lavorativo. Cominciare ad accettare l'idea che la strada sarà difficoltosa, e cominciare a farlo capire con dolcezza anche ai tuoi genitori che forse non lo sanno, o forse sì e potrebbero aiutarti più di quanto ora ti sembri, almeno moralmente: non è colpa tua se il mondo va così, ed anceh chi sperava di riposarsi non sempre può farlo, nella giungla. Sentire, guardare, odorate, ascoltare: nella giungla diventa fondamentale cogliere ogni segnale e raccogliere più informazioni possibile.
Chissà... forse fra qualche anno sarai fiera di te e ti perdonerai i momenti di sconforto che sono inevitabili. Forse tra qualche decennio questa tua generazione ci consegnerà un mondo più motivato, dove aver lottato e costruito da zero e nonostante tutto, ridarà gusto e senso al vivere, attraverso le difficoltà, sì, ma con la fierezza di "essersi fatti da soli, di essere riusciti nonostante tutto a cavarsela". Infondo, era così anche per i miei nonni, e sono state fatte grandi cose.
Ed ora... al di là del del fatto che non pubblichiamo messaggi di persone con più di 24 anni - risposta di routine che ti è stata data - mi sembra che il tema che porti sia molto importante, e quindi derogo approfittando dell'autorizzazione che ci avevi dato... ok? Grazie per averci scritto e spero che troverai presto la forza di andare avanti, hai tutta la comprensione di tutti coloro che sanno cosa vuol dire vivere oggi, qui, per voi ragazzi.
Un abbraccio
Eleonora
Messaggio di Francy del 23/11/06
Non sapevo bene come iniziare l'argomento...beh, ultimamente sono entrata in un periodo di depressione per vari motivi, tra cui la mia famiglia; mia madre è ricoverata in una clinica per disabili e mio padre ha un'altra donna...quindi, da qualche anno ho preso ha tagliarmi con la lametta e non riesco a farne a meno, anche se mi ripeto che devo smetterla, alla fine, dopo una giornata brutta lo rifaccio, vorrei un consiglio, un aiuto...


Cara Francy, può succedere che certi eventi della vita siano così gravi, così dolorosi che non si riesce tanto a gestirli, si rischia di non farcela... la tua reazione a questo dolore, forse a un senso di abbandono, di solitudine, che ti schiaccia, sembra avere come risultato farti ancora più male. E' un modo che ha la tua psiche di "gridare silenziosamente", di rendere evidente "fuori" un sanguinare "dentro", di chiedere aiuto senza volerlo chiedere.
Non è un problema da sottovalutare. Non c'è nessuno con cui puoi parlarne, di cui ti fidi? E' davvero impossibile aprire un dialogo con tuo padre? C'è uno zio o zia, una nonna, un insegnante, qualche adulto insomma che potrebbe aiutarti a trovare una soluzione? In situazioni come queste bisogna assolutamente aprire uno spazio di ascolto, in cui potersi prendere cura di quella parte di te che non ce la fa. Se sei di Torino o dintorni, fai un salto qui ad ARIA e cercheremo di aiutarti. Oppure qualche struttra, per esempio molte scuole hanno lo psicologo. Certo, capisco che una delle cose più difficili è riuscire a far venire fuori questo problema, parlarne, scoprirsi. Suscita spesso timore, qualche forma di vergogna, paure di tanti tipi. Però bisogna farlo, non è tanto possibile continuare a lottare con se stessi tutto da soli, davvero hai tutte le ragioni di essere in difficoltà e quindi è naturale che tu abbia bisogno di aiuto.
Fammi sapere... con tanto affetto
Eleonora
Messaggio di Redazione di Aria del 21/11/06
Messaggio per LUNA:

Abbiamo ricevuto la tua e-mail, però possiamo rispondere solo ai ragazzi che hanno un'età compresa tra i 14 e i 24 anni (come i ragazzi che possono utilizzare ARIA), oppure agli adulti che sono in relazione educativa con loro, su problemi - appunto - educativi. Se vuoi comunque una risposta puoi inviarci un tuo indirizzo e-mail a cui poterci riferire.
un caro saluto
Eleonora
Messaggio di Lion del 21/11/06
ciao sono lion e ho 17anni da poco tempo sento attrazioni per ragazzi. Sono un po' spaventato non so cosa fare. Ho paura di esere cosi ...aiutatemi vi prego cosa devo fare ?


Caro Lion, ci sono alcune risposte in merito su questa stessa rubrica che potrebbero essere interessanti per te, ma comuque cerco di dirti qualcosa di sensato, nonostante la tua sia una domanda a cui è impossibile dare una risposta senza conoscerti, senza sapere nulla di te.
E' molto difficile darsi un'identità sessuale in età giovane, per tanti motivi che sarebbe lungo elencare, e quindi non saprei cosa dirti, se non che aprire uno spazio di confronto, di riflessione con un adulto attento e privo di pregiudizi potrebbe aiutarti a chiarire le tue idee, ed eventualmente a trovare il modo migliore per affrontare i problemi che una condizione gay porta, ahimè, ancora molto con sè. Con questo non voglio dire che tu sia gay, non posso assolutamente dirlo così, e non basta un'attrazione che puoi provare (bisognerebbe approfondire) per determinarlo.
In ogni caso è importante poterne parlare, poter tirare fuori i propri dubbi e i proprio timori per risolverli. Se sei di Torino o dintorni puoi anche fare un salto qui ad ARIA (orari sul sito) in modo che si possa darsi lo spazio adeguato per aiutarti e per trovare le risorse intorno a te che possano esserti a loro volta di aiuto.
Un carissimo saluto
Eleonora
Messaggio di Redazione di Aria del 16/11/06
Messaggio per Nick88:

Caro Nick, hai inviato un messaggio a questa rubrica, ma non hai
autorizzato la pubblicazione. Quindi, se vuoi, dovresti mandarci una tua
e-mail (anche con dati non riconoscibili) a cui poterti inviare una
risposta, diversamente non so come fare...
a presto
Eleonora
Messaggio di Lilli86 del 14/11/06
Buongiorno a tutti!! Innanzitutto inizio dicendo che secondo me il servizio che offrite è utilissimo e molto confortante ;-) , nel senso che mi ritrovo in molte storie che vengono trattate e quindi sono contenta di poterle leggere e trovare delle risposte sempre adeguate e ben formulate!! Grazie !!
Bene ma ora passiamo a me!! Allora.. Ho 20 anni e da qualche mese sto con un ragazzo molto dolce e che mi fa stare bene sul serio :-D ; mi ha saputo far tornare il sorriso dopo mesi, o direi anni ;-( , che mi chiudevo nella mia negatività e diffidenza ..
Lui ha 2 anni in meno di me e stiamo molto bene insieme; in realtà abbiamo ben poco in comune, ma come si dice?! "gli opposti si attraggono" .. e quando ci vediamo tutte le piccole differenze che ci separano scompaiono e trascorriamo ore stupende, piene di felicità, divertimento e complicità!!
Da qualche tempo però non riesco a non pensare ad alcune cose del suo modo di pensare e fare che non condivido affatto.
Ecco io sono la tipica persona tranquilla e sensibile d'animo, tollerante, aperta alle nuove esperienze e alle idee di pensiero diverse dalle mie, sempre pronta a sostenere ed aiutare gli altri e a credere negli uguali diritti per tutti.
Le mie idee sono tipicamente "di sinistra", ma non comuniste intendiamoci..
Lui invece è l'esatto opposto; sostiene idee fasc***e e con i suoi amici si "diverte" a compiere atti discriminanti nei confronti di alcuni tipi di persone (omosessuali, extracomunitari, prostitute) ..
Io non capisco se sono tipici atteggiamenti (in ogni caso non giustificabili) da ragazzi immaturi e ignoranti o se in realtà ne è convinto davvero delle idee che dice di sostenere..
Le poche volte che affrontiamo il discorso finiamo per litigare e non giungere a nessuna conclusione.
Lui inoltre mi ha detto che lo sto facendo maturare e mi ha ringraziato per questo, e li ho notati anche io alcuni cambiamenti da parte sua, ma le s tron***e ( scusatemi x la sincerità :-) con i suoi amici continua a farle (un altro esempio: le scorrazzate in auto ad altissima velocità).
Che poi in realtà quando siamo insieme si comporta benissimo e non si comporta da incosciente..
E allora io mi chiedo: immaturità? Tipico "caprone" che segue il gruppo? Ignoranza?
So benissimo di non poterlo cambiare completamente ma vorrei trovare una soluzione perché quei suoi atteggiamenti non sono, a mio avviso, né giustificabili né tollerabili .. ..
Ho proprio bisogno di un vostro piccolo consiglio !! :-)
Spero di ricevere una vostra risposta il più presto possibile!!
Nel frattempo vi ringrazio anticipatamente e vi auguro una buona settimana, un abbraccio!!


Carissima, mi sembra che la risposta te la sei già data da sola: se lui dice che lo stai facendo maturare, queste sono tipiche... immaturità! Purtroppo sono piuttosto pesanti e - destra o sinistra che sia - inaccettabili come mancanza di rispetto nei confronti di persone umane. Non si tratta di destra (si può anche non condividere certe cose), il bullismo e la prevaricazione non hanno a che vedere con le idee politiche, semmai se ne rivestono artificiosamente per giustificare la prepotenza e infine l'impotenza (solo chi non è "solido" ha bisogno di prevaricare per affermarsi).
La storia del nazismo insegna, ma anche quella dello stalinismo.
Penso che tu non possa far altro che fare appello alla sua parte migliore, sempre, finchè non si renderà conto che fare il "caprone" ( e penso che in questo caso sia il termine davvero più corretto) non aumenta certo il suo valore, che invece sembra essere molto alto. Perchè non può essere quello che è, senza abbassarsi a quei livelli? distinguerei comunque le "bravate" del correre a pazza velocità dal bullismo razziale e discriminatorio: l'uno può essere un evento passeggero e fa rischiare se stessi (anche se bisogna rendersi conto che si può far del male anche agli altri), l'altro è una vera prepotenza - tra l'altro operata nei confronti di categorie "deboli" in quanto già discriminate, quindi da veri vigliacchi - che nessuna società civile può ospitare, sia essa di destra, di sinistra, del centro o di dove ci pare. Secondo me può essere opportuno avere fiducia in lui, ma - vista soprattuto la posta in gioco - non cessare di chiedergliene conto.
Un caro abbraccio
Eleonora
Messaggio di Bambina del 14/11/06
Ciao sono 1 bambina almeno tutti dikono kosì, ho 14 anni ,ed è da 1 anno ke mi piacciono le femmine, almeno credo ,quest'anno sono in 1 superiore e ho conosciuto 1 ragazza straordinaria con lei skerzo parlo e a volte ci tocchiamo ma in modo amichevole il danno è ke mi sto innamorando di lei ;ma non solo c'è 1 altra ragazza ke mi piace sempre nella stessa scuola lei è + grande e ogni volta ke mi vede mi sorride e poi mi fa dei complimenti bellissimi , io sono stata con molti maschi ma sono sempre vergine comunque quando abbraccio 1 maschio nn provo niente ma con le femmine si, moltissimo mi sembra di volare .IL MIO PROBLEMA VORREI CAPIRE SONO LESBICA???E POI COME FACCIO A FARE LA PRIMA ESPERIENZA CN 1 F HO PAURA SE QUESTA NON CI STA ...LE MIE AMICHE PENSANO TUTT'ALTRO DI ME .Ho paura delle sue opinioni ma non solo ho paura di ammeterlo a me stessa vi prego aiutatemi 1 bacio aspetto risposta.


Cara "bambina" (è il nick scelto da te....) la questione che poni è più comune di quanto non si creda e per tutte le persone che vivono di questi sentimenti e sensazioni il problema più grande sta nella gestione delle proprie relazioni e dei propri desideri. Che posso dirti per aiutarti? Rispetto al fatto che tu sia lesbica o meno, cerdo che si potrebbe dire molto sia in un senso che in un altro, forse sarà il tempo e le tue esperienze a definire meglio la tua identità. Per intanto si tratta di trovare il modo migliore per esprimere te stessa, e questa mi sembra sempre la cosa più importante, ovviamente nel rispetto dei sentimenti anche degli altri.
So che quel che dico è molto discutibile, tuttavia credo che quando si tratta di cose che non fanno male a nessuno, penso che ciascuno abbia bisogno di viverle per quello che sono. Certo non è facile. Se può consolarti, posso dire che non è facile neppure per i rapporti eterosessuali...
Di più, in questa sede e in questo modo messaggistico, non riesco a dirti.
Potresti pensare di cercare uno spazio di chiacchiera e di riflessione con qualcuno, sia esso uno psicologo (magari c'è a scuola?) o un amico più grande, magari adulto, se c'è: un insegnante, un parente.... è importante non essere soli e non tenersi tutto dentro con l'angoscia che si porta dietro. Se sei di Torino o dintorni potresti fare un salto qui ad ARIA: certamente sarebbe l'unico modo per esserti davvero di aiuto.
Un abbraccio
Eleonora
Messaggio di Maja del 07/11/06
chiedo i suggerimenti di comportamento di una mamma giovane con una figlia di 13 anni.perfavore, ditemi come si fa con una figlia che ha perso completamente la mia fiducia?


Cara signora, bisognerebbe saperne di più per poterle rispondere anche solo indicativamente. Quel che posso dire è che per situazioni complicate vanno messi in atto soluzioni complesse, spazi in cui poter riflettere, approfondire, capire bene la singola situazione. Non c'è una risposta buona per tutti... Certo bisogna andare un po' all'origine del problema, considerare anceh le altre figure familiari e il loro apporto... insomma un lavoro di riflessione risulta indispensabile.
Chieda aiuto a qualcuno vicino a lei con cui si possa parlare e approfondire, è l'unico consiglio che posso darle.
Cari auguri
eleonora
Messaggio di Babi3msc del 07/11/06
Ciao a tutti io ho un problema molto grave cn i miei genitori. Ho appena concluso una storia di tre mesi con un ragazzo a cui i miei genitori si erano affezionati tantissimo, quando l'ho lasciato perche era diventato pesante i miei genitori mi danno tutte le colpe e dicono ke lui non si meritava questo trattamento e che lui era il ragazzo giusto anche per loro perchè era dolce e ci teneva a me anche se nn sapevano ke mi soffocava. Fatto sta che si sono affezionati e adesso mia madre ha detto che se provo ad avvicinarmi ad un altro ragazzo mi chiude in collegio perchè non vuole che abbia altre storie finche non faccio 18 anni perche ho lasciato il ragazzo perfetto.Vi prego a iutatemi come gli devo spiegare che a me piace un altro ragazzo e che voglio stare con lui senza ke mi chiudano in collegio???? vi prego è importante non so più a chi rivolgermi aiuto!!!!


Mia cara Babi, la cosa è piuttosto complessa, sei tanto giovane e forse i tuoi genitori hanno accolto il tuo precedente ragazzo come un altro figlio: di conseguenza adesso sono "a lutto" quasi come se avessero perso un figlio che ritengono insostituibile e quindi un pochino si possono capire. Però, mi sento di dire, che anche tu hai le tue ragioni. Forse non sono abituati all'idea che a 14 anni è tempo anche di fare esperienze, anche affettive, ed è normale che le storie nascano ed anche finiscano, quanto meno prima di trovare quella con cui ci si possa impegnare per la vita. Se pensato in modo più sereno e ampio, la questione è questa: si può pensare che ti saresti sposata a 14 anni? Si può pensare che saresti rimasta fidanzata con lo stesso ragazzo per chissà quanti altri anni? Certo, succede, può succedere, ma è più l'eccezione che la regola. Forse succedeva un tempo in cui le esperienze affettive non erano ritenute ammissibili, ma poi le coppie spesso non si conoscevano, non si sperimetavano veramente nella vita adulta, finivano per non andare d'accordo e passare una vita triste e rancorosa forzatamente insieme. Le esperienza affettive sono invece normali e giuste, magari vissute con attenzione e una certa delicatezza per non essere proprio "leggeri", ma vissute. Può essere che i tuoi genitori siano anche preoccupati per te, per qualche motivo che non viene fuori chiaramente in questa e-mail, e quindi andrebbe più specificato tra voi.
Questo potrebbe essere il problema dei tuoi genitori. Non so come potresti farglielo capire, magari aiutandoli a riflettere sul fatto che la tua giovane età non può più prevedere un matrimonio o un fidanzamento già "fatto finito", e quindi inizi e fine sono prevedibili. Magari facendo loro capire meglio quali erano le cose che non andavano bene con il precedente ragazzo: infine è presumibile che vogliano la tua felicità.
Forse potresti chiedere l'aiuto di qualche altro adulto (zii, amici di famiglia) che siano più disposti a capire le tue esigenze e possano fare da mediazione tra te e i tuoi... forse potresti far loro leggere questa risposta... un modo deve esserci, non riesco a credere che ti mandino davvero in collegio per questo... :)
Un carissimo saluto
eleonora
Messaggio di Eleonora (Redazione di Aria) del 03/11/06
Cari lettori di ogni età, sto ricevendo alcune e-mail su un tema molto delicato e importante: l'omosessualità. Ragazzi, ma anche genitori, che ci scrivono in merito. So che è un argomento delicato, come la sessualità ad esempio, e quindi è difficile scriverne con il dovuto rispetto e delicatezza. Tuttavia non è perchè certe cose sono ancora tabù nella nostra società che possiamo esimerci dal parlarne, almeno io non lo credo giusto. Quindi chiedo pazienza, attenzione e delicatezza anche ai nostri lettori, e una forma di apertura mentale che possa fare di queste nostre pagine un luogo armonioso e utile per ogni tipo di confronto.
Ecco quindi, arrivato in privato ma successivamente autorizzato alla pubblicazione, il


Messaggio di A. n.1

Sono mamma di una ragazza di quasi 16 anni. Sabato scorso mi ha confermato tutti i dubbi che avevo sulle sue amicizie e il suo comportamento con una ragazza in particolare; con trepidazione mi ha detto di essere omosessuale, di avere una relazione con questa sua compagna da circa un anno, di cui è molto innamorata, averlo scoperto fin dalle scuole medie e di essere finalmente felice.
La mia testa accetta questa situazione, ma il mio cuore fa fatica ad identificare la mia bellissima ragazza con la bruttissima parola di : lesbica.
Oltretutto ho difficoltà ad identificare la bambina che fin dall'asilo si innamorava e piangeva disperata se i compagni non la ricambiavano con l'omosessuale che dice di essere.
Mi chiedo e quindi vi rivolgo la domanda se è possibile "sentirsi" omosessuale perchè si frequenta un gruppo in cui tutti lo sono. Vorrei capire come si fa ad essere sicuri di essere lesbiche solo perchè si prova affinità con una compagna.
Ricordo che alle scuole medie è capitato pure a me di provare del sentimento per una mia compagna, ma ciò non mi ha portato a considerarmi omosessuale.Ho letto di una ragazza lesbica che diceva per spiegare la sua omosessualità semplicemente che si era innamorata, ma basta questo? La reazione che tutto ciò mi ha provocato è che sento mia figlia più fragile, come bisognosa di aiuto e anche lei percepisco sente la stessa cosa per me. Siamo entrambe in difficoltà o meglio ci spiamo dall'angolo nascosto per vedere l'una dell'altra la reazione.
(firma omessa)


Cara signora, capisco il suo stato d'animo e anche quello di sua figlia: qui ad ARIA vediamo molti ragazzi (sia maschi che femmine) che ci portano la loro condizione di omosessualità od anche di interrogativi sulla loro identità, e spessissimo il problema più grande è il rapporto con la famiglia su questi temi. Innanzi tutto volevo complimentarmi per il bel dialogo che evidentemente avete e che certo è frutto della buona disposizione di entrambe: sua figlia non si sarebbe mai confidata se non avesse sentito di poterlo comunque fare, di essere sostanzialmente accettata, il vostro è un rapporto profondo che sicuramente è e sarà un grandissimo aiuto per tutte e due anche in altre circostanze della vita.
Ci sono alcune considerazioni da fare, sia a livello sociale che personale. Innazi tutto l'identità sessuale tende ad essere meno definibile con schemi rigidi. Come lei stessa dice, provare forti sentimenti per una persona del proprio sesso non è poi così raro, soprattutto in giovane età e questo di per sè non significa molto in termini di definizione d'identità sessuale.
Del resto quando questi sentimenti sono connotati in forma di innamoramento e di attrazione sessuale, la cosa diventa invece più definita. Ci sono anche molte persone che si attestano su una sorta di "bisessualità" e poi, nel corso del tempo, fanno delle scelte più precise man mano che la propria sessualità cresce e matura o semplicemente in base agli incontri più significativi della propria vita.
In ogni caso, frequentare persone omosessuali non è di per sè portatore di scelte in questo senso, semmai rende più aperti mentalmente, meno vittima di restrizioni e tabù e quindi può "consentire" con più facilità di far emergere inclinazioni e amori che altrimenti verrebbero repressi. Ma questo è senz'altro un bene per la psiche, perchè ogni tabù a priori crea un disagio interiore che prima o poi può essere anche origine di patologie. In poche parole, se sua figlia è davvero omosessuale, non sono le sue compagnie a determinarlo ma semmai a consentirle di viverlo con più serenità e questo, le posso assicurare avendo visto molte sofferenze in questo campo, è certamento un gran bene. Diverso se i ragazzi hanno relazioni omosessuali perchè, frequentando gruppi così connotati, vogliono sentirsi "inseriti". Ma questa è una cosa forzata che prima o poi decade da sè, come ogni altro adeguamento fittizio che i ragazzi fanno per sentirsi accettati (ad esempio vestirsi in un certo modo o farsi piacere la stessa musica). Tuttavia la condizione omosessuale, pur essendo più tollerata e più accettata di un tempo (o addirittura sfruttata commercialmente come nuovo campo di possibili acquirenti) è ancora vissuta in modo contraddittorio e inquietante sia da chi la prova sia da chi ci vive a contatto, e quindi i problemi sono molti.
Credo che quello che più spaventa i genitori affettuosi sono le possibili sofferenze che questa condizione può generare, sia in termini di emarginazione sociale sia in termini di vita "non normale": è la fragilità che lei legeg in sua figlia. Ma entrambe le cose derivano da un rifiuto sociale allargato, e quindi forse il miglior contributo che si può dare è quello di "aiutare il mondo a cambiare" cambiano noi stessi i nostri parametri interpretativi e di giudizio, avvicinandoci per conoscere e per comprendere questo modo, ancora tanto ignorato, di intendere la propria vita amorosa.
Mi sembra che lei si accosti a questo tema con attenzione e disponibilità, pur coi suoi comprensibili timori, e questo certamente aiuterà moltissimo sua figlia a non sentirsi sola e a fare le sue scelte con maggiore serenità. In quanto ai termini... be', certo lesbica ha assunto un brutto suono; e pensare che nasce da un'isola greca vissuta da donne raffinate, intelligenti e autonome, dedite alla filosofia, alla poesia e alla bellezza... che peccato... ciò considerato si preferisce usare in modo indifferenziato il termine "gay", seppu re nato all'interno delle definizioni dell'omosessualità maschile.
Penso che anche voi, come tante persone in questa situazione, potrete pian piano superare timori e difficoltà, a patto di non interrompere la comunicazione e usando reciproco rispetto e disponibilità. Ci sono anche sedi di aiuto e di confronto che vengono aperte qui e là, in associazioni specifiche o anche in mdo differente: cercare aiuto e compagni di strada può essere davvero fondamentale.
Spero di esserle stata di aiuto in qualche modo, e le vorrei chiedere l'autorizzazione a pubblicare (naturalmente in forma anonima, come facciamo sempre) questo scambio di e-mail, perchè le assicuro che il tema è sentito moltissimo, molto diffuso ancorchè nascosto, ed è soprattutto importante che se ne parli tanto. A volte è anche utile leggere insieme rubriche e risposte in tema, cosa che può approfondire al comunicazione o riaprirla qualora fosse interrotta.
Un carissimo saluto e augurio profondo per tutte e due
Eleonora



Messaggio di A. n.2

Cara Eleonora,
mi permetto di chiamarla così perchè sento che il suo modo di parlare è affettuoso e che posso chiedere aiuto a qualcuno che non me lo negherà. Prima di scriverle ho letto con attenzione le e-mail che i ragazzi le inviano, nella speranza di leggervi qualcosa che potesse essermi di chiarimento attraverso il vissuto di altri ragazzi. Non ho trovato molto a riguardo, ma ho capito che i problemi sono tanti e vari. Non so come comportarmi con mia figlia; o meglio lo so: come prima mi sembra logico, ma a volte sono arrabbiata con lei e con me stessa. Se l'omosessualità è una situazione mentale che cosa l'ha spinta a fare questa scelta? C'è qualche atteggiamento o modo di fare o qualche meccanismo familiare che può indurre a scegliere questa strada così difficile? Vorrei capire per capire meglio lei. Mi aiuti a trovare la strada giusta perchè questa storia non danneggi nessuno perchè come lei ha notato ci vogliamo molto bene. L'autorizzo volentieri a pubblicare queste e-mail perchè se come lei dice il problema è diffuso immagino che ci saranno altri genitori nel mio stesso stato d'animo e che hanno bisogno di capire.
Grazie infinite
(firma omessa)


La ringrazio per l'autorizzazione a pubblicare, spero che la sua e-mail sia da stimolo anche per altri. La ringrazio anche per la fiducia: in effetti è un momento difficilissimo quello del "coming out" come viene chiamato dalle persone gay, ha un nome proprio perchè è un processo e un periodo complesso della propria vita e delle proprie relazioni, per tutte le persone che si trovano a viverlo, anche per i parenti e per gli amici.
Io credo che possa essere molto importante potersi confrontare con altre persone che vivono lo stesso problema, a volte molto utile anche farsi aiutare da uno psicologo che crei uno spazio di riflessione e di confronto approfondito. Purtroppo non è cosa che si possa fare via e-mail, per quanto qualche messaggio aiuti, bisogna darsi la possibilità di aprire uno spazio costante e agevole. Ci pensi, non sarebbe tempo e investimento sprecato, perchè le questioni che man mano si pongono sono molte, ne cito solo alcune: ansie e preoccupazioni per sè, per la figlia e per la famiglia, relazione con il partner proprio e della figlia, gestione della riservatezza ma anche necessità di non sentirsi una vergogna da nascondere, necessità di capire le origini, i modi, il mondo di cui si parla... ecc.....ecc....
Comprenderà anche lei che la partita è grossa e le va concesso uno spazio adeguato. Esistono anche associazioni e momenti di incontro per i genitori di persone omosessuali, una breve ricerca anche in internet dovrebbe dare buone indicazioni.
Perintanto non si scoraggi: molte più persone di quanto si creda hanno vissuto e vivono questi problemi, e li hanno superati anche brillantemente. Nel merito di quanto mi scrive, posso solamente aggiungere una piccola cosa, il resto andrebbe visto in sedi più adeguate, ed è questa: l'omosessualità può essere un momento di passaggio o meno, ma non è necessariamente una "condizione mentale" e quindi una "scelta". La riflessione in merito è scarsa, anche al livello professionale, come per tutte le cose che sono "tabù", personalmente mi sembra di verificare che ci sono elementi che concorrono a sviluppare maggiormente questa parte di noi (che tutti abbiamo), ma ci sono anche situazioni che "sono così", per motivi che possono restare misteriosi o che, semplicemente, non sono rilevanti. Un po' come dire che possiamo spiegarci in vari modi perchè un apersona ha i capelli biondi anziché bruni, questionare anche se abbia deciso di tingerseli o di accentuare semplicemente la propria tinta, ma infine è così ... semplicemente.
un caro e affettuoso saluto
Eleonora
Messaggio di E. del 02/11/06
Ciao...mi chiamo E. e sono una ragazza di 16 anni. Da cinque mesi ho una storia con una donna molto, molto più grande di me. Una storia importante che non mi turba affatto, io l'amo e lei mi ama, viviamo la nostra storia pienamente, dedico a lei tutta la mia giornata, il problema è che lei convive con un'altra donna che conosco anch'io e con la quale per gelosia non ho un buon rapporto. Una settimana tornando dal lavoro in anticipo, la convivente ci ha viste insieme. Da allora minaccia di andare alla polizia per denunciare tutto e porre così fine a questa storia a suo parere "malsana".Io vorrei sapere quali potrebbero essere le conseguenze penali per la mia donna essendo comunque io consenziente.Grazie.


Cara E. il problema dal punto di vista legale è discutibile, perchè seppure tu non sia maggiorenne, avendo 16 anni sei considerata dalla legge "in grado di intendere e di volere" e quindi il reato di "circonvenzione di minore" è attenuato. Tuttavia la legge è concepita per situazioni di rapporto eterosessuale e quindi penso che sarebbe affidato al giudice definire una possibile aggravante (nella misura in cui il giudice considerasse amorali e inammissibili i rapporti omosessuali) oppure un possibile alleggerimento, in caso contrario. In ogni caso quando c'è una differenza di età molto grande e uno dei due è minorenne, questo è considerato un elemento a grande sfavore, e credo sia anche codificato in che termini precisi, ma non sono un legale quindi non so dirti di più. Se vuoi maggiori informazioni, spesso esistono in varie città delle associazioni "al femminile": casa della donna, circoli gay/lesbiche, ecc. che offrono consulenza legale a chi la richiede. Però mi sembra che la questione legale non sia la sola e forse neppure la più pesante. Certo viene da chiedersi perchè si porti avanti una "storia a tre" che è sempre un genere di situazione molto problematica da gestire per tutti. Ed anche cosa significa questa grande differenza di età, che raramente è un caso e frequentemente è un problema per molti aspetti... insomma, mi sembra di capire le reazioni tue e della compagna della tua donna, è meno chiara in effetti la posizione della tua lei... ma certamente qui non c'è spazio e modo di approfondire, quindi ti lascio solo questa domanda/stimolo a cui puoi rispondere, se ti va, anche solo dentro di te: cosa pensate tutte e tre di voler fare per rendere questa situazione più serena, polizia a parte? Ma proprio tutte e tre...
Casomai fossi di Torino e dintorni e volessi approfondire, puoi sempre fare un salto ad ARIA a chiacchierarne un po'.
Carissimi saluti
Eleonora
Messaggio di Very91 del 02/11/06
ciao a tutti!!!vi ringrazio per i servizi che offrite e l'aiuto che date a noi adolescenti...siamo cosi pieni di dubbi e incertezze!!!volevo un consiglio o un parere da parte vostra...sabato sera sono stata in un locale e ho visto un barista stupendo...nn riuscivo più a distaccare gli occhi da lui...da quel giorno nn riesco a pensare ad altro e a scuola sono sempre distratta perchè ho la sua immagine davanti!!!so già tante cose su di lui ma nn ci ho mai parlato...vorrei parlarci e conoscerlo...il problema è ke ha 7 anni in più di me e nn vorrei che questo sia un problema per lui...come potrei fare per rompere il ghiaccio??credetemi...mi serve veramente un consiglio...baci e tanti saluti!!!attendo una risposta speranzosa!!!


Cara Very91, il tuo nick rivelerebbe un'età molto giovane e mi permetto di sottolinearlo (nella scheda è dichiarato ma nella mail no), approfittando del fatto che il tuo nick non lo tiene molto segreto, perchè la cosa non è irrilevante per il problema che poni. Innanzi tuto ti sei innamorata! che bello... :) è sempre una bellissima sensazione, di grande vitalità, e significa che cresciamo, diventiamo aperti alle relazioni e al mondo, insomma un saco di cose più che positive. C'è poi la questione di quanto un innamoramento possa essere ricambiato, e lì le cose si fanno meno entusiasmanti, perchè c'è sempre qualche rischio di non essere ricambiati.
Il fatto che tu ti sia innamorata di un ragazzo più grande può significare molte cose, ma siccome non mi pare che lo conosci bene, può significare anche un po' di idealizzazione, cioè chissà se merita davvero il tuo sentimento? Chairamente non si può sapere se non ci si conosce, e quindi sarebbe il caso di verificare perchè magari uno è bellissimo ma appena apre bocca... oppure è bellissimo e anche quando apre bocca è ok, ma poi non si è così affini come si sperava. E quindi. La differenza di età...be', sì. Chi è un po' più avanti negli anni può testimoniare che 7 anni tra 15 e 22 sono ababstanza, tra 20 e 27 diventano meno, tra 40 e 47 quasi inesistenti, eppure sono sempre 7.
Ci sono molti motivi per questo, ma non posso fare qui un trattato di psicologia, giusto? :) quindi tra voi mi sembrano un po' tantini e per lui potrebbe essere un problema, ma anche per te, sai? Anche se adesso non ti sembra. Non tanto un problema di cosa ne pensano gli altri, ma della possibilità di avere interessi comuni, di essere affini, perchè quando si ha un rapporto con una persona poi queste cose contano. Poi ogni persona è diversa e quindi non si può, di nuovo, dirlo senza verificare. E quindi? Secondo me, tu prova, con un po' di cautela, a conoscerlo meglio e verificherai da sola. Se poi vedi che non ti considera fin dall'inizio, avrai risolto subito i tuoi dubbi. E però tu chiedi: come fare a rompere il ghiaccio? bella domanda... direi, come faresti con chiunque altro ti interessi anche solo a livello di amicizia: il resto verrà da sè.
Un caro abbraccio
Eleonora