Messaggio di Spettrotrasparente del 06/06/05
Cari psicologi di Aria a scrivervi è una ragazza non più giovanissima,
cioè che ha terminato l'adolescenza oramai da un bel po' di anni.
Se penso a quel periodo trovo buffo come vivevo in conflitto col mio
corpo che cresceva, cambiava e...non mi piaceva. Tutto questo non era
la semplice "espiazione" di tanti disagi che si vivono a quell'età ma
proprio la ricerca di un'identità sempre più difficile da scoprire
rispetto all'invincibile ed inequiparabile modello dei mass media.
Ora questo può sembrare un discorso banale tuttavia non lo è...certo
sono libera di fare come mi sento, vestire come voglio ed immaginare
il mio corpo altrettanto ma ho sempre un'immagine di me stessa interiore
completamente distorta da quella che è la realtà .
E trovo molto buffo se penso che in adolescenza non mi accettavo...poi a
fatica ce l'ho fatta, avevo un seno molto grande.
Poi l'ho valorizzato e sono riuscita a piacermi e ad essere soddisfatta.
ma poiché niente è stabile sono mutata di nuovo!
Certo, per fortuna, altrimenti se non fossi mutata credo che sarei
"morta" e non sarei potuta evolvermi, come sostiene da una vita il buon
Darwin...
Il mio seno che con fatica ho accettato all'età di 19 anni cambia di
nuovo poiché resto incinta e...anche se purtroppo ho un aborto spontaneo
(io e io mio uomo volevamo tenere il piccolo) sembra che mi siano bastati
3 soli mesi di gravidanza per farmi mutare di nuovo!!!
Quindi sono circa 6 anni che non sono più in adolescenza, quella stessa
adolescenza cresciuta a fatica...con i suoi altri e bassi del
momento...ed ora che non sono più in quel periodo mi ritrovo a
rimpiangere, come una zitella che non ha mai vissuto, un corpo che tanto
è cambiato...
Capite che qui la questione non è che sono io...nel senso che sono
perfettamente lucida e cosapevole che il corpo cambi, che tutto
muti...che il ruolo della maternità per me è molto importante...ma non
sono più capace di "vedermi"...e non vivendo il mio presente creo solo
le basi per un rimpianto futuro...esattamente come fanno le donne che
non accettano le rughe è si fanno operare.
A poi...c'è un'altra questione di tutto questo marasmo legato
all'immagine...ci sono un sacco di mie amiche che poco più che
maggiorenni hanno già rifatto il seno ed il naso... ma dove arriveremo
:-(
Insomma cos'è normale...non piacersi e sottoporsi al bisturi o cercare
un'altra via. Sono convinta che ci sia un'altra via...ma qual è???Dal
momento che tanto tutto muta.....
Sapete ho osservato come i cadaveri non abbiano più le rughe quasi a
dimostrazione che ogni ruga sia un'emozione che si scrive sul volto!
E quindi cosa ci resta di una società che non sà più vivere la proprie
emozioni e le "congela" attraverso il botox, le protesi al silicone
(parlo di ragazzine...) ...
E questo il mio problema la capacità di vivere il presente consapevole
che cambierò, cambierò sempre...è che è questa l'essenza della
vita...l'eterno divenire!
Vedere i seni rifatti, i volti tirati dal lifting...è come se la vita si
fosse "fermata", bloccata con quel seno gonfiato come un pallore...da
appendere al muro, il viso trasfigurato... Che tristezza :-( ma come
uscirne???
Uffi, sono triste perché sento che perdo il mio tempo ad inseguire un
"modello" che ho visto, ritoccato sulle copertine dei giornali e quindi
irreale ma oramai si è stampato nella mia mente!!!
Non riesco ad allineare la percezione interiore della forma che ho già,
della mia natura e mi sento nonostante sia una bella donna, sbagliata...è
assurdo tutto questo ma sento dentro di me una distorsione, forse
tipicamente moderna. E' come se dentro di me esistesse un gioco di
lenti e di specchi per cui non sono focalizzata sul mio "spirito" ma
su una forma che, poiché esiste, è sempre proiettata...
Mi sembra come il mito della caverna di Platone questo!!! e siamo nel
2005...
Sò che non sono malata io ma sento che dentro di me è difficile "vedermi"
per quello che sono...ho visto troppi corpi distorti, troppa gente
rifatta che non sò pià distinguere come al mercato la mela con
l'imperfezione del verme (che è quella più buona) da quella perfetta...
Che tristezza :-(
Perché è così difficile "allinearsi" con la propria interiorità???
Abbiamo scordato l'anima in questo mondo di donne e uomini perfetti che
non cambiano mai e non sanno più morire...
Sembra che non si accetti più il cambiamento, il divenire la
consapevolezza che tanto una gravidanza è un evento così Grande" e
complesso che fa cambiare totalmente...che un sorriso porta un tipo di
ruga, le preoccupazioni un'altra, che le emozioni interagiscono con i
nostri muscoli facciali e non solo...
Siamo davanti ad un corpo così "venerato" e così abbandonato che io
sento sempre più lacerante dentro di me questo distacco dal mondo, dalle
passioni vere...
Quindi sò di essere "normale" a dire queste cose ma come posso fare per
allineare la percezione che ho di me stessa quando dentro di me ho troppi
semi di immagini straviste in tutti questi anni di televisione ed
immagini sfalsate???
Che triste :-(
Un abbraccio a tutti con l'augurio di riuscire ad indossare i propri
"occhiali da vista" e di fare convergere i fasci luminosi di verità
verso un unico fuoco...
Un messaggio molto completo di riflessioni ad ampio raggio... cosa
aggiungere?
Intanto che questo dibattito sul corpo, la propria immagine, la
propria identità tocca un tema davvero fondamentale, sia
dell'adolescenza/giovinezza, sia dell'età successiva.credo che
non si smetta mai di interrogarsi sulla propria adeguatezza, che
non si cessi mai di provare smarrimento e difficoltà di fronte ai
propri cambiamenti. E' vero che l'adolescenza vede questi temi
in primissimo piano, ma ci sono altre fasi nella vita, altri cicli,
altrettanto inquietanti e di complessa gestione: la maturità, quando
si diventa madri (o padri), la mezza età con il corpo che di nuovo
dà segnali molto evidenti, la vecchiaia... e pensandoci ne potremmo
trovare anche di intermedie.
Diciamo che la vita, come sostiene la nostra Spettrotrasparente (mio
dio, che nick evocativo...), è un continuo divenire ma noi umani siamo
sempre incerti se dar maggiore voce alla nostra parte nomade (cambiamento
continuo) o stanziale "(mi azzecco qui e chi mi muove"), sia in
senso fisico che in senso psicologico. Dilemma mai sanato del tutto,
impossibile farlo poichè la vita è anche conservazione (sennò saremmo
tutti distrutti in un baleno) e quindi il cambiamento sarà SEMPRE MA
SEMPRE un momento di scombussolamento e di difficoltà.
In più, su questioni tanto complesse, si innesta il problema culturale:
i mass media, il mondo intorno a noi, che propongono modelli a cui
riferirsi spesso impossibili, di cui ben parla la nostra S. Tanto per
renderci la vita ancora più difficile.
Eh sì...districarsi è davvero un incubo, spesso. Però, io dico un po'
romanticamente: se guardassimo negli occhi di chi ci ama? Forse
l'immagine che ci rimanderebbe di noi è talmente soddisfacente da
azzerare, in un baleno, ogni altra considerazione....
Certo, così, il problema si sposta dalla gestione del nostro corpo
alla gestione dei nostri affetti, sulla capacità cioè di aprirsi
all'amore e di saper scegliere la persona con cui vivere il meglio di sè.
Molto graditi altri contributi in merito...
Ciao a tutti
Eleonora