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Aria - spazio d'ascolto per adolescenti e giovani



Ditelo a dARIA - archivio messaggi di marzo - aprile 2005


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Messaggio di Dany80 del 29/04/05
Buongiorno a voi psicologi di Aria...vi contatto per chiedervi un consiglio "pratico" su come gestire l'attesa da disoccupazione........... Insomma mi sento giovane (anche perchè lo sono), ricca di talenti, gioia di vivere e voglia di fare e poi...quando vorrei lavorare mettendoci gioia e passione...non trovo nulla di serio e soddisfacente!!!! Ma cavoli. Possibile che l'Italia si sia blokkata così?
Per non parlare di Torino...un vero blocco, trionfano solo i lavori occasionali, mal retribuiti con 0 garanzie. Se una persona ha delle sue spesa da sostenere non può arrivare neppure a fine mese. Capite come mi sento? Con un fuoco dentro, una voglia di fare grande e poi...c'è la stasi, la passività dal momento che il mondo del lavoro sembra precluso... Io voglio svolgere una professione che mi gratifichi e mi faccia sentire bene, possibilmente nel campo sociale. Sto studiando per bene per realizzare questo desiderio solo che la scuola ha anche un costo! Trovo assurdo proporre a noi giovani lavori che non definirei neppure tali...da cui siamo destinati ad alienarci poiché ripetitivi, privi di inventiva e creatività...ahhhh, inorridisco ad una società così!
Allora sarebbe utile che per ciascuno di noi ci fosse una "possibilità" per esprimere o, almeno provare a farlo, la nostra potenzialità...
Come si può gestire una forte voglia di fare in un contesto che sembra blokkato così???
Sò che combinerò qualcosa ma ora mi sento troppo ferma...il tempo passa e nel mentre sento che nella mia pancia aumenta un fuoco ed una voglia di bruciare l'esistenza plasmandola col calore delle mie idee... e poi...devo stare ferma!!!
Poichè non c'è stato nessun impiego, fino ad ora trovato, che avesse favorito la libera espressione...vanno tanto in voga gli operatori call-center...sempre mal pagati ed alienati a fuoria di ripetere le stesse cose....
Ufff :-( e poi per noi che siamo così teneri e nuovi per la vita lavorativa c'è spesso un maniaco che vuole approfittare della nostra sana e spontanea sincerità...facendo richieste e molestie fuori dagli schemi... Tristezza e stasi...voglio creare!!! Voglio esprimermi e mettere il mio nome sotto le scelte che compio...
Come si fa a gestire la voglia di fare in un momento di di così forte crisi economica???

p.s. poi è anche vero che...come insegnano i grandi della storia...se tanti hanno poco e perché pochi hanno molto ma...magari ci hanno anche saputo fare. :-)
Sembra che si abbia timore di stimolare la nostra creatività...come se non fosse più possibile controllarci e tenerci sotto delle leggi asfissianti ed ingiuste.
Sì, sono ambiziosa... volglio creare e vivere bene ovviamente con un equilibrio dinamico costituito da tanti valori.
Buon lavoro! (almeno a voi che lavorate posso dirlo......) :-) :-) :-)
batutaccia....scusate lo sfogo ma non è possibileeeee rinunciare alla propria voglia di fare!!!!


Ciao Dany80. Noi lavoriamo e di sicuro questo è diventato quasi un privilegio, piuttosto che un diritto e una modalità fondamentale di espressione di sé (come così efficacemente dici tu).
Questa percezione dell'offerta di un lavoro come "favore" produce molte distorsioni nel rapporto di lavoro e tende a rendere arrogante chi lo offre e a far sentire indifeso e inerme chi lo cerca.
Il pensiero, sbagliato, sottostante, è del tipo: "Io ti offro un lavoro che potrei dare a mille altre persone. E tu osi lamentarti o avere delle pretese?" Così la ricerca di lavoro diventa umiliante e frustrante. Spesso sottopagato quando non in nero, oppure ritagliato in una selva di funzioni assolutamente ruotinarie e dequalificate, che alla fine non ti lasciano nulla oltre la necessità di un nuovo lavoro... con una prospettiva indefinita davanti a sé.
C'è un livello macrosociale che si può affrontare solo creando consenso attorno a movimenti e proposte effettivamente migliorative, che ognuno di noi di per sé è chiamato a produrre, se se la sente. Nel piccolo, qualcosa è già non accettare tutto.
Un altro atteggiamento può essere quello di non cercare lavoro dipendente, ma crearsi una attività o una professione.
Ti lascio il numero verde dello sportello imprese della città di Torino (800.300194) che ti può dare indicazioni sugli aiuti economici e di altro genere che sono disponibili per i giovani.
E due indirizzi utili: www.comune.torino.it/lavoro, www.provincia.torino.it/lavoro.
E c'è sempre Informa Giovani: via Delle Orfane, 20, tel 011\4424977 numero verde 800.998500.
Lì puoi trovare altro materiale utile. Il peggio sarebbe rassegnarsi o decidere di non provarci più.
Visto che ti interessi al sociale, c'è anche un libro che ho già segnalato e che ti consiglio. "L'epoca delle passioni tristi" Benasayag, Schmit, Feltrinelli.
Con l'augurio di trovare una strada che abbia un cuore.
Aldo
Messaggio di Stefania del 18/04/05
Cara Eleonora Ho sempre messo tutta me stessa x restare sempre serena in qualsiasi momento e ci sono quasi sempre riuscita ma ora è nato in me un nuovo sentimento di angoscia.Amo il mio ragazzo e mai farei nella realtà qualcosa x fargli del male, ma nella mia mente è nata non so penso una specie di ossessione per un altra persona.E' un uomo molto più grande di me (ha più o meno sui 35anni) e non riesco a stare calma.
Con questo non voglio dire che quando parlo, guardo o faccio l'amore col mio ragazzo penso a lui ma quando gli sono vicina mi fa sentire così felice, sicura e desidero che sia vicino a me.Questo mi provoca angoscia, confusione cerco di apparire al meglio (e questo ha riportato a galla i problemi di peso e a volte tornano alla mente i tentativi passati di autolesionismo).Non so che fare, sono confusa.Presto non vedrò più quest'uomo e io non so se devo dirgli ciò che mi passa x la testa o continuare a nascondere tutto ancora x circa due settimane, ho solo paura di rovinare l'equilibrio che ho ritrovato dopo tanto tempo e che questa sia solo una sorta di attaccamento ossessivo perchè proietto su di lui qualche immagine frutto della mia testa e del mio passato...
Grazie


Cara Stefania, lungi da me sostenere che gli innamoramenti siano tutte proiezioni delle "immagini nella testa", come le chiami tu. Tuttavia ci sono situazioni che che ci lasciano sconcertati, sentimenti che, seppure i sentimenti non abbiano spiegazione, ci sembrano in qualche modo "più inspiegabili" come se qualcosa non quadrasse. Naturalmente tutto è possibile e non posso dire molto di sensato senza conoscerti, però può essere che in te sia scattato qualcosa più legato a dei temi "sensibili" dentro di te (bisogno di protezione? senso di sicurezza? attrazione per la vita adulta? sensibilità a qualche forma di seduzione? mah...chi più ne ha più ne metta...) più che a una vera e propria attrazione per quella persona in sè, per quello che è davvero lui e non per quello che rappresenta per te.
Allora, mettiamo che la parola "ossessione" sia quella giusta. Che si fa? Direi che si va un po' a fondo sulle cose che possono provocare "ossessione", stando attenti a non rovinare un rapporto magari bello (ma lo è? ci può essere qualche insoddisfazione anche lì, nonostante l'amore?). Il bisogno di esprimere i propri sentimenti appartiene a tutti, e più i sentimenti sono forti più il bisogno di esprimerli diventa pressante. Ma in certe situazioni è bene, forse, chiedersi: a cosa serve farlo? il tuo 35enne, mi pare di capire, "sparirà" dalla tua vita tra due settimane... più che parlarne con lui mi sembra che tu possa ricavare beneficio da una riflessione più accurata sulle cause e sui "punti sensibili" dentro di te, che magari hanno anche una storia più complessa e antica. E, perchè no, sulla qualità del rapporto con il tuo attuale ragazzo, amore a parte.
Se ti pare una buona idea, ricorda che il nostro Centro ARIA è nato proprio per prendersi cura di problemio come questi.
Ti abbraccio.
Eleonora
Messaggio di Donna del 11/04/05
Ciao a tutti, mi chiamo DONNA e ho 25 anni,vi scrivo per un problema che mi assilla non mi sento considerata una vera donna!!!Mi spiego meglio...tutti i ragazzi mi cercano solo per il mio cervello e non per il mio corpo,eppure sono una donna stupenda.Solo che quando mi presento a loro in modo piu'appariscente mi dicono che mi vedono come una sorella mentre io vorrei qualcosa di piu'!Sentirmi desiderata e amata, non solo pero'platonicamente!Vi ringrazio..baci appassionati da una DONNA VERA...


Trovo questo messaggio una bellissima aggiunta ai problemi che descriveva okkibelli recentemente (vedi messaggi precedenti). Potremmo aprire un forum su questo tema e sarebbe certamente molto frequentato da ragazze ma anche ragazzi.... Come dicevo, l'estetica (già molto discutibile perchè troppo soggetta alle mode che cambiano), c'entra e non c'entra nella possibilità di piacere e di affermarsi come donna (o come uomo). Infatti la nostra amica si definisce "una donna stupenda", ma soggetta, anche lei come Okkibelli, ad attenzioni maschili di tipo fraterno, amichevole, ben diverse da quelle che lei vorrebbe... E quindi? Non aggiungerei molto alla mia prima risposta che si può rileggere in questa rubrica.
E' un problema molto diffuso, più di quanto si pensi, e che si risolve - forse - con un buon rapporto con la propria femminilità o mascolinità, per i ragazzi: infatti capita anche a certi maschi di svolgere il ruolo di amico/fratello e mai di innamorato/amante; con loro grande disappunto e dolore. Oppure, si deve riflettere su quanta paura (oltre che desiderio) si nutre nei confronti dei rapporti amorosi ed anche sessuali.... Riflettiamo su quanto, ad esempio, una "bella intelligenza" possa essere usata anche come difesa (per non entrare in intimità), o come aggressione (per "vincere" sull'altro): tutti atteggiamenti che possono spaventare, allontanando anzichè avvicinare.
Insomma, una risposta precisa non può esserci in questa sede perchè ogni persona è diversa, tuttavia può essere utile cercare un amico del sesso opposto, col quale si ha molta confidenza, e francamente chiedergli aiuto invitandolo a una risposta sincera su questa domanda: "ma perchè nessun ragazzo(a) prova per me desideri amorosi, pur stimando la mia compagnia?".
Si potrebbe restare molto stupiti dalle risposte ottenute...
Un caldo abbraccio a tutti gli "amiconi".... :)
Eleonora
Messaggio di Chiara M. del 07/02/05
ciao sono "chiara M" o meglio... questo è stato il nome con cui ho sempre preso appuntamento da Eleonora...e questo messaggio lo scrivo proprio per lei... cioè ti do del tu spero non ti offendi ma faccio meno fatica.
lo so aspettavi la mia telefonata x prenotare al 10gennaio e invece dopo un mese non ho ancora chiamato. ho paura. a volte sento come se l'angoscia torna a prender possesso di me, mi annullo completamente, perdo ogni emozione sta di nuovo ricominciando tutto riesco ancora a controllarmi anche se a volte nella testa batte solo il pensiero che se mi aiuto in quel vecchio modo di cui abbiam spesso parlato tutto sarebbe più facile ma riesco a frenare questi pensieri solo che ...
non ho il coraggio non voglio ammettere che di nuovo un' altra volta non ce la posso fare da sola a uscirne e starmene tranquilla io voglio farcela da sola... ma ho paura che questo mai accadrà...e soprattutto ho di nuovo paura di morire pian piano.
io non so...è tutto solo un grosso casino.
volevo solo farti sapere che forse un giorno tornerò magari in cerca di aiuto o magari solo per ringraziarti di tutto di persona ma sono sicura che ti rivedrò...
è solo grazie a te che ora continuo a tenere stretti i denti senza più cercare la morte.forse torno...non so. con affetto chiara


Ciao Chiara M... certo che mi ricordo di te ed anche di quella "M" che entrambe sappiamo cos'è, vero? Ricordo il nostro sguardo al bancone quando ti ho chiesto una lettera per identificarti - la chiediamo a tutti perchè di "Chiara", come di altri nomi propri ce ne possono essere tanti, e non chiediamo il cognome perchè ciascuno deve sentirsi libero di raccontare quel che vuole, sicuro del segreto e dell'anonimato.
Dunque, ricordo quello sguardo tra noi su quella "M". Capita spesso che i ragazzi scelgano l'iniziale del cognome, invece tu... sapevamo entrambe cos'era "M" e non c'è stato bisogno di dircelo. E' una delle cose più belle che ricordo tra noi, credo che sia stato un momento molto emozionante di complicità e di comprensione. Piccolo piccolo, però... anche grande grande. Ricordo benissimo la tua bellissima lettera di Natale, che sapeva tanto di saluto ed ho pensato "Non credo che la rivedrò, non presto almeno". E così è stato.
Ecco... io credo che il punto non sia tanto se uno ce la fa da solo o meno. Di solito ce la fa, e se non ce la fa è difficilissimo aiutarlo. E' più facile aiutare qualcuno che ce la farebbe comunque, ma perchè fare tanta fatica in più? A volte è confortante essere insieme, anche solo perchè si è un po' meno soli.
E' sempre un discorso importante questo, del "farcela o meno da soli", e cosa vuol dire veramente.
A volte si sente che è importante provarsi, quasi sfidarsi. A volte si pensa che se si chiede aiuto è perchè si è troppo deboli. Ma noi umani siamo esseri "sociali", nati per vivere in comunità. Difficile pensare che qualsiasi persona, anche la più forte, possa "farcela" davero da sola, sempre e comunque.
E poi... - alla fine dei conti - ce la facciamo sempre da soli, nel senso che ciascuno non può che fare da solo le sue scelte, vivere la sua vita, affrontare i suoi guai, godersi le sue gioie. E ' un paradosso: siamo soli per forza eppure possiamo essere insieme sempre...
Ti aspetto, quando vuoi, e dammi pure del tu, mi fa piacere.
Eleonora
Messaggio di Okkibelli del 04/04/05
Ciao Eleonora, sono Okkibelli ti ringrazio per la tua risposta anche se l'ho trovata un po'complessa e non la penso proprio come te.. credo che ognuno di noi dovrebbe guardarsi dentro per capire che siamo tutti uguali a prescindere dall'aspetto fisico,dal colore degli occhi,dal colore dei capelli o dalla nazionalita'. Non so come si fa ad andare in giro con una bellezza statuaria ma senza un minimo di cervello..non me ne vogliano le ragazze i questione la mia forse e'anche un po'di invidia!!!Il mio vero problema e che mi sento sola in un mondo finto e calcolatore, capace di non distinguere le persone buone da quelle false e meschine..scusatemi per lo sfogo e vi ringrazio!!
Un abbraccio forte a tutti da oKKibelli


Oh, mi dispiace di essere stata poco chiara... in effetti era una risposta difficile e ha tante implicazioni, più di quante non si creda...
Naturalmente sono d'accordo con te, è importante quello che si ha dentro e siamo tutti degni della stessa stima, amore, attenzione a prescindere dall'aspetto fisico. Quando non si è "finti e calcolatori" è certo difficile adattarsi a questi difetti, però io credo (e vedo) che il mondo non è tutto così, che ci sono un sacco di bellissime persone tut'altro che finte e calcolatrici, e che se certi messaggi diffusi, come quelli della pubblicità, di certa televisione, di certe abitudini nelle relazioni possono essere più centrati sull'esteriorità e sulla superficialità (addirittura sull'ipocrisia), questo non vuol dire che questo sia vero sempre e comunque.
Quello che può essere importante, forse, è proporsi e proporre agli altri un modo più autentico di mettersi in relazione e se questo non è possibile... magari cercarsi altri amici!
Un sorriso
Eleonora
Messaggio di Okkibelli del 29/03/05
Ciao a tutti ho 23 anni e vi sto scrivendo perchè vorrei sapere che cosa passa per la testa dei ragazzi. Non riesco piu'a credere a loro e all'amore sono stata per troppe volte presa i giro vi starete chiedendo: perche'? La risposta e' abbastanza semplice quanto banale: non rispondo ai canoni di bellezza del mondo d'oggi, tutti mi dicono sei simpatica mi fai divertire un sacco peccato che pero' siano soltano amici. Quando poi sento dire, in programmi radiofonici o in tv da alcuni ragazzi che l'aspetto fisico non e'importante mi verrebbe voglia di oltrepassare lo schermo e di prenderli a schiaffi!!!! Ma e'cosi' importante avere le misure 90/60/90? Dovro'passare il resto della mia vita sola a causa di questo mio problema? Perchè noi ci accontentiamo di un uomo con la pancetta e loro criticano o addirittura prendono in giro le ragazze con qualche chilo di troppo?Grazie per lo sfogo... un saluto a tutte le paffutelle!!!!!!


Ehm.... problema abbastanza complesso, più di quanto non sembri.... Allora. L'aspetto fisico, lo sappiamo, soprattutto per quanto riguarda le donne è molto valutato in base alle mode: basta guardare la storia e neppure tanto in là nel tempo. Pensiamo alle forme più o meno apprezzate secondo i periodi: dall'era della "ragazza grissino" a quella con le forme femminili armoniche ma sviluppate, a quelle in cui un particolare anatomico viene sovra o sotto-dimensionato (ad esempio il seno o i fianchi - vedi i pittori del '500) a scapito degli altri: quest'ultima versione abbastanza complessa perchè, di norma, si può essere magri o formosi, ma avere un certa parte più grande e le altre minime... be'... è come dire che chi può piacere è fatta strana... scherzo un po', ma poi mica tanto.
Un'altra cosa che c'è da notare è che ci vergognamo di dire che al fisico badiamo tanto, perchè "fa superficiale e poco intelligente", e purtuttavia è la prima cosa che "incontriamo" in una persona e i condizionamenti della televisione, delle riviste, della moda sono più forti di quanto noi stessi immaginiamo. Abbiamo proprio in questa rubrica il messaggio precedente intorno a questi temi.
C'è poi un tempo della vita - l'adolescenza, la giovinezza - in cui il modo in cui appariamo e ci presentiamo è particolarmente delicato, riveste un'importanza notevole sia per noi stessi che per i nostri coetanei: è il tempo in cui non si ha avuto ancora modo di conoscersi, sperimentarsi e sperimentare a "vasto raggio", sia le cose che le relazioni e quindi si è meno attenti ai valori più complessi e articolati, mentre risultano in primo piano temi quali: fare bella figura, accompagnarsi a persone apprezzate dagli altri perchè questo ci fa sentire più apprezzati "di riflesso", avere successo sociale, e anche conoscere, incontrare, provare tante cose e tante relazioni. In quest'epoca sembra che sia più adeguato chi ha "cose esteriori" anzichè "cose interiori" e tra queste "cose esteriori" ci metto anche il fisico, secondo -ahimè - la moda del momento. E' indubbio che per le ragazze la cosa è difficile e penalizzante, ma - purtroppo - è in aumento il problema anche per i ragazzi.
Poi passa il tempo e - se si cresce davvero - si impara quanto possono essere importanti e addirittura fondamentali altre cose.
Ma, come dice Aldo nel messaggio precedente, "non c'è solo questo". Venendo a quello che tu dici, in particolare, innanzi tutto è normale che si abbiano varie "storie" e relazioni, e bisogna sempre vedere se questo essere "simpatica ma solo amica" è una questione che infine non c'entra niente con le misure corporee, e magari sei tu che - essendo forse un tasto dolente - la "leggi" sempre come una questione di disapprovazione del tuo fisico. D'altro canto c'è da dire che "anche l'occhio vuole la sua parte" significa che una certa cura di sè, una certa capacità di valorizzarsi anche fisicamente nella propria femminilità o mascolinità, (misure a parte) è comunque importante, senza per forza cadere nelle paranoie della "ragazza copertina". Il fascino, il sex appeal, non è questione di misure, lo sappiamo tutti, eppure il corpo c'entra anche lui, in qualche modo.... E quindi, mia cara paffutella? Spesso le ragazze/copertina si lamentano che i ragazzi apprezzano "solo quello", e le altre invece... pure. Ma in realtà non sei affatto destinata a restare sola e triste perchè i ragazzi sono tutti superficiali: non è vera né l'una né l'altra cosa. Sei più sollecitata, se non possiedi i "canoni canonici" a fare attenzione a come e cosa valorizzare ed esprimere di te. Cosa, infine, che vale per tutti, prima o poi.
Un caro saluto da una più che paffutella.... :)
Eleonora
Messaggio di Delusa del 24/03/05
Cari psicologi di Aria vorrei porvi un quesito che mi è sorto dopo essere stata ieri ad una scabrosa sfilata di moda... Non ero mai andata a vederne una ma sono rimasta veramente delusa!Ma possibile che tutta questa fetta di società non si renda conto di andare dieto a modelli vuoti, effimeri e stupidi???Dico io...sembra che si faccia a gare a chi imita meglio una realtà che più volte, troppe, abbiamo subito guardando quella grossa menata e presa in giro della televisione. Sono nera incazzata a scusatemi se utilizzo ed utilizzerò espressioni un pò colorite ma non voglio e non posso censurare un'emozione così grande.
Era pieno di ragazzine, per lo più di 17 anni, che sfilavano e che ambivano a fare questo famoso lavoro di modella. Credetemi, si leggeva in faccia ai loro volti un disvalore, che poi diventava valore dopo che avevano fatto la loro bella passerella...ma dico io è possibile che permettano che la loro autostima vada giù solo se qualcuno le fa dei complimenti sulla loro presunta bellezza? Sì perché ciascuno in teoria sarebbe bellissimo se solo ci si accorgesse della miriade di qualità latenti che possiede!
E invece no!!!la nostra società è fatta, evidentemente, da persone che hanno come massima aspirazione diventare dele fotocopie di altre, che tristezza!
Poi un'altra cosa che mi ha lasciato allibita e sconcertata sono tutte queste madri che vanno appresso alle figlie come se, quasi quasi, tornassero ragazzine pure loro!Che si VERGOGNASSERO a comportarsi da quindicenni quando ne hanno 50 suonati...e poi ripongono questo rapporto fatto di stimoli e competizione con la figlia. Che tristezza, ringrazio solo di non aver avuto dei genitori così. Anche i padri non scherzano e sembra che la loro figlia sia come una sorta di giovane amante donna che deve primeggiare. Ohhh???Ma vogliono lasciare queste figlie libere di "crescere"???. Sono proprio i genitori così ottusi che mi lasciano semza parole. E poi la giuria...un concorso di bellezza con la giuria di soli uomini, che strazio!!! Ma dico io cosa ne sà un uomo di cosa significhi essere donna, nella sua complessità?

La mia mail è forse uno sfogo qui, che so di poter urlare... è vergognoso essere innanzitutto "giudicati" e poi puntare su valori così effimeri!Sì perchè "BELLO",così come lo intendevano i greci è un archetipo molto più interessante e, direi, un valore importante per tutta la società!!
Peccato che loro intendessero tutta un'altra cosa. Sono stufa di questa realtà, uff è una delusione ed una stanchezza soprattutto vedere che i genitori sono i primi a cacciare i figli in un mare di guai con questo loro atteggiamento...
E' brutto mettere del valore nel figlio solo se qualcuno gli dice che è bello. Tristezza infinita!!!
E poi basta col considerare le donne solo come delle gambe, un seno e una vagina...la donna è molto di più di tutto questo!!!

E una grassa ignoranza c'era pure nella giuria che, essendo composta da soli uomoni, non poteva comprendere cosa significhi essere donna, nella sua complessità, i dolori o le gioie del ciclo e di aspettare un figlio, il rapporto col mondo (mondo più complesso e profondo).

Che strazio e che delusioneeeeee.
Blaa, sono disgustata e non ho altre parole.
So solo che mi è bastata questa esperienza per aver messo a fuoco questa situazione e mi auguro di vero cuore di non doverla ripetere. E poi, sinceramente, dopo parecchio tempo di spettacolo così scemo, vuoto e con pochi significati (se non una grossa mancanza di punti di riferimento per il sociale) sento solo di volere un ruolo ATTIVO! Sì perchè non esiste proprio che nella mia vita debba stare a guardare senza essere scrittrice e regista delle mie rappresentazioni di vita quotidiane.
Ma dico io, dov'è finito il valore che ciascuno dovrebbe avere? Siamo una generazione così disastrata...noi che siamo cresciuti con pane e televisione???

Io CREDO IN UN MIO VALORE PERSONALE CHE NULLA E NESSUNO AL MONDO PUò CANCELLARE PERCHé è IL MIO DIRITTO ALLA VITA, IL MIO DIRITTO DI RESPIRARE E VIVERE COMPARTECIPE AL TUTTO...E , PER TANTO, VOGLIO CHE LA MIA VITA SIA GESTITA DA ME E NON DA STEREOTIPI VUOTI ED ARIDI DI UNA COMUNICAZIONE VIOLENTA CHE CERCA DI LAVARMI IL CERVELLO MA NON CI RIESCE. La mia voglia di libertà è, per fortuna, più forte...non intendo più andare a vedere qualcosa di cui non mi sento parte...per me questa è una sorta di malattia sociale.

Detta questa premessa/sfogo molto lunga quello che vorrei chiedere a voi è proprio una breve analisi sociale su questo fenomeno per cui una ragazza sembra che abbia dimenticato i prorpi talenti e cade nal disvalore più grande se non diventa "velina". E poi non so se questi genitori così "ignoranti" non abbiano mai vissuto una vita piena di autostima...
Grazie per avermi letto se siete arrivati fino a qui e buon lavoro!


Ciao Delusa.
L'indignazione è una grande molla di potenziale cambiamento. Ed è sempre più difficile suscitarla, nonostante il mondo che ci circonda sia pieno di orrori, ingiustizie e insensibilità. Ma il mondo non è solo così. C'è spazio per persone che hanno ancora voglia di esprimersi ed esporsi.E la tua lettera ne è una conferma e nello stesso tempo un segno.
Sono Aldo. Nelle ragazze e nei ragazzi che ascolto a ARIA il confronto con il mondo che abitano e con le richieste e gli ideali che a loro propone\impone a volte è molto duro ed è diffcile individuare una strada che permetta una prospettiva di crescita, di interazione reale, di realizzazione e di incidenza sulla realtà. Ma ci proviamo :-)
Da un punto di vista più generale mi sento solo di poter dire che non bisogna rassegnarsi a vivere come se si fosse sempre in emergenza, con l'obbligo di essere più duri dei duri e efficienti a tutti i costi. Esistono anche la collaborazione, la condivisione, la responsabilità per noi stessi e per gli altri, il desiderio e il piacere di fare qualcosa di utile, ma anche di permettersi di di stare semplicemente a gustare quello che abbiamo, a riflettere, a sentirsi parte di qualcosa e all'interno di un insieme di amici, di persone che contano e per cui contiamo, di gente che la pensa alla stessa maniera senza rinunciare alla propria personalità.
E penso che la bellezza sia un bene prezioso e in sè del tutto gratuito e libero e quindi in realtà difficile da incontrare. E che di sicuro è un nutrimento spirituale e non può coniugarsi con l'alienazione di sè.
Le persone che non si omologano sono anch'esse state esposte alla "cultura di massa". Ma riescono a resistere. In un bel libro di Benasayag e Schmit "L'epoca delle passioni tristi", Feltrinelli, Milano 2004,tante frasi mi sono risuonate dentro. Una, molto breve, te la trasmetto: "Resistere è creare". Credo che sia così: essere testimoni della possibilità di una alternativa. Eventualmente anche nel modo di concepire la moda ( è davvero necessario che debba risolversi nell'annullamento della spiritualità delle persone?). Da un punto di vista sociologico la riflessione sulla moda, sul suo senso e su cosa implica per le persone, è molto vivo. A partire almeno da G.Simmel, che scrive più di un secolo fa.Può essere interessante.
Intanto ti auguro Buona Pasqua
Aldo
Messaggio di Eliador del 23/03/05
Carissimi Psicologi Aldo e Eleonora di ARIA, il "caso" mi ha portato a leggere le e-mail che Vi scambiate coi ragazzi.... E, mentre leggevo mi è venuto il desiderio di scriverVi. Non ho nulla di particolare da segnalarVi che mi riguardi, ma ho voluto dare retta al mio impulso di scriverVi e.....Ah Vi ho scoperto!!....Ammettetelo che almeno nel profondo di Voi stessi, nell' inconscio, in un angolino ben nacosto della Vostra mente c' è una vocina che dice:"Ci scrive perchè è solo e ha bisogno di comunicare" oppure chissà quale complessa ragione psicologica mi avete attribuito.
Magari avete ragione o forse no, lasciamo nel mistero questo dilemma amletico ma mi raccomando non entrate in esaurimento tentando di rispondere a questo dilemma del genere umano o mi farete sentire in colpa :-))). E ora veniamo alla vera motivazione: io sto studiando per diventare un Sociologo e vengo da un corso di formazione come Animatore Socio-Culturale e quindi una esperienza, se pur ancora breve, di lavoro coi ragazzi ce l'ho. Il lavoro che Voi fate è molto nobile e vorrei complimentarmi con Voi. Non nascondo che spero di poter venire a trovarVi una volta.
Anche a me sarebbe piaciuto poter fare un lavoro come il Vostro coi ragazzi, ma non credo di averne ancora la preparazione adatta.
A volte mi si è stretto il cuore a leggere le parole dei ragazzi e per questo Vi chiederei di poter lasciare un messaggio per loro da parte mia: "Ragazzi, quando state male e pensate di essere sfortunati e che nessuno Vi capisce, per favore cercate di fermarVi un momento e ricordateVi di ripeterVi sempre: non sono solo/a; quello che mi accade, non succede solo a me e non sono il più sfortunato/a del mondo!.
Ebbene sì! Lo dico perchè anch' io ho avuto brutti momenti e ho vissuto in prima persona (tanto per sottolineare quello che Vi ho appena detto) quelle brutte idee che mi auguro Voi non pensiate mai, perchè e molto difficile uscirne."
In conlusione vorrei fare i miei complimenti a Eleonora in particolare (non offenderti Aldo) e vorrei ricordare a Voi: NON FACIAMOCI COINVOLGERE TROOPPO DAL NOSTRO LAVORO....Si il mio messaggio è molto sentito ma sappiamo tutti che nei panni di libero cittadino me lo posso permettere.
riguardo in particolare al messaggio per Voi, so che sicuramente anche Voi lo sapete ma pensatelo come un pro-memoria, un appunto per ricordare l'importanza di questo assunto professionale, anche perchè l' ho visto più volte succedere che gli operatori sociali se ne dimenticasse e si lasciasse trasportare troppo dalle storie e dalle persone che vanno a conoscere. Anche questo l' ho vissuto in prima persona è non dimentico quanto è sbagliato. in conclusione Buona Pasqua a tutti gente.


Non posso certo esimermi da far pubblicare un messaggio così lusinghiero nei nostri confronti.... anche perchè lo spazio c'è, questa rubrica è giovane e quindi ancora non molto frequentata :) Mi sembra sia sufficiente ascoltare Eliador, e quindi per questa volta non aggiungerei molto se non una "nota a margine" per chi aspira a fare il nostro lavoro: farsi coinvolgere è indispensabile e nello stesso tempo è importante mantenere una certa forma di distacco che non faccia perdere lucidità e capacità di vedere in prospettive più ampie. Cioè non ci faccia con-fondere (fondersi con) senza però togliere simpatia (syn-phatos, patire con), risonanza (suonare con), comprensione (prendere con). Credo che questi siano i veri strumenti del nostro lavoro. Come si fa? Tanta passione, ma anche tanta, tanta formazione.... Un saluto affettuso
Eleonora
Messaggio di Vale dell'11/03/05
ciao, sono stata ad Aria, molti anni fa, quando, "rientravo", ancora, nella fascia di quelli chiamati adolescenti, o, giovani, mi sento un pò ridicola a scrivere per la verità, ma paradossalmente stavo decisamente meglio fino a qualche anno fa, ora, sto attraversando un momento di forte disagio personale, e volevo sapere se nonostante l'età, è possibile riprovare a venire ad aria.


Ciao Vale, purtroppo il limite di età che è previsto per il Centro non può essere molto elastico. Se qualcuno inizia a venire da noi quando è già verso il limite (25 anni), possiamo procedere il nostro lavoro anche più in là, per qualche tempo. Se qualcuno ritorna dopo un po', avendo superato il limite di età, è anche possibile vedere insieme cosa sta succedendo e quali risorse si possono mobilitare. Questo lo facciamo senz'altro e molto volentieri. Quindi, puoi rifare una "chiacchierata" con noi, preferibilmente con chi ti aveva seguito a suo tempo e quindi ti conosce già. Un abbraccio
Eleonora
Messaggio di freedom del 04/03/05
Buongiorno,
mi chiamo Giulia ho 24 anni ed ho un grande problema che non riguarda me in prima persona ma un ragazzo (28 anni) che si è morbosamente attaccato a me, sapevo che era un ragazzo molto solo e così quando aveva bisogno di parlare mi sono sempre resa disponibile ad ascoltarlo, ad un certo punto ha iniziato a cercarmi tutti i giorni, poi a chiamarmi anche venti trenta volte al giorno e se non rispondevo al telefono di casa mi cercava al cellulare, era riuscito ad avere i numeri del mio ex ragazzo, di mia sorella, di una mia amica e allora chiamava anche loro..dopo un mese passato così gli ho detto chiaramente che mi aveva esasperato e di smetterla di cercarmi in modo cosi ossessionante,ha smesso per un po e poi ricominciato, ha iniziato a venire a trovarmi a Torino (è di Firenze), nonostante io trovassi sempre mille scuse per non farlo venire, pensavo comunque fosse una situazione normale per una persona molto timida e quindi per questo sola.
E' venuto a Torino, quando era qui (e in questi giorni è tornato) ho cercato di aiutarlo facendogli conoscere dei miei amici,facendolo uscire con loro, fino a quando ho scoperto che parla da solo anche quando è in mezzo alla gente, appena io mi rivolgevo ai miei amici smettendo di parlare con lui lui iniziava e inizia ad imprecare sottovoce in realta con me ha poi un atteggiamento quasi remissivo, i miei amici sono sconvolti io non so piu cosa fare, vorrei dirgli con un po di fermezza cio che penso ma non sono piu cosi sicura che non possa fare un gesto di violenza nei suoi o nei miei confronti...


Ciao, sono Aldo.
La tua è una situazione angosciante e il nick che hai scelto, freedom, mi sembra che esprima la tua voglia di non sentirti più soffocata da un incubo che non volevi e che non hai contribuito a creare.
Il tipo di molestia a cui sottoposta è purtroppo diffuso abbastanza da avere ormai suscitato l'attenzione di molti miei colleghi psicologi, psichiatri e altri operatori sociali a vario titolo.
Ha anche una definizione specifica: si chiama "stalking", un termine inglese che descrive la situazione di agguato, quella in cui tu, tuo malgrado, svolgi il ruolo di preda. Non dico che consapevolmente il ragazzo di cui mi parli pensi proprio in questi termini, ma è quello che fa che è così: non tiene conto della tua volontà e tende ciecamente al suo obiettivo di possesso, nei tuoi confronti.
Che fare?
Hai ragione a essere preoccupata e spaventata: la violenza può esplodere e ogni comportamento tentennante può essere interpretato dal quel ragazzo come uno spiraglio da aprire. Per cui di solito appare più utile un comportamento fermo e determinato.
Come minimo ci sono tre aspetti da considerare: la tua tranquillità e sicurezza personali, il tuo bisogno di essere accompagnata nel mettere in atto le strategie più adatte e la necessità che ha quel ragazzo di essere aiutato a ritrovare un migliore equilibrio interiore, compreso il fatto di non essere più una minaccia per nessuno. Questi tre aspetti vanno espressi in contesti differenti, sempre pensando a una collaborazione e a un intreccio che già nella realtà esiste.
Rispetto alla tua sicurezza personale il riferimento principale restano le forze dell'ordine. Visto che tu non sei l'unica e che le conseguenze possono essere (non per te, spero con tutto il cuore) anche molto serie, esistono funzionari delle forze dell'ordine che sono particolarmente preparati in questo settore e a cui tu dovresti chiedere aiuto.
Le necessità del ragazzo dovrebbero essere fatte conoscere ai servizio sanitari di base, in particolare quelli addetti alla salute mentale. Per esempio, il Servizio di Salute Mentale della tua zona, tanto per cominciare, anche se lui è di Firenze. Infine, non penso che sia facile fare tutte queste cose da sola. Oltre gli amici e i parenti, ci sono delle organizzazione che ti possono sostenere. Per esempio Telefono Rosa, via Assietta 13\a tel: 011. 530666.
Visto che, a quanto pare :-O), usi Internet, ti do anche l'URL di un sito, da cui puoi partire per approfondire l'argomento e trovare altri ganci: http://stalking.medlegmo.unimo.it.
Se poi vuoi farmi sapere come vanno le cose, io sono qui virtuale o a ARIA in carne e ossa e barba e occhiali.
Un abbraccio anti-gelo.
Aldo
Messaggio di Elena del 03/03/05
Ciao,
è la prima volta che chiedo un consiglio a degli esperti e spero che mi possiate aiutare.
Sono una persona molto pessimista, da sempre, ma adesso mi dicono che sto esagerando; non riesco mai ad accontentarmi di niente e qualunque cosa inizio la vedo già immersa nel fallimento.
Anche se raggiungo dei traguardi importatanti non riesco ad essere felice.
Cosa c'è che non va in me?
Grazie


Cara Elena,
è davvero molto difficile dare anche solo un accenno di risposta senza sapere nulla di te, della tua vita, delle tue esperienze. Vediamo un po'... così, come mi viene a "libera associazione" come diciamo noi psi.
Essere pessimisti è vedere il lato oscuro delle cose, il classico "bicchiere mezzo vuoto", di solito. A meno che non ci siano dei motivi molto concreti che spingono a vedere il brutto, è una questione di punto di vista. Perchè si vede solo il lato brutto? A volte non è nemmeno il lato brutto, quel che guasta tutto è semplicemente il timore che possa ACCADERE qualcosa di brutto. Allora si tratta di ansia? insicurezza? paure delle più diverse specie ed origini?
Se poi non si riesce a superarle, possono addirittura aumentare e quindi non si riesce neppure a godere delle cose evidentemente belle che succedono. A volte si vede il "lato brutto" quasi per esorcizzarlo, come una specie di "magia", come se qualcosa di noi - una parte piccola, a volte un po'inconsapevole - dicesse "se dico che è brutto, che andrà male, allora andrà bene. Mi preparo al peggio, così poi non soffro se dovesse succedere". Naturalmente, questo significa che ci si rovina inevitabilmente anche quello che di buono c'è...
Domanda che sorge spontanea: come se ne esce? Risposta: boh... - sto scherzando, ovvio, ma forse se ne esce anche con un po' di autoironia, e magari con un buon lavoro su di sè.
Un saluto affettuso
Eleonora