Messaggio di Delusa del 24/03/05
Cari psicologi di Aria vorrei porvi un quesito che mi è sorto
dopo essere stata ieri ad una scabrosa sfilata di moda...
Non ero mai andata a vederne una ma sono rimasta veramente
delusa!Ma possibile che tutta questa fetta di società non si
renda conto di andare dieto a modelli vuoti, effimeri e
stupidi???Dico io...sembra che si faccia a gare a chi imita
meglio una realtà che più volte, troppe, abbiamo subito
guardando quella grossa menata e presa in giro della televisione.
Sono nera incazzata a scusatemi se utilizzo ed utilizzerò
espressioni un pò colorite ma non voglio e non posso censurare
un'emozione così grande.
Era pieno di ragazzine, per lo più di 17 anni, che sfilavano
e che ambivano a fare questo famoso lavoro di modella. Credetemi,
si leggeva in faccia ai loro volti un disvalore, che poi
diventava valore dopo che avevano fatto la loro bella
passerella...ma dico io è possibile che permettano che la loro
autostima vada giù solo se qualcuno le fa dei complimenti sulla
loro presunta bellezza? Sì perché ciascuno in teoria sarebbe
bellissimo se solo ci si accorgesse della miriade di qualità
latenti che possiede!
E invece no!!!la nostra società è fatta, evidentemente, da persone
che hanno come massima aspirazione diventare dele fotocopie di
altre, che tristezza!
Poi un'altra cosa che mi ha lasciato allibita e sconcertata sono
tutte queste madri che vanno appresso alle figlie come se, quasi
quasi, tornassero ragazzine pure loro!Che si VERGOGNASSERO a
comportarsi da quindicenni quando ne hanno 50 suonati...e poi
ripongono questo rapporto fatto di stimoli e competizione con
la figlia. Che tristezza, ringrazio solo di non aver avuto dei
genitori così. Anche i padri non scherzano e sembra che la loro
figlia sia come una sorta di giovane amante donna che deve
primeggiare. Ohhh???Ma vogliono lasciare queste figlie libere
di "crescere"???. Sono proprio i genitori così ottusi che mi
lasciano semza parole. E poi la giuria...un concorso di bellezza
con la giuria di soli uomini, che strazio!!! Ma dico io cosa ne
sà un uomo di cosa significhi essere donna, nella sua complessità?
La mia mail è forse uno sfogo qui, che so di poter urlare... è
vergognoso essere innanzitutto "giudicati" e poi puntare su valori
così effimeri!Sì perchè "BELLO",così come lo intendevano i greci
è un archetipo molto più interessante e, direi, un valore
importante per tutta la società!!
Peccato che loro intendessero tutta un'altra cosa.
Sono stufa di questa realtà, uff è una delusione ed una
stanchezza soprattutto vedere che i genitori sono i primi a
cacciare i figli in un mare di guai con questo loro
atteggiamento...
E' brutto mettere del valore nel figlio solo se qualcuno gli
dice che è bello. Tristezza infinita!!!
E poi basta col considerare le donne solo come delle gambe,
un seno e una vagina...la donna è molto di più di tutto questo!!!
E una grassa ignoranza c'era pure nella giuria che, essendo
composta da soli uomoni, non poteva comprendere cosa significhi
essere donna, nella sua complessità, i dolori o le gioie del
ciclo e di aspettare un figlio, il rapporto col mondo (mondo
più complesso e profondo).
Che strazio e che delusioneeeeee.
Blaa, sono disgustata e non ho altre parole.
So solo che mi è bastata questa esperienza per aver messo
a fuoco questa situazione e mi auguro di vero cuore di non
doverla ripetere. E poi, sinceramente, dopo parecchio tempo
di spettacolo così scemo, vuoto e con pochi significati
(se non una grossa mancanza di punti di riferimento per il
sociale) sento solo di volere un ruolo ATTIVO! Sì perchè non
esiste proprio che nella mia vita debba stare a guardare senza
essere scrittrice e regista delle mie rappresentazioni di vita
quotidiane.
Ma dico io, dov'è finito il valore che ciascuno dovrebbe avere?
Siamo una generazione così disastrata...noi che siamo
cresciuti con pane e televisione???
Io CREDO IN UN MIO VALORE PERSONALE CHE NULLA E NESSUNO AL
MONDO PUò CANCELLARE PERCHé è IL MIO DIRITTO ALLA VITA,
IL MIO DIRITTO DI RESPIRARE E VIVERE COMPARTECIPE AL TUTTO...E ,
PER TANTO, VOGLIO CHE LA MIA VITA SIA GESTITA DA ME E NON
DA STEREOTIPI VUOTI ED ARIDI DI UNA COMUNICAZIONE VIOLENTA
CHE CERCA DI LAVARMI IL CERVELLO MA NON CI RIESCE.
La mia voglia di libertà è, per fortuna, più forte...non intendo
più andare a vedere qualcosa di cui non mi sento parte...per me
questa è una sorta di malattia sociale.
Detta questa premessa/sfogo molto lunga quello che vorrei
chiedere a voi è proprio una breve analisi sociale su questo
fenomeno per cui una ragazza sembra che abbia dimenticato i
prorpi talenti e cade nal disvalore più grande se non diventa
"velina". E poi non so se questi genitori così "ignoranti"
non abbiano mai vissuto una vita piena di autostima...
Grazie per avermi letto se siete arrivati fino a qui e buon lavoro!
Ciao Delusa.
L'indignazione è una grande molla di potenziale cambiamento.
Ed è sempre più difficile suscitarla, nonostante il mondo che
ci circonda sia pieno di orrori, ingiustizie e insensibilità.
Ma il mondo non è solo così. C'è spazio per persone che hanno
ancora voglia di esprimersi ed esporsi.E la tua lettera ne è
una conferma e nello stesso tempo un segno.
Sono Aldo. Nelle ragazze e nei ragazzi che ascolto a ARIA il
confronto con il mondo che abitano e con le richieste e gli
ideali che a loro propone\impone a volte è molto duro ed è
diffcile individuare una strada che permetta una prospettiva
di crescita, di interazione reale, di realizzazione e di
incidenza sulla realtà. Ma ci proviamo :-)
Da un punto di vista più generale mi sento solo di poter dire
che non bisogna rassegnarsi a vivere come se si fosse sempre
in emergenza, con l'obbligo di essere più duri dei duri e
efficienti a tutti i costi. Esistono anche la collaborazione,
la condivisione, la responsabilità per noi stessi e per gli
altri, il desiderio e il piacere di fare qualcosa di utile,
ma anche di permettersi di di stare semplicemente a gustare
quello che abbiamo, a riflettere, a sentirsi parte di qualcosa
e all'interno di un insieme di amici, di persone che contano
e per cui contiamo, di gente che la pensa alla stessa maniera
senza rinunciare alla propria personalità.
E penso che la bellezza sia un bene prezioso e in sè del tutto
gratuito e libero e quindi in realtà difficile da incontrare.
E che di sicuro è un nutrimento spirituale e non può coniugarsi
con l'alienazione di sè.
Le persone che non si omologano sono anch'esse state esposte alla
"cultura di massa". Ma riescono a resistere. In un bel libro di
Benasayag e Schmit "L'epoca delle passioni tristi", Feltrinelli,
Milano 2004,tante frasi mi sono risuonate dentro. Una, molto
breve, te la trasmetto: "Resistere è creare". Credo che sia così:
essere testimoni della possibilità di una alternativa.
Eventualmente anche nel modo di concepire la moda ( è davvero
necessario che debba risolversi nell'annullamento della
spiritualità delle persone?). Da un punto di vista sociologico
la riflessione sulla moda, sul suo senso e su cosa implica per
le persone, è molto vivo. A partire almeno da G.Simmel, che
scrive più di un secolo fa.Può essere interessante.
Intanto ti auguro Buona Pasqua
Aldo