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Aria - spazio d'ascolto per adolescenti e giovani



Ditelo a dARIA - archivio messaggi di gennaio - febbraio 2005


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Messaggio di Chicca del 25/02/05
Buongiorno a tutti, sono Chicca ed ho 25 anni.
Il mondo della psicologia mi ha sempre affascinato ed incantato e, per questo motivo mi sono sempre un pochino documentata su questo settore. Sono una persona molto introspettiva, forse anche troppo, nel senso che tendo a proiettare i miei vissuti fatti di pensieri, situazioni ed emozioni dentro di me. Spesso mi accorgo di farmi carico di fardelli che non mi appartengono ma come uscirne?
Il lato positivo di questo atteggiamento, almeno dopo un bel pò di anni, è stato quello di aver compreso la realtà con una visione più completa. Insomma spesso più che agire osservo e, questo atteggiamento mi permette di valutare più elementi di una situazione nel proprio complesso. Ma c'è un'aspetto di me che non riesco a comprendere... è la mia tensione interiore che mi porta un costante senso di colpa anche quando, oggettivamente, non dovrei avvertirlo.
Se spendo quel centesimo di più mi sento in colpa come se avessi speso tutto per me stessa. A questo proposito mi sono sorpresa a ragionare in un modo strano: è come se dovessi sempre intaccare la "totalità", l'unità di quello che ho ...sia che si tratti di 100 euro, 100 lire, 100 caramelle, 100 monetine...
E' questo spendere o tutto o niente che sembra che non mi permetta di "mettere da parte" un senso di sicurezza.
Ho fatto questo esempio per dare un'idea o, meglio un'immagine analogica. Se arrivo tardi è colpa mia, se mi agito anche, se sbaglio (cosa possibilissima con tutta questa tensione interiore) pure...perché sempre questo sentirmi in colpa?
Forse perché cerco di allontanarmi da un modello di educazione che non sento più mio ed il mio "razionale" di genitore interiore non è comprensivo a contenere ed approvare che anche io ho voglia di crescere, di fare le mie esperienze e di camminare...
Bò...vorrei una vostra sensazione distaccata e non coinvolta da come potrei sentirmi io.
Aggiungo, inoltre che ho diversi capillari rotti alle gambe che mi esprimono proprio questa lotta interiore tra un voler sentirsi liberi di camminare e un freno.
Chicca, 25 anni- Torino.


Cara Chicca,
vedo che hai riflettuto molto su di te e credo anche letto e studiato in ambito psicologico, a giudicare da quello che dici... questo particolare mi ha colpita, come se tu avessi già pensato e interpretato tutto... è una cosa molto bella ma anche un pochino pericolosa perchè può darsi che "inchiodi" te stessa attribuendoti una specie di "etichetta" che potrebbe non permetterti di articolare e di variegare il tuo punto di vista e quindi la comprensione della tua realtà.
E' difficile, appunto, dire qualcosa di vero senza conoscere per nulla la persona e quello che può evocare è altrettanto pericoloso perchè può essere molto superficiale e per niente pertinente. In proposito mi viene in mente una battuta di un Elfo ne "il Signore degli Anelli" (il libro, non il film) che più o meno dice: "esprimere pareri è una cosa che gli elfi non amano fare con grande facilità, perchè solo chi vive conosce e se non conosce è comunque il miglior giudice di se stesso". Aggiungerei che però si può aiutare qualcuno a trovare la sua risposta, ma davvero la sua, e non quella presunta vera da un altro. E le risposte sono una cosa diversa dalle conoscenze, interpretazioni e certezze. Sono quelle di cui abbiamo davvero bisogno.
Quindi non dirò di te, ma in genere delle cose di cui parli. Il senso di colpa è davvero una brutta bestia. Può rovinare la propria vita e spesso anche quella di chi ci sta vicino, perchè mette in moto delle dinamiche nelle relazioni molto spesso così negative, da rovinare tutto. Può nasce da una sensazione di "essere sbagliati" in toto, come persone, al di là degli atti o delle circostanze contingenti, e questo deriva... mah...ogni "portatore di sensi di colpa" ha la sua storia personale. In ogni caso, sembra sempre che si tratti dell'idea di "dover essere" in un certo modo che si scontra con "l'idea che si ha" intorno a come si è. C'è molta ansia che viene generata e molta preoccupazione, che creano un circolo vizioso: "mi sento sbagliato - vado in ansia - sbaglio - mi sento sbagliato..." e così via. Sono insomma questioni assai complesse che non hanno una spiegazione generale.
Non so se ti è servito questo breve discorso... mi sento molto "elfica"...
con affetto
Eleonora
Messaggio di fra del 22/02/05
cari psicologi di aria,
sono una ragazza di 23 anni con un pò di problemi in questi ultimi giorni.
premetto che non ho mai avuto problemi di tipo psicologico, e credo di essere una persona abbastanza forte, date le molte difficoltà che sono riuscita a superare in passato. da qualche giorno però, più precisamente da giovedì, quando lo zio del mio ragazzo al quale sono molto affezionata ha avuto un ictus (ha solo 45 anni) sono andata totalmente in crisi. domenica ho avuto una crisi d'ansia, almeno così mi hanno detto i dottori, con dolori forti alla testa e formicolii nelle braccia. il fatto è che ho paura che mi possa prendere un ictus o qualcosa di brutto da un momento all'altro, so che sembra stupido e io cerco di ripetermi che è un pensiero assurdo, anche perchè sto bene e le mie analisi sono perfette, ma non riesco in certi momenti a controllarmi, la testa si fissa su questi pensieri e a fatica riesco a calmarmi.
datemi un consiglio, ho tanta paura e soprattutto voglio tornare ad essere serena!
grazie,
fra


Ciao, Fra.
Sono Aldo. E so per esperienza personale che può sempre capitare qualcosa a cui non eravamo preparati.
Nonostante ci sembrasse di averle passate (e superate) tutte.
C'è sempre la possibilità che una disgrazia, un malaugurato imprevisto, ci gettino nello sconforto più totale.
E facciano emergere in noi paure e ansie che non sapevamo di avere o che pensavamo di aver domato una volta per tutte.
Almeno, so che per me e per molte persone che ho incontrato qui a ARIA è così. Che fare? Siamo tutti diversi.
Qualcuno dopo qualche tempo si dimentica quello che è successo e va avanti come, più o meno, prima.
Qualcuno resta segnato più nel profondo e ha bisogno di essere aiutato e capire e ad accogliere, se è necessario, quella nuova dimensione di sè che è saltata fuori. Aiutato anche a combattere contro quelle idee, emozioni, pensieri che si infiltrano nella vita di tutti i giorni e rischiano di rendere impossibile continuare nel proprio cammino.
Da soli è molto difficile, quando si è così presi. Ma non è impossibile.
Certamente avere vicino le persone care, che ci sostengano, è importante.
Come può essere importante anche coinvolgere delle persone che abbiano una esperienza specifica.
Quello che hai fatto tu andando dal medico e scrivendo a ARIA. L'e-mail è uno strumento di comunicazione, che però ha dei limiti.
Quindi, come ho fatto con Marty, mi sento di dirti di parlarne con qualche persona di esperienza.
Se vuoi, naturalmente sarei ben contento che tu decidessi di venire di persona a ARIA.
Anche a te lascio qui il telefono, per un eventuale appuntamento: 011 8126637
Intanto ti abbraccio forte forte. Ciao, Fra.
Aldo
Messaggio di Marty del 21/02/05
mi piacerebbe molto fare due chiacchiere almeno una volta nella mia vita con uno psicologo....
non ne ho mai sentito il bisogno, non ci ho mai pensato, e non ho grandi problemi, se non che quando inizio a vedere tutto nero, vedo proprio tutto catastrofico...cioè normalmente sto bene, faccio degli studi e dei lavori che mi piacciono, ho delle buone prospettive e buone relazioni sociali, eppure se inzio a pensare che qualcosa va male il mio superentusiasmo si trasforma in pessimismo cosmico....e mi chiedo ...ma perchè???
che bisogno c'è? e dove mai può portarmi questo? Ma non riesco a controllare i miei pensieri mentre vanno alla deriva verso il pessimismo.
Sono sempre stata abituata a essere indipendente e contare solo sulle mie forze...a volte mi sento proprio come se non avessi delle basi solide e questo mi fa paura...è l'unica risposta che riesco a darmi quando mi chiedo cosa mi succede in questi momenti...
grazie mille per l'ascolto,
marta


Ciao Marta.
Sono Aldo, uno degli psicologi di Aria. E ti dico subito che sono proprio contento della tua decisione di venire a fare due chiacchiere.Per almeno due motivi.
1) Perché secondo me significa che hai una buona relazione di base con te stessa, che non ti dà modo di classificare questi momenti di sconforto come semplici fastidi da eliminare e non pensarci più.
2)E perché vuol dire che hai colto molto bene lo spirito di Aria, che è quello di poter ascoltare proprio le persone come te, che hanno dei momenti difficili nella loro normale vita di tutti i giorni e sentono questi segnali come una opportunità di cercare di capirci qualcosa e di conoscersi meglio.
Non mi prolungo oltre. Quando ci vedremo di persona avremo modo di conoscersi e per tutti e due vorrà dire permettere all'altro di dare un senso più pieno e più profondo alle parole, alle emozioni e ai pensieri che metteremo in comune.
Aggiungo anche qui il telefono: 011-8126637. Potresti venire senza appuntamento, ma di solito siamo tutti già impegnati in colloqui e se hai un appuntamento sei sicura di avere un'ora tutta per te.
Ti aspetto.
Aldo
Messaggio di Chiara M. del 07/02/05
ciao sono "chiara M" o meglio... questo è stato il nome con cui ho sempre preso appuntamento da Eleonora...e questo messaggio lo scrivo proprio per lei... cioè ti do del tu spero non ti offendi ma faccio meno fatica.
lo so aspettavi la mia telefonata x prenotare al 10gennaio e invece dopo un mese non ho ancora chiamato. ho paura. a volte sento come se l'angoscia torna a prender possesso di me, mi annullo completamente, perdo ogni emozione sta di nuovo ricominciando tutto riesco ancora a controllarmi anche se a volte nella testa batte solo il pensiero che se mi aiuto in quel vecchio modo di cui abbiam spesso parlato tutto sarebbe più facile ma riesco a frenare questi pensieri solo che ...
non ho il coraggio non voglio ammettere che di nuovo un' altra volta non ce la posso fare da sola a uscirne e starmene tranquilla io voglio farcela da sola... ma ho paura che questo mai accadrà...e soprattutto ho di nuovo paura di morire pian piano.
io non so...è tutto solo un grosso casino.
volevo solo farti sapere che forse un giorno tornerò magari in cerca di aiuto o magari solo per ringraziarti di tutto di persona ma sono sicura che ti rivedrò...
è solo grazie a te che ora continuo a tenere stretti i denti senza più cercare la morte.forse torno...non so. con affetto chiara


Ciao Chiara M... certo che mi ricordo di te ed anche di quella "M" che entrambe sappiamo cos'è, vero? Ricordo il nostro sguardo al bancone quando ti ho chiesto una lettera per identificarti - la chiediamo a tutti perchè di "Chiara", come di altri nomi propri ce ne possono essere tanti, e non chiediamo il cognome perchè ciascuno deve sentirsi libero di raccontare quel che vuole, sicuro del segreto e dell'anonimato.
Dunque, ricordo quello sguardo tra noi su quella "M". Capita spesso che i ragazzi scelgano l'iniziale del cognome, invece tu... sapevamo entrambe cos'era "M" e non c'è stato bisogno di dircelo. E' una delle cose più belle che ricordo tra noi, credo che sia stato un momento molto emozionante di complicità e di comprensione. Piccolo piccolo, però... anche grande grande. Ricordo benissimo la tua bellissima lettera di Natale, che sapeva tanto di saluto ed ho pensato "Non credo che la rivedrò, non presto almeno". E così è stato.
Ecco... io credo che il punto non sia tanto se uno ce la fa da solo o meno. Di solito ce la fa, e se non ce la fa è difficilissimo aiutarlo. E' più facile aiutare qualcuno che ce la farebbe comunque, ma perchè fare tanta fatica in più? A volte è confortante essere insieme, anche solo perchè si è un po' meno soli.
E' sempre un discorso importante questo, del "farcela o meno da soli", e cosa vuol dire veramente.
A volte si sente che è importante provarsi, quasi sfidarsi. A volte si pensa che se si chiede aiuto è perchè si è troppo deboli. Ma noi umani siamo esseri "sociali", nati per vivere in comunità. Difficile pensare che qualsiasi persona, anche la più forte, possa "farcela" davero da sola, sempre e comunque.
E poi... - alla fine dei conti - ce la facciamo sempre da soli, nel senso che ciascuno non può che fare da solo le sue scelte, vivere la sua vita, affrontare i suoi guai, godersi le sue gioie. E ' un paradosso: siamo soli per forza eppure possiamo essere insieme sempre...
Ti aspetto, quando vuoi, e dammi pure del tu, mi fa piacere.
Eleonora
Messaggio di Ametista del 01/02/05
Non è originale, no, non lo è affatto. sono lesbica. abbastanza tranquilla, per la verità. lesbica, e allora?
amare le donne da donna non mi disturba affatto.
è molto peggio starsene qui da soli, in questo buco di posto, dove quel 10% millantato dalle statistiche non trova spazio, o forse soltanto voce.
io non parlo, ma non per vergogna.
per convenienza.
le mie amiche lo sanno, la coordinatrice del centro in cui lavoro lo sa, mia mamma lo sa. insomma, le persone importanti ne sono a conoscenza e tanto basta. o basterebbe.
ma forse non è appiccicandoti un adesivo fluorescente in fronte che incontri qualcuno simile a te. e allora cosa devi fare?
che devi fare se lavori tra le donne, frequenti solo donne e sono tutte disperatamente eterosessuali? tu sei sempre quella che si prende la cotta per la persona sbagliata. che anzichè riuscire a dimenticare quell'unica storia sbagliata, conclusa da due anni, ci si aggrappa freneticamente, senza badare al ridicolo e alla sofferenza, perchè non ha mai, mai avuto altro nè altro si profila all'orizzonte.
l'ennesimo grande fallimento, dopo, o insieme, a una carriera universitaria mai portata a termine, a un lavoro in parte amato ma soffocante ed estenuante, sicuramente da cambiare.
hai tanto tempo davanti, mi dicono.
ma comincio ad averne anche tanto dietro.
e non so bene che farne.
come conciliare il tutto.
dove recuperare le energie necessarie a scegliere una strada che mi porti lontano, o almeno da qualche parte. il mio cervello si limita a un quieto ronzio, a verificare che le funzioni di base siano espletate.
ma tutto il resto?
sono troppo vecchia per scrivere?


No, cara Ametista, non sei troppo vecchia per scrivere. Non lo saresti neppure se avessi 90 anni. In ogni caso sei "dentro" la fascia d'età di cui si occupa ARIA.
Che buffa cosa, dire "sei dentro" a qualcuno che si sente tanto "fuori". "Sei dentro" è un'espressione molto in voga tra i ragazzi - almeno lo era fino a qualche anno fa, ma poi le mode... E quanto sarà una "moda", cioè qualcosa che passa col tempo, il modo di viversi lesbica o il modo che "la gente" ha di considerare le lesbiche? Speriamo, almeno, che sia una moda, e di quelle che passano presto. Termine duro, lesbica, si usa quasi con provocazione. Gay sembra più... come dire... "educato". Inutile ricordare la meravigliosa isola di Lesbo, sa di mielosa pacca sulle spalle. Di troppo dire che "gay" viene riferito soprattuto agli omosessuali maschi. Anche su questo, quanto ci sarebbe da dire...
Non mi sembra, a leggerti, che la questione "lesbica" sia la cosa che più ti addolora. Mi sembra come una specie di "aura", un vapore che circonda tutto, e che pure aggiunge la sua dose di sofferenza non indifferente. Per esempio, gli amori, gli incontri, la loro possibilità.
Ci sono cose che non sono giuste, eppure non sembra di poterci fare molto - o nulla - per risolverle: la fame nel mondo, un certo modo di fare politica, i ghetti di ogni genere e sorte... che resta da fare? Adattarsi?
Forse ciascuno di noi trova il suo modo di adattarsi a tante ingiustizie, difficoltà, carenze e impossibilità, di ogni genere e sorte. Ciascuno ha la sua dose.
E quindi? Non so... forse l'adesivo no, ma la proposta, la possibilità di proporsi... chissà. E chissà come. Sarebbe tutto da discutere.
Mah... non lo so... non ho risposte e non credo che neppure te le aspettassi. Ma una mano, tra tutti, ce la possiamo dare? Uno spazio per pensare insieme, ce lo possiamo regalare? Sennò, in attesa che le "mode" di tutti i tempi possano essere spazzate via, cos'altro ci può aiutare?
Ti abbraccio,
Eleonora