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Torino sta vivendo un radicale mutamento. L'aspetto più evidente è dato dalla trasformazione urbanistica (realizzazione del piano regolatore, cantieri olimpici, costruzione del passante ferroviario, della metropolitana, ...) Interventi molto significativi sullo spazio urbano che sollecitano particolare attenzione a luoghi simbolo di un passato comune, che per i cittadini torinesi hanno a lungo costituito punti di riferimento materiali di un paesaggio noto e familiare.
Si trasforma la città visibile, la città in quanto urbs, le architetture che - nel tempo - variamente caratterizzano il paesaggio urbano.
Insieme alla città visibile, è interessata dalla trasformazione anche un'altra città in cui i torinesi di nascita e di adozione si sono riconosciuti per molti decenni: una città invisibile, costituita da relazioni economiche, sociali e culturali, di cui la città fisica è certamente prodotto e specchio. Un patrimonio immateriale, intangibile, dinamico, che esprime le dimensioni della civitas e che, parimenti al patrimonio fisico, occorre tutelare, interpretare e comunicare.
Molti dei torinesi di oggi hanno radici altrove, un altrove culturalmente lontano. La presenza di cittadini stranieri nelle vie e nelle piazze delle città (ma non nei musei), delle seconde generazioni di ragazzi marocchini e cinesi nelle aule scolastiche, delle donne africane ai mercati, ha trasformato la città in maniera più immediatamente visibile di quanto non avesse fatto l'immigrazione interna e ha sollecitato la riflessione intorno ai tradizionali modelli di sviluppo, al rapporto tra globale e locale, producendo una forte accelerazione al cambiamento.
In questo quadro, la conoscenza del territorio e dei suoi valori identitari costituisce non solo il fondamento di un sentimento di appartenenza per le comunità che vi risiedono, ma anche il presupposto per un reale apprezzamento e per una consapevolezza del valore, collettivo e individuale al tempo stesso, del patrimonio culturale locale, oltre che una condizione essenziale per la sua tutela.
Quando questa conoscenza non si manifesta più come come processo spontaneo, essa può essere suscitata attraverso interventi e azioni che stimolino e rafforzino un nuovo rapporto con l'ambiente in cui si vive, ricostruendo o rafforzando una memoria collettiva e un senso di appartenenza culturale comune. Interventi finalizzati a comprendere e comunicare i molteplici e stratificati valori di cui un territorio cittadino è espressione, preservandone - per quanto possibile - i caratteri distintivi anche quando si pianificano ed attuano trasformazioni di carattere radicale, selezionando gli elementi di cui s'intende promuovere la conservazione.
L'Ecomuseo Urbano di Torino ha inoltre radici storiche: le prime proposte per la creazione di un museo storico della Città si registrano a Torino nei primi anni del Novecento, su iniziativa dell'Amministrazione Comunale; il progetto viene più tardi ripreso e fortemente sostenuto da Vittorio Viale. Numerose da allora sono state le ricerche e le politiche relative al senso e alle modalità di interpretazione e rappresentazione in forma museale di un oggetto quale la città, colto da alcune delle prospettive che le sono proprie. Essa si mostra in trasformazione continua e il patrimonio culturale, nel suo complesso, appare evidentemente "diffuso", assimilabile per molti versi all'ambiente urbano nel suo insieme.
La prospettiva entro cui collocare conoscenza, tutela e valorizzazione del patrimonio storico locale non può quindi certamente andare nel senso di "musealizzare" il territorio; si può collocare piuttosto nella direzione di una tutela attiva e partecipata del patrimonio urbano diffuso, in un'ottica capace di promuovere uno sviluppo rispettoso dei caratteri storici del territorio. Un progetto orientato a dare vita e corpo a un museo diffuso, non confinato entro uno spazio delimitato, ma esteso all'insieme di un territorio e alle molteplici testimonianze presenti al suo interno.