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Il Po, via d'acqua e asse di connessione tra alto e basso Piemonte,
a Torino diviene un elemento di spicco nelle raffigurazioni del paesaggio
urbano. Infatti fu sede, lungo le rive, di esposizioni universali, di
innumerevoli eventi, di progetti arditi (come il Borgo Medievale), di
splendide dimore sabaude (il Castello del Valentino), scenario prima
di feste di corte e poi di sport acquatici, di celebrazioni cittadine
(i fuochi di S. Giovanni) e competizioni sportive nonché idroscalo
della linea di idrovolanti Torino - Trieste.
Il fiume percorre una fascia di territorio cittadino che nel volgere
di un paio di secoli ha avuto profondi mutamenti con l'avvicendarsi
sia di attività agricole, di svago, industriali, commerciali,
artigianali che culturali e scientifiche.
Il Po entra in questo tratto di Torino offrendo uno dei più straordinari
paesaggi fluviali di città attraverso una sequenza di parchi storici
come il Parco del Valentino, di parchi più recenti come il parco
di Italia '61, il verde della collina e di emergenze architettoniche
di grande rilevanza come il Castello del Valentino e i ponti monumentali.
Attualmente le rive del fiume ospitano un sistema di fruizione che permette
di aumentarne l'interazione con la città; infatti vi sono
società sportive, società remiere, traghetti fluviali,
percorsi ciclabili, passeggiate e locali notturni.
La tradizione di usare il fiume come luogo di svago risale al Cinquecento,
quando i regnanti di casa Savoia cominciarono ad organizzare feste sul
fiume.
Meno importante fu invece l'utilizzo del fiume come fonte energetica,
perché nel tratto torinese il Po - a differenza della Dora - presentava
difficoltà tecniche per la derivazione dei canali. L'ostacolo
fu aggirato col ricorso ai "mulini natanti", così chiamati
perché situati su barconi galleggianti; le ruote di questi mulini
non richiedevano un salto d'acqua e venivano azionate direttamente
dalla corrente del fiume. Inoltre alla fine del XVIII secolo, l'acqua
muove le macchine della "Segheria" e della "Macina" localizzate
presso la riva del Po.
Possiamo dire che l'acqua è il filo conduttore delle trasformazioni
che il territorio ha subito nei secoli, il legame dell'area con
la città.
Il territorio del Comune di Torino sulla sinistra del Po ospitava, prima
di essere quasi completamente edificato, un'agricoltura alimentata
dai canali derivati dalla Dora Riparia e Sangone da cui usciva una fitta
rete di "bealere". Questi canali che solcavano la piana da
ovest a est seguendo la pendenza del conoide della Dora Riparia, assicuravano
un abbondante e costante apporto di acqua per l'agricoltura. In
passato nei quartieri di Vanchiglia, San Donato e San Salvario si coltivavano
soprattutto segale e cereali inferiori (miglio, sorgo, panico), legumi,
frumento e a partire dal '300, a queste colture si affiancò la
frutticoltura.
La "bealera" del Valentino insieme alla rete di canali ad
esso connessi permise nei secoli XIV e XV lo sviluppo del sistema colturale
ed edilizio rurale. Nei secoli XVI-XVII, l'acqua consentì la
formazione dei giardini e dei giochi d'acqua delle fontane della "Villa
fluviale del Valentino".
A partire dal 1869 il ruolo dell' acqua, da elemento funzionale
alle colture o al loisir, passò a elemento di supporto per esperimenti
idraulici presso l'opera idraulica detta la "Torre degli
Efflussi".
La rete fluviale fu oggetto, nei secoli, di più fasi di risistemazione,
e il sistema irriguo fu modificato in funzione del sistema viario.
Nell'ottocento l'area perde la sua vocazione agricola, le
cascine scompaiono e a esse si sostituiscono gli elementi caratteristici
degli ordinamenti colturali del periodo. Infatti, la rete viaria si arricchisce
con la realizzazione di un nuovo viale che collega la Porta Nuova con
il Pallamaglio. Nel 1850 la Municipalità decide di costruire il
Parco del Valentino tra il Castello e il viale del Re; la realizzazione
del parco sconvolge l'assetto del territorio, distruggendo per
sempre "bealere", cascine, vie rurali e colture.