Città di Torino


Ecomuseo Urbano Torino




Centro di Interpretazione Circoscrizione 8

Il territorio

Il territorio della Circoscrizione 8 di Torino comprende tre quartieri: San Salvario, quartiere multietnico a forte presenza di immigrati, delimitato a nord da corso Vittorio Emanuele II e ad ovest da via Nizza e Cavoretto e Borgo Po comprendenti gran parte della zona collinare della città.
In mezzo, a dividere ed unire queste realtà così differenti tra loro, il fiume Po.

Il Po, via d'acqua e asse di connessione tra alto e basso Piemonte, a Torino diviene un elemento di spicco nelle raffigurazioni del paesaggio urbano. Infatti fu sede, lungo le rive, di esposizioni universali, di innumerevoli eventi, di progetti arditi (come il Borgo Medievale), di splendide dimore sabaude (il Castello del Valentino), scenario prima di feste di corte e poi di sport acquatici, di celebrazioni cittadine (i fuochi di S. Giovanni) e competizioni sportive nonché idroscalo della linea di idrovolanti Torino - Trieste.
Il fiume percorre una fascia di territorio cittadino che nel volgere di un paio di secoli ha avuto profondi mutamenti con l'avvicendarsi sia di attività agricole, di svago, industriali, commerciali, artigianali che culturali e scientifiche.

Il Po entra in questo tratto di Torino offrendo uno dei più straordinari paesaggi fluviali di città attraverso una sequenza di parchi storici come il Parco del Valentino, di parchi più recenti come il parco di Italia '61, il verde della collina e di emergenze architettoniche di grande rilevanza come il Castello del Valentino e i ponti monumentali.
Attualmente le rive del fiume ospitano un sistema di fruizione che permette di aumentarne l'interazione con la città; infatti vi sono società sportive, società remiere, traghetti fluviali, percorsi ciclabili, passeggiate e locali notturni.
La tradizione di usare il fiume come luogo di svago risale al Cinquecento, quando i regnanti di casa Savoia cominciarono ad organizzare feste sul fiume.
Meno importante fu invece l'utilizzo del fiume come fonte energetica, perché nel tratto torinese il Po - a differenza della Dora - presentava difficoltà tecniche per la derivazione dei canali. L'ostacolo fu aggirato col ricorso ai "mulini natanti", così chiamati perché situati su barconi galleggianti; le ruote di questi mulini non richiedevano un salto d'acqua e venivano azionate direttamente dalla corrente del fiume. Inoltre alla fine del XVIII secolo, l'acqua muove le macchine della "Segheria" e della "Macina" localizzate presso la riva del Po.
Possiamo dire che l'acqua è il filo conduttore delle trasformazioni che il territorio ha subito nei secoli, il legame dell'area con la città.

Il territorio del Comune di Torino sulla sinistra del Po ospitava, prima di essere quasi completamente edificato, un'agricoltura alimentata dai canali derivati dalla Dora Riparia e Sangone da cui usciva una fitta rete di "bealere". Questi canali che solcavano la piana da ovest a est seguendo la pendenza del conoide della Dora Riparia, assicuravano un abbondante e costante apporto di acqua per l'agricoltura. In passato nei quartieri di Vanchiglia, San Donato e San Salvario si coltivavano soprattutto segale e cereali inferiori (miglio, sorgo, panico), legumi, frumento e a partire dal '300, a queste colture si affiancò la frutticoltura.
La "bealera" del Valentino insieme alla rete di canali ad esso connessi permise nei secoli XIV e XV lo sviluppo del sistema colturale ed edilizio rurale. Nei secoli XVI-XVII, l'acqua consentì la formazione dei giardini e dei giochi d'acqua delle fontane della "Villa fluviale del Valentino".
A partire dal 1869 il ruolo dell' acqua, da elemento funzionale alle colture o al loisir, passò a elemento di supporto per esperimenti idraulici presso l'opera idraulica detta la "Torre degli Efflussi".
La rete fluviale fu oggetto, nei secoli, di più fasi di risistemazione, e il sistema irriguo fu modificato in funzione del sistema viario.
Nell'ottocento l'area perde la sua vocazione agricola, le cascine scompaiono e a esse si sostituiscono gli elementi caratteristici degli ordinamenti colturali del periodo. Infatti, la rete viaria si arricchisce con la realizzazione di un nuovo viale che collega la Porta Nuova con il Pallamaglio. Nel 1850 la Municipalità decide di costruire il Parco del Valentino tra il Castello e il viale del Re; la realizzazione del parco sconvolge l'assetto del territorio, distruggendo per sempre "bealere", cascine, vie rurali e colture.



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