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Il Regio Parco nacque nel Cinquecento con il Palazzo del Viboccone, delizia di Emanuele Filiberto. Nell'Ottocento il borgo si sviluppò con la trasformazione del palazzo in Manifattura Tabacchi. Intorno, negli anni Ottanta dell'Ottocento, furono edificati l'Asilo “Umberto I”, la Scuola Elementare "G. C. Abba" e la chiesa di San Gaetano da Thiene.
La Barriera di Milano fu il primo insediamento al di là della cinta daziaria verso il capoluogo lombardo. Grandi stabilimenti industriali, come la Fiat Grandi Motori, le Officine Metallurgiche Fiat di via Cigna, INCET, CEAT testimoniano come il quartiere fu uno dei simboli della crescita industriale di Torino; crescita a cui sono legati indissolubilmente i notevoli flussi di immigrazione, già a partire dalla fine dell'Ottocento e poi soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. La deindustrializzazione e la recente immigrazione straniera hanno ulteriormente modificato il volto della zona.
Fino agli inizi degli anni Cinquanta del Novecento l'area del quartiere Falchera era interamente agricola. Nel 1954 fu avviata l'edificazione del quartiere (attuale Falchera Vecchia) sulla base di un progetto presentato da un gruppo di architetti diretti da Giovanni Astengo. Negli anni Settanta venne poi costruita Falchera 2 (o più comunemente Falchera Nuova) in prosecuzione del primo insediamento. Barca e Bertolla si estendono in prossimità del confine con il Comune di San Mauro. Bertolla era il borgo dei lavandai, che lavavano i panni per conto terzi. Il primo gruppo di lavandai si trasferì qui nel 1872 quando iniziarono le demolizioni del borgo del Moschino, per far posto ai Murazzi. Nonostante la diffusione delle macchine per lavare, i lavandai di Bertolla continuarono il loro mestiere sino a pochi anni fa.
La frazione di Villaretto è tuttora ricordata per i mulini che per secoli macinavano il grano necessario alla Città di Torino; oggi la zona è contrassegnata dalla coesistenza di campi, fabbriche e nuovi insediamenti residenziali. Il Rebaudengo si sviluppa fuori della seconda cinta daziaria del 1912 e deve il proprio nome all'opera salesiana costruita negli anni Trenta grazie alla donazione del conte Eugenio Rebaudengo.