Città di Torino


Ecomuseo Urbano Torino



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La Carta per il Patrimonio Culturale Urbano

Manifesto

Il percorso della Carta per il patrimonio culturale urbano, è giunto alla sua conclusione.
La Deliberazione e il documento allegato, costruito con la partecipazione di centinaia di torinesi durante il biennio 2007/2008, è stato infatti oggetto di una prima discussione in V Commissione Consiliare il 3 ottobre 2008 e poi approvata dalla Giunta Comunale il 14 ottobre 2008.
Successivamente, ai sensi del Regolamento sul Decentramento della Città di Torino, sono stati raccolti i pareri delle Circoscrizioni che hanno presentato numerose richieste di emendamento.
Prima dell'approvazione da parte del Consiglio Comunale, e sempre nella prospettiva di coinvolgere e dare voce alle realtà territoriali e ai cittadini, la V Commissione Consiliare ha incontrato tutte le persone interessate alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale cittadino, giovedì 19 febbraio 2009 alle ore 17,30 presso la sede dell’Ecomuseo Urbano 4 in via Medici 28.
Dopo un’ampia analisi e discussione, la maggior parte degli emendamenti proposti dalle Circoscrizioni sono stati accolti e il testo della Carta così novato e arricchito è stato presentato in Consiglio Comunale, lunedì 23 marzo 2009 per la discussione e l’approvazione.
La Carta per il Patrimonio Culturale Urbano, presentata dall’Assessore Fiorenzo Alfieri viene così approvata con Deliberazione n° 2008 06439/026, riportando 32 voti favorevoli, 4 contrari e 1 astenuto.

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Di seguito alcune riflessioni, le sintesi e le fotografie degli incontri.

Perché stilare una Carta per il Patrimonio Culturale Urbano?

L'Ecomuseo Urbano di Torino è nato e si è sviluppato in questi anni grazie agli stimoli, le proposte e la progettualità di decine, oggi centinaia, di cittadini torinesi.

La promozione dei processi di tutela attiva del patrimonio culturale, attraverso il sostegno alle istanze di partecipazione delle persone, e l'applicazione dei principi della democrazia deliberativa, rientrano appieno tra le sue finalità; e la responsabilità civica costituisce uno dei pilastri su cui si basa l'impianto del progetto.

Perché il patrimonio culturale è costituito da un insieme di beni che tutti noi abbiamo ereditato e che tutti noi abbiamo il dovere di preservare e il diritto di conoscere. La Carta per il Patrimonio Culturale Urbano sarà una dichiarazione programmatica, uno strumento per condividere le scelte sulla tutela e sulla valorizzazione del patrimonio culturale cittadino individuandone - insieme - le forme e i modi. Essa costituirà un insostituibile punto di riferimento per l'organizzazione e il funzionamento dell'EUT, una guida per orientarne le attività, un passaggio obbligato per ripensare la sua missione in un confronto aperto con la collettività.

La Carta sarà "messa insieme" secondo le logiche e le pratiche della partecipazione durante alcuni incontri aperti a tutti e realizzati in collaborazione con le Circoscrizioni cittadine aderenti all'Ecomuseo Urbano.

Agli incontri è associata una serie di iniziative: il concorso fotografico a premi 100 LUOGHI DA SALVARE, per raccontare la Città che cambia, il blog per discutere in rete del patrimonio della nostra Città, i resoconti degli incontri avvenuti. Potrete quindi contribuire a questa “opera corale” non solo partecipando alle riunioni, ma anche inviando fotografie e commenti!

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Stato dei lavori

Sintesi del primo incontro

28 settembre 2007, Cascina Roccafranca, EUT 2

Il primo incontro sulla Carta per il Patrimonio Culturale Urbano si è tenuto venerdì 28 settembre 2007 presso il Centro di interpretazione dell'Ecomuseo 2.
All'incontro hanno partecipato circa ottanta persone, molti «addetti ai lavori» (collaboratori dei vari centri di interpretazione, funzionari del Comune di Torino, volontari del Servizio Civile Nazionale), e numerosi cittadini, sia come singoli, sia come membri di associazioni.
Dopo una breve introduzione agli obiettivi della Carta, i partecipanti, suddivisi in tre gruppi di lavoro, hanno cercato di rispondere ai quesiti riguardanti la definizione di Patrimonio Culturale, e su come sia possibile prendersene cura.
Non è stata data un'unica definizione di patrimonio culturale urbano, ma sono emerse due macro-categorie: beni materiali (aspetti naturalistici e beni architettonici della città) e beni immateriali (recupero delle tradizioni e della storia). Tra i primi emergono immagini, oggetti, luoghi in cui un gruppo sociale, o una comunità, si riconosce; i secondi includono soprattutto le relazioni tra le persone, e tra queste e il proprio territorio.
Per quel che riguarda la cura del patrimonio, è stata riconosciuta l'importanza della ricerca, della raccolta delle testimonianze e della loro trasmissione.
Poiché non si può conservare tutto, ed è difficile stabilire a priori che cosa tramandare o preservare, bisogna fissare dei criteri per decidere cosa si voglia tutelare, ricordandosi che i beni scelti possono assumere un ruolo di simbolo, e quindi diventare «una parte per il tutto».
La scelta di cosa mantenere non sarà più soltanto decisa dagli Enti preposti, ma la sua indicazione partirà anche dal basso, dai cittadini che, per primi, riconoscono l'importanza di determinati beni nei quali la comunità stessa si identifica.
Occorre però che il cittadino sia informato della possibilità di partecipare attivamente sia alla scelta sia alla conservazione del proprio patrimonio.
Da questo punto di vista, il progetto dell'Ecomuseo dovrebbe porsi sia come punto di riferimento per la cittadinanza, sia come luogo di scambio interculturale e intergenerazionale.

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Sintesi del secondo incontro

18 ottobre 2007, Alma Mater, EUT 6

Il secondo incontro sulla Carta per il Patrimonio Culturale Urbano si è tenuto giovedì 18 ottobre 2007 presso il Centro di interpretazione dell'Ecomuseo 6.
All'incontro hanno partecipato circa ottanta persone, molti «addetti ai lavori» (collaboratori dei vari centri di interpretazione, funzionari del Comune di Torino, volontari del Servizio Civile Nazionale), e numerosi cittadini, sia come singoli, sia come membri di associazioni.
Dopo una breve introduzione sulle tematiche da affrontare, i presenti si sono uniti al gruppo di lavoro scelto al momento della registrazione: Criteri di identificazione del patrimonio culturale urbano, L'importante è partecipare, Come mediare il patrimonio culturale, Quale ricerca storica in un Ecomuseo.

a. Criteri di individuazione del Patrimonio Culturale Urbano

Dopo aver ragionato su che cosa si intende per Patrimonio Culturale Urbano, è necessario fare un passo in avanti, e cioè stabilire quali sono i criteri secondo i quali un luogo o una tradizione devono essere «iscritti» nel patrimonio ed essere tutelati.
Nel corso della discussione sono emersi alcuni concetti-chiave che possono servire da criteri di selezione:
- il grado di identificazione in un luogo, quanto un oggetto è in grado di comunicare a quante persone;
- la capacità di un bene di esprimere vitalità nella comunità: il patrimonio non viene soltanto salvato e conservato, ma continua a far parte della vita della comunità stessa; il patrimonio deve essere ancora vivo, o assumere una nuova vita;
- fare attenzione al presente, in cui noi stessi siamo generatori di patrimonio;
- conservare spesso dipende da che uso si vuole fare del bene: valore di (ri)uso del bene come criterio di selezione (viene sottolineato il problema economico della riconversione degli edifici, poiché gli operatori che investono vogliono avere un ritorno);
- la misurabilità del grado di lettura; salvaguardare la possibilità di leggere il territorio attraverso le cose fisiche; i segni della creazione dell'uomo possono servire per le generazioni future;
- la valorizzazione;
- la memoria di un sistema diffuso sul territorio (come per esempio le cascine);
- il valore simbolico; raccogliere memorie e trasferirle su qualcosa che non siano gli edifici, ma in qualcos'altro di simbolico: l'uomo ha bisogno di cose fisiche per trasferire la memoria. Basta un edificio simbolico che raccolga una carica di memoria, che faccia da «parte per il tutto»;
- un criterio cronologico: quale epoca «privilegiare»? Non vanno tutelate solo cose con più di 50 anni; viene ribadita l'importanza di un riconoscimento, del ruolo imprescindibile della ricerca, considerare «esperti» non soltanto gli studiosi, ma anche i cittadini stessi.

b. L'importante è partecipare

La partecipazione attiva della cittadinanza è richiesta per determinare cosa conservare, scelta in precedenza riservata a un'élite.
Se fino a poco tempo fa, la cittadinanza era chiamata solo per avallare qualche proposta, ora le si richiede una partecipazione attiva nell'individuazione e nella scelta dei beni da salvaguardare, tenendo ben presente che è impossibile tutelare tutto.
Partendo dal presupposto che il territorio è un bene comune, bisogna scegliere elementi che diventino simboli in cui la stessa cittadinanza si riconosce, soprattutto per creare un senso di appartenenza.
Prima di tutto bisogna individuare quale sia la cittadinanza o la comunità di riferimento, ricordando che, in un contesto urbano, è difficile trovare una comunità omogenea. Una volta individuata la comunità di riferimento, è necessario mettere a confronto le varie componenti presenti sul territorio, da un lato conciliando le differenze, dall'altro coinvolgendo le parti, quelle già attive e quelle da coinvolgere.
Quando i beni da conservare sono edifici, spesso sorgono varie problematiche tra attori istituzionali, economici e EUT, soprattutto perché sono forti gli interessi economici, e il parere della cittadinanza - attori deboli o in potenza - non viene comunque ascoltato.
Di conseguenza, l'EUT deve avere una funzione preliminare di valorizzazione di ciò che si vuole tutelare, al fine di creare una nuova sensibilità nei confronti del patrimonio culturale urbano, raccordando il più possibile il patrimonio immateriale a quello materiale: solo se il cittadino conosce il proprio patrimonio culturale urbano può tutelarlo.
Una volta individuati i beni da tutelare chi se ne prende cura?
Un'altra funzione dell'EUT potrebbe essere quella di educare il cittadino alla responsabilità per la cura, tutelando in modo attivo il patrimonio culturale per mezzo di una dinamica di partecipazione aperta, delegando ad esempio ai cittadini la gestione dei Centri di Documentazione Storica, al fine di creare un nesso tra le istituzioni e la cittadinanza, ponendo attenzione a non creare una casta elitaria di cittadini.
Infine, la cittadinanza attiva è il metodo che ha L'EUT, attraverso delle iniziative che medino e incrementino la partecipazione, per valorizzare, individuare e tutelare il patrimonio culturale urbano.

c. Come mediare il Patrimonio Culturale Urbano

La discussione di questo focus group si è incentrata in un confronto tra chi e perché fruisce del Patrimonio Culturale Urbano e chi e perché invece ne rimane escluso.
I maggiori fruitore individuati sono le categorie degli studenti, con questo termine si intende tutti coloro che frequentano una scuola (siano essi bambini in età scolare o adulti di scuole serali). Questo gruppo di persone tuttavia rimane un pubblico forzato, che in massa e poco volontariamente partecipa e fruisce, in modo più o meno attivo, del panorama culturale.
Un'altra categoria è rappresentata dagli anziani che, rispetto a solo dieci anni fa, sta meglio, ha più possibilità economiche, ha tempo, si riesce muovere con maggiore facilità e ha grosse agevolazioni che consentono una partecipazione spesso attiva.
La vera anima dei fruitori è rappresentata infine dalle associazioni e fondazioni locali che si prendono cura del proprio quartiere, producendo attività culturali e coinvolgendo la cittadinanza.
Le categorie ancora escluse dalla fruizione sono i giovani, gli immigrati, i diversamente abili.
I primi spesso non ne fruiscono perché il linguaggio non si adatta alle loro esigenze, il passato e la memoria emozionale non riesce a coinvolgerli e inoltre non vivono la periferia, sono una categoria di forte mobilità che spesso vive le zone in cui studia e lavora piuttosto che la zona di residenza. Un rimedio forse potrebbe essere nel cercare di creare degli obiettivi, curando il linguaggio e il contenuto, affinché attraverso una rilettura del passato l'attenzione si sposti nel presente, con uno sguardo più attento verso il futuro.
Gli immigrati a loro volta si sento emarginati, esclusi come se non fossero all'altezza delle proposte culturali offerte. Anche in questo caso il linguaggio deve essere adattato alle loro esigenze affinché le comunità straniere possano sentirsi maggiormente coinvolti.
Infine i diversamente abili possiedono molte caratteristiche ed esigenze di un pubblico anziano-adulto. Per tanto attualmente la loro scarsa partecipazione è dovuta al fatto che per loro costituisce ancora un'accessibilità così complessa che risulta svalutante per la loro stessa dignità come individui. La soluzione potrebbe essere una maggiore sensibilizzazione alle loro necessità, così come è stato fatto con gli anziani.

d. Quale ricerca storica in Ecomuseo

Il quarto focus group si è occupato del ruolo della ricerca storica all'interno dell'Ecomuseo. Di fatto, non esiste una differenza sostanziale tra la ricerca accademica e quella legata all'EUT: a caratterizzare la ricerca storica è l'esistenza di alcuni criteri minimi che ne definiscono la sua stessa esistenza.
Premesso questo, è stato sottolineato che la ricerca dell'EUT dovrebbe essere vissuta come intervento: dovrebbe cioè coinvolgere i cittadini, soprattutto per poter indagare un certo fenomeno insieme alle persone che l'hanno vissuto. Importante per la ricerca dell'EUT sono da un lato la partecipazione, dall'altro la restituzione. Dal momento che la ricerca dell'EUT dovrebbe essere un momento di partecipazione, anche la restituzione deve esser vissuta come tale, soprattutto mediante l'uso di un linguaggio che renda fruibile i risultati della ricerca - tutta: anche quella accademica.
La ricerca è, soprattutto nel caso dell'EUT, applicata: può arrivare o meno da una domanda, ma vuole comunque conoscere e interpretare per poter intervenire su una realtà esistente.
La ricerca storica ha valore solo se porta al riconoscimento di un comune percorso, e se favorisce e facilita la coesione locale.
La finalità della ricerca ecomuseale è mantenere un passato che la città sta dimenticando.
La ricerca deve quindi rivolgersi da un lato verso chi vive già in un determinato territorio, dall'altro verso chi è andato a vivere in un determinato territorio.

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Sintesi del terzo incontro

23 novembre 2007, EUT 9

Il terzo incontro sulla Carta per il Patrimonio Culturale Urbano si è tenuto venerdì 23 novembre 2007 presso il Centro di interpretazione dell'Ecomuseo 9.
All'incontro hanno partecipato circa cinquanta persone, tra cui «addetti ai lavori» (collaboratori dei vari centri di interpretazione, funzionari del Comune di Torino, volontari del Servizio Civile Nazionale), e cittadini, sia come singoli, sia come membri di associazioni.
Dopo una breve introduzione sulle tematiche da affrontare con proiezioni di slide, i presenti si sono divisi in gruppi di lavoro ed hanno elaborato quanto segue.

a. Missione. Dichiarazione della visione del mondo dell'EUT

A partire dalla riflessione su alcune delle tematiche emerse negli scorsi incontri, si è ragionato su quale deve essere la missione dell'EUT.
Innanzi tutto, è emersa la necessità di dare all'EUT dei paletti: uno cronologico, con il quale si sottolinea la necessità di privilegiare soprattutto la Torino del Novecento; l'altro geografico-sociale, identificando le comunità locali non solo nei borghi operai dell'inizio del secolo scorso, spesso trascurate dalla storia accademica, ma anche le nuove comunità, nate di recente e dal carattere fortemente multietnico.
In questo modo, l'EUT deve essere il luogo di incontro e confronto tra le Istituzioni e i cittadini; deve osservare, ascoltare, interpretare il presente, per potere stimolare e coordinare azioni che agiscano e salvaguardino il patrimonio culturale urbano, guardando al passato in un'ottica di sviluppo, osservandone le trasformazioni al fine di stimolare la rivitalizzazione del patrimonio culturale urbano.

b. Finalità. Obiettivi e scopi dell'EUT

Anche in questo focus, la riflessione è partita dalle tematiche emerse negli incontri precedenti. Si è discusso su quali debbano essere gli obiettivi dell'EUT. Dal momento che, in ambito urbano la cittadinanza è molto eterogenea e composita, l'EUT deve prima di tutto individuare le comunità presenti sul proprio territorio, dare loro risalto, affinchè il loro patrimonio diventi accessibile e condivisibile a tutte le componenti della città, soprattutto in una prospettiva futura.
A tal fine, l'EUT deve creare senso di appartenenza attraverso il coinvolgimento attivo dei cittadini, e dando alle comunità che lo compongono la possibilità di esprimersi, fornendo loro i documenti e gli strumenti utili alla decodificazione dei processi di trasformazione, permettendo la “conversazione” tra passato e futuro.
L'EUT deve riconoscere il patrimonio e comunicarlo, deve interpretarlo per stimolare indirizzi e suggerimenti per la trasformazione e la rivitalizzazione del patrimonio culturale urbano, facilitandone la tutela attiva e partecipata, attraverso la sua valorizzazione e la sua interpretazione, nell'ottica dello sviluppo del territorio e della sua comunità.

c. Strumenti e attività dell'EUT

A partire dagli spunti di riflessione nati negli incontri precedenti, sono emerse una serie di suggerimenti e proposte raggruppabili sotto la tematica degli strumenti o delle attività dell'EUT.
Per quanto riguarda gli strumenti necessari, di cui l'EUT si deve servire pe il suo pieno sviluppo, si riscontrano: la comunicazione (affinché le attività raggiungano tutta la cittadinanza), il setting (pianificazione strategica dell'edifico stesso dell'EUT, che favorisca un maggiore riconoscimento della popolazione), la collezione e la sua catalogazione (non solo di beni tangibili, ma anche gi oggetti secondo il concetto classico di “museo”), il passato recente (come strumento per un EUT filtro della realtà quotidiana), le nuove tecnologie (risorse essenziali), strategie di valorizzazione che tengano in conto degli interventi urbanistici, e ancora l'intercultura, l'attività didattica nelle scuole e le cellule ecomuseali già presenti e diffuse sul territorio.
Per ciò che riguarda invece le attività sono state proposte: la ricerca delle tracce del passato che comprenda l'incontro con testimoni diretti, percorsi interattivi sul territorio con la costituzione di una rete di sinergie tra le varie realtà locali, percorsi di conoscenza, mappe di comunità, catalogazione dei beni, attività formative, mostre permanenti o itineranti, raccontare il passato come il presente di un territorio.

d. Gli attori dell'EUT e il suo funzionamento

Vi partecipa un gruppo piuttosto eterogeneo: si va dal presidente della Circoscrizione , ad alcuni funzionari dell'EUT, studenti interessati all'argomento, membri di alcune associazioni che lavorano sul territorio (Maurilia), funzionari dei settori Pari opportunità e Rigenerazione urbana.

La discussione è partita dalla domanda se mancano degli attori rispetto a quanto emerso nei precedenti incontri. Si è risposto ponendo subito un altro problema, ossia il rapporto che intercorre tra l'EUT, il cittadino e la circoscrizione, che secondo alcuni è piuttosto impreciso, poco chiaro soprattutto per quel che riguarda l'autonomia delle singole circoscrizioni. Viene fatto notare che esistono delle zone d'ombra, in quanto non sembra ben regolamentato il rapporto tra il nodo centrale di coordinamento e i nodi locali; non a tutti è chiaro se l'EUT è una rete oppure i nodi siano tra di loro nettamente differenziati. Occorre quindi definire meglio i rapporti: si tratta di un «Ecomuseo Urbano di Torino» o dell'«Ecomuseo delle singole circoscrizioni»? Sicuramente il primo, e forse bisognerebbe «liberare» l'EUT dalla sua base circoscrizionale in quanto le attuali nove circoscrizioni - a differenza delle precedenti ventitre - non hanno radici storiche, ma soltanto un valore amministrativo. A questo proposito, andrebbe più che altro chiarito il rapporto tra i tavoli di lavoro, con base circoscrizionale, e vari livelli istituzionali ed enti finanziatori. Uno degli aspetti fondamentali dell'EUT è la partecipazione: i tavoli di lavoro sono un momenti importante in cui, da un lato, vengono proposti i progetti e, dall'altra parte, vengono offerti finanziamenti.
La circoscrizione dunque invita dei soggetti a prendere parte al tavolo di lavoro. I soggetti propongono i propri progetti. L'obiettivo del tavolo di lavoro deve essere la produzione di un documento unico che programmi le attività per l'anno successivo; dopodiché si fa richiesta al «centro» per i finanziamenti - la scarsa autonomia delle singole circoscrizioni dipende anche dal fatto che dispongono di risorse limitate. Occorre quindi che l'iter decisionale, che porta alla realizzazione dei singoli progetti a livello locale, venga definito in base a regole chiare - ma soprattutto, ha aggiunto qualcuno, che vengano snelliti i tempi e le pratiche che portano alla realizzazione dei singoli progetti.

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Il Quarto incontro del 18 gennaio 2008 si è tenuto, dalle ore 16.30, presso la sala Seminterrato della Circoscrizione 7, corso Vercelli 15. E' stata discussa la bozza della Carta del patrimonio culturale urbano.

Fotografie degli incontri:

Manifesto - foto di Michele Conti Tavolo di lavoro secondo incontro - foto di Michele Conti Plenaria primo incontro - foto di Michele Conti Secondo incontro - foto di Michele Conti Plenaria secondo incontro - foto di Michele Conti Terzo incontro - foto di Renzo Bussio Terzo incontro - foto di Renzo Bussio Terzo incontro - foto di Renzo Bussio Terzo incontro - foto di Renzo Bussio Quarto incontro - foto di Renzo Bussio Quarto incontro - foto di Renzo Bussio Quarto incontro - foto di Renzo Bussio Quarto incontro - foto di Renzo Bussio Quarto incontro - foto di Renzo Bussio Quarto incontro - foto di Renzo Bussio Quarto incontro - foto di Alessandra Levi Quarto incontro - foto di Alessandra Levi Quarto incontro - foto di Alessandra Levi Quarto incontro - foto di Alessandra Levi Quarto incontro - foto di Alessandra Levi Quarto incontro - foto di Alessandra Levi

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