Vice Direzione Generale Gabinetto del Sindaco

Settore Cooperazione Internazionale e Pace 

n. ord. 88

2009 01267/113

 

CITTÀ DI TORINO

 

DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE 18 MAGGIO 2009

(proposta dalla G.C. 17 marzo 2009)

 

Testo coordinato ai sensi dell'art. 44 comma 2 del Regolamento del Consiglio Comunale

 

Sessione Ordinaria

 

Convocato il Consiglio nelle prescritte forme sono intervenuti nell'aula consiliare del Palazzo Civico, oltre al Presidente CASTRONOVO Giuseppe, i Consiglieri:

 

ANGELERI Antonello

BONINO Gian Luigi

BUSSOLA Cristiano

CALGARO Marco

CANTORE Daniele

CAROSSA Mario

CASSANO Luca

CASSIANI Luca

CENTILLO Maria Lucia

CERUTTI Monica

COPPOLA Michele

CUGUSI Vincenzo

CUNTRO' Gioacchino

FERRANTE Antonio

FERRARIS Giovanni Maria

GALASSO Ennio Lucio

GALLO Domenico

GALLO Stefano

GANDOLFO Salvatore

GENISIO Domenica

GENTILE Lorenzo

GIORGIS Andrea

GOFFI Alberto

GRIMALDI Marco

LAVOLTA Enzo

LEVI-MONTALCINI Piera

LO RUSSO Stefano

LONERO Giuseppe

LOSPINUSO Rocco

MORETTI Gabriele

OLMEO Gavino

PETRARULO Raffaele

PORCINO Gaetano

RATTAZZI Giulio Cesare

RAVELLO Roberto Sergio

SALINAS Francesco

SALTI Tiziana

SBRIGLIO Giuseppe

SCANDEREBECH Federica

SILVESTRINI Maria Teresa

TROIANO Dario

TRONZANO Andrea

VENTRIGLIA Ferdinando

ZANOLINI Carlo

 

In totale, con il Presidente, n. 45 presenti, nonché gli Assessori: DELL'UTRI Michele - PASSONI Gianguido - SESTERO Maria Grazia - TRICARICO Roberto.

 

Risultano assenti, oltre al Sindaco CHIAMPARINO Sergio, i Consiglieri: CUTULI Salvatore - GHIGLIA Agostino - MAURO Massimo - MINA Alberto - TEDESCO Giuliana.

 

Con la partecipazione del Segretario Generale REPICE dr. Adolfo.

 

SEDUTA PUBBLICA

 

OGGETTO: DELIBERA-QUADRO SULLE AZIONI DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE DELLA CITTÀ DI TORINO.

 

          Proposta dell'Assessore Dell'Utri.  

 

          La Città di Torino, ad oggi, è gemellata con numerose città del mondo dei Paesi in Via di Sviluppo (da ora in poi: PVS) o in via di transizione.

          Queste relazioni trovano il loro fondamento nel vigente panorama legislativo nazionale. In tal senso l'articolo 6 comma 7 della Legge 131 del 5 giugno 2003 "Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla Legge Costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001," conferma quanto già stabilito con D.P.R. 31 marzo 1994, atto di indirizzo e coordinamento in materia di attività all'estero delle Regioni e delle Province autonome e cioè che "Resta fermo che i Comuni, le Province e le Città metropolitane continuano a svolgere attività di mero rilievo internazionale nelle materie loro attribuite, secondo l'ordinamento vigente, comunicando alle Regioni competenti ed alle amministrazioni di cui al comma 2 (Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli affari regionali ed al Ministero degli affari esteri) ogni iniziativa."

          Per quel che attiene alle città dei PVS o dei Paesi in transizione va sottolineato che le politiche di cooperazione decentrata promosse dalla Città di Torino fanno riferimento a ulteriori fonti normative ovvero:

-        l'articolo 2 della Legge 26 febbraio 1987, n. 49 ("Nuova disciplina della cooperazione dell'Italia con i paesi in via di sviluppo"), che attribuisce a Regioni ed Enti Locali la facoltà di promuovere attività di cooperazione internazionale nei seguenti ambiti:

a)       l'elaborazione di studi, la progettazione, la fornitura e costruzione di impianti, infrastrutture, attrezzature e servizi, la realizzazione di progetti di sviluppo integrati;

c)       l'impiego di personale qualificato per compiti di assistenza tecnica, amministrazione e gestione, valutazione e monitoraggio dell'attività di cooperazione allo sviluppo;

d)      la formazione professionale e la promozione sociale di cittadini dei paesi in via di sviluppo in loco, in altri paesi in via di sviluppo e in Italia, e la formazione di personale italiano destinato a svolgere attività di cooperazione allo sviluppo;

e)       il sostegno alla realizzazione di progetti e interventi ad opera di organizzazioni non governative idonee, anche tramite l'invio di volontari e di proprio personale nei paesi in via di sviluppo;

f)       l'attuazione di interventi specifici per migliorare la condizione femminile e dell'infanzia, per promuovere lo sviluppo culturale e sociale della donna con la sua diretta partecipazione;

h)       la promozione di programmi di educazione ai temi dello sviluppo, anche nell'ambito scolastico, e di iniziative volte all'intensificazione degli scambi culturali tra l'Italia e i PVS, con particolare riguardo a quelli tra i giovani;

-        l'articolo 19, comma 1 bis, del Decreto Legge 18 gennaio 1993, n. 8, così come convertito dalla Legge 19 marzo 1993, n. 68 ("Conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 18 gennaio 1993, n. 8, recante disposizioni urgenti in materia di finanza derivata e di contabilità pubblica"), che recita: "I Comuni e le Province possono destinare un importo che non deve essere superiore allo 0,80% della somma dei primi tre titoli delle entrate correnti dei propri Bilanci di Previsione per sostenere programmi di cooperazione allo sviluppo ed interventi di solidarietà internazionale";

-        la Legge regionale 17 agosto 1995, n. 67 ("Interventi regionali per la promozione di una cultura ed educazione di pace per la cooperazione e la solidarietà internazionale");

-        altri riferimenti interpretativi, come il Regolamento di esecuzione della Legge 47/1989 (ovvero l'articolo 7 del D.P.R. 177 del 12 aprile 1988) e la deliberazione n. 51 del 24 marzo 2000 del Comitato direzionale per la Cooperazione allo Sviluppo con cui si approvano le "Linee di indirizzo e modalità attuative per la cooperazione decentrata allo sviluppo", la quale, tenendo ben presente il processo normativo di decentramento degli anni novanta e in particolare le c.d. Leggi "Bassanini" e i Decreti attuativi, arriva a definire i seguenti punti:

-        la valenza strategica della cooperazione decentrata nell'aiuto ai PVS per la promozione dello sviluppo. Le politiche di decentramento amministrativo, riconosciute come fattori fondamentali di crescita democratica e quindi di sviluppo per la maggior parte dei PVS o in fase di transizione, rendono particolarmente feconda l'esperienza degli Enti Locali italiani il cui patrimonio di conoscenze, competenze e know how è riconosciuto come particolarmente qualificato per rispondere ai bisogni dei PVS nell'attuazione del loro processo di decentramento;

-        il coinvolgimento delle autonomie locali nella cooperazione governativa può essere di natura propositiva, attuativa ma anche programmatica;

-        il riconoscimento normativo di convenzioni tra le associazioni nazionali di Enti Locali (ANCI, UPI) e MAE-DGCS che prevedano uno stanziamento da utilizzarsi anche per iniziative di cooperazione "da attuarsi anche da parte dei singoli associati" (Legge 68/1993).

1.       RAGIONI E OBIETTIVI DEGLI INDIRIZZI POLITICI DELLA CITTÀ PER LA REALIZZAZIONE DI AZIONI DI RILIEVO INTERNAZIONALE NELLE AREE GEOGRAFICHE AFRICANA, LATINO AMERICANA, EUROMEDITERRANEA

Premesso che per cooperazione decentrata, s'intende, secondo la definizione offerta dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero Affari Esteri, "L'azione di cooperazione allo sviluppo svolta dalle Autonomie Locali italiane, singolarmente o in consorzio fra loro, anche con il concorso delle espressioni della società civile organizzata del territorio di relativa competenza amministrativa, attuata in rapporto di partenariato prioritariamente con omologhe istituzioni dei PVS favorendo la partecipazione attiva delle diverse componenti rappresentative della società civile dei paesi partner nel processo decisionale finalizzato allo sviluppo sostenibile del loro territorio.", si intende definire ragioni e obiettivi che informano le scelte della Città nei processi di cooperazione decentrata da essa promossi.

1.1.    LE RAGIONI

Le azioni di rilievo internazionale che Torino intraprende in partenariato con le città di ciascuna di queste aree geografiche trovano la loro genesi nella peculiarità dei legami tra queste realtà e quella torinese. Si tratta di fattori come:

-        la presenza di una forte migrazione piemontese (il caso di Cordoba in Argentina, quello di Salvador de Bahia e Belo Horizonte in Brasile);

-        una significativa migrazione a Torino degli abitanti della città partner (il caso Louga del Senegal);

-        la presenza, nelle città partner, di un forte tessuto sociale (ONG, Istituti missionari, associazioni di volontariato internazionale) di provenienza torinese (si pensi ai casi di Praia e Ouagadougou nel Sahel, quelli di Gaza ed Haifa in Medio Oriente);

-        i partenariati già da tempo avviati sul piano imprenditoriale/produttivo - da industrie torinesi -  con le reciproche relazioni sociali e sindacali che nel tempo hanno comportato (come il caso di Kragujevac in Serbia);

-        le relazioni istituzionali nate a seguito di conferimenti di cittadinanze onorarie da parte del Consiglio Comunale e a seguito di gemellaggi di solidarietà autonomamente promossi dai cittadini e dalla società civile torinese nel caso di conflitti o altre calamità antropiche o naturali (come Breza nel corso della guerra nei Balcani, Quetzaltenango in Guatemala e le località del Tamil Nadu e dello Sri Lanka colpite dallo Tsunami del dicembre 2004).

1.2.    GLI OBIETTIVI

Il settore orienta i propri interventi in base a due diverse tipologie di obiettivi, che si integrano vicendevolmente.

1.2.1  OBIETTIVI GENERALI

Gli obiettivi generali della città trovano la propria ratio nelle indicazioni e nelle linee guida provenienti da Enti e Organizzazioni Internazionali di riferimento, come l'ONU, l'Unione Europea, il Governo Italiano e la Regione Piemonte. L'intento è di contribuire, attraverso le azioni di cooperazione decentrata, al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio stabiliti dalle Nazioni Unite; agire nel quadro delle politiche nazionali di cooperazione allo sviluppo e alle politiche europee promosse in ciascuna area, con l'obiettivo di coordinarsi alle iniziative di cooperazione decentrata promosse dalla Regione Piemonte in ciascuna area.

Tali obiettivi sono normalmente perseguiti attraverso la promozione di interventi condivisi che supportano le città partner:

-        nei processi di sviluppo della democrazia partecipata su base locale;

-        nei processi di decentramento amministrativo, attualmente in atto in numerose realtà del mondo oltre che nella nostra;

-        nella pianificazione strategica su scala territoriale.

2.       OBIETTIVI SPECIFICI

Gli obiettivi specifici della città, fortemente motivati dalle ragioni (1.1) che hanno orientato le azioni precedentemente svolte, possono essere definiti in base alle diverse aree geografiche di intervento, che rispecchiano altresì la struttura interna del Settore Cooperazione Internazionale e Pace della Città:

-        Mediterraneo e Medio Oriente. In quest'area l'obiettivo politico principale è  la volontà di promozione di politiche di dialogo, distensione e integrazione europea (nel caso dei Paesi balcanici) ed euro-mediterranea (area balcanica, riva sud del Mediterraneo, Medio - Oriente): in tal senso vanno letti i gemellaggi Gaza-Haifa e Breza-Kragujevac insieme all'adesione a reti come Euromed o Eurogaza;

-        Africa. La scelta della presenza in tre Stati africani è collegata ai flussi migratori nella nostra Città e all'emergenza povertà (non solo economica) che questo continente pone agli occhi del mondo intero e su cui anche la Città di Torino si è sentita chiamata a interagire in modo propositivo e innovativo (in tal senso vanno letti gli interventi in materie emergenti come il turismo responsabile e la comunicazione sociale, viste e utilizzate come fattori di sviluppo locale);

-        America Latina. Lo spazio sud americano è all'attenzione delle politiche di cooperazione decentrata della Città con almeno due attenzioni: la prima, più immediata, è quella relativa ai forti squilibri economico-sociali e ambientali che attraversano l'area e sui quali la Città intende intervenire in coerenza con gli obiettivi di pari opportunità per tutti; la seconda è la capacità di sperimentare in questi luoghi nuove forme di cooperazione integrata allo sviluppo, in cui attori del Terzo settore, istituzionali ed economici possono concorrere allo sviluppo di Paesi emergenti ricchi di potenzialità;

-        Centro America. L'attenzione all'area è nata da una significativa sensibilità cittadina nei confronti della cultura dei diritti dei popoli indigeni e dell'attenzione ai processi di evoluzione democratica e rispetto dei diritti umani negli Stati Centro - Americani; con questi presupposti si intende supportare il rafforzamento istituzionale delle città centro - americane a partire da una collaborazione positiva nel settore della gestione dei servizi pubblici essenziali.;

-        Vicino ed Estremo Oriente (Asia). L'attenzione all'area è nata dalla solidarietà torinese manifestatasi in occasione dello Tsunami e da allora permane una forte sensibilità a contesti in cui non sempre la crescita economica è sinonimo di sviluppo; riguardo a tale area geografica la Città ha già espresso indirizzi politici rivolti all'impegno per la promozione della pace, del rispetto dei diritti umani e del diritto di autoderminazione dei popoli e lotta alle povertà.

 

2.       IL PARTENARIATO PER LO SVILUPPO E IL SISTEMA TORINO

In coerenza con quanto espresso dalla mozione consiliare n. 16/2007: "Sostegno alle politiche di cooperazione decentrata della Città di Torino" e a seguito degli indirizzi politici e dell'esperienza maturati negli ultimi anni, la Città di Torino intende promuovere progetti e interventi di cooperazione decentrata, così come ogni altra attività di rilievo internazionale a livello locale nelle e con le città partner, valorizzando le eccellenze dei due sistemi (torinese e sistema di riferimento) in una logica di co-sviluppo.

In tal senso la Città di Torino intende continuare ad avvalersi, per le politiche di cooperazione decentrata:

-        del know how proprio della sua struttura e articolazioni amministrative (Divisioni e Settori). A tal fine si ritiene coerente valorizzare, nello scambio con le città partner, il know how di gestione dei servizi pubblici espresso da ogni settore e articolazione della Civica Amministrazione, attraverso la valorizzazione di progettualità, format gestionali e modelli su cui Torino può vantare una sorta di "diritto d'autore o primogenitura" e la messa a disposizione del personale competente. Quest'ultimo, coordinato dal settore cooperazione internazionale e pace, per i progetti di cooperazione allo sviluppo, potrà essere impiegato in progetti puntuali e approvati dalla Giunta, sentito il dirigente competente per gli aspetti relativi all'organizzazione del lavoro;

-        della collaborazione e del know how delle partecipate: sia profit (società di gestione dei servizi pubblici locali come AMIAT, GTT, IRIDE, SMAT, ecc.) che non profit (associazioni senza fine di lucro come Torino Internazionale, Hydroaid, Museo diffuso della Resistenza, Museo del Cinema, ecc.). Si ritiene infatti che entrambe queste tipologie di realtà possano concorrere al rafforzamento istituzionale delle realtà dei territori del mondo, nel comune sforzo di promozione  o rafforzamento della democrazia partecipata come strumento di sviluppo locale. In tal senso i progetti come quelli promossi con l'AMIAT a Ouagadougou o l'associazione Torino Internazionale a Rosario o la SMAT in Libano e Quetzaltenango danno la misura del differente approccio da cui lo sviluppo locale può avere origine. Su singoli progetti è richiesto alle società che gestiscono servizi pubblici essenziali e che già in altre occasioni hanno dimostrato sensibilità ai temi della solidarietà internazionale e della cooperazione allo sviluppo la valorizzazione in kind di know how, risorse umane o risorse economiche;

-        dei soggetti della società civile organizzata (le ONG di Cittadella delle Civiltà, gli Istituti Missionari, le realtà sindacali, le numerose associazioni non profit attive nel campo della solidarietà internazionale, le associazione di migranti che promuovono co-sviluppo nelle aree geografiche di provenienza);

-        le eccellenze nazionali e internazionali presenti sul territorio torinese (Agenzie delle Nazioni Unite, Segretariato Sociale RAI, Politecnico, Università e Sovrintendenze scolastiche, Associazioni di categoria).

Sui singoli interventi o progetti e per ciascun partner torinese, potranno essere stipulati appositi accordi o convenzioni tecniche che definiscano i termini e le modalità di ciascuna collaborazione.

 

TENENDO CONTO

di quanto stabilito da:

-        la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani;

-        gli Obiettivi del Millennio della Campagna internazionale promossa dalle Nazioni Unite;

-        la "Charte Européenne de l'Autonomie Locale" elaborata dal Consiglio d'Europa nel 1985 nella quale veniva sancito il diritto delle collettività locali (democraticamente elette) di un Paese a cooperare tra loro e con collettività omologhe di altri Paesi;

-        l'inserimento formale, datato 1989, dei concetti di cooperazione decentrata nell'attività dell'Unione europea (IV Convenzione di Lomé) che arriveranno a formalizzarsi nel Regolamento del 1998 (Regolamento (CE) n. 1659/1998 del Consiglio del 17 luglio 1998);

-        la "Nuova disciplina della cooperazione dell'Italia con i paesi in via di sviluppo" (Legge n. 49 del 26 febbraio 1987, articolo 2, commi 4 e 5) e il relativo Regolamento di esecuzione (D.P.R. n. 177 del 12 aprile 1988, articolo 7) con cui il nostro Paese ha formalmente riconosciuto alle Autonomie locali italiane (Regioni, Province autonome ed Enti Locali) un ruolo propositivo e attuativo nell'azione di cooperazione allo sviluppo governativa disciplinandone, altresì, la facoltà di iniziativa e le modalità di collaborazione con le strutture ministeriali;

-        l'articolo 6 comma 7 della Legge 5 giugno 2003 n. 131 "Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla L.Cost. 18 ottobre 2001, n. 3" il quale conferma quanto già stabilito con D.P.R. 31-3-1994 "Atto di indirizzo e coordinamento in materia di attività all'estero delle regioni e delle province autonome";

-        la Legge Regione Piemonte 67/1995 su "Interventi regionali per la promozione della cultura e dell'educazione di pace per la cooperazione e la solidarietà internazionale";

-        gli articoli 2, 3 e 40 dello Statuto della Città di Torino;

-        gli indirizzi politici espressi dalla Città di Torino sul tema della cooperazione decentrata, tra cui si ricorda: le mozioni del Consiglio Comunale n. 44 del 3 dicembre 2001 su "Cooperazione internazionale" (mecc. 2001 09070/02); mozione n. 67 del 29 ottobre 2007 su "Pari opportunità nella cooperazione internazionale" (mecc. 2007 04531/002); mozione n. 16/2007: "Sostegno alle politiche di cooperazione decentrata della Città di Torino"; la deliberazione della Giunta Comunale (mecc. 2006 09202/113);  

Tutto ciò premesso,

 

 LA GIUNTA COMUNALE  

 

Visto il Testo Unico delle Leggi sull'Ordinamento degli Enti Locali, approvato con D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267, nel quale, fra l'altro, all'art. 42 sono indicati gli atti rientranti nella competenza dei Consigli Comunali;

Dato atto che i pareri di cui all'articolo 49 del suddetto Testo Unico sono:

favorevole sulla regolarità tecnica;

Con voti unanimi, espressi in forma palese;  

 

PROPONE AL CONSIGLIO COMUNALE

 

1)      di individuare come criterio di approvazione di accordi di partenariato con le Città del mondo:

1.       la presenza di una forte migrazione piemontese  nella città partner;

2.       esistenza di una forte migrazione a Torino degli abitanti della città partner;

3.       la presenza nella città partner di un forte tessuto sociale di provenienza torinese ONG, Istituti missionari, associazioni di volontariato internazionale, associazioni sindacali, istituti di alta formazione, ?);

4.       partenariati pre-esistenti sul piano imprenditoriale/produttivo e relazioni di solidarietà sindacale;

5.       elazioni istituzionali nate a seguito dei gemellaggi di solidarietà promossi dalla società civile torinese;

2)      di approvare i seguenti obiettivi di cooperazione decentrata nelle aree geografiche di intervento:

1.       Mediterraneo e Medio Oriente. In quest'area l'obiettivo politico principale della presenza torinese è la volontà di promozione di politiche di dialogo, distensione, integrazione europea ed integrazione euro-mediterranea.

2.       Africa. La scelta della presenza torinese nelle città africane è collegata ai flussi migratori, all'emergenza povertà (non solo economica) che questo continente pone agli occhi del mondo intero e su cui anche la Città di Torino si è sentita chiamata a interagire in modo propositivo e innovativo attraverso interventi di co-sviluppo e di promozione delle politiche culturali come volano di sviluppo locale.

3.       America Latina. Lo spazio sud americano è all'attenzione delle politiche di cooperazione decentrata della Città per reagire ai forti squilibri economico-sociali e ambientali che attraversano l'area e sui quali si intende co-operare in nome delle pari opportunità per tutti e per la capacità di sperimentare in questi luoghi nuove forme di cooperazione integrata allo sviluppo, in cui attori del Terzo settore, istituzionali ed economici che possono concorrere allo sviluppo di Paesi emergenti ricchi di potenzialità.

4.       Centro America. L'attenzione all'area proviene da una significativa sensibilità cittadina nei confronti della cultura dei diritti dei popoli indigeni e dell'attenzione ai processi di evoluzione democratica e rispetto dei diritti umani negli Stati centro ? americani.

5.       Vicino ed Estremo Oriente (Asia). L'attenzione all'area è nata dalla solidarietà torinese manifestatasi in occasione dello Tsunami e da allora permane una forte sensibilità a contesti in cui non sempre la crescita economica è sinonimo di sviluppo; riguardo a tale area geografica la Città ha già espresso indirizzi politici rivolti all'impegno per la promozione della pace, del rispetto dei diritti umani e del diritto di autoderminazione dei popoli e lotta alle povertà;

3)      di mettere a disposizione delle città partner per progetti e iniziative:

1.       il know how istituzionale e gestionale della municipalità attraverso la valorizzazione del personale competente delle proprie articolazioni interne, fatti salvi i limiti e nelle modalità indicate in narrativa;

2.       il know how istituzionale e gestionale delle partecipate, sia profit che non profit, attraverso la valorizzazione del personale competente;

3.       le collaborazioni promosse con i soggetti della cooperazione torinese e con le eccellenze del territorio;

4)      di approvare il partenariato allo sviluppo tra la Città di Torino e l'intero sistema Piemonte con particolare attenzione al coinvolgimento attivo di:

1.       soggetti profit e non profit presenti sul suo territorio;

2.       soggetti della società civile organizzata;

3.       associazione di migranti che intendono promuovere co-sviluppo nelle aree geografiche di provenienza;

4.       eccellenze nazionali e internazionali presenti sul territorio piemontese. 

Viene dato atto che non è richiesto il parere di regolarità contabile, in quanto il presente atto non comporta effetti diretti o indiretti sul bilancio.  

 

 

L'ASSESSORE AI SERVIZI CIVICI, RELAZIONI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

F.to Dell'Utri

 

Si esprime parere favorevole sulla regolarità tecnica.

 

IL DIRIGENTE COOPERAZIONE

INTERNAZIONALE E PACE

F.to Baradello

 

 

In originale firmato:

IL SEGRETARIO

Repice

IL PRESIDENTE

Castronovo