Orecchie: istruzioni per l'uso

Stasera si esce
Nicola Campogrande   
logo orecchie:istruzioni per l'uso Per andare ad un concerto di classica dipende. Molti ci pensano con mesi d'anticipo, fanno un'unica coda (quando serve) e si mettono in tasca un abbonamento. In questo modo tutte le settimane (o a settimane alterne, dipende dalla stagione e dall'abbonamento) si ritrovano con i loro vicini di posto - come sta? bene grazie e lei? - ed ascoltano tutto quello che è stato messo in programma.
Altri ci pensano con meno anticipo, diciamo una settimana prima, telefonano in biglietteria, appurano che ci siano ancora posti liberi (quasi sempre ci sono) e magari passano a comprarsi il biglietto due giorni prima del concerto.
Infine ci sono quelli che lo leggono sul giornale e vanno direttamente lì la sera. Molto spesso un posto lo si trova (conviene comunque dare un colpo di telefono nel pomeriggio) ma, male cha vada, si fa in tempo a bere una birra e ad arrivare al cinema per il secondo spettacolo.
Una volta entrati dipende. A volte trovi un sacco di facce giovani (e amiche) e quelle volte lì va decisamente liscia, sai con chi chiacchierare durante l'intervallo e a chi dire, alla fine, se ti è piaciuto oppure no. Altre volte ti becchi una serata in cui il meno maturo ha sessant'anni, le signore sono rigorosamente in lungo e tutti - dico tutti - si accorgono che non hai fatto in tempo a passare a casa a cambiarti la camicia. Lì bisogna fare buon viso a cattivo gioco, trovare solidarietà nelle mascherine, raggiungere velocemente il proprio posto e aspettare che cominci la musica. Ma questo, in fondo, è quello che ti capita entrando nello scompartimento di un treno o nella sala d'aspetto di un dentista: perché - anche se non tutti lo sanno - andare ad un concerto è una cosa normale, è come guardare il telegiornale o leggere un giallo, e quella storia lì che la classica è una cosa da vecchi che si annoiano non è mica vera. Se no che ci starebbero a fare gli abbonamenti "giovani"?
Le sale da concerto, poi, sono i luoghi in cui incontri il mondo. Solo, devi saperlo guardare. Perché intorno ci sono quello che chiude gli occhi e gode e quello che chiude gli occhi e si addormenta; quello che batte il tempo con la mano sul bracciolo e quello che serra i pugni quando ci sono i fortissimo; quello che conta gli elementi del lampadario, quello specializzato nella numerazione delle canne dell'organo e quello che fa gli anagrammi con la scritta AUDITORIUM RAI - TORINO. E ci sono quelli che dopo dicono sempre "Non male, vero?" e tu non capisci mai se gli è piaciuto; quelli che da quando hanno costruito l'Auditorium del Lingotto non vogliono più ascoltare musica altrove e quelli che ogni volta protestano perché al Lingotto secondo loro non si sente bene; quelli che ti fanno notare l'imperfezione nella settima battuta del terzo movimento e quelli che regolarmente si fanno la loro registrazione pirata (ma non li beccheranno mai?).
D'altra parte la musica classica è un formidabile serbatoio di emozioni individuali, di momenti intimi - spesso impronunciabili - che ciascuno, a modo suo, si sforza di vivere: e questa, tra le altre, è una cosa bellissima.